Le
paci dei popoli
Una rivisitazione del pensiero del grande intellettuale
Atti del convegno tenutosi al Palazzo Ducale di Lucca il 13, 14 giugno 2003 reperiti su www.provincia.lucca.it/scuolapace
I TESTI RACCOLTI IN QUESTO LIBRO SONO IL FRUTTO DI UN LAVORO PER METTERE INSIEME PERSONE PROVENIENTI DA TUTTO IL MONDO IN OCCASIONE DEL PRIMO SIMPOSIO IN ONORE DELL’OPERA E DELLA VITA DI IVAN ILLICH. PER DUE LUNGHI, CALDI GIORNI D’ESTATE, NEL GIUGNO 2003, AMICI E ALLIEVI DI IVAN SI SONO RIUNITI A COLORO CHE LO AVEVANO INFLUENZATO E A COLORO CHE ERANO STATI INFLUENZATI DAL SUO PENSIERO, PER COSTRUIRE INSIEME UNA COMPLESSA TRAMA DI RIFLESSIONI E DI ESPERIENZE, ISPIRATE ALLA LEZIONE DEL GRANDE MAESTRO.
Prefazione
In
un tiepido pomeriggio toscano del settembre 2002, in un appartamento annidato
sulle colline verde-blu di Fiesole, Ivan Illich accolse l’invito di Aldo
Zanchetta a venire in visita e a parlare nella città di Lucca. Ivan non era
troppo incline a tenere incontri pubblici quell’anno. D’altra parte, era una
sua caratteristica quella di rispondere, anche contro le sue inclinazioni, alla
chiamata di chi incontrava. Accettando l’invito di Aldo, Ivan visitò Lucca
per la prima volta. Onorando l’ospitalità dei suoi cittadini, Ivan regalò a
Lucca quello che, retrospettivamente, fu il suo ultimo discorso pubblico. È
giusto parlare di strana combinazione di un ultimo discorso pubblico in un posto
visto per la prima volta se colui che parla è un pellegrino. E coloro che
furono testimoni dell’inusuale bellezza delle sue parole quella sera a Palazzo
Ducale, non dovranno mai dimenticare che furono inconsapevoli destinatari
dell’ultimo dono pubblico di un pellegrino.
So
che Ivan considerò quella sera a Lucca una benedizione inaspettata:
l’amichevole accoglienza di Andrea Tagliasacchi e di Rossana Sebastiani; lo
stretto abbraccio dei molti cittadini desiderosi di incontrarlo, ascoltarlo e
porgli domande; intorno, una città le cui vecchie mura di pietra e gli
imponenti portali ancora in parte influenzano la vita al loro interno; la breve
conversazione ricca di buoni auspici davanti a un bicchiere di Cinzano in una
piazza piena di bambini saltellanti, madri che passeggiavano, e uomini e donne
vecchi e curvi che si informavano sulle notizie del giorno - tutto questo e
altro lasciò su di lui un’impressione duratura.
Tornando
a casa dichiarò che, se avesse potuto, sarebbe tornato a Lucca.
Non
era, comunque, soltanto la devozione di un allievo verso il suo maestro che mi
spinse ad appoggiare gli sforzi di Aldo per organizzare un simposio in onore di
Ivan. Durante i pochi mesi della nostra conoscenza sono arrivato a fidarmi di
Aldo Zanchetta. Sebbene ritenessi quasi incredibile che un fortunato/inaspettato
incontro potesse portare a una amicizia intensa e duratura, gli credetti quando
disse che aveva intenzione di aprire il Centro di Documentazione “Ivan Illich”
alla Scuola per la Pace di Lucca. Gli credetti quando disse che voleva
organizzare il primo simposio in onore del lavoro e della vita di Ivan.
I
testi raccolti in questo libro sono il frutto dell’appassionato lavoro di Aldo
per mettere insieme persone provenienti da tutto il mondo e dall’Italia in
occasione di questa celebrazione nel giugno 2003. Per due lunghi, caldi giorni
d’estate, amici e allievi di Ivan si unirono a coloro che lo avevano
influenzato e a coloro che erano stati influenzati dal suo pensiero, per
costruire insieme una complessa trama di riflessioni, di materiali, di
suggestioni diversi.
Lascio
a voi, lettori, il piacere di scoprire e gustare di questi frutti a vostro
piacimento.
Sajay
Samuel
Introduzione
La
decisione personale in un mondo dominato dalla comunicazione: questo era stato
il titolo scelto da Ivan Illich per la sua conversazione di apertura del nuovo
ciclo di incontri della Scuola per la Pace della Provincia di Lucca il 2 ottobre
2002. Nell’accettare l’invito, avendo saputo che la riflessione
sull’informazione era uno dei due temi centrali dell’anno, aveva formulato
lui stesso il titolo e aveva promesso che sarebbe stato l’inizio di un lavoro
di riflessione cui avrebbe dedicato i tre anni successivi e sul quale avremmo
potuto lavorare insieme. Partendo da Lucca aveva fatto una promessa: «Vi invierò
a breve tre testi, elaborati con alcuni collaboratori, che dedicherò a questa
Scuola della Pace con le cui tematiche mi trovo in consonanza». Alcuni giorni
dopo ci aveva chiamato da Firenze per annunciarci che uno dei tre lavori era
praticamente pronto e che lo avrebbe consegnato, assieme agli altri due, a
dicembre, quando aveva programmato di tornare in Toscana, dove stava
accarezzando il sogno di stabilirsi. Con noi aveva intessuto subito un rapporto
caloroso di comunicazione e si riprometteva di continuarlo, lui che da molti
anni lesinava gli incontri pubblici e le conferenze. Lucca è stata la sede
della sua ultima apparizione in pubblico, e non potremo dimenticare presto
questa occasione privilegiata di averlo avuto fra noi. Prima dell’incontro a
Palazzo Ducale aveva voluto passeggiare un po’ per Lucca, città ove aveva
passato una notte in tempo di guerra mentre accompagnava verso un paese neutrale
un militare tedesco che aveva obiettato.
