E’ il testo di una conferenza tenuta nell'estate del 1968 al convegno di Kuchiching della Canadian Foreign Policy Association. Non l'ho ritoccato neanche là dove oggi userei un linguaggio diverso o porrei un diverso accento. Sta a ricordare da quali posizioni di partenza si è venuto evolvendo il mio pensiero.
E’
comune oggi la richiesta che i paesi ricchi convertano la loro macchina bellica
in un programma per lo sviluppo del Terzo Mondo. Nella parte più povera della
terra, che comprende i quattro quinti dell'umanità, si registra un incremento
demografico incontrollato mentre il consumo pro capite segna un netto declino.
Questo duplice fenomeno, crescita della popolazione e calo del consumo, costituisce
una minaccia per i paesi industrializzati, i quali sono però ancora in tempo a
reagire destinando alla pacificazione economica dei paesi poveri le somme che
oggi stanziano per la difesa militare. Il che potrebbe nondimeno produrre una
desolazione irreversibile, perché gli aratri dei ricchi possono fare tanto male
quanto le loro spade. I camion degli Stati Uniti possono provocare danni più
duraturi dei loro carri armati. E’ più facile creare una domanda di massa dei
primi che dei secondi. Soltanto una minoranza ha bisogno di armi pesanti, mentre
sono maggioranza coloro che possono trovarsi a dipendere da irrealistici livelli
di offerta di certi tipi di macchine produttive quali gli autocarri moderni.
Una volta che il Terzo Mondo sia divenuto un mercato di massa per i beni, i
prodotti e i processi che i ricchi progettano in funzione di se stessi, lo
scarto fra la domanda di queste produzioni occidentali e la loro effettiva
offerta non potrà che accrescersi indefinitamente. L'auto di famiglia non può
condurre i poveri nell'età del jet, come non è il sistema scolastico che possa
fornire loro l'istruzione, né il frigorifero domestico che possa assicurare
loro una sana alimentazione.
E'
evidente che in America Latina soltanto un individuo su diecimila può
permettersi di avere una Cadillac, di farsi un'operazione al cuore o di arrivare
al dottorato. Questa angustia degli obiettivi di sviluppo non ci fa però disperare
della sorte del Terzo Mondo, per una ragione che è semplice: non siamo ancora
arrivati a credere che una Cadillac sia necessaria per un buon trasporto, che
l'operazione al cuore sia una cura sanitaria normale, o che il dottorato sia
un requisito indispensabile di un'istruzione accettabile. Siamo anzi fermamente
convinti che in Perù l'importazione delle Cadillac dovrebbe essere pesantemente
tassata; che a Bogotà una clinica per il trapianto degli organi sarebbe uno
scandaloso giocattolo che servirebbe solo a giustificare una maggiore
concentrazione di medici nella città, e che il betatrone esorbita dalle
attrezzature didattiche dell'università di San Paolo.
Purtroppo
non è invece evidente per tutti che la maggioranza dei latino-americani - non
solo della nostra generazione ma anche della prossima e di quella successiva -
non può permettersi nessuna specie di automobile, nessun genere di
ospedalizzazione, e neanche un sistema di scuole elementari. Noi reprimiamo la
nostra consapevolezza di questa palese realtà perché non sopportiamo di
ammettere che la nostra immaginazione si trova stretta in un angolo.
La
potenza delle istituzioni da noi create è così persuasiva da plasmare non
soltanto le nostre scelte ma persino il nostro senso del possibile. Abbiamo
dimenticato come si possa parlare di un trasporto moderno che non si basi
sull'automobile e sull'aeroplano. Il nostro modo di concepire una cura moderna
della salute pone l'accento sulla capacità di prolungare la vita dei malati
senza scampo. Non siamo più in grado di pensare a un'istruzione migliore se
non in termini di scuole più complesse e di insegnanti addestrati con
tirocini sempre più lunghi. Gli orizzonti della nostra inventività sono
dominati da enormi istituzioni che producono servizi costosi.
