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Economia etica e
solidale
marchigiana
Bollettino di cultura e notizie on line
per un nuovo mondo possibile Bollettino Anno I Numero 3 - maggio 2005 Temi : economia solidale, consumo critico, ecologia e produzioni eco-compatibili, esperienze di riciclo e riuso, energie rinnovabili, stili di vita alternativi, finanza etica, agricoltura biologica, cooperazione, cooperazione internazionale, turismo responsabile, medicina integrata, monete regionali, iniziative di pace, informazione libera, democrazia partecipativa |
| Ai lettori
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Economia Solidale |
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Quale futuro per la cooperazione nell'era della globalizzazione |
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Energia & Ambiente |
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Nuovi stili di vita |
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Per la nostra salute |
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Esperienze |
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Un consigliere regionale al tavolo dell'economia solidale: intervista a Michele Altomeni |
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| Appuntamenti da non perdere | |
| Festa del Gruppo Macro Sabato 28 Maggio 2005 - Cesena | |
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BAMBINI DI STRADA OGGI, QUALE FUTURO 31 maggio 2005 - Senigallia |
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| Incontro dei Gruppi Acquisto Solidale MARCHE - 2 giugno 2005 S.Severino Marche | |
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Rigoberta MENCHU' 5 Giugno 2005 Coop. La Terra e il Cielo a Piticchio di Arcevia |
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| Posta dei lettori: Le amalgame al mercurio | |
| SunDay 2005 - Giornata del Risparmio Energetico e fonti rinnovabili - Ancona | |
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Ai lettori
(Loris
Asoli) Cari
lettori, è
con gioia che facciamo uscire questo terzo numero del bollettino, perché
rappresenta un nuovo miglioramento, sia per l’ampliamento della struttura a
rubriche, sia per l’ampliamento del gruppo redazionale, attraverso le
nuove collaborazioni di Gabriele Darpetti e Davide Guidi, che portano nel
bollettino ulteriori esperienze e nuove tematiche dell’Economia solidale, come
la cooperazione e il volontariato. Il gruppo è aperto anche ad ulteriori
ampliamenti, alcuni dei quali sono già previsti. Tutti
i pezzi sono interessanti e vale la pena di leggerli. Di
particolare rilievo è l’intervista a Michele Altomeni, quale neoeletto in
consiglio regionale e, fra gli incontri, quello con il premio Nobel per la pace
Rigoberta Menchù, presso la sede della cooperativa La Terra e il Cielo di
Arcevia. La
rubrica “Per la nostra salute” affronta questa volta, con due articoli, una
tematica di fondo, che è quella del nostro rapporto con l’acqua, elemento di
base della vita, per la nostra salute fisica e spirituale. La
rubrica “Nuovi stili di vita” affronta, con due pezzi, la tematica del
Consumo critico e dei Gruppi di acquisto solidale. Abbiamo
anche approfittato di due brevi interventi di lettori per aprire la rubrica “Posta
dai lettori”, alla quale diamo molta importanza perché vorremmo fare un
bollettino per i lettori e con i lettori; non solo mandare comunicazioni,
ma anche riceverne, in uno spirito di scambio e collaborazione. Vi informiamo anche, fin d’ora, che è possibile, anche se non sicuro, che i prossimi due numeri, estivi, escano in formato ridotto. Anche i volontari possono prendersi le loro pause e ferie estive! Grazie per la vostra comprensione, buona lettura e buona estate. |
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ECONOMIA SOLIDALE
BIOEDILIZIA oggi: nelle Marche e
in Italia
(Roberto
Mosca) Proviamo
a dare un po’ di dati sul segmento di mercato bioedile, ormai assunto a linea
miliardaria. Tanto per cominciare internet. Se si digita la parola bioedilizia
sul motore di ricerca Google, vengono fuori ben 66600 risultati (sembra quasi un
numero esoterico). Ovviamente
per i non specialisti il navigare su internet non risolve tutti i problemi, anzi
non si riesce ad avere facilmente neanche la risposta alla domanda primordiale.
