INTRODUZIONE DI FUORITEMPO – Il salvataggio di Jessica Lynch, soldata americana nella
guerra in Iraq, aveva commosso il mondo. Ma ora si scopre che fu tutta una
montatura allestita dal Pentagono per dare un volto umano a una guerra che si
stava trascinando. Francesco
IL MANIFESTO
Di
Marco D’Eramo
La faccetta sbarazzina sotto il berretto militare, a noi
veterani del manifesto Jessica Lynch ricorda vagamente Valentina, la
figlia di Valentino Parlato, e suscita perciò la simpatia di chi si è visto
crescere. Niente a paragone del prorompente amore con cui tutta l'America sta
cingendo in un soffocante abbraccio questa diciannovenne nata in Virgina, in un
borgo chiamato Palestina, e che si era arruolata per poter frequentare le
scuole e diventare maestra delle elementari. Il cantante Eric Horner ha appena
inciso Lei è un eroe, «una canzone che mi è sgorgata diritta dal cuore e
che è dedicata a Jessica» dice modesto il cantante. Dalle scuole elementari
arrivano valanghe di compiti in classe scritti da scolari. Su internet è già
iniziato il merchandising: insieme a un'altra decina di oggetti, sono in
vendita magneti da attaccare al frigorifero con la scritta «America Loves
Jessica» (5 dollari), dipinti a olio (200 dollari). Si sono formati club di
ammiratori. Ma era quasi inevitabile dopo dopo che per giorni e giorni i
piccoli schermi hanno martellato con il suo visino le famiglie d'America e che Newsweek
le aveva dedicato la copertina «Saving Private Lynch», «salvando il
soldato Lynch», che ricorda il Private Ryan del film di Steven
Spielberg. E come poteva essere altrimenti se è vero che Jessica è la prima
soldatessa «Pow/Mia salvata da un commando»? dove Pow/Mia è una sigla
inflazionata dai tempi di Rambo, quando mezza America era stata convinta a
credere che in Vietnam ci fossero ancora miriadi di prigionieri di guerra
(Prisoners of War, Pow's) o di «dispersi in combattimento» (Missing in Action)
da recuperare con spericolate incursioni come quella che ha salvato appunto la
soldata Lynch da un ospedale iracheno.
Ma ricapitoliamo la storia - almeno come ci fu raccontata. Il 23 marzo, nei
pressi di Nasiriyah, un furgone dell'esercito Usa con a bordo 15 militari della
sussistenza «cadde in un'imboscata», e nove soldati americani perirono: nella
propaganda di guerra, i soldati angloamericani morivano sempre in imboscate,
mentre quelli iracheni rimanevano uccisi negli attacchi. Come in seguito
riferì il Washington Post, Jessica Lynch «riportò multiple ferite d'arma
da fuoco» e fu anche pugnalata mentre «combatteva accanitamente e colpiva
parecchi soldati nemici, sparando con la sua arma finché esaurì le munizioni».
L'autorevole quotidiano della capitale Usa citava anche una fonte militare
anonima secondo cui «lei stava combattendo a morte».
I media americani instillarono la convinzione che Jessica Lynch era torturata
dagli iracheni. La guerra nel frattempo sembrava impantanarsi per la coalizione
angloamericana, di fronte alla resistenza di Bassora e di altre città. Il 2
aprile all'alba a Doha, Qatar, i rappresentanti della stampa mondiale furono
scaraventati giù dai loro letti e portati nel futuristico e hollywoodiano
Centcom (centro comunicazioni): «C'è una situazione di notizie scottanti, il
presidente è già stato avvertito». I giornalisti credettero che Saddan Hussein
fosse stato arrestato, riferisce l'inviato del quotidiano inglese The
Guardian. Invece fu mostrato loro un filmato di cinque minuti sul
salvataggio della soldata Lynch che era stata picchiata nel suo letto
d'ospedale e interrogata, dissero gli ufficiali del Pentagono. Il salvataggio
era stato reso possibile solo dall'eroico avvocato iracheno Al-Rehaief che
aveva informato gli americani dell'ospedale in cui era «imprigionata» Lynch.