Abbiamo
incarnato nelle istituzioni la nostra visione del mondo, e ora ne siamo
prigionieri. Fabbriche, mezzi d'informazione, ospedali, governi, scuole
approntano beni e servizi confezionati in modo da contenere la nostra visione
del mondo. Noi - i ricchi - intendiamo per progresso l'espansione di questi
enti. Intendiamo per accrescimento della mobilità il lusso e la sicurezza
ammanniti dalla General Motors o dalla Boeing. Intendiamo per miglioramento
dello stato di salute generale una maggiore disponibilità di medici e di
ospedali, che somministrano insieme salute e sofferenza protratta. Siamo
arrivati a identificare il nostro bisogno d'imparare di più con la richiesta
di una relegazione sempre più lunga nelle aule scolastiche. In altre parole,
abbiamo messo in un unico pacco l'istruzione, il servizio di custodia,
l'acquisto d'un titolo valido per l'impiego, il diritto elettorale, e abbiamo
avvolto tutte queste cose con l'educazione alle virtù cristiane, liberali
oppure comuniste.
In
meno di un secolo la società industriale ha modellato soluzioni brevettate per
i bisogni umani fondamentali e ci ha portato a credere che il Creatore abbia
dato ai bisogni dell'uomo la forma di domande dei prodotti da noi inventati.
Questo vale per la Russia come per il Giappone la comunità atlantica. Il
consumatore viene abituato all'obsolescenza, cioè a restar fedele ai medesimi
produttori che continueranno a dargli sostanzialmente gli stessi pacchi di merci
con qualche differenza di qualità o in nuovi involucri.
Le
società industrializzate possono ben fornire siffatte confezioni alla
maggioranza dei propri membri, ma ciò non dimostra che siano società sane o
economicamente equilibrate o che promuovano la vita. E vero il contrario. Quanto
più il cittadino è ammaestrato a consumare beni e servizi confezionati, tanto
meno sembra capace di plasmare il proprio ambiente. Esaurisce le sue energie e
le sue disponibilità finanziarie nel procurarsi modelli sempre più aggiornati
delle medesime merci, e l'ambiente diventa un derivato delle sue abitudini
consumistiche.
La
composizione dei “pacchi” di cui sto parlando è la causa principale degli
alti costi che comporta l'appagamento dei bisogni fondamentali. Finché ognuno
avrà “bisogno” d'una propria auto, le nostre città dovranno sopportare
ingorghi di traffico sempre più lunghi e adottare rimedi assurdamente costosi
per alleviarli. Finché salute vorrà dire massimo prolungamento della
sopravvivenza, i nostri malati riceveranno interventi chirurgici sempre più
straordinari più le droghe necessarie per lenire le sofferenze che ne
conseguono. Finché vorremo usare le scuole per togliere i bambini dai piedi dei
loro genitori o per tenerli lontani dalla strada e fuori dalla forza lavoro, la
nostra gioventù sarà trattenuta in uno stato di scolarizzazione
interminabile e avrà bisogno di crescenti incentivi per sopportare la prova.
Ora
i paesi ricchi impongono a quelli poveri una camicia di forza di ingorghi
stradali, di degenze ospedaliere e di aule scolastiche che, per convenzione
internazionale, chiamano “sviluppo”. La parte del mondo ricca, scolarizzata
e vecchia cerca di mettere in comune i suoi discutibili privilegi appioppando al
Terzo Mondo le proprie soluzioni precostituite. Si creano ingorghi del traffico
a San Paolo mentre un milione di brasiliani del Nord-Est fuggono la siccità
facendo ottocento chilometri a piedi. Presso là Clinica di chirurgia speciale
di New York i medici latino-americani fanno una pratica che poi applicheranno
a pochissime persone, mentre la dissenteria amebica rimane endemica nei
tuguri dove vive il novanta per cento della popolazione. Una minuscola minoranza
riceve nell'America del Nord un'istruzione scientifica avanzata, non di rado a
spese dei rispettivi governi. Quelli che poi eventualmente tornano in Bolivia,
diventano scadenti professori di materie pretenziose a La Paz o a Cochabamba. I
ricchi esportano solo versioni sorpassate dei loro modelli standard.
Un
buon esempio di ben intenzionato impegno in favore del sottosviluppo è
l'Alleanza per il Progresso. Contrariamente alle sue parole d'ordine, ha avuto
successo... come alleanza per il progresso delle classi consumatrici e per l'addomesticamento
delle masse latino-americane. Ha segnato un grande passo avanti nel processo che
ha modernizzato i modelli di consumo della borghesia sudamericana
integrandola nella cultura egemonica della metropoli settentrionale. Al tempo
stesso ha modernizzato le aspirazioni della maggioranza dei cittadini e
concentrato la loro domanda su prodotti non disponibili.