Tralasciando il confusionario mare magnum della rete e consultando i primi
“testi sacri” delle pionieristiche associazioni nazionali come A.n.a.b. e
I.n.b.a.r. (specializzate in corsi per architetti ed ingegneri) e l’ormai
defunta Unibioedilizia (primo tentativo di lobby “buona” di piccoli
produttori), si evince subito che gli “archetipi” sono solamente due. Il
primo è “la totale esclusione di componenti di sintesi petrolchimica e nocivi
in genere”. Il secondo archetipo è “la completa autodichiarazione in
etichetta e in scheda tecnica di tutte le sostanze componenti del prodotto
finito” (magari in abbinamento alla disponibilità ognitempoluogo a controlli
di associazioni di consumatori). Queste
due discriminanti che dieci anni fa erano banalmente ovvie, oggi non esistono più.
Il “libero mercato” non poteva mica tollerare una turbativa del genere e
quindi è passato ai ripari. La conseguenza è che ormai sono decine le
certificazioni di bioedilizia, anche se ancora non si è arrivati al capolavoro
dell’agricoltura biologica: un ente ministeriale che certifica i certificatori… Inutile dire che in questo modo i piccoli produttori (gli unici che fanno veramente ricerca in Italia) sono penalizzati a causa del costo di queste certificazioni: se ad esempio una piccola azienda che produce una trentina di tipi di finiture bioedili dovesse certificare tutti i suoi prodotti ad un costo medio annuo di 5.000 euro cadauno, dovrebbe mettere a budget una spesa annua di 150.000 euro, che magari corrispondono al 10% (!) del fatturato complessivo. E’ evidente che alla lunga una azienda del genere non può sostenersi. Si può dire perciò tranquillamente che le certificazioni bio non sono “sostenibili”. A meno che non si è convinti che la causa dei mali, della stagnazione e della recessione italiota sia il “nanismo” delle aziende del Belpaese. Purtroppo per quegli economisti così tanto convinti, non stiamo parlando di industria “pesante” e, nei settori del “bio”, quella teoria fa acqua da tutte le parti. Il modello infatti è destinato a funzionare con filiere economiche che prevedono produttori cannibalizzatori, trasporti schizofrenici di materie prime e prodotti finiti, consumo di carburanti fossili e inquinamenti vari, grande distribuzione organizzata, precarietà dei lavoratori, informazione delegata alle agenzie pubblicitarie, mode omologanti e consumistiche, usurpazione delle originali regole restrittive ed eco-sostenibili, economia nelle mani di pochi potentati finanziari. Non c’è bisogno comunque di essere no-global. Basterebbe riflettere e pensare a cosa stanno facendo ora gli ex pionieri illuminati dell’agricoltura biologica e della sorella minore bioedilizia, mica tutti si sono fatti bere il cervello e inglobare dal “libero mercato”. Soprattutto nell’Italia Centrale, stanno prendendo forma in vari modi (anche radicali) e organizzati da vari gruppi, dei laboratori economici fondati sul concetto di filiera bioregionalistica. Ad esempio una vera bioedilizia con esclusivo utilizzo di materiali preferibilmente del posto e reperibili facilmente in natura, nel pieno rispetto delle architetture della tradizione locale. Quindi
piccole aziende collegate per piccoli mercati, senza che qualche terzo ci lucri,
con tutti che più o meno si conoscono e se uno è un faccia di cavolo viene
allontanato (anche se è certificato). Per quanto riguarda le Marche alcune
organizzazioni come l’associazione BioArs, l’arcipelago del R.E.S. (rete di
economia solidale) ed il nuovo eco-consorzio bioregionalistico Marche-Eque (pubblico-privato)
stanno lavorando in questa direzione e oltre a censire le aziende, informare i
cittadini e le associazioni di settore, stanno organizzando filiere economiche
integrate multisettoriali. I settori allevamento e agricoltura sono, ad esempio,
integrabili con quello dell’edilizia. Storicamente come componenti per colle,
malte, pitture, vernici si sono sempre utilizzati latte, uova e loro derivati,
oli vegetali, cere, amidi, alcol, strutto, pule di cereali, fibre di canapa,
piante officinali tintorie. In agricoltura si è sempre usato un materiale edile
come la calce per neutralizzare concimi naturali come la pollina. Attualmente da
circa tre anni, c’è un’interessante integrazione tra la Cooperlat di Jesi
(produttrice di latte, panna, yogurt) e la Spring Color di Castelfidardo.