Così, poco dopo mezzanotte, un comando di Rangers dell'esercito e di Seals
della marina attaccò l'ospedale di Nasiriyah: il loro «temerario» assalto in
territorio nemico fu «carpito» dalla cinepresa militare a visione notturna. Fu
detto che erano avanzati sotto il fuoco nemico, ma che ce l'avevano fatta e
avevano trascinato via Lynch fino all'elicottero. Nel filmato si sentivano
spari, esplosioni, e i soldati americani gridare: «Go! Go!». In pochissime ore
il filmato girato da un operatore militare aveva subìto l'editing e fu diffuso
ai network di tutto il mondo. Quando fu mostrato, riferisce l'inviato del Guardian,
«il portavoce militare a Doha, il generale Vincent Brooks, dichiarò:
"Alcune anime eroiche hanno rischiato la vita perché questo avvenisse,
leali al comandamento di non lasciare mai indietro un commilitone caduto».
L'avvocato Al-Rehaief ha ottenuto l'asilo politico appena due settimane dopo il
suo ingresso negli Usa, ha firmato un contratto da 500.000 dollari per un libro
di memorie Rescue in Nasiriyah («recupero a Nasiriyah») che uscirà in
ottobre. E Hollywood ha naturalmente già pronto un film. Solo che il
salvataggio era già un film.
Subito l'arrivo in Germania, il comandante dell'ospedale militare, il
colonnello David Rubenstein disse ai giornalisti che l'esame medico «esclude
che qualunque ferita (di Jessica) sia stata causata da armi da fuoco o da
taglio». Il giorno successivo, riferisce WorldNetDaily, il padre di
Jessica confermò questa diagnosi riferendo che i dottori gli avevano detto che
Jessica non era stata sparata, ma aveva subito fratture alle braccia e alle
gambe quando il camion era saltato per una granata irachena. D'altronde è
difficile immaginare una furiera, addetta alla sussistenza, e che cioè non è
addestrata al combattimento né all'uso delle armi, «battersi sino alla morte»,
«colpire i nemici fino a esaurire le munizioni».
Crollava così una prima parte della storia di Private Lynch. Ma a metà aprile
la stampa inglese (non per caso, vedremo) ha cominciato a smontare anche la
seconda parte della storia, quella che riguarda il «temerario salvataggio». Il Times
di Londra raccolse la testimonianza del dottore Harith al-Houssona che si
meravigliava della versione Usa: «Quel che raccontano gli americani è come la
storia di Sinbad il marinaio, è un mito». Secondo questo dottore, quando gli fu
portata nell'ospedale di Nasiryah, Lynch aveva una ferita alla testa, un
braccio e una gamba rotti e fu curata con tutte le premure possibili, come
raccontò più tardi anche l'infermiera Khalida Shinah al Guardian.
Non solo, ma due giorni prima che arrivasse il commando, il dottore Al-Houssona
aveva deciso di consegnare Jessica agli americani, la caricò su un'ambulanza e
istruì l'autista di andare al checkpoint americano: mentre si avvicinava, gli
americani aprirono il fuoco e l'autista riuscì a salvarsi per un pelo e a
rientrare di corsa in ospedale.
Non basta. Il giorno prima dell'«eroico recupero», l'esercito iracheno era
scappato via. Addirittura - raccontava un cameriere di un ristorante, Hassam
Hamoud - una pattuglia di americani entrò in città e l'interprete arabo gli
chiese se in giro c'erano ancora fedayn, e lui rispose «no».
Perciò le «anime coraggiose» arrivarono in elicotteri e con carri armati sul
tetto di un ospedale disarmato, esplosioni risuonarono e spari echeggiarono in
corsie semivuote, dottori con lo stetoscopio al collo furono ammanettati, fu
squarciato il materasso su cui era stata adagiata Jessica («e ci tolsero
l'unico letto "anti-decubito" che avevamo»), furono imprigionati
anche pazienti che erano intubati e paralizzati. Racconta al Times il
medico al-Housssona: «Erano terribilmente delusi di non trovare l'orribile
Guardia repubblicana che si lavorava Lynch con i ferri roventi... quando stai
girando un film a buon mercato, ti arrangi con quel che hai. Avevano bisogno
dei cattivi, e non è colpa loro se la produzione non gliene aveva forniti di
veri», così se la presero coi dottori.
In definitiva, la soldata Jessica, addetta alla sussistenza, si era fratturata
braccia e gambe e non era stata colpita da pallottole o lame. È stata curata.
Non è stata torturata. Il commando americano non ha dovuto fronteggiare nessun
soldato nemico, poiché tutti erano fuggiti il giorno prima. L'arma più
pericolosa che ha minacciato questi Rambo sarà stato un clistere. Per il resto,
non sapremo mai cosa avvenne il 23 marzo a Nasiriyah perché, molto
opportunamente, Jessica Lynch ha un'amnesia: non ricorda nulla, e in realtà la
ragazza virginiana sembra capitata per caso nel film del suo salvataggio, forse
perché era fotogenica, e si trovava là nel momento in cui la propaganda di
guerra Usa aveva più bisogno di un viso gentile per dare un volto umano a una
guerra che si trascinava.
Tutta la messa in scena del Pentagono è venuta fuori solo a causa dei dissensi
che dietro le quinte crescevano tra Gran Bretagna e Stati uniti su quale
politica dell'informazione adottare (ricordate i giornalisti embedded?).
Durante il conflitto, l'addetto inglese a Doha, Simon Wren ha mandato parecchi
rapporti al vetriolo a Londra e a Downing Street. In particolare, vi definiva
«imbarazzante» e «ipergonfiata» la versione americana su Jessica Lynch. Di
queste crepe nel fronte alleato è sintomo anche il documentario girato dalla
Bbc e presentato domenica 18 maggio, col titolo War Spin. Una delle
espressioni più in moda tra i politologi anglosassoni è attualmente spin
doctors, commentatori e analisti che nei media che fanno cambiare
(«ruotare») opinione.
In gioco, tra Londra e Washington, era non solo l'episodio di Jessica Lynch, ma
il rapporto tra verità e politica: è probabile infatti che Tony Blair fosse
davvero convinto che Saddam Hussein avesse armi di distruzione di massa e che
gli americani ne avessero prove inconfutabili.
Invece gli americani stavano perfezionando la tecnologia delle «bombe al
panzanio», come le ha chiamate Stefano Benni, arruolando nel proprio arsenale
bellico produttori e sceneggiatori di Hollywood, completi di effetti speciali.
In particolare, scrive John Kampfner del Guardian, «il Pentagono è stato
influenzato dalla Tv-realtà e dai film di azione, in particolare Black Hawk
Down. Nel 2001, il produttore di Black Hawk Down (il film su
Mogadiscio), Jerry Bruckheimer, andò al Pentagono per proporre un'idea. Lui e
il suo coproduttore Bertam van Munster (che aveva programmato il reality-show Cops,
Sbirri) suggerirono Profili dal fronte, una serie tv in prima serata
sulle forze Usa in Afghanistan: storie umane viste con gli occhi dei soldati.
Lo scopo di Van Munster era di metterla sull'intimo e sul personale». L'idea
entusiasmò il ministro della difesa Donald Rumsfeld, tanto che nella guerra in
Iraq il Pentagono si è prodotto da solo i suoi profili dal fronte, di
cui Saving Private Linch è stato l'episodio di maggior successo. Il
primo, ma certo non l'ultimo.
PS. Due osservazioni marginali sulla vicenda di Jessica Lynch.
1) È assordante il silenzio che i media italiani hanno mantenuto sulla
messinscena, dopo che ci avevano bombardato per giorni con l'eroico salvataggio
e le graziose lentiggini. Lungi da noi il sospetto che la stampa italiana sia
succube di quella americana.
2) Elaine Donnelly, presidentessa del Center for Military Readiness, sospetta
che siano state le «femministe del Pentagono» ad aver fatto filtrare i rapporti
(falsi) sulle ferite e (non documentati) sull'eroismo di Jessica Lynch per
favorire l'avanzamento delle donne nella carriera militare: le disavventure
della povera furiera sono così strumentalizzate dalle paladine del patriarcato,
almeno quello militare.
(27/05/2003)