Ogni
automobile che il Brasile mette su strada nega a cinquanta persone la possibilità
di un buon trasporto in autobus. Ogni frigo messo sul mercato riduce le
possibilità di dotare di un impianto di refrigerazione la comunità. Ogni
dollaro speso in America Latina per medici e ospedali costa - per dirla con
Jorge de Ahumada, il brillante economista cileno - cento vite umane: tante
infatti se ne sarebbero potute salvare se fosse stato speso per un buon impianto
di potabilizzazione dell'acqua. Ogni dollaro destinato alle scuole significa
ulteriori privilegi per i pochi a scapito dei più; al massimo, accresce il
numero di coloro che, prima di smettere di frequentare, hanno imparato che chi
resiste più a lungo si guadagna il diritto a un potere, un reddito e un
prestigio maggiori. Questo tipo di scuola non fa che insegnare allo scolarizzato
la superiorità di chi è scolarizzato ancora di più.
Tutti
i paesi dell'America Latina sono freneticamente intenti a sviluppare i propri
sistemi scolastici. Non c'è paese che oggi destini all'istruzione - cioè alla
scolarizzazione - meno dell'equivalente del 18 per cento del gettito
tributario, e parecchi paesi arrivano a spendere quasi il doppio, Ma nonostante
questi enormi investimenti, nessun paese è sinora riuscito ad assicurare
cinque anni completi di istruzione a più d'un terzo della popolazione; il
divario tra la domanda e l'offerta di scolarizzazione cresce in proporzione
geometrica. E ciò che vale per le scuole, vale anche per i prodotti di quasi
tutte le istituzioni coinvolte in questo processo di modernizzazione del Terzo
Mondo.
I
continui perfezionamenti tecnologici che vengono apportati a certi prodotti già
affermati sul mercato si traducono spesso in un vantaggio per il produttore
assai più che per il consumatore. La complessità crescente dei procedimenti
produttivi fa sì che solo i grandi produttori siano in grado di sostituire in
continuazione i modelli superati, mentre la domanda del consumatore tende a
concentrarsi sui miglioramenti marginali del prodotto senza alcun riguardo per
gli effetti collaterali concomitanti, cioè prezzi più alti, minore durata,
utilità più limitata, maggiore onerosità delle riparazioni. Si pensi alla
molteplicità d'uso di un apriscatole normale in confronto all'apriscatole
elettrico che, quando funziona, apre soltanto certi tipi di scatole, e costa
cento volte di più.
Lo
stesso discorso vale per una macchina agricola come per i titoli di studio.
L'agricoltore del Texas può anche convincersi d'aver bisogno di un veicolo a
quattro ruote indipendenti che possa fare i centodieci all'ora in autostrada,
sia munito di un tergicristallo elettrico e possa essere sostituito con un nuovo
modello nel giro di un anno o due. Ma la maggior parte degli agricoltori del
mondo non sa che farsene di simili velocità, non ha mai aspirato a comodità
del genere e non ha l'assillo dell'obsolescenza; ha invece bisogno di un mezzo
di trasporto a basso prezzo, in un mondo dove il tempo non si misura in denaro,
dove basta un tergicristallo manuale e dove un attrezzo pesante dovrebbe durare
oltre una generazione. Questo asino meccanico richiede una progettazione e una
struttura completamente diverse rispetto a quello che viene prodotto per il
mercato statunitense. Ma un veicolo del genere non è in produzione.
In
quasi tutto il Sud America c'è bisogno di personale paramedico che possa agire
per periodi indefiniti senza la supervisione di un dottore in medicina. Ma
invece di mettere in piedi un sistema atto a preparare ostetriche e guaritori
ambulanti in grado di usare un arsenale medico limitatissimo lavorando
autonomamente, le università latino-americane aprono ogni anno una nuova
scuola di specializzazione infermieristica da cui escono professionisti idonei a
funzionare soltanto in un ospedale e farmacisti che sanno solo come incrementare
lo smercio di medicinali sempre più pericolosi.
