Convivialità e pratica del digiuno

Kostas Hatzikiriakou

 

Vi parlerò della pratica del digiuno e credo che riconoscerete che molte idee sono vicine a quelle di Ivan Illich.

È stato quattro anni fa che il digiuno si è riaffacciato alla mia mente come una pratica possibile nonostante, con molti miei coetanei greci, lo avessi sempre considerato alla stregua dell’obbligo di recarsi alla Messa almeno una volta al mese, proposto dall’educazione greca dell’epoca. Il rifiuto del digiuno, che veniva associato ai primi anni di post-dittatura, sembrava essere un comportamento rivoluzionario. Rifiutavamo il digiuno insieme alle altre credenze e pratiche religiose, sebbene molti di noi poi si siano sposati con una cerimonia religiosa, abbiano battezzato i loro figli, siano diventati buoni padri e buone madri.

Quattro anni fa cominciai a digiunare evitando carne e pesce, senza ancora quelle rigide prescrizioni che adottai un anno più tardi, allorché cominciai a non mangiare tra il mercoledì e il venerdì e a bere vino sabato e domenica. Una cosa che mi lasciava perplesso era come, per esempio, una donna come mia nonna, che aveva quattro figli e che era abituata a lavorare molto di più con le mani rispetto a noi, potesse osservare il digiuno.

Molto spesso mi chiedo perché ho iniziato gli esperimenti di digiuno, poiché nella mia famiglia non era una pratica molto in uso; come molti dei cristiani ortodossi dell’epoca si evitava la carne durante la Settimana Santa precedente la Pasqua e io e mio fratello, da ragazzi, digiunavamo per tre giorni e facevamo la comunione soprattutto a Pasqua e Natale. Mio padre si rifiutava di fare la comunione, ma ogni tanto digiunava. Mia madre mi ha detto recentemente che quando era una ragazzina, negli anni ‘30, osservava il digiuno settimanale del mercoledì e venerdì e che sua madre le aveva detto di aver letto sul giornale di una donna del villaggio vicino che rifiutava di fare il digiuno alla quale all’improvviso erano cresciute orecchie d’asino.

Devo dire che non sono molto interessato alle motivazioni psicologiche o biologiche del mio digiuno, prima di tutto perché alcune di esse sono molto ovvie e anche perché non ho uno stipendio sufficiente per verificare i miei dubbi con l’analista.

Non ho seguito movimenti o mode o la nuova ortodossia di molti greci di destra e di sinistra, che trovano le risposte a ogni domanda interessante nelle antiche tradizioni cristiane.

Non sono, lo ammetto, del tutto immune dal fascino di uno stile di vita alternativo che presti attenzione al cibo sano. Infine sono abbastanza sicuro di non essere alla ricerca della mia identità, visto che la mia carta d’identità l’ho nel portafoglio. L’unico motivo che resta è, come sostengono mia madre e i miei amici, che mi piace discutere e ho spirito di contraddizione.

È possibile difendere il digiuno in accordo con le tradizioni religiose greco-ortodosse come una pratica di sinistra per noi discendenti dei romani ortodossi? Ecco alcune risposte:

1.     Il capitalismo dal suo inizio, e ancora di più oggi, si basa in larga misura sulla possibilità di ottenere l’omogeneità universale di tempo e spazio e ovunque tenta di rimpiazzare il peculiare tempo e spazio degli indigeni con il suo astratto strumento del tempo in cui il progetto è l’unico corretto paradigma, rispetto al quale tutto è definito in maniera negativa. Secondo il modello del tardo capitalismo, tutti i tempi e i luoghi sono appropriati per tutte le attività di mercato. La volontaria assunzione dell’abitudine del digiuno come  discendenti della cultura ortodossa greco-romana (è chiaro che lo stesso discorso si può applicare a fenomeni simili di altre culture) enfatizza l’esperienza corporea di distinzione di giorni e stagioni. Questi comportamenti aiutano a mantenere le differenze culturali e, come conseguenza, rendono più difficile l’inclusione di tutte le attività nel mercato.

2.     La differenza fra digiuno e non digiuno proibisce il riduzionismo che ci minaccia attraverso la nostra giornaliera necessità di cibo. In altre parole, la specifica relazione tra digiuno e cibo, impedisce che il corpo si trasformi in un altro sistema di energia e informazioni che può essere utilizzato dal mercato per raggiungere i suoi scopi e guidato a piacimento.

3.     Il digiuno è una askesis che ci aiuta a coltivare alcune abitudini personali come l’autodisciplina e un atteggiamento equilibrato, che sono necessari, assolutamente necessari, a ogni cittadino. Nella nostra società del benessere, il digiuno può aprire lo spazio in cui coltivare la solidarietà. Il digiuno settimanale del mercoledì e del venerdì ci può aiutare a ricordare continuamente il nostro dovere di non scordarci della fame nel mondo, tenendo sempre presente che questa solidarietà non deve esaurirsi nella pratica del digiuno.

4.     Infine la questione della produzione del cibo, che è diventato uno dei maggiori problemi politici dei nostri tempi (si potrebbe dire che lo è sempre stato, ricordando la Rivoluzione francese…). Il volontario digiuno per i non credenti non solo pone un giusto limite al consumo di carne, che caratterizza la società del benessere, ma ci avvicina anche a una relazione più equilibrata con il nostro cosmo, giacché le regole e i periodi di digiuno sono in accordo con il paesaggio del nostro angolo di mondo. Così si adotta il digiuno, similmente alla scelta vegetariana di altre collettività, per lottare contro l’incorporazione della nutrizione nel modello dell’industria capitalistica.

 E visto che le discussioni si basano sia sull’immaginazione che sulla razionalità, immaginiamo un gruppo di amici riuniti intorno a un tavolo che mangiano il loro cibo (senza carne) e, gustandolo, conversano; ci può essere, per esempio, una donna che insiste, non a torto, nel sostenere che le pratiche religiose dividono le persone e pone la questione di come potrebbe essere parte di questo tavolo moderno se scegliesse di praticare le proprie tradizioni.

Pensiamo, d’altra parte, al giornaliero e silenzioso digiuno che è un notorio modo di vivere oggi, e alle sempre più frequenti visite di intere famiglie ai fast food, dove soprattutto i più giovani sono attratti dalla Tv.

Quale immagine pensate che sia più vicina al luogo dove è possibile sperimentare la convivialità?