Non
sappiamo se dalle sue carte potremo far recuperare quanto ci stava preparando,
ma in occasione dell’incontro ci aveva suggerito di tradurre e leggere un
lavoro di una sua collaboratrice sul tema che avrebbe trattato, lavoro che
abbiamo stampato fra i quaderni della Scuola. E questo era uno dei tre
documenti. La morte doveva coglierlo nel sonno, il 1° dicembre scorso. Appena
due giorni prima aveva parlato per telefono con Don Achille Rossi, che abbiamo
ricevuto dopo di lui alla Scuola per la Pace e che era stato il tramite per il
suo invito a Lucca, il quale gli aveva telefonato per ringraziarlo di avere
rinviato corretto il testo trascritto della conferenza tenuta a Città di
Castello, testo apparso nel volume Il ritorno della guerra (che riporta anche
gli interventi di Giulietto Chiesa, Rodrigo Andrea Rivas, Raniero La Valle e
Alex Zanotelli). A Don Achille aveva annunciato di avere contratto
un’infezione, ma non sembrava preoccupato.
Vogliamo
trascrivere, per ricordarlo, alcune parole dal discorso di apertura in occasione
del primo incontro dell’Asian Peace Research Association a Yokohama dal titolo
“Le Paci dei Popoli” e riportata nel libro Nello specchio del passato.
«A
me sembra che la pace dei vari popoli sia tanto diversa quanto la loro poesia.
Perciò tradurre la pace è un compito difficile quanto tradurre la poesia.(…)In
ciascuna area culturale la pace ha un significato diverso al centro e alla
periferia. Al centro l’accento cade sul ‘mantenere la pace’; alla
periferia la gente spera di essere ‘lasciata in pace’. Nel corso di tre
cosiddetti ‘decenni dello sviluppo’, quest’ultimo significato, la pace del
popolo, è stato sconfitto. Questa è la mia tesi principale: dietro il velo
dello ‘sviluppo’ si è scatenata una guerra mondiale contro la pace del
popolo. Nelle regioni del mondo sviluppate oggi non resta più un gran che della
pace del popolo. Io credo che dei limiti allo sviluppo economico, proposti da un
movimento di base, siano la principale condizione perché la gente possa
ritrovare la propria pace».
Era
il 1° dicembre 1980!
Aldo
Zanchetta
Massimo
Angelini - italiano, ruralista impegnato nel recupero produttivo delle
varietà agricole tradizionali e nella riappropriazione del patrimonio
comunitario di saperi, usi e titolarità, temi sui quali ha collaborato con
Illich.
Samar
Farage - libanese, insegna
sociologia alla Pennsylvania State University (US) ed ha fatto parte di un
piccolo gruppo di amici che hanno lavorato con Illich negli ultimi anni della
sua vita.
Kostas
Hatzikiriakou - greco,
docente di matematica all’Università di Salonicco e collaboratore di Illich
Raniero
La Valle
- italiano, giornalista, giurista ed ex Senatore della sinistra indipendente.
Arturo
Paoli
- italiano, Piccolo Fratello del Vangelo, da molti decenni vive e opera in
America Latina.
Giannozzo
Pucci - italiano, laureato
in Scienze Politiche, avvocato, attivo come giornalista e pubblicista, impegnato
a diffondere una visione ecologica del mondo rurale, economico e sociale.
Matthias
Rieger - tedesco, ha studiato Storia dell'Arte e Musicologia
all'Università di Brema ed ha collaborato con Illich.
Jean
Robert - svizzero, architetto, vive da lungo tempo a Cuernavaca (Mx),
ove insegna alla locale Università dove ha collaborato per molti anni con
Illich nel famoso centro di documentazione CIDOC.
Achille
Rossi
- italiano, ha compiuto studi in filosofia, teologia, scienze religiose. Dirige
la sezione cultura del mensile l’Altrapagina
Silja
Samerski - tedesca, laureata in Filosofia e Biologia all'Università di
Tubingen. Ha collaborato con Ivan Illich, dedicandosi ad analizzare gli effetti
simbolici delle consultazioni professionali.
Sajay
Samuel - indiano, ex
professore universitario di "business management". Motivato da un
decennio di intenso dialogo con Illich, sta scrivendo il suo primo libro sulla
distruzione delle politiche costituzionali da parte di associazioni
professionali e di burocrazie governative.
Alessandro
Vanoli - italiano, laureato in Filosofia Medievale all'Università di
Bologna. Dottore di ricerca in Storia Sociale Europea, è docente di Politica
Comparata del Mediterraneo all'Università di Bologna.
Aldo
Zanchetta
- italiano, coordinatore della Scuola per la Pace della Provincia di Lucca.