Il
mondo sta arrivando a un vicolo cieco in cui convergono due processi diversi:
un numero sempre maggiore di uomini ha sempre minori possibilità di fare scelte
fondamentali. L'aumento della popolazione, largamente reclamizzato, suscita
il panico; la diminuzione delle possibilità di scelta provoca angoscia ma viene
costantemente trascurata. Mentre l'esplosione demografica opprime l'immaginazione,
il progressivo atrofizzarsi della fantasia sociale viene razionalizzato
considerandolo effetto d'una maggiore possibilità di scelta tra marche
differenti. I due processi convergono verso un punto morto: l'esplosione
demografica fornisce un maggior numero di consumatori per tutto quanto, dai
cibi ai contraccettivi, mentre la nostra immaginazione rattrappita non riesce
a concepire altri modi di soddisfare le loro richieste che non siano le
confezioni attualmente in vendita nelle società modello.
Mi
soffermerò prima sull'uno e poi sull'altro di questi due fattori che, a mio
avviso, sono le due coordinate che ci permettono di definire il sottosviluppo.
In
quasi tutti i paesi del Terzo Mondo come cresce la popolazione così cresce la
borghesia. I redditi, i consumi e il benessere della classe media sono in ascesa
mentre si allarga il divario tra questo ceto e la massa della popolazione.
Anche dove il consumo pro capite è in aumento, la maggioranza della gente ha
meno cibo oggi che nel 1945, meno cure effettive in caso di malattia, meno
lavoro significante e meno protezione. Ciò deriva in parte dalla polarizzazione
dei consumi e in parte dal collasso della cultura e della famiglia tradizionali.
Nel 1969 c e più gente affamata, sofferente e abbandonata di quanta non ce ne
fosse alla fine della seconda guerra mondiale, non solo in cifra assoluta ma
anche in percentuale della popolazione terrestre.
Queste
conseguenze concrete del sottosviluppo sono diffuse; ma il sottosviluppo è
anche uno stato d'animo, e capire che è uno stato d'animo, una forma di
coscienza, è il problema cruciale. Abbiamo sottosviluppo come stato d'animo
quando i bisogni di massa si convertono in richiesta di nuove marche di
soluzioni confezionate, perennemente inaccessibili alla maggioranza. Il
sottosviluppo inteso in questo senso si sta rapidamente estendendo anche nei
paesi dove pure è in aumento la disponibilità di aule scolastiche, calorie,
automobili e cliniche. I gruppi dirigenti di questi paesi allestiscono servizi
che sono stati concepiti per una cultura opulenta: una volta monopolizzata in
questa maniera la domanda, essi non potranno mai soddisfare i bisogni della
maggioranza.
Il
sottosviluppo come forma di coscienza è un risultato estremo di quella che
possiamo chiamare, nel linguaggio sia marxiano sia freudiano, Verdinglichung, o
reificazione. Intendo per reificazione il coagularsi della percezione dei
bisogni reali nella domanda di prodotti fabbricati in serie. Intendo la
traduzione della sete in bisogno di una CocaCola. Si arriva a questo tipo di
reificazione con la manipolazione dei bisogni umani primari da parte delle
gigantesche organizzazioni burocratiche che sono riuscite a dominare
l'immaginazione dei potenziali consumatori.
Mi
si consenta di ritornare sull'esempio preso dal campo dell'istruzione. L'intenso
sviluppo della scolarizzazione porta a una identificazione tra frequenza
scolastica e istruzione, talmente stretta che nel linguaggio quotidiano i due
termini diventano interscambiabili. Una volta che l'immaginazione di tutto un
popolo sia stata “scolarizzata”, vale a dire ammaestrata a credere che
l'istruzione sia monopolio della scuola, allora si può anche tassare l'analfabeta
per permettere ai figli dei ricchi di frequentare gratuitamente la scuola
media superiore e l'università.
Il
sottosviluppo è frutto dei crescenti livelli in aspirazione che si
raggiungono con il marketing intensivo dei prodotti “brevettati”. In questo
senso il sottosviluppo dinamico ora in atto è esattamente l'opposto di ciò che
per me è l'educazione: ossia la capacità di percepire nuovi livelli del
potenziale umano, e l'uso delle proprie facoltà creative a vantaggio della
vita. Il sottosviluppo, ad ogni modo, implica la resa della coscienza sociale a
soluzioni preconfezionate.
Spesso
il processo attraverso cui la promozione dei prodotti “stranieri” accentua
il sottosviluppo viene inteso nei modi più superficiali. La stessa persona che
s'indigna vedendo uno stabilimento della Coca-Cola in una bidonville
dell'America Latina, spesso è orgogliosa della nuova scuola normale che sta
sorgendo lì accanto. Non sopporta quel segno tangibile di una “licenza”
esclusiva straniera attribuita a una bibita, al posto della quale preferirebbe
vedere qualche “Cola-Mex”; ma non ha dubbi sulla necessità di imporre - a
qualunque costo - la scolarizzazione ai propri connazionali, senza rendersi
conto dell'invisibile licenza in forza della quale questo istituto è profondamente
incastrato nel mercato mondiale.