Quest’ultima azienda è diventata impianto tecnico regionale di smaltimento di
eccedenze non più alimentari e riutilizza il latte scaduto che la Cooperlat
recupera dai supermercati, come componente di colle, malte e vernici. Solo negli
ultimi tre anni almeno 50.000 cantieri hanno utilizzato queste finiture “al
latte scaduto”, che rispettano la salute degli operatori edili, l’ambiente e
le architetture (conferendo traspirabilità ai muri senza spellare con il tempo
e garantendo la piena reversibilità, caratteristica essenziale per il settore
del restauro). Certamente questa esperienza sarebbe da riproporre a livello più
generale. Qualche dato: 500 milioni di litri di latte in eccedenza annua dalle
quote comunitarie; circa 200 milioni di euro di multa per gli allevatori; volumi
imprecisati di latte scaduto e recuperato irregolarmente con sostanze tossiche
per ricicli vari anche alimentari; enormi problemi di smaltimento per le
centrali del latte; 600 aziende produttrici di colle, malte e pitture di cui
solo una decina utilizzanti la caseina (in polvere e importata). E’
evidente che ricerca e sviluppo, nonché gli esempi eco-sostenibili vengono solo
dal basso e non da chi non ha nessun interesse a modificare gli equilibri di
potere economico-finanziari (grosse aziende e classe politica). Per completare
il discorso indichiamo alcuni dati che ci sembrano piuttosto oggettivi. Nelle Marche (i dati provengono da una ricerca di Aprile 2003 dell’associazione BioArs e tengono in considerazione il censimento in arrivo delle realtà dell’economia solidale marchigiana) abbiamo: circa
n. 30 imprese e applicatori di malte, pitture e vernici bio [An 10; Ap 5; Mc 10;
Pu 5]; circa
n. 20 produttori di strutture, mobili e impianti in bioedilizia [An5; Ap
5; Mc 5; Pu 5]; circa
n. 20 produttori di cotto, calce e di finiture in bioedilizia [An 5; Ap 5;
Mc 5; Pu 5]; circa
n. 30 restauratori e artigianato artistico bio [An 15; Ap 5; Mc 5; Pu 5]; circa n. 30 architetti, ingegneri e geometri progettisti in bio [An 10; Ap 5; Mc 10; Pu 5]. A
livello nazionale, prendendo un’indagine Federabitazione - Confcooperative
insieme all’Associazione dei comuni (Anci), Legambiente e l’Istituto
nazionale di bioarchitettura (Inbar) del 2004, sono 135 (su un campione di quasi
250) gli enti locali a prevedere agevolazioni o sconti per una casa “bio”
(v. tabella con il dettaglio delle agevolazioni, per ciascun Comune). Sconto
degli oneri di urbanizzazione; possibilità di realizzare una volumetria
maggiore rispetto ai limiti dei regolamenti edilizi; “riserva” esclusiva
sulle aree; sconto Ici. È questo il ventaglio delle principali opportunità di
risparmio che gli enti locali offrono a promotori immobiliari ed acquirenti -
proprietari per rendere più attrattiva l’alternativa ecologica. A Milano, da due anni è in funzione nel quartiere Bovisa un condominio bioedile il cui grado di “ecologicità” è stato studiato e verificato dal Politecnico. La provincia di Bolzano ha elaborato un marchio di qualità (“CasaClima”) per gli immobili che utilizzano al meglio l’energia e sta addirittura sperimentando le celle ad idrogeno in alternativa al metano. Tra gli esempi citati dall’indagine c’è Faenza, che premia con un aumento degli indici di edificabilità i progetti in linea con i principi della bioarchitettura (orientamento dell’immobile, risparmio energetico, utilizzo di materiali naturali). La
forma di incentivo preferita dai Comuni consiste nello sconto sugli oneri di
urbanizzazione (attuata dal 28% degli enti locali). Un Comune su cinque (il 21%)
incentiva invece la bioedilizia concedendo la possibilità di aumentare le
cubature degli edifici. Il 16% degli enti locali vincola l’edificabilità di
alcune aree all’edilizia sostenibile. E, per finire, il 12% concede uno sconto
sull’Ici e un altro 12% mette a disposizione finanziamenti attraverso bandi ad
hoc. Anche
tra i Comuni che stanno valutando quali forme d’incentivo attuare, lo sconto
sugli oneri di urbanizzazione rimane la tipologia favorita, segnalata dal 44%
delle amministrazioni, seguito dallo sconto sull’Ici (35%), da obblighi
