Ricordo di Ivan Illich

Gino Girolomoni
pubblicato su www.vita.it il 3/12/02

Si è spento a Brema Il sociologo e filosofo Ivan Illich critico della globalizzazione del profitto. Aveva 76 anni. «Addio Ivan, ci rivedremo un giorno», scrive Girolomoni.

Il saggista, sociologo e filosofo Ivan Illich, famoso per sferzanti requisitorie contro la società dei consumi, il sistema scolastico e la medicina moderna, è morto a Brema in Germania a 76 anni di età. Da tempo era malato di cancro. Lo ha reso noto a Parigi l'editore Fayard, che ne ha pubblicato in Francia alcuni libri. Nato a Vienna in una famiglia ebrea di origine russa, Illich aveva studiato teologia e filosofia a Roma dove nel 1951 era stato ordinato sacerdote. Attivo negli Anni Cinquanta a New York, dove si era preso cura dell'emarginata comunità portoricana, aveva però rinunciato nel 1968 all'abito talare. Tra le opere più note di questo no-global ante litteram, ci sono 'Per una storia dei bisogni', 'Nemesi medica', 'Lo specchio del passato'. Negli ultimi tempi viveva tra Germania e Messico. "E' una notizia che mi ha colpito profondamente per la stima, l'affetto, la venerazione che provavo per il più grande demolitore di miti del nostro tempo. Tutti quelli che in giro per il mondo hanno pensato di rinnovare in meglio, da qualche parte e in qualche modo, la società nella quale viviamo non possono non aver letto i suoi libri o ascoltato le sue parole che non ti facevano distrarre neanche per un secondo. Lo ricordo l'estate dell'anno scorso a San Rossore al Glocal Forum di Martini (sia benedetto per aver fatto di tutto per portarlo fin lì) che timidamente diceva rivolto all'arcivescovo di Pisa: “Noi qui oggi non possiamo non riflettere da dove venga il concetto di "globale": ecumenico, chatolicos, universale....Dobbiamo rileggere Gandhi e disobbedire alle istituzioni, agli ordini professionali che ci dicono come fare i bagni, le case, le scuole, come curarsi. Dobbiamo ritardare gli ordini di Bruxelles, i brevetti sui semi e su tutte le forme viventi ammesse ad essere brevettate. Resistenza passiva a Prodi”. Ci siamo salutati lì, fugacemente, doveva ritirarsi per prendere i calmanti per la malattia che da dieci anni devastava una delle facce più belle del pianeta. Non credo ci sia bisogno di precisare che ero andato fin lì con Daniele di corsa, per vedere lui, per ascoltarlo ancora una volta. Ho il rimpianto di non aver fatto in tempo a ricevere le risposte alle mie domande su Dio. Addio Ivan, ci rivedremo un giorno se il Signore unico si Abramo, Isacco e Giacobbe sarà d'accordo. I tuoi amici della cooperativa Alce Nero, dopo Lanza del Vasto, Alex Langer, e Sergio Quinzio ora hanno perduto anche te, e siamo sempre più soli".