Alcuni
anni fa ho visto degli operai che alzavano un cartello di venti metri della
Coca-Cola in una pianura deserta del Mexquital; una grave siccità accompagnata
da carestia aveva da poco devastato l'altopiano messicano; colui che mi dava
alloggio, un indiano povero di Ixmiquilpan, stava terminando di offrire ai
suoi ospiti un bicchierino da tequila della costosa acqua zuccherata nera.
Rivedendo la scena mi viene ancora rabbia; ma mi sento ribollire il sangue molto
di più quando ricordo le riunioni dell'Unesco nelle quali burocrati ben
intenzionati e ben pagati discutevano seriamente sui programmi scolastici
dell'America Latina, o quando penso ai discorsi di certi fervidi progressisti
impegnati a dimostrare la necessità di un maggior numero di scuole.
La
frode perpetrata dai piazzisti delle scuole è meno evidente ma assai più
sostanziale dell'affare concluso dal compiaciuto rappresentante della Coca-Cola
o della Ford, perché l'uomo di scuola avvezza la gente a una droga molto più
impegnativa. Frequentare la scuola elementare non è un lusso innocuo, ma
assomiglia piuttosto all'abitudine dell'indio delle Ande di masticare coca,
che aggioga il lavoratore al padrone.
Quanto
più elevata è la dose di scolarizzazione che un individuo ha ricevuto, tanto
più lo staccarsene ha su di lui un effetto depressivo. Chi abbandona la scuola
al settimo anno sente la propria inferiorità molto più acutamente di colui
che l'abbandona al terzo. Le scuole del Terzo Mondo somministrano il loro oppio
con assai maggiore efficacia delle chiese di altre epoche. Man mano che la
mentalità di una società si scolarizza, gli individui non riescono più a
credere nella possibilità di vivere senza essere inferiori ad altri. Man mano
che la maggioranza si sposta dalla campagna alla città, all'inferiorità
ereditaria del peon subentra
l'inferiorità di chi ha abbandonato prematuramente la scuola ed è
considerato personalmente responsabile del proprio fallimento. Le scuole
razionalizzano l'origine divina della stratificazione sociale assai più
rigorosamente di quanto abbiano mai fatto le chiese.
Sino
a oggi nessun paese dell'America Latina ha dichiarato trasgressori della legge
i giovani che consumano meno d'una certa quantità di Coca-Cola o di automobili,
mentre tutti i paesi dell'America Latina hanno approvato leggi le quali
stabiliscono che chi smette anzitempo di andare a scuola è un cittadino che non
adempie ai propri obblighi giuridici. Recentemente il governo brasiliano ha
quasi raddoppiato il numero degli anni durante i quali la frequenza scolastica
è obbligatoria e gratuita per legge. D'ora in avanti ogni ragazzo brasiliano
che abbandona la scuola a meno di sedici anni si sentirà rimproverare per tutta
la vita di non aver approfittato d'un privilegio imposto dalla legge. Questo
provvedimento è stato preso in un paese dove neanche i più ottimisti
riuscivano a prevedere quando sarebbe stato possibile assicurare un simile
livello di scolarizzazione anche soltanto al 25 per cento dei giovani.
L'adozione dei modelli di scolarizzazione internazionali condanna per sempre la
stragrande maggioranza dei latino-americani alla marginalità o all'esclusione
dalla vita sociale: in una parola, al sottosviluppo.
La
traduzione degli obiettivi sociali in livelli di consumo non è un fenomeno
limitato a qualche paese soltanto, bensì attraversa tutte le frontiere
culturali, ideologiche e geografiche. Non c'è nazione che oggi non miri a impiantare
proprie fabbriche d'auto, proprie scuole normali e proprie facoltà di medicina
- che per lo più, quando va bene, sono mediocri imitazioni di modelli
stranieri, soprattutto americani.
Il
Terzo Mondo ha bisogno di rivoluzionare profonda mente le proprie istituzioni.