specifici nelle convenzioni per le aree (34%), dall’incentivo volumetrico
(32%), dai bandi (29%) e altre forme (5 per cento). Si
tratta di iniziative importanti, come osservano i dirigenti di Federabitazione,
tanto più perché riguardano iniziative particolari di ciascun Comune; ma il
vero salto di qualità arriverebbe con una forma di incentivo a livello
nazionale, magari legato alle agevolazioni fiscali del 41% sulle
ristrutturazioni. Del resto, il sostanziale fallimento della legge 10/1991
(“Norme per l’attuazione del piano energetico nazionale in materia di uso
razionale dell’energia, di risparmio energetico e di sviluppo delle fonti
rinnovabili di energia”, ndr) conferma che l’obbligo di legge è molto meno
efficace dell’incentivo”.
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Quale
futuro per la COOPERAZIONE nell'era
della GLOBALIZZAZIONE (Gabriele
Darpetti)
Il
compito di un Organizzazione Sociale, qual‘è il movimento cooperativo, in
questo momento è, a mio avviso, quanto mai importante. Viviamo
infatti una fase della nostra storia dove le paure, derivanti da un processo di
trasformazione economica e sociale, aumentano in maniera illogica e
incontrollata e possono essere canalizzate e “cavalcate” per la conquista di
un potere sempre più assoluto e incontrollabile. Sono
le paure dell’insicurezza sociale che emergono dalla sensazione imprecisa ma
diffusa di sentirsi minacciati. E’
il rovescio della medaglia di quello che tutti i giorni gli economisti e i
politici liberali definiscono pomposamente come “globalizzazione”. Se
essa abbia i conclamati effetti positivi lo vedremo soltanto nel medio periodo e
probabilmente non andranno a vantaggio di tutti ma solo pochi eletti.
Intanto stiamo già vedendo che essa ha indubbiamente anche effetti negativi, ed
uno di questi è già sotto gli occhi di tutti: l’insicurezza. Il
risvolto negativo della globalizzazione economica è infatti la
deterritorializzazione. Questa è un vero e grande motivo della
paura della gente. Anche se consciamente le persone non sanno individuarne la
ragione, inconsciamente avvertono che questa è una delle cause più importanti
della criminalità, perché la deterritorializzazione, richiesta dai processi di
globalizzazione, rende il territorio incerto, e non più fiduciario il rapporto
tra le stesse. E siccome la globalizzazione concepisce le città come semplici
luoghi di scambi, più che come luoghi di abitazione e di radicamento sociale,
nasce la percezione diffusa che siamo all’inizio di quel processo
irreversibile che traduce le città in agglomerati di sconosciuti senza più
quel tessuto sociale che creava quel rapporto tra gli abitanti del territorio i
quali, se anche non si conoscevano, sapevano di sottostare a quella legge non
scritta che erano gli usi, i costumi, i valori, la cultura e le tradizioni
degli abitanti di quella città. Quando
l’interesse economico diviene l’unico vincolo di convivenza di città e
paesi allora è prevedibile che aumenti in modo spasmodico il timore per
l’azione criminale. In questo sospetto si radica la paura e l’insicurezza
sociale: non solo quindi timori di azioni delittuose ma anche preoccupazioni di
perdere, o di non trovare, un lavoro, timori di malattie gravi che possano far
perdere le proprie capacità produttive e quindi il proprio status all’interno
della società, ansie di non saper convivere con nuove culture e soprattutto
nuove religioni portate dai tanti extracomunitari che arrivano fra noi. Secondo
questa lettura, che vede nel primato degli interessi economici individuali, nei
confronti dei valori espressi da un radicamento territoriale, la vera causa che
fa temere il diffondersi della criminalità molto più di quanto non dicano i
dati reali, allora è bene sapere e far sapere a quanti invocano l’aumento
delle misure repressive, che il territorio non lo si garantisce solo con il
controllo delle forze dell’ordine, ma soprattutto rinsaldando quel tessuto
sociale, depositario di usi, costumi, tradizioni e valori che rendono fiduciario
