INTRODUZIONE DI FUORITEMPO –  Recupero un articolo un po’ datato per parlare della questione acqua su cui abbiamo poco discusso. Il momento poi è attuale… visto il caldo che fa! Ecco alcune informazioni di carattere generale. Francesco

 

MISNA

 

VERTICE ACQUA: L’UMANITÀ RISCHIA GROSSO, SERVE UN PATTO GLOBALE

Le contraddizioni che affliggono l’umanità sono macroscopiche. Mentre infatti la preoccupazione principale dei grandi della Terra pare tutta incentrata sulla ‘guerra preventiva’ contro il regime di Saddam Hussein, “fra trent’anni – sono parole testuali di Mikhail Gorbaciov – metà degli abitanti del Pianeta soffrirà per la mancanza d’acqua. È una bomba ad orologeria piazzata sotto la nostra civiltà”. Insomma, mai come oggi si avverte il bisogno di affermare il sacrosanto diritto universale dell’accesso al vitale elemento liquido. È questa la sostanza del vertice di Kyoto, che si apre domani in Giappone, alla presenza di oltre centocinquanta delegazioni nazionali, diecimila delegati, mille giornalisti, nella suggestiva cornice di un Paese, quello del ‘Sol Levante’, dove l’acqua aveva anticamente un preciso significato religioso. I laghetti della venerazione scintoista contenevano, infatti, parecchie isole, ognuna delle quali serviva per venerare una divinità. Ma al di là della poesia, è giunto davvero il momento di ragionare secondo una logica globale prima che il nostro mondo si trasformi in una landa desolata. Il vertice sull’acqua, che si concluderà il 23 marzo, sebbene sia il terzo promosso dalle Nazioni Unite su questo tema, si avvia ad essere il più importante finora realizzato, proprio nell’anno consacrato a questo bene supremo. Oltre che nell’antica città imperiale del Giappone, molte delle centinaia di incontri e sessioni di lavoro si svolgeranno anche nei centri vicini di Shiga e Osaka. Una cosa è certa: la terra rischia grosso e questo dovrebbero metterselo in testa tutti, soprattutto coloro che vorrebbero mercificare questo patrimonio, secondo demenziali logiche liberiste, dimenticando che l’acqua appartiene ad ogni essere vivente. Un cittadino negli Stati Uniti consuma in media 300 litri d’acqua al giorno, contro appena 9 litri di un africano che riesce a non morire di sete. Ed intanto ghiacciai, fiumi, laghi e falde sotterranee assicurano al momento una disponibilità annua ‘teorica’ di circa 164 miliardi di metri cubi di acqua, anche se di fatto la quantità effettivamente distribuita si riduce a meno di un terzo, vale a dire 50 miliardi di metri cubi l’anno. Un recentissimo rapporto dell’Onu “Water for people, water for life” non esita a prevedere un calo di un terzo della disponibilità pro capite di acqua entro il 2025. Per non parlare dei morti causati dalla sete. Oltre due milioni di persone perdono la vita annualmente e tra ventidue anni saranno oltre il doppio dei quali due milioni di bambini sotto i cinque anni. La strage avanza davvero con cifre apocalittiche se si pensa che tra una ventina d’anni gli abitanti della Terra raggiungeranno gli otto miliardi e che oltre un terzo saranno destinati a vivere col contagocce, da assetati cronici. Non resta che sperare nel buon senso degli Stati sovrani. A loro il compito di lavorare verso obiettivi specifici prima che il nostro Pianeta si trasformi in un deserto dove anche i satrapi saranno sepolti dalla sabbia.
(15/03/03)