INTRODUZIONE DI FUORITEMPO –  Due interessanti schede sul commercio delle armi. Francesco

 

IL MANIFESTO

 

SCHEDA 1

Spagna miglior cliente
Cresce il portafoglio ordini della nostra industria bellica. Nel 2002 il valore dei contratti per l'export di armi è stato di 920 milioni di euro, con un aumento del 6,6% rispetto al 2001. Lo attesta la relazione trasmessa al Parlamento dalla presidenza del Consiglio dei ministri. In cima alla lista dei nostri clienti, per quanto riguarda i nuovi contratti, troviamo la Spagna, con 46 commesse del valore di oltre 246 milioni di euro, pari al 27% dell'export totale. Al secondo posto si piazza il Kuwait (10 autorizzazioni di 83 milioni di euro, destinati in gran parte alla costruzione di una centrale di tiro). Seguono più distanziati Francia (19 autorizzazioni per 66 milioni), Repubblica Ceca (2 autorizzazioni per 49 milioni), Singapore (26 autorizzazioni per 46 milioni), India (30 autorizzazioni per 37,5 milioni), Usa (56 autorizzazioni per 36 milioni), Germania (33 autorizzazioni per 30 milioni), Arabia Saudita (8 autorizzazioni per 29 milioni) e Malaysia (24 autorizzazioni per 27 milioni). Un forte regresso rispetto al 2001 si registra invece relativamente all'America Latina, con licenze approvate per «soli» 41 milioni di euro. Importi più modesti per l'export di armi in Cina (23 milioni), Turchia (20), Algeria (18), Grecia (16), Polonia (15), Siria (12). Al quartultimo posto Israele. Il valore delle armi consegnate nel 2002 (cioè effettivamente uscite dal nostro paese in seguito a commesse precedenti) ammonta a 487 milioni di euro. In quest'altra classifica, da segnalare il primato della Malaysia con 42 milioni di euro, seguita da Corea del Sud (40), Dubai (37), Usa (30) Regno Unito (27), Turchia e Siria (19), Pakistan (17), Algeria (15), Cina (10). Durante il 2002 sono state poi rilasciate 212 autorizzazioni per l'esportazione di beni «a duplice uso», ossia di prodotti inseriti in una lista particolare, che possono essere oggetto di uso civile e militare e per i quali esiste il rischio di impiego nella fabbricazione di armi nucleari, chimiche o batteriologiche.

Per quanto riguarda le importazioni, il principale fornitore di materiale bellico dell'Italia sono gli Usa (con commesse autorizzate pari a 15,1 milioni di euro) seguiti dalla Germania (11,2 milioni).

 

 

SCHEDA 2

Che guerra Fiat
La classifica delle aziende italiane esportatrici di armi, formulata sul valore delle commesse autorizzate, è guidata dal consorzio Fiat Iveco-Oto Melara, con ordinativi per 220 milioni di euro, relativi soprattutto alla vendita alla Spagna di 61 autoblindo. Seguono la Oerlikon-Contraves (104,4 milioni, con una crescita di sette volte del fatturato rispetto al 2001), la Oto Melara (92,5 milioni), la Meteor Costruzioni Aeronautiche ed Elettroniche (64,9 milioni), la Galileo Avionica (60,8 milioni - l'azienda si è segnalata per la vendita di sofisticati sistemi di puntamento per carri armato alla Siria, uno dei paesi dell'«Asse del male»), la Alenia Marconi Systems (41,9 milioni) la Whitehead Alenia Sistemi Subaquei (39,1 milioni), Fiat Iveco (34,7 milioni), Fiar (33,3 milioni), Fiat Avio (25,4 milioni). Tra le aziende esportatrici di armi c'è anche Finmeccanica, società in cui lo Stato è azionista di riferimento. Quanto alle autorizzazioni bancarie al traffico di armi, nel 2002 ne sono state rilasciate 675 (+15,6% rispetto al 2001), per complessivi 774,7 milioni di euro (+18% rispetto al 2001). Tra gli istituti di credito interessati svetta il Banco Bilbao Vizcaya (al primo posto con il 29,4% delle transazioni complessive autorizzate), seguito da numerose banche italiane, tra cui la Bnl (18,7%) la Banca di Roma (13,4%), il San Paolo-Imi (11%), Intesa Bci (7,4%) Credito Italiano e Unicredit (6,8% ciascuno).

(04/06/03)