INTRODUZIONE DI FUORITEMPO – Joao Pedro Stedile è un dirigente del movimento Sem terra
e di Via Campesina-Brasile In questo articolo analizza la politica estera
statunitense tesa, secondo Stedile, a difendere gli interessi economici
nazionali. Un articolo importante nella giornata di oggi che vede aprirsi il
Forum sociale mondiale a Porto Alegre Inoltre questo articolo credo che si
possa collegare perfettamente con il libro “I cortili dello zio Sam” di Noam
Chomsky che Simone ha brillantemente recensito nella sezione “LIBRI” . Francesco
IL MANIFESTO
di JOAO PEDRO STEDILE
La terza edizione del Forum sociale mondiale viene
realizzata in un quadro di crescente militarizzazione e di offensiva
economico-bellica da parte del governo degli Stati uniti, in un quadro di
innocuità e di servilismo degli organismi internazionali e nell'imminenza di
una nuova guerra, questa volta contro l'Iraq. Tutto ciò proietta conseguenze
tragiche sull'umanità. Il Fsm è stato un grande spazio di dibattiti, di
riflessioni e di proteste, in cui convergono migliaia di intellettuali,
militanti, dirigenti, giovani e anziani che hanno in comune l'opposizione al
neoliberalismo e a tutte le forme di oppressione. Ci sono tra loro molte
differenze, ma probabilmente il punto in cui più ci si identifica è l'unità
contro l'offensiva dell'impero americano. Bush e Sharon sono riusciti in
un'impresa: unirci tutti contro di loro.
Gli obiettivi di governo e imprese degli Stati uniti sono
chiari. Vogliono mantenere a qualsiasi prezzo il proprio potere imperiale.
Vogliono uscire dalla crisi capitalista scaricando i suoi costi sui popoli del
Terzo mondo. Vogliono monopolizzare l'accesso alle fonti di energia a proprio
esclusivo beneficio. Vogliono recuperare rapidamente le proprie percentuali di
guadagno. Ogni volta che il capitalismo ha sofferto crisi prolungate, ha fatto
ricorso alla guerra e all'industria bellica per mantenere il processo di
accumulazione del capitale. I signori del capitale hanno scoperto che
l'industria bellica è l'unica a produrre una merce speciale, fatta per
autodistruggersi e per distruggere il lavoro accumulato, creando quindi spazio
a nuove merci . Dopo i massacri del settembre 2001 Washington ha trasferito
oltre 400 miliardi di dollari all'industria bellica, ha condotto la guerra
contro l'Afghanistan, alimenta quella in Palestina, esige adesso la guerra
contro l'Iraq.
In America latina la politica imperiale americana si
dispiega su tre fronti. Primo, finanzia e sostiene militarmente l'interminabile
guerra colombiana, che può solo avere un'uscita politica. Secondo, sta
costruendo un accerchiamento militare in Sudamerica attraverso l'installazione
di basi. Già ha messo piede in Ecuador e Bolivia, ora cerca di farlo in
Argentina e Paraguay. In Brasile ha ottenuto un accordo per l'uso della base
aerea di Alcantara, la cui legalità è stata impugnata in parlamento perché
considerata lesiva della sovranità nazionale. Washington ha imposto al
presidente uscente Cardoso l'installazione di un sistema di vigilanza dell'Amazzonia
attraverso satelliti, radar e potenti computer (Sivam) costruiti da imprese
americane, con accesso alle informazioni captate nell'intera regione.
Non soddisfatto da tutto ciò, il governo americano vuole
anche far passare l'Accordo di libero commercio delle Americhe (Alca), che di
libero non ha nulla e non si limita al commercio. Si tratta di un progetto
strategico concepito per sottomettere il territorio, le ricchezze, l'economia,
gli investimenti, l'agricoltura, le sementi, la cultura, la moneta, le banche
centrali, i servizi e persino le spese pubbliche dell'America latina a
vantaggio delle imprese nordamericane. In questa maniera otterranno vantaggi
tali da uscire più rapidamente dalla crisi e a affrontare in migliori
condizioni i competitori in Europa e in Asia. Ciò che gli Stati uniti non hanno
ottenuto con l'Accordo multilaterale sugli investimenti e con il Wto, cerca di
ottenerlo ora con l'Alca.
Dietro la militarizzazione del continente e dietro l'Alca
si nasconde il tentativo di assicurarsi il controllo illimitato del petrolio
venezuelano, colombiano e ecuadoriano, come pure il controllo della
biodiversità amazzonica e dell'acqua potabile. Per questo gli Stati uniti
vogliono introdurre nell'Alca una legge che garantisca la proprietà privata
degli esseri viventi «bio-diversi» e il controllo delle licenze per le sementi
transgeniche. Vuole instaurare la proprietà privata non solo sulla terra e
sulle risorse minerarie ma anche sull'acqua, che si trasformerebbe in una
inesauribile fonte di lucro per le imprese monopoliste.
Tutte queste misure danneggiano direttamente l'agricoltura
familiare, la produzione di alimenti e l'accesso ai beni della natura, e
minacciano il futuro dei campesinos come classe sociale e come cittadini che
vogliono vivere nell'ambiente rurale.
Ma l'offensiva del governo americano in tutti questi fronti
sta politicizzando e unificando l'intero movimento campesino in America latina.
I contadini si stanno organizzando intorno a Via Campesina e si accingono a
intavolare tutti i conflitti possibili per impedire l'imposizione dell'Alca, la
regolazione della loro produzione agricola da parte dell'Organizzazione
mondiale del commercio, l'installazione di nuove basi militari (anzi, cercano
di sloggiare quelle attuali).
Felicemente, la gente si sta svegliando. Sta nascendo un
potente movimento unitario continentale contro l'Alca. E nei più recenti
processi elettorali la gente ha votato con decisione contro il liberalismo e
contro le proposte degli Stati uniti. E' successo così in Ecuador, in Brasile,
in Bolivia e certamente accadrà quest'anno in Argentina e in Uruguay.
Speriamo che il Forum sociale mondiale sia uno spazio
privilegiato per scambiarsi le idee tra tutti i movimenti sociali, gli
intellettuali e gli accademici per costituire una grande unità continentale e
mondiale contro l'offensiva imperialista. Nessun impero è stato eterno, nemmeno
questo lo sarà.
(24/01/03)