Di fronte a Ivan Illich e Antonio Caponnetto

Aldo Ricci
newsletter "La nonviolenza in Cammino" del Centro di Ricerca per la Pace (www.nonviolenti.it

Aldo Ricci e' da sempre uno dei principali collaboratori di questo foglio, uno dei migliori costruttori di pace che vivono qui a Viterbo, e una delle persone più buone che conosciamo

E' di gratitudine, di serenità e di aumentata forza la sensazione che pervade l'anima in questi giorni dopo la notizia della morte di Ivan Illich prima e Antonino Caponnetto subito a seguire.

Mi azzardo ad esternare un ricordo anche se in questi ultimi anni la consuetudine alla meditazione personale, al cercare di capire e migliorare me stesso, mi ha reso allergico allo scrivere.

Ho incontrato la figura di Illich nel 1985 quando, appena sposato, studiavo con mia moglie preparandomi al volontariato internazionale che avremmo svolto poi in Sierra Leone. Quanta ingenuità, utopie, demagogia ci giravano intorno in quel periodo. Lo stile di Illich fu una scossa positiva e rimase un punto di riferimento sempre più fidato.

Ho incontrato la figura di Caponnetto nei primi anni novanta quando ancora una volta ci prendeva la passione per i valori alti, così alti che forse non li padroneggiavamo: la giustizia, la pace, la dignità e i diritti umani. E ci "buttammo" in politica, l'esperienza de "La Rete". La figura di Caponnetto mi e' servita da riferimento, esempio di bontà, saggezza.

La storia di questi due uomini buoni è compiuta, per me credente è naturale pensare che cominci ora la loro gloria. Per me uomo comincia il dovere della testimonianza. Sia questo il senso di questa mia esternazione: ho conosciuto uomini e donne più o meno buoni e mi sono costruito attraverso la relazione con loro, quelli migliori sono diventati mia madre e mio padre, al pari dei genitori naturali essi sono sangue del mio sangue. Ivan Illich e Antonino Caponnetto sono dei migliori.

Io sono fatto di una parte di loro, mi impegno ad onorare questa Grazia che ho ricevuto.