INTRODUZIONE DI FUORITEMPO –  Questo articolo segnalato da Riccardo da una possibile risposta a quanti, dopo la guerra in Iraq, si sentono delusi o sconfitti. Ricordo che Ernesto Oliviero ha fondato il SER.MI.G, un movimento internazionale di pace, giustizia e solidarietà. Francesco

 

IL MESSAGGERO DI SANT’ANTONIO

 

Sconfitti coloro che volevano la pace?

Di Ernesto Oliviero

Chi vuole la pace, oggi, è sconfitto? Il Santo Padre non è stato ascoltato, milioni e milioni di persone sono state ignorate, la preghiera non è stata esauriente, quindi, in teoria, ha vinto la guerra, ha vinto il pessimismo, ha vinto il male. Se viene a mancare la luce, per un momento tutto diventa buio, ma sappiamo che la luce ritornerà e restituirà chiarezza a tutto. In questo momento il sentimento di tutti noi, che abbiamo creduto con tutte le nostre forze che questa guerra si potesse evitare, non può che essere ancora la speranza. Sappiamo e crediamo che la pace non è mai definitivamente sconfitta: la si può violentare, la si può buggerare, ma la pace resta pace come la luce resta luce.

Le vicende di questi mesi ci hanno testimoniato che questo bene supremo ha perso credibilità, ha pochi leader (solo il Papa si è esposto senza mezze misure), ha poca incisività: al di là delle dichiarazioni di intenti, non possa nei centri di potere. Restituire vigore e concretezza alla pace significa lavorare incessantemente per riportare concordia fra gli uomini; lavorare per una riconciliazione che cancelli l’odio, anche se è radicato per comprensibili ragioni: chi è stato cacciato dalla proprio terra, chi ha avuto delle uccisioni nella propria famiglia, umanamente parlando, come può non avere almeno un po’ di risentimento?

Dobbiamo ritrovare la forza di credere più che mai che la guerra, qualsiasi guerra, è sbagliata, che non ha validi abili; che ogni guerra prepara un’altra guerra; che ebrei, mussulmani, cristiani, credenti di altre religioni e non credenti possano convivere e vivere insieme in un mondo in cui i diritti umani siano rispettati, i diritti dei deboli tutelati, dove i potenti siano isolati e resi inoffensivi, continuare a credere che si possa ricercare e trovare soluzioni pacifiche per tutti i conflitti in corso. Perché la speranza diventi certezza, dobbiamo affiancare una strategia operativa.

La guerra trova sempre alleati fedeli che si compattano velocemente e diventa un piano organizzato scientificamente; la pace troppo spesso emerge come protesta, spesso scoordinata, quando non intrisa di violenza; fa paura, ma non incide. La guerra ha eserciti addestrati, e fabbriche di armi sempre in azione. La pace ha solo noi. Non disperiamo queste risorse! Sulla pace bisogna investire formando le coscienze, ricercando strategie di mediazione, mettendo in campo energie umane ed economiche.

La pace può portare frutto solo se si prepara. Tutti coloro che hanno scelto di vivere rapporti pacifici e pacificatori devono unirsi e lavorare intensamente per essere, come dice il Papa, sentinelle che vegliano sulla città, sulla giustizia, sull’acqua, sul cibo, su tutto ciò che , se non vissuto per amore, giustizia, verità, libertà, può scatenare divisione, può diventare alleato del male. Oggi viviamo l’apparente sconfitta della pace, ma non dobbiamo stancarci di prepararne la vittoria.

Anzitutto, soccorrendo le popolazioni, i profughi e vigilando perché non ci siano altre conseguenze negative. Ma non possiamo dimenticare, nello stesso tempo, di coinvolgerci personalmente e come comunità a eliminare tante cause di sofferenze. La guerra giusta, l’unica, è contro la fame, le ingiustizie, le menzogne, le vendette, l’egoismo, le violenze, la mentalità che vede nell’altro un potenziale nemico, la convinzione che la forza è l’unico strumento in mano agli uomini per risolvere le situazioni di conflitto. L’impegno per dare cibo all’affamato, acqua all’assetato, istruzione , cure sanitarie, dignità di vita, insomma, la solidarietà dimostrata con i fatti, favorisce il cammino per portare l’umanità a riconciliarsi e a vivere nella pace. Chi crede nella pace non è controcorrente, ma nella corrente giusta.

(maggio 2003)