INTRODUZIONE DI FUORITEMPO
– Mi fanno piacere le critiche che
vengono mosse all’amministrazione di Cuba, dai nostri politici italiani, dopo
le incredibili condanne della settimana scorsa. Non comprendo invece la
posizione di Armando Cossutta… o meglio credo di immaginarlo… ma mi spaventa! Francesco
IL CORRIERE DELLA SERA
di Alessandro Trocino
Armando Cossutta di Cuba preferisce non parlare. «E’ una questione delicata, lasciamo perdere». E infatti il presidente dei Comunisti italiani - partito schierato con Fidel senza troppi se e ma - non ne parla e delega la «questione delicata» al responsabile esteri Jacopo Venier: che «deplora» le esecuzioni capitali, ma difende Cuba «senza imbarazzi e senza reticenze». A sinistra, però, si levano sempre più alte le voci di protesta contro la repressione di Castro. Pesa l’intervento di Pietro Ingrao, grande vecchio della sinistra, che ha scritto un editoriale durissimo sul manifesto di ieri. Ma anche la posizione di Fausto Bertinotti, segretario di Rifondazione comunista: «In nome dell’amicizia di lunga data con Cuba, il mio dissenso da quanto sta avvenendo è molto netto. Le condanne sono piombo nelle ali del Paese». «Le notizie che arrivano da Cuba non consentono silenzi» scrive Ingrao sul quotidiano che nel ’68 si schierò contro Castro che appoggiava i carri armati di Praga, ma che nel ’96 pubblicò per tre giorni il Granma , quotidiano organo ufficiale del Pci cubano. Ingrao usa parole pesantissime, parlando dell’arresto dei 78 oppositori e delle tre condanne a morte dei dirottatori del traghetto: «cifre agghiaccianti», «processi farsa», «inganni feroci», «condanne a morte ripugnanti», «boia macchiati di sangue». Di fronte a tutto questo, spiega Ingrao, che ricorda l’esempio del Nobel Saramago, occorre avere «il coraggio della verità».
I Ds dicono di averlo avuto a tempo debito, come spiega il segretario Piero Fassino: «Siamo stati tra i primi a denunciare la repressione, quando ancora i giornali non ne parlavano». Sandro Curzi, direttore di Liberazione , ammette invece di essere stato colto di sorpresa. Ieri ha ricevuto 40 lettere dai lettori e oggi dedicherà tutta l’ultima pagina alla «selvaggia ondata di repressione»: «Non abbiamo dato alla questione l’importanza che meritava - spiega Curzi - per colpa della guerra, siamo una redazione piccola. Ma forse anche perché le notizie che arrivavano erano imbarazzanti. Facciamo autocritica: i nostri lettori sono arrivati prima di noi».
Bertinotti, anche lui silente per qualche giorno, invita innanzitutto a ricordare che cos’è Cuba: «Andate a visitare il centro storico dell’Avana e le favelas di Buenos Aires, guardate in faccia un bambino di Cuba e poi uno di Haiti». Detto questo, però, il giudizio è netto: «Cuba è uno dei punti di riferimento del movimento per la pace e della rinascita dell’America latina, insieme a Lula, Chavez e Gutiérrez. Proprio per questo ha una responsabilità particolare e non può reagire all’aggressione degli Usa adottando a sua volta politiche regressive. Il nostro dissenso è nettissimo».
Schierato con Castro rimane quindi solo il Pdci. E di questa presenza nell’Ulivo di un partito che sostiene «il tiranno assassino Fidel Castro», chiedono conto alcuni esponenti del Polo, come il vice presidente dei senatori di Forza Italia, Lucio Malan, e il collega di partito Giorgio Lainati. Ma anche nel centrodestra si discute. E se alcuni senatori e deputati di An e Fi invitano il governo a «rivedere i rapporti commerciali con Cuba» e a congelare gli aiuti condizionandoli al rispetto dei diritti umani, Gustavo Selva (An) giudica «burocratica» la risposta del sottosegretario Baccini, fresco di visita a Cuba.
Intanto le poste dell’Avana rischiano il sovraffollamento: dopo le lettere di protesta di Pezzotta, Epifani e Formigoni, ieri hanno annunciato l’invio di posta nei Caraibi il presidente della Toscana Claudio Martini e perfino Gianni Minà, che esprime all’amato lidér máximo tutta la sua «amarezza per le condanne a morte». Ma l’autore del libro-intervista a Castro ha pronta anche un’altra lettera, questa volta indirizzata al presidente Bush: «Voglio chiedergli conto di quei duemila esseri umani scomparsi negli uffici delle sue polizie».
(17/04/03)