Il messaggio della
capanna di Gandhi
Nel
gennaio 1978, Ivan Illich durante il suo soggiorno a Sevagramdove fu invitato
per inaugurare una conferenza e passò la maggior parte del suo tempo nella
capanna di Gandhi.
Questa
mattina, mentre stavo seduto in questa capanna in cui visse Mahatma Gandhi,
cercavo di assorbire lo spirito dei suoi concetti e intridermi del suo
messaggio.
Ci
sono due cose della capanna che mi impressionarono con forza. Una è l’aspetto
spirituale e l’altra è l’aspetto ameno. Cercavo di comprendere il punto di
vista di Gandhi quando realizzò la capanna. Mi sono piaciute moltissimo la sua
semplicità, bellezza e ordine. La capanna proclama il messaggio di amore ed
equità di tutti gli uomini. Siccome la casa in cui vivo in Messico assomiglia
per molti aspetti a questa capanna, posso comprendere il suo spirito.
Ho
scoperto che la capanna ha sette tipi di luoghi. Entrando c’è n’è uno in
cui si ripongono le scarpe e ci si prepara fisicamente e mentalmente ad entrare.
Poi viene la stanza centrale abbastanza
ampia da accogliere una grande famiglia. Questa mattina alle 4, mentre stavo
seduto lì per pregare, c’erano quattro persone sedute con me appoggiate ad
una parete e, dall’altro lato, c’era spazio sufficiente per altre quattro
persone sedute più strette. Questo è la stanza in cui tutti possono andare per
riunirsi ed incontrasi. Il terzo spazio è dove Gandhi si sedeva per lavorare.
Ci sono altre due stanze – una per gli ospiti e l’altra per gli ammalati.
C’è una veranda aperta e anche un comodo e spazioso bagno. Tutti questi spazi
hanno una relazione intensamente organica.
Sento
che, se venissero persone ricche alla capanna se ne burlerebbero. Dal punto di
vista di un indiano comune non vedo perché una casa dovrebbe essere più grande
di questa. E’ fatta di legno e mattoni di fango. Per la sua costruzione non
lavorarono le macchine, ma le mani dell’uomo. La chiamo capanna, ma in realtà
è un focolare. C’è una differenza tra casa e focolare. La casa è il luogo
in cui l’uomo ripone bagagli e mobili. Serve più per la sicurezza e la
convenienza dei mobili che dell’uomo stesso. A Delhi ho alloggiato in una casa
con molte comodità. L’edificio è stato costruito in base alle necessità
dell’alloggio di questi comodi oggetti. E’ costruito in cemento e mattoni ed
è come una scatola in cui riporre al meglio mobili e altri oggetti. Dobbiamo
capire che tutto il mobilio e tutti gli altri articoli che collezioniamo nel
corso della nostra vita non ci daranno mai una forza interiore. I mobili sono,
per così dire, le stampelle che sostengono uno storpio. Più comodità abbiamo,
maggiore sarà la nostra dipendenza da essi e più ristretta sarà la nostra
vita. Al contrario, il tipo di arredamento che ho trovato nella capanna di
Gandhi è di un tipo differente ed ho pochi motivi per dipendere da essi. Una
casa riempita con ogni tipo di comodità dimostra che siamo diventati disabili.
In più, che abbiamo perso la capacità di vivere e che dipendiamo dai beni che
acquistiamo. E’ come se dipendessimo dagli ospedali per conservare la salute
del popolo e dalle scuole per l’educazione dei nostri figli. Sfortunatamente,
sia gli ospedali che le scuole non sono un indice della salute e
dell’intelligenza di una nazione. Al contrario, il numero degli ospedali
indica la cattiva salute della gente e le scuole della loro ignoranza. Allo
stesso modo, la molteplicità di oggetti e servizi per vivere riducono al minimo
l’espressione della creatività della vita umana.
Sfortunatamente,
il paradosso della situazione è che coloro che posseggono più “articoli
domestici” sono considerati creature superiori. Non è da considerarsi
immorale una società in cui alla malattia è data tanta importanza ed in cui
chi usa gambe artificiali è considerato superiore? Stando seduto nella capanna
di Gandhi mi ha rattristato il pensiero di questa perversione. Sono arrivato
alla conclusione che non è giusto pensare alla civilizzazione industriale come
al cammino che conduce alla pienezza dell’uomo.
E’
stato dimostrato che per lo sviluppo economico non è necessario avere sempre più
macchine per la produzione, e nemmeno più ingegneri, medici e professori. Mi
sono convinto che sono poveri di mente, corpo e stile di vita coloro che
desiderano uno spazio maggiore di questa capanna in cui visse Gandhi e ho pietà
di loro. Hanno consegnato sé stessi e il loro sé vivente ad una struttura
inanimata. Nel processo perdono l’elasticità dei loro corpi e la loro vitalità.
Hanno scarsa relazione con la natura e vicinanza con il prossimo.
Quando
chiedo ai pianificatori di oggi il perchè non comprendono la semplicità che
Gandhi ci insegnò, rispondono che il suo cammino è molto difficile e che la
gente non sarebbe capace di seguirlo. Però la realtà è che, siccome i
principi gandhiani non ammettono la presenza di alcun intermediario o di un
sistema centralizzato, pianificatori, amministratori e politici si sentono poco
attratti da esso. Come mai un così semplice principio di verità e nonviolenza
non viene capito? E’ perché la gente sente che la menzogna e la violenza li
condurrà all’obiettivo desiderato? No, non è così. L’uomo comune
comprende in pieno che i mezzi giusti lo porteranno al fine giusto. Sono
soltanto coloro che hanno interessi costituiti che si rifiutano di comprendere.
I ricchi non vogliono capire. Quando dico ricchi mi riferisco a tutti quelli che
posseggono “articoli domestici” nella vita, che non sono a disposizione di
tutti. Si tratta di “articoli domestici” per vivere, mangiare e spostarsi;
il loro modello di consumo è tale da aver cancellato la capacità di
comprendere la verità. A loro risulta difficile comprendere e assimilare la
proposta di Gandhi. La semplicità non ha alcun significato per loro.
Sfortunatamente la loro condizione non permette di vedere la verità. La loro
vita è diventata troppo complicata perché riescano a uscire dalla trappola in
cui sono caduti. E ciò accade perché hanno perso il contatto con lo spirito di
questa realtà. Fortunatamente, la maggior parte della gente non dispone di
tanta ricchezza da renderla immune alla verità e alla semplicità, né versa in
tale penuria da perdere la capacità di capire.
Deve
essere chiaro che la dignità umana sarà possibile soltanto in una società
autosufficiente e che essa diminuisce con il procedere verso una progressiva
industrializzazione. Questa capanna denota il piacere che è possibile provare
quando si sta al pari con la società. Qui, l’autosufficienza è la regola del
gioco. Dobbiamo capire che gli oggetti ed i beni superflui che un uomo possiede
riducono la sua capacità di ricevere felicità dall’ambiente circostante. Per
questo Gandhi disse ripetutamente che la produttività deve mantenersi nei
limiti del desiderio. Il modi di produrre attuale non ha limiti e aumenta senza
inibizioni. Tutto questo è stato tollerato fino ad oggi, però è arrivato il
momento in cui l’uomo deve comprendere che dipendere sempre più dalle
macchine significa avanzare verso il suicidio. Il mondo civilizzato, in Cina o
America, ha iniziato a comprendere che, se vogliamo il progresso, non lo
raggiungeremo per questa strada. L’uomo deve rendersi conto che, per il bene
dell’individuo e della società è meglio che la gente conservi per sé solo
ciò che è sufficiente per le sue necessità immediate. Dobbiamo cercare un
metodo in cui questo pensiero possa esprimersi, al fine di comprendere i valori
del mondo attuale. Questo cambiamento non si potrà produrre per la pressione
del governo o attraverso istituzioni centralizzate. È necessario che si crei
un’opinione pubblica che permetta alla gente di comprendere
gli elementi fondamentali della società. Oggi, un uomo che possiede un
automobile si considera superiore a quello che possiede una biciclette, però se
guardiamo dal punto di vista della norma comune, è la bicicletta il veicolo
delle masse. Pertanto, va considerato di primaria importanza, e tutta la
pianificazione delle strade e dei trasporti va fatta basandosi sulla bicicletta,
mentre l’automobile deve occupare un posto secondario. Senza dubbio, la
situazione è inversa, e tutti i piani si fanno a beneficio delle automobili,
lasciando la bicicletta in secondo piano. In questo modo si trascurano i bisogni
dell’uomo comune a vantaggio delle classi superiori. La capanna di Gandhi
mostra al mondo come la dignità dell’uomo comune possa essere innalzata. Allo
stesso tempo è un simbolo della felicità che possiamo ricevere dalla pratica
dei principi di semplicità, servizio e verità.