Le rivoluzioni avvenute nel corso dell'ultima generazione sono state soprattutto
politiche. Un nuovo gruppo di uomini con un nuovo arsenale di giustificazioni
ideologiche ha preso il potere per amministrare sostanzialmente le stesse
istituzioni scolastiche, sanitarie, commerciali, nell'interesse di una nuova
massa di clienti. Poiché le istituzioni non hanno subito alcun mutamento
radicale, la nuova massa di clienti ha pressappoco le stesse dimensioni di
quella precedentemente servita. Lo si vede chiaramente nel caso dell'istruzione.
I costi della scolarizzazione per allievo sono oggi confrontabili dappertutto,
poiché i criteri usati per valutare la qualità delle scuole tendono a essere
internazionalmente i medesimi. L'accesso all'istruzione sostenuta dal denaro
pubblico, identificato con l'accesso alla scuola, dipende ovunque dal reddito
pro capite. (Paesi come la Cina e il Vietnam del Nord potrebbero costituire
eccezioni significative.)
In
tutto il Terzo Mondo le istituzioni moderne sono clamorosamente inefficaci
rispetto ai fini egualitari per i quali vengono copiate e riprodotte. Ma fin
quando l'immaginazione sociale della maggioranza non verrà distrutta dal
fatto di fissarsi su queste istituzioni, c’è più speranza di impostare una
rivoluzione istituzionale nel Terzo Mondo che nei paesi ricchi. Di qui
l'urgenza di elaborare funzionanti alternative alle soluzioni “moderne”.
Il
sottosviluppo sta per diventare cronico in molti paesi. La rivoluzione di cui
parlo deve quindi iniziare prima che ciò accada. Ancora una volta è
l'istruzione a offrirci un esempio adatto: si ha sottosviluppo cronico
dell'istruzione quando la domanda di scolarizzazione diventa così diffusa da
tradursi, in sede politica, in una richiesta unanime di concentrare tutte le
risorse educative sul sistema scolastico. A questo punto non è più possibile
scindere l'istruzione dalla scolarizzazione.
La
sola alternativa praticabile a un crescente aggravamento del sottosviluppo sta
in una risposta ai bisogni fondamentali che sia pianificata come obiettivo a
lungo termine in funzione di aree che avranno sempre una struttura di capitale
differente. E’ più facile parlare di alternative alle istituzioni, ai
servizi e ai prodotti esistenti che definirle con precisione. Non mi propongo né
di descrivere un'utopia né di elaborare scenari di un futuro diverso.
Dobbiamo accontentarci di portare esempi che suggeriscano alcuni degli
indirizzi che la ricerca dovrebbe prendere.
Qualche
esempio lo abbiamo già dato. Gli autobus sono una alternativa alla moltitudine
delle automobili private. I veicoli progettati per trasporto lento su terreni
accidentati sono un'alternativa ai camion di serie. La potabilizzazione
dell'acqua è un'alternativa ai costosi interventi chirurgici. I lavoratori
sanitari sono un'alternativa ai medici e alle infermiere. Un impianto per la
conservazione dei generi alimentari della comunità è un'alternativa ai
dispendiosi elettrodomestici da cucina. E si potrebbero citare decine di altri
esempi. Perché, mettiamo, non considerare il camminare un'alternativa a lungo
termine alla locomozione motorizzata e non studiare le esigenze che l'urbanista
sarebbe chiamato a soddisfare? E perché non si potrebbe standardizzare la
costruzione delle case, prefabbricarne gli elementi e obbligare ogni cittadino
a imparare in un anno di servizio pubblico come costruirsi un'abitazione
conforme ai requisiti igienici?Nel campo dell'istruzione è più difficile
suggerire alternative, anche perché negli ultimi tempi le scuole si sono
praticamente accaparrate tutte le risorse disponibili in fatto di impegno
ideale, immaginazione e denaro. Ma anche qui si può indicare in quale
direzione dovrebbe muoversi la ricerca.