e non diffidente il rapporto con il prossimo. E
allora bisogna lavorare sui processi di immigrazione, per renderli compatibili
coi processi di inserimento, e sui processi di emarginazione, da ridurre con le
pratiche di recupero. Bisogna anche lavorare sulla scuola, che in termini
di educazione soffre molto in questa delicata fase di trasformazione e bisogna
curare meglio i programmi televisivi che distribuiscono sui vari canali sempre
più violenza, sempre più scandali costruiti per dimostrare il sovvertimento di
ogni regola, sempre più violazioni della vita e dei sentimenti privati, sempre
più episodi di esasperazione della vita politica, che fra l’altro
tendono a massificare e rendere sempre più indistinti valori e prospettive
abbracciati ancora da milioni di persone. Diceva
opportunamente Eugenio Scalfari in un articolo di qualche anno fa su Repubblica “Il
pericolo viene dall’opera distruttiva della globalizzazione, fondata sul
denaro che produce denaro senza alcun riferimento al tessuto storico, morale,
produttivo che per secoli ha rappresentato la ricchezza del territorio radicando
gli individui, i loro interessi, la loro identità ai luoghi, alle patrie, alla
nazione. Oggi il valore d’uso è stato di fatto distrutto e l’economia
globale sta togliendo di mezzo tutti i punti di riferimento che servirono a dare
alle nazioni un carattere e una fisionomia materiale e spirituale.” Si
può arrestare questa onda negativa e ricostruire comunità e classi dirigenti
portatrici di disegni ispirati al bene comune? Pochi ci credono, nessuno ci
prova, molti degli stessi critici della civiltà fondata sulla produzione di
denaro attraverso denaro pensano che la globalizzazione finanziaria e la
desertificazione sociale del territorio contengano anche alcuni aspetti positivi
di diffusione del benessere, difesa della salute, accrescimento di creatività e
di iniziativa individuale che sarebbe impossibile frenare. Qui
può rientrare di nuovo in gioco il modello cooperativo. Il
movimento cooperativo non ha forse sempre sostenuto che le cooperative sono il
frutto della comunità locale, per essa lavorano e ad essa guardano come
costante riferimento nella loro azione quotidiana? Se
la cooperazione, praticata e sostenuta in tutte le sue forme, è un antidoto
alla de-territorializzazione e quindi alle paure e alla insicurezza della società,
allora la responsabilità del movimento cooperativo è grande. E’
un compito al quale esso non può sottrarsi e per la cui realizzazione non può
prescindere da una grande azione collettiva, consapevole, costante ed
organizzata. Per
questo le organizzazioni cooperative devono divenire efficienti, flessibili,
unite e tenere sempre al centro del loro divenire i valori che difendono e
promuovono. Questo
significa però allargare le forme di rappresentanza anche ad altre realtà che
– al di là della forma giuridica – abbiano in comune con la cooperazione
l’istanza solidaristica nelle attività economiche e sociali e la dimensione
democratica, oltre naturalmente al radicamento territoriale: associazioni di
vario genere, mutue, fondazioni, circoli culturali, strutture di volontariato,
imprese sociali ed etiche. In
questa direzione si stanno costruendo, e anche qui nelle Marche, le Reti di
economia solidale, alle quali il movimento cooperativo non può non partecipare
come soggetto trainante, perché esse esprimono e cercano di realizzare proprio
i valori fondanti della cooperazione. Esso
deve inoltre compiere uno sforzo collettivo per aumentare la qualità e la
presenza del lavoro quotidiano dei propri rappresentanti affinché sia
riconosciuto al movimento cooperativo, ad ogni livello pubblico e privato, quel
ruolo fondamentale di produzione di un valore aggiunto sociale, e quindi di
capacità di interlocuzione in tutte le questioni che riguardano la vita civile. E’ un compito non solo per i dirigenti del movimento cooperativo ma che dovrebbe essere sentito ed assunto anche da ogni singolo socio cooperatore. |
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ENERGIA & AMBIENTE Le
scelte energetiche - seconda parte
