INTRODUZIONE DI FUORITEMPO –  In Birmania i generali ancora contro Suu Kyi. Quattro oppositori uccisi. Università chiuse. Francesco

 

IL CORRIERE DELLA SERA

In isolamento la signora della pace

Di Michele Farina

Il mondo chiede la sua liberazione. Loro, i generali al potere, fanno sapere che non l' hanno mai arrestata. Anzi. Aung San Suu Kyi, 57 anni, leader dell' opposizione birmana, sarebbe sotto la loro «custodia protettiva». Così come altri 19 collaboratori. The Lady, «la signora» come viene chiamata dai suoi, è da ieri in una «guest house» del governo nella capitale Rangoon, in isolamento, dopo che sabato la polizia aveva «salvato» lei e i suoi seguaci dalle proteste dei cittadini «stanchi» di appelli «disfattisti» in nome della democrazia. Chiaro no? E' questa la surreale versione dell' arresto di Aung San Suu Kyi che le autorità affidano alla «Nuova luce di Myanmar», organo ufficiale della giunta al potere dall' 88. Ieri la Signora, Nobel per la pace nel ' 91, liberata nel maggio 2002 dopo aver trascorso oltre sei degli ultimi dieci anni agli arresti domiciliari, era il terzo titolo, dopo l' inaugurazione di una diga e quella di una «scuola multimediale». Nessuna traccia della chiusura «a tempo indeterminato» delle università, ordinata dal governo in seguito agli «incidenti» di sabato. Oggi doveva cominciare il nuovo semestre. E invece niente. Una chiusura «protettiva», come l' arresto della Signora. Come «protettivi» sarebbero i lucchetti alle sedi del suo partito, la Lega Nazionale per la democrazia (Nld). Lo stesso che ebbe l' 80% dei voti alle ultime elezioni libere, nel ' 90, annullate dai generali. Furono proprio le università il fulcro delle proteste del 1988: Suu Kyi si trovava a Rangoon per assistere la madre malata (viveva in Gran Bretagna con il marito tibetanologo e i due figli). Disse più tardi che lei, figlia dell' eroe dell' indipendenza birmana Aung San, al grido del suo popolo «non poteva restare indifferente». Rimase nella villa dei genitori in riva al lago, suonando Bach al piano e diventando leader del movimento democratico. Dopo le elezioni «rubate», fu messa agli arresti domiciliari. Uscì nel ' 95. Nel 2000 fu di nuovo «reclusa in casa», per aver progettato un viaggio a Mandalay. Nel maggio 2002 i generali l' hanno liberata, promettendo di riaprire il dialogo. «L' abbiamo trattata da vip - dice il governo -. Le abbiamo fatto visitare canali, ponti, dighe, tutti segni che il Paese sta andando bene». E invece lei, «circondata da pessimisti», ha organizzato proteste che hanno «stravolto la vita dei villaggi». Ogni volta erano in migliaia ad aspettarla? Per il governo questo ha provocato ingorghi e reazioni rabbiose. Una farsa, se non fosse in gioco il destino di 50 milioni di abitanti (due volte gli iracheni), prigioniero da 15 anni di un gruppo di Raís senza volto. Chi ha mai visto in tv il capo della giunta (che si fa chiamare Consiglio per la Pace e lo Sviluppo)? Il generale Than Shwe è esperto di guerra psicologica. Quella condotta con la Signora è da manuale. La sua liberazione usata come specchietto. Poi, silenzio e pugno di ferro. Nei giorni scorsi 10 membri dell' Nld condannati a pene fino a 28 anni per «attività clandestine». Ad aprile Suu Kyi denunciava l' immobilismo del regime: «In 6 mesi, nessun contatto con l' opposizione». Accontentata. L' altroieri sulla strada per Dapayin il suo corteo (15 auto e 100 motorini) «con le luci accese di giorno e i clacson fastidiosi» (secondo il governo) avrebbe preso a sassate i 5 mila membri dell' associazione per lo Sviluppo della Solidarietà. Bande di pseudo-manifestanti, «thugs» al soldo del regime. Che però non avrebbero reagito con violenza. I quattro studenti morti sabato, per le autorità, erano su un' auto che «a folle velocità» «si è schiantata contro un albero». Nei prossimi giorni è atteso a Rangoon l' inviato dell' Onu Razali Ismail, mediatore tra il regime e l' opposizione. Non si vede cosa ci sia da mediare. Stiano tranquilli l' Onu, il G8, i fautori delle guerre preventive e tutti i pacifisti: la Signora e il suo popolo sono sotto «custodia protettiva».

(02/06/03)