La Nestlé fa causa
all'Etiopia
"Vogliamo 6 milioni di
dollari"
GINEVRA
- L'Etiopia è tra i paesi più poveri e affamati, eppure la Nestlé, gigante
mondiale dell'industria alimentare, reclama milioni di dollari di risarcimenti.
Una disputa paradossale iniziata quasi trent'anni fa nella terra minacciata da
gravi carestie e dove milioni di persone non hanno cibo a sufficienza, secondo i
più recenti allarmi lanciati dalla Fao. La multinazionale elvetica aveva una
fabbrica alimentare in Etiopia, che gli è stata espropriata nel '75 da parte
dell'allora regime militare.
Per quell'esproprio nel 2001 la Nestlé ha
reclamato sei milioni di dollari a titolo di indennizzo, e i negoziati sono
ancora in corso. La multinazionale si difende, malgrado la denuncia di
un'organizzazione non governativa. "La situazione può sembrare scandalosa a
prima vista, ma non lo è se si conoscono tutti gli aspetti della vicenda", ha
detto Francois Xavier Perroud, portavoce della Nestlé. "Discussioni sono in
corso con le autorità etiopiche e la richiesta di sei milioni è solo quella
iniziale. Siamo molto flessibili e siamo pronti a investire la somma del
risarcimento nel paese africano", ha aggiunto.
I negoziati, cui partecipa anche
un'agenzia della Banca mondiale, sono ripresi nel 2001 su iniziativa del governo
etiopico. Inoltre, il caso Nestlé non è isolato: una cinquantina di simili
trattative sono in corso, ha sottolineato Perroud. Al centro della disputa è
l'Elidco (Ethiopian Livestock Development Company), una fabbrica alimentare in
Etiopia che controllava il gruppo tedesco Schweisfurth, rilevato dalla Nestlé
nel 1986. Dopo l'espropriazione, le autorità di Addis Abeba avevano poi
rivenduto la fabbrica a una società locale nel 1998 per la somma di 8,7 milioni
di dollari, ha raccontato Perroud.
Con l'acquisto del gruppo tedesco la
Nestlé ha ereditato anche i diritti di indennizzo. "Per noi è una questione di
principio e saremo inflessibili sul principio di un risarcimento. In caso
contrario" ha detto Perroud "la somma di sei milioni di dollari da noi richiesta
è solo il punto di partenza di un negoziato: sulla somma, sui tempi e sulle
modalità saremo molto, molto flessibili. Inoltre siamo pronti a investire in
Etiopia l'integralità del risarcimento ricevuto".
L'Ong britannica Oxfam
ha denunciato la Nestlé in un comunicato affermando che l'Etiopia è un paese che
muore di fame ed è tra i più poveri dell'Africa, con un reddito medio pro capite
di meno di 2 dollari al giorno. I sei milioni di dollari reclamati dalla Nestlé
"potrebbero fornire acqua potabile a oltre quattro milioni di persone in Etiopia
o permettere di costruire 6.500 pozzi nel paese colpito dalla
siccità".
(19 dicembre 2002)
INTRODUZIONE
DI FUORITEMPO – Ogni
tanto una buona notizia… Francesco
Da www.vita.it
Etiopia: Nestlé ritira la richiesta di 6
milioni di dollari
di
Carlotta Jesi (c.jesi@vita.it)
(24/01/2003)
È
una vittoria delle ong e degli attivisti: hanno inviato all'azienda 40 mila
lettere di protesta
La
Nestlé fa marcia indietro sul debito dell'Etiopia: non intende più chiedere al
Paese, devastato dalla fame e dalla carestia, un risarcimento di 6 milioni di
dollari per la confisca dei suoi beni attuata negli anni Settanta dal governo di
Addis Abeba.
Ne
da notizia il quotidiano inglese The Guardian del 24 gennaio che, per primo,
denunciò la scandalosa richiesta del colosso del caffè contro l'Etiopia che in
questo momento deve fronteggiare una gravissima crisi alimentare.
L'accordo
raggiunto con l'Etiopia? Invece di dare 6 milioni di dollari alla
Nestlé,
il governo di Addis Abeba ne stanzierà 1 milione e mezzo per combattere la
carestia in corso.
Secondo
il Guardian il merito di questo accordo va all'opinione pubblica che si è
mobilitata contro l'iniziale richiesta della Nestlé: alla compagnia sono state
inviate oltre 40 mila lettere di protesta.