Attualmente
si concepisce la scolarizzazione come una graduata e programmata presenza in
aula di bambini, per un migliaio di ore annue e per una serie ininterrotta di
anni. I paesi dell'America Latina, in media, possono fornire a ogni cittadino
da otto a trenta mesi di siffatto servizio. Perché invece non rendere
obbligatori un mese o due all'anno per tutti i cittadini al di sotto dei
trent'anni? Oggi i soldi si spendono in gran parte per i bambini, ma a un adulto
si può insegnare a leggere in un decimo del tempo e a un costo dieci volte
inferiore. Nel caso dell'adulto, inoltre, l'investimento rende un profitto immediato,
sia che il risultato più importante della sua alfabetizzazione venga visto in
una nuova capacità di discernimento, una maggior coscienza politica e un
atteggiamento più responsabile riguardo alla crescita e al futuro della
propria famiglia, sia che si miri a ottenere una maggiore produttività. Il
profitto anzi è doppio, perché l'adulto può contribuire non solo
all'istruzione dei propri figli, ma anche a quella di altri adulti. Eppure,
nonostante questi vantaggi, i programmi per la lotta contro l'analfabetismo
ottengono poco o punto sostegno in America Latina, poiché le scuole hanno
diritto di prelazione su tutte le risorse pubbliche. Non solo, ma questi
programmi sono stati spietatamente soppressi nei paesi in cui l'appoggio dei militari
ha permesso all'oligarchia feudale o industriale di fare a meno della precedente
maschera di benevolenza.
Un'altra
possibilità è più difficile da definire perché non esiste ancora alcun
esempio che si possa addurre al riguardo. Non possiamo perciò che immaginare
quest'altra alternativa, consistente nel distribuire l'uso delle risorse
pubbliche destinate all'istruzione in modo da dare un minimo di possibilità a
ogni cittadino. L'istruzione diventerà una preoccupazione politica della
maggioranza degli elettori solo quando ognuno di essi avrà una precisa consapevolezza
delle risorse didattiche che gli sono dovute, nonché qualche idea su come
rivendicarle. Si potrebbe immaginare una sorta di “Dichiarazione universale
dei diritti sulle assegnazioni dello Stato”, che divida le risorse pubbliche
destinate all'istruzione per il numero dei bambini in età scolare e
garantisca che chi a sette, otto o nove anni non abbia approfittato di questo
credito, all'età di dieci anni trovi sempre a propria disposizione gli assegni
accumulati.
Cosa
assicurerebbe l'esiguo credito d'istruzione che una repubblica dell'America
Latina sarebbe in grado di offrire ai propri ragazzi? Quasi tutta
quell'attrezzatura base di libri, immagini, cubi, giochi e giocattoli,
totalmente assente dalle case degli autentici poveri, che permette al bambino
borghese di apprendere l'alfabeto, i colori, le forme e altre categorie di cose
e di esperienze che condizionano il suo sviluppo educativo. La scelta tra
questi oggetti e la scuola è ovvia; ma purtroppo il povero, il solo per il
quale essa realmente si ponga, non è mai messo in condizione di esercitarla.
Definire
delle alternative ai prodotti e alle istituzioni che ora occupano il campo è
difficile, non solo, come ho cercato di dimostrare, perché tali prodotti e
istituzioni improntano il nostro modo di vedere la realtà stessa, ma anche
perché la progettazione di possibilità nuove esige una concentrazione di
volontà e di intelligenza superiore a quella che si ha di solito per caso.
Questa concentrazione di volontà e d'intelligenza intesa a risolvere particolari
problemi, quale che sia la loro natura, ci siamo abituati nel corso dell'ultimo
secolo a chiamarla ricerca.
Devo
però precisare quale è il tipo di ricerca di cui sto parlando. Non mi
riferisco alla ricerca pura nei campi della fisica, dell'ingegneria, della
genetica, della medicina o dell'apprendimento. L'opera di uomini come F.H.C.
Crick, Jean Piaget, Murray Gell-Mann si ripercuoterà su altri campi della
scienza ampliando i nostri orizzonti. Il bisogno che questi uomini hanno di
laboratori, biblioteche e collaboratori specializzati fa sì che essi si
radunino nelle poche capitali mondiali della ricerca. La loro ricerca può
fornire una base per lavorare in modo nuovo su qualunque prodotto o quasi.
Non
sto neanche parlando dei miliardi di dollari che s'investono ogni anno nella
ricerca applicata, perché questo denaro viene in gran parte destinato dalle
istituzioni esistenti al perfezionamento e alla promozione dei rispettivi
prodotti. Ricerca applicata significa denaro speso per rendere gli aerei più
veloci e gli aeroporti più sicuri; perché i medicinali diventino più
specifici e potenti e i medici più capaci di controllarne i micidiali effetti
secondari; per ammannire più grossi “pacchi” di sapere nelle aule scolastiche;
per amministrare con metodi nuovi le grandi burocrazie. E il tipo di ricerca che
in qualche modo dobbiamo riuscire a controbattere se vogliamo avere la possibilità
di trovare alternative di fondo all'automobile, all'ospedale, alla scuola e alle
tante altre cosiddette “attrezzature evidentemente necessarie alla vita
moderna”.
Ho
in mente un tipo di ricerca differente, e particolarmente difficile, che
sinora è stato generalmente trascurato, per ragioni ovvie. Chiedo una ricerca
sulle alternative ai prodotti che oggi dominano il mercato: agli ospedali e
alle professioni dedite non a guarire ma a tenere in vita il malato; alle scuole
e a quel processo di confezionamento che rifiuta l'istruzione a chi non ha l'età
giusta, a chi non ha seguito il ciclo prescritto, a chi non ha trascorso in
aula un numero sufficiente di ore consecutive, a chi non intende pagare il
proprio sapere con la sottomissione a sorveglianza, esami e diplomi o con
l'addottrinamento nei valori dell'élite dominante.
Questa
controricerca sulle alternative sostanziali alle attuali soluzioni
preconfezionate è assolutamente necessaria se si vuole che i paesi poveri
abbiano un futuro degno d'essere vissuto. Essa si distingue da quasi tutto il
lavoro che si è fatto in nome dell'“anno 2000”, perché in gran parte tale
lavoro si propone di ottenere radicali mutamenti nelle strutture sociali
mediante semplici aggiustamenti organizzativi di una tecnologia già avanzata.
La controricerca di cui io parlo deve invece avere tra i suoi presupposti la
persistente carenza di capitali del Terzo Mondo.
Le
difficoltà di una simile ricerca sono evidenti. Il ricercatore deve per prima
cosa dubitare di ciò che appare a tutti ovvio. Deve in secondo luogo convincere
i detentori del potere decisionale ad agire contro i propri interessi a breve, o
forzarli a farlo. Deve infine sopravvivere come individuo in un mondo ch'egli
cerca di cambiare radicalmente, tanto che i suoi simili appartenenti alla
minoranza privilegiata 16 considerano un distruttore delle basi stesse sulle
quali tutti poggiamo. Egli sa che se avrà successo nella sua ricerca a
beneficio dei poveri, potrà persino accadere che le società tecnicamente
avanzate invidino quelle “povere” che sposeranno la sua visione.
Coloro
che elaborano piani di sviluppo, vivano essi nel Nord o nel Sud America, in
Russia o in Israele, seguono tutti una stessa regola: definiscono lo sviluppo e
ne fissano gli obiettivi secondo modalità a loro familiari, che sono abituati a
usare per soddisfare i propri bisogni, e che permettono loro di agire attraverso
le istituzioni su cui hanno potere o controllo. Questa formula è fallita, non
può che fallire. Non esiste al mondo abbastanza denaro perché una politica di
sviluppo condotta su questa falsariga possa essere Coronata da successo,
neanche se si mettessero assieme i bilanci per gli armamenti e per le ricerche
spaziali delle superpotenze.
Una
regola analoga seguono coloro che cercano di fare rivoluzioni politiche, specie
nel Terzo Mondo. Solitamente costoro promettono di rendere accessibili a tutti i
cittadini i privilegi consueti degli attuali gruppi dominanti, come le scuole
e l'assistenza ospedaliera; e basano questa vana promessa sulla convinzione che
un cambiamento del regime politico permetterà di espandere a sufficienza le
istituzioni che producono tali privilegi. Le promesse e le parole d'ordine dei
rivoluzionari sono perciò altrettanto minacciate dalla controricerca che io
auspico quanto il mercato dei produttori ora dominanti.
In Vietnam un popolo in bicicletta e armato di canne di bambù appuntite ha bloccato il più progredito apparato di ricerca e di produzione che sia mai stato concepito. Noi dobbiamo cercare la via della sopravvivenza in un Terzo Mondo nel quale l'ingegnosità umana possa battere in modo pacifico la potenza meccanizzata. L'unica maniera per invertire la disastrosa tendenza a un crescente sottosviluppo, per difficile che sia, è di imparare a ridere delle soluzioni comunemente accettate così da modificare le domande che le rendono necessarie. Soltanto gli uomini liberi possono cambiare idea e avere sorprese; e se non esistono uomini completamente liberi, alcuni sono certo più libertà di altri.