(Michele
Altomeni)
Nello scorso numero del bollettino abbiamo preso in esame alcuni dei problemi legati alla produzione e al consumo di energia. In queste pagine, nello spirito di una rubrica che vuole suggerire “comportamenti solidali” che ognuno può compiere quotidianamente, passiamo in rassegna alcune proposte. RISPARMIO
ENERGETICO. Una famiglia italiana composta da tre persone consuma
circa 3000 Kwh di elettricità (erano 1800 nel 1980). Negli ultimi decenni,
nonostante la maggiore efficienza tecnologica, sono sensibilmente aumentate le
bollette, lo spreco di risorse energetiche e le emissioni inquinanti per
produrre elettricità. Uno studio dell’Unione Europea stima che si
potrebbe risparmiare il 18% dell'energia che consumiamo a costi netti nulli o
addirittura guadagnandoci. Infatti il risparmio rappresenta la fonte energetica
più pulita in assoluto e permetterebbe di “liberare” una grossa quantità
di energia. Alcuni paesi cominciano a capirlo e ad investirci somme consistenti,
con ottimi risultati. In Italia siamo ancora al palo, nonostante che uno studio
elaborato nel 1999 stimi un possibile risparmio complessivo del 46%. Nel
solo settore domestico si poterebbero ottenere risparmi del 27%. I consumi
energetici domestici si dividono all'incirca in 50% per riscaldamento, 20% per
acqua calda, 30% per illuminazione ed elettrodomestici. RISCALDAMENTO
DELLA CASA. Un appartamento in centro o nord Italia richiede per il
riscaldamento un consumo circa 1200 litri di gasolio (o 1000 metri cubi di
metano) all’anno, con una emissione di circa 5-6 tonnellate di CO2.
Intervenendo con scelte di risparmio energetico nel settore edile si potrebbe
arrivare ad un risparmio fino al 70%. Tanto per cominciare andrebbe rispettata
la legge che prevede di mantenere il riscaldamento sotto i 20 gradi. Una
parte importante dello spreco si deve alla dispersione termica: le case moderne
hanno pareti sottili di mattoni traforati che favoriscono la dispersione del
calore. Queste pareti si possono coibentare con materiali isolanti, scegliendo
quelli naturali (sughero, fibra di legno o cellulosa, pannelli di canne o fibre
di cocco) che non impediscono la traspirazione. Lo stesso vale per tetto e
pavimenti. Sulle finestre si può intervenire installando doppi vetri o, meglio
ancora, doppie finestre che lascino almeno 60 centimetri di vuoto tra una e
l’altra. Un semplice accorgimento quotidiano è chiudere le imposte al calar
del sole. Ottimo sistema naturale sono le "pareti verdi": griglie
applicate ai muri esterni per far risalire delle piante rampicanti che
rinfrescano in estate e riscaldano in inverno. Seguendo
i criteri della bioedilizia in fase di costruzione o ristrutturazione si possono
ottenere edifici “passivi”, ossia capaci di sfruttare al meglio il calore
solare, richiedendo un consumo energetico inferiore rispetto ad edifici
convenzionali. Tra le caratteristiche di un edificio passivo vi sono la
struttura portante in legno, pareti esterne in laterizio, intonaco interno in
argilla, cappotto esterno in sughero, tetto ventilato, parete solare, finestre
ad alta tenuta, esposizione a sud, impianto di ventilazione capace di recuperare
il calore, vegetazione ombreggiante esterna... IMPIANTI
DI RISCALDAMENTO. Per ridurre i consumi energetici relativi al
riscaldamento è fondamentale la scelta e la manutenzione degli impianti. La
caldaia deve essere efficiente (obbligatorio un controllo annuale della stessa
da parte di un tecnico autorizzato) e della giusta potenza rispetto alle
caratteristiche dell'edificio. Sui
termosifoni è possibile installare un apposita valvola termostatica che
permette di regolare la temperatura autonomamente, così da tenere più bassi
quelli nelle stanze meno utilizzate o con una temperatura naturale più alta. Le
tende davanti al termosifone ne riducono l'efficienza. Tra termosifone e parte
è opportuno mettere un pannello isolante per evitare la dispersione verso
l’esterno. In
fase di costruzione o ristrutturazione è possibile scegliere impianti più
efficienti del classico termosifone.
