INTRODUZIONE DI FUORITEMPO – Nei nostri ambienti parrocchiali (piccoli) è molto facile
sentire forti critiche nei confronti dei movimenti cosiddetti pacifisti. Sembra
sempre che ci si debba scusare per l’interesse ai temi di “giustizia e pace”.
Ho poi sentito un prete definire questi giovani come i “nuovi pagani”. E’
interessante allora leggere questi due pensieri di due preti cattolici. Francesco
MOVIMENTO GIOVANILE SALESIANO TRIVENETO
'La pace è un insieme di facce, tutte pacificate' - diceva
un vescovo mio amico.
E così non ci sono differenze tra pacifisti ed operatori di
pace, quando ciascuno ha chiaro che la pace che invochiamo dobbiamo in primo
luogo sperimentarla dentro di noi e testimoniarla nelle nostre relazioni
quotidiane.
Le differenze nascono tra chi questo lo ha capito e chi
invece fa della pace una moda, un'urgenza a cui rispondere solo nei momenti di
emergenza, uno slogan lontano dalle scelte di vita concrete e personali.
I pacificatori, chiamiamoli dunque così per capirci, sono
persone che assumono con responsabilità e amore, fino alle ultime conseguenze,
le scelte piccole e grandi che li pongono in ogni momento in comunione con il
mondo.
I pacificatori sono nonviolenti ed attivi promotori di
giustizia. Per questo sono perseguitati.
I pacificatori assumono la logica della partecipazione, che
è la vera politica.
I pacificatori ripartono ogni giorno dalla
sobrietà e dalla condivisione, che sono l'unica soluzione preventiva.
Non torniamo a porre la discriminante sul piano religioso:
il primo ad abbandonarla è stato il Papa, quando ha scritto la Pacem in Terris
'a tutti gli uomini (e le donne) di buona volontà'.
Guardiamoci invece le mani e chiediamoci quanto si stiano
consumando nella costruzione della pace, quante altre mani hanno stretto tra
quelle dei perseguitati, degli affamati, dei bisognosi di giustizia, quanto
sappiano intrecciarsi con le altre forze che sognano un mondo più giusto, e
possibile.
Padre
Dario dei
Comboniani di Padova, organizzatori della Carovana della Pace con Alex
Zanotelli e da sempre nel vivo dell'azione per costruire pace.
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Pacifismo = Atteggiamento di chi ama la
pace. Movimento a favore dell'abolizione della guerra come mezzo di soluzione
delle controversie internazionali (cf. Vocabolario Zingarelli). Se
questo è pacifismo, io ci sto!
Ieri pomeriggio ho
partecipato ad un Seminario promosso dall'Azione Cattolica 'Il contributo
della Chiesa alla causa della pace', con l'intervento di Mons. Renato
Martino, Presidente del Pontifico Consiglio Giustizia e Pace, di Mons. Pero
Sudar, Vescovo ausiliare di Sarajevo e altri...
Le riflessioni proposte hanno ribadito ancora una
volta l'assurdità della guerra, di ogni tipo di guerra... Soprattutto la
testimonianza di Mons. Sudar ha particolarmente colpito, perché vissuta sulla
propria pelle; egli ha detto con forza che nessuna guerra, nemmeno quella
cosiddetta di 'ingerenza umanitaria' per fermare un'aggressione, oggi può
essere considerata ammissibile. La sua terra, la Bosnia, è stata danneggiata
irrimediabilmente e le conseguenze dell'ultimo conflitto si trascineranno per
chissà quanto tempo...
Mi sembra importante in questo momento cruciale farsi
sentire con ogni mezzo, insieme a tantissimi credenti e uomini di buona
volontà che pregano, digiunano, scendono in piazza, espongono bandiere di pace,
marciano, fanno sentire la loro voce, protestano pacificamente contro azioni
militari che di fatto stanno preparando la guerra, ecc.
Il 5 marzo saremo in tanti a raccogliere l'invito del
Papa alla preghiera e al digiuno per la pace. La nostra federazione SCS già da
tempo ha lanciato l'iniziativa 'Una preghiera per la Pace' (www.federazionescs.org).
Il cartello 'Sentinelle del mattino' (che anche ieri si è radunato), sta
pensando a forme di sensibilizzazione e di collegamento tra le varie
aggregazioni cattoliche che si stanno mobilitando. In occasione del Seminario,
abbiamo avvicinato Mons. Martino e gli abbiamo fatto una proposta da realizzare
presto con il Santo Padre e i giovani.
Concludo con una riflessione di carattere educativo:
invece di preoccuparsi tanto dei giovani credenti e della loro 'ortodossia',
giovani che magari scendono in piazza condividendo tante giuste istanze con
altri giovani che forse credenti non sono, preoccupiamoci di più di tutti quei
giovani che si disinteressano di queste cose, pensando soltanto al proprio
orizzonte limitato ed egoistico, giovani che 'danzano sul vuoto' (come li ha
definiti recentemente un vescovo). Nei nostri ambienti educativi, quanta
sensibilità c'è? Quante sono le scuole che hanno organizzato assemblee
di studenti o giornate di informazione e formazione su questi temi? Nei nostri oratori
come si stanno muovendo i gruppi e le
associazioni? Con i nostri laici collaboratori cosa stiamo facendo?
Nelle nostre comunità religiose come si affrontano questi temi?
Qualcuno dice che bisogna essere prudenti, non
lasciarsi prendere troppo dall'emotività, non prendere posizione, non fare
politica, ecc. ...beh, io non sono d'accordo. Essere cristiani oggi, nella
logica della spiritualità salesiana, vuol dire anche sporcarsi le mani e farsi
carico dei problemi e delle angosce che vive l'umanità. Vuol dire certamente
avere un cuore pacificato con Dio e vivere relazioni di pace con i fratelli
nella propria vita quotidiana, ma vuol dire anche 'esserci' responsabilmente,
insieme ai nostri giovani, nelle vicende del mondo e della storia che 'ci'
riguardano. Il Capitolo Generale 23, invitando i salesiani ad educare i
giovani alla dimensione sociale della carità, ammonisce: 'C'è un aspetto
per il quale noi salesiani siamo chiamati ad operare con convinzione: è quello
di avviare i giovani all'impegno e alla partecipazione politica... Quest'ambito
da noi è un po' trascurato e disconosciuto. Si teme forse di incappare in forme
di collateralismo o di cadere nei complicati meccanismi della concorrenza
elettorale o di essere infedeli alle modalità che ci sono proprie nel
partecipare all'impegno della Chiesa per la giustizia e la pace. Ma questa
resta una sfida da raccogliere e un rischio da correre' (CG23, n.214).
Dunque, sono un pacifista? Beh... non mi dispiace di
esserlo!
Don Maurizio Spreafico, coordinatore nazionale di Pastorale Giovanile.