INTRODUZIONE DI FUORITEMPO –  I nuovi attentati da Riad a Casablanca. Riccardo

 

FAMIGLIA CRISTIANA

LA PACE È L'ARMA MIGLIORE CONTRO IL TERRORISMO
Di Igor Man

Gli attentati della settimana scorsa – Riad, Casablanca, Gerusalemme – annunciano il ritorno di Al-Qaida? L’interrogativo è di rigore, proveremo a dargli una risposta ragionata. Ma prima sia consentito al vecchio cronista di rivolgere un pensiero agli innocenti ammazzati: carnefici e vittime, Caino e Abele. La pietà è la pietà, diceva Madre Teresa parafrasando Gertrude Stein ("una rosa è una rosa").

I fatti, innanzitutto. Al principio di maggio gli Usa allertano l’Arabia Saudita: Al-Qaida, secondo fonti attendibili, sta preparando attentati «contro significativi obiettivi del Regno». Passa qualche giorno e arriva ai giornali arabi un messaggio Internet con cui un sedicente portavoce di Al-Qaida minaccia un’ondata di «attacchi contro interessi americani nel Golfo».

Ora a Washington si deplora la "scarsa attenzione" dei sauditi alle «comunicazioni del Dipartimento di Stato sul pericolo terroristico», ma a Riad si afferma che, nonostante "la genericità" dell’allertamento statunitense, i Servizi sauditi furono subito mobilitati. Purtroppo gli investigatori "irruppero" quando già i tre autocarri-kamikaze erano in moto.

Nella incessante caccia al terrorista islamico, gli Usa hanno registrato notevoli successi: in cima, la cattura di Khalid Sheik Mohammed, "testa pensante" del devastante 11 settembre. La liberazione dell’Irak e dell’Afghanistan ha sottratto preziosi alleati ad Al-Qaida, ha tagliato i finanziamenti, ha eliminato il rischio che le armi di distruzione di massa di Saddam finiscano nelle mani dei più fanatici estremisti. Così ha detto Bush, il mattino di sabato passato.

Certo, aggiunge Bush, «i nemici della libertà son sempre attivi, la guerra contro il terrorismo continua», ma il nemico ha patito colpi terribili: «La metà dei vertici di Al-Qaida è stata eliminata. La caccia avrà fine quando tutti i fanatici saranno assicurati alla giustizia» (il discorso di Bush era stato registrato venerdì, prima dell’attentato a Casablanca).

Il presidente Usa sottolinea le vittorie in Afghanistan e in Irak per riaffermare come fosse "indispensabile" liberare l’Irak, alleato del terrorismo islamico. Su questo tasto Bush batte e ribatte con uno scopo preciso: mettere a tacere quanti, anche negli Stati Uniti, cominciano a domandarsi se la guerra contro l’Irak anziché indebolire il terrorismo non gli abbia giovato, «esasperando il già diffuso antiamericanismo di larghi strati dell’opinione pubblica araba».

Bush difende la sua guerra, incastonata nel più vasto compito della lotta al terrorismo. Lo fa per convinzione oppure per blindare il suo messaggio elettorale incentrato, appunto, sulla bontà della guerra preventiva contro le nuove "forze del male"? Al tempo di Reagan la forza del male era una sola: il comunismo; oggi è l’islam radicale.

Certamente l’islam radicale costituisce una seria minaccia, che tuttavia sembrerebbe più logico (e pratico) eliminare prosciugando lo stagno dove nuota il pesce-terrorista, anziché puntare sull’intervento bellico.

Gli ultimi fatti sembrano dar ragione a quanti paventavano che la guerra, anziché stroncare il terrorismo, avrebbe provocato una sua impennata. Sia come sia, è troppo presto per stabilire se gli attentati ultimi annuncino il ritorno in forze di Al-Qaida.

Una recentissima analisi dell’Fbi si conclude così: «Al-Qaida è ferita. Gravemente, ma solo ferita». Epperò gli analisti egiziani sostengono (ottimisticamente?) che gli attentati, tutti peraltro contro "obiettivi soft", sono il fuoco d’artifizio finale della Piovra di Bin Laden.

La Piovra non scommetteva certo su Saddam, ma sperava che gli americani finissero nelle sabbie mobili d’un Vietnam iracheno. Così non è stato. Ne viene che, sempre secondo gli esperti del Cairo, al-Qaida è in grave crisi. Se poi Israele, anziché preoccuparsi di buttar giù dal suo (cariato) trono il vecchio Arafat aiutasse Abu Mazen nel suo impegno a trattare "nonostante gli attentati", in questo caso potrebbe aversi la vera sconfitta del terrorismo islamico.

Un negoziato serio e continuativo porterebbe fatalmente all’applicazione della road map, la strada verso la pace.

Il più potente nemico del terrorismo non è la guerra: è la pace.

(25/05/03)