Uno
dei più validi è quello “a battiscopa”, costituito da un tubo di rame, in
cui circola acqua calda, che corre dietro il battiscopa. Questo impianto
permette una distribuzione omogenea della temperatura e del grado di umidità,
raggiunge più rapidamente la temperatura desiderata e richiede temperature più
basse rispetto ai sistemi convenzionali consentendo un buon risparmio di energia
(un solo grado in meno di temperatura significa risparmiare il 6% di energia). Un
sistema da riscoprire è la stufa a legna che oggi può essere abbinata ad
accorgimenti tecnici che ne aumentano l’efficienza, purchè il combustibile
provenga da produzioni sostenibili o scarti di lavorazione. La stufa a legna può
anche produrre acqua calda e aria da far circolare anche in stanze diverse
dell’appartamento. Una variante è la stufa a pellet che utilizza scarti di
falegnameria trasformati in compresse di segatura. Oltre
al legno per stufa e camino, altri combustibili da preferire al gasolio sono GPL
e metano, mentre l'elettricità non è adatta a riscaldare ambienti e acqua e le
vecchie caldaie elettriche andrebbero sostituite. Per
produrre un buon risparmio energetico possono servire anche alcuni piccoli
accorgimenti. Ad esempio chiudere le valvole dei termosifoni nelle stanze non
utilizzate e spegnere il riscaldamento almeno un’ora prima di andare a dormire
o di uscire, per sfruttare il calore accumulato nei locali. In
generale siamo abituati a temperature domestiche troppo elevate. Oltre che
provocare danni all’ambiente e alle nostre tasche, non giova neppure alla
salute. Abbassando gradualmente la temperatura ci si abituerà facilmente anche
a 16°, magari usando uno scialle o una maglia in più. Anche
con gli impianti centralizzati è possibile scegliere orari e temperature
installando nel condominio un sistema di contabilizzazione del calore per
ripartire le spese. Questo permette di sommare i vantaggi del riscaldamento
centralizzato (risparmio) con le esigenze individuali. Se
in passato i consumi energetici crescevano sensibilmente in inverno, per il
riscaldamento, oggi toccano il loro picco in estate perché si sta diffondendo
l'abitudine di consumare energia anche per raffreddare la casa. La pubblicità
martellante ci sta convincendo che non possiamo più fare a meno del
condizionatore. Il condizionatore d'aria è un impianto ad alto impatto
ambientale, ma anche economico per le tasche dei consumatori. Un apparecchio
medio consuma in un ora quanto un frigorifero da 300 litri in un giorno. In un
giorno consuma fino a 15Kwh di energia. Tra l'altro il condizionatore è uno
strumento “egoista”, perchè raffreddando la nostra casa, oltre ad aumentare
la temperatura del pianeta tramite l'effetto serra, espelle aria calda
direttamente nelle zone circostanti. Per
il riscaldamento dell’acqua, lo scaldabagno elettrico è il sistema meno
indicato. Portare 100 litri di acqua a 60 gradi richiede circa 5 Kwh di energia.
Se non è ben coibentato ne richiede altri 3. In mezz'ora di funzionamento
consuma 250g di olio combustibile nella centrale elettrica e l'emissione di 600g
di CO2. La coibentazione dello scaldabagno è molto importante, anche per quello
a gas. Si
può risparmiare (energia e acqua) anche riducendo durata e frequenza delle
docce, e chiudendo l’acqua mentre ci si insapona. Lo scaldabagno può essere
regolato sui 40° in estate e 50/60 in inverno. I
PANNELLI SOLARI. Tra le forme energetiche alternative il solare
termico è una delle più “mature” ed economicamente convenienti e potrebbe
fornire un enorme contributo nella sostituzione di combustibili fossili,
soprattutto nell’Italia centrale e meridionale. I
pannelli vengono di solito installati sul tetto, rivolti a sud, assorbono
l'irraggiamento solare e riscaldano il liquido al loro interno. Il rendimento è
massimo tra giugno e settembre, periodo in cui riescono a soddisfare il 100% del
fabbisogno di acqua calda. Sul totale dell'anno la media è del 60%. L'impianto
solare può essere allacciato a quello esistente, ma installarlo durante la
costruzione delle casa permette di risparmiare notevolmente. Un
pannello solare da 2 kwh, sufficiente per una famiglia media, nell'arco di 30
anni (che è la sua vita media) permetterà il risparmio di 10.000 kg di olio
combustibile evitando l'emissione di 28 tonnellate di CO2. Tenendo conto di
variabili quali posizionamento, zona geografica, radiazione solare giornaliera,
in media si può considerare una produzione di acqua alla temperatura di 40°
pari a 80-100 litri al giorno per ogni mq di pannello installato. In genere è
opportuno integrarlo, con l’aiuto di apposite centraline, con un impianto a
gas per riscaldare l'acqua quando il sole non basta. Sono
ormai sperimentati anche impianti di condizionamento che funzionano con pannelli
solari termici collegati ad appositi dispositivi. |
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STILI DI VITA
IL
POTERE DEL CONSUMATORE CRITICO
(Loris
Asoli) Chi è il consumatore critico? E’
quella persona che, quando compra qualcosa, un bene o un servizio, si domanda
cosa c’è dietro, da dove vengono il prodotto e le materie prime impiegate,
chi vi ha lavorato e in quali condizioni, si domanda a chi sta dando il suo
denaro, che tipo di produzione e di persone favorisce, che influsso ha la sua
scelta sull’ambiente, sulla vita dei suoi figli e sul futuro del pianeta. Quando apre un conto in banca si domanda per cosa verranno usati i suoi soldi. Per esempio se verranno usati per il finanziamento di guerre o di opere di pace.Il consumatore critico vaglia le informazioni che gli vengono dai Mass media e non è un credulone ma cerca le sue fonti di notizie e di cultura presso gente disinteressata, di cui possa fidarsi. Quando
deve curarsi non si lascia imbottire di medicine che invece di guarirlo
reprimono i sintomi e magari gli procurano più avanti altri guai ancora
peggiori, a ulteriore vantaggio delle multinazionali del farmaco chimico.
Usa invece i farmaci chimici con molta precauzione e cerca medici e terapeuti
che vogliono risalire con serietà alle vere cause del suo malessere e che lo
considerano come una persona dotata, oltre che di un corpo, anche di un’
anima e di uno spirito che influiscono sulla salute. Il
consumatore critico, per tutto ciò che lo riguarda, cerca di non sprecare, sia
per rispetto di chi ha realizzato i prodotti sia per non inquinare ulteriormente
la “madre terra”. Egli cerca anche di fare sempre più esperienze e
formarsi in modo da non dover ricorrere agli altri anche per piccolezze per le
quali potrebbe essere indipendente. Però
si rende conto che da soli è difficile essere veri consumatori critici e così
si associa volentieri con chi la pensa come lui e cerca di creare dei gruppi,
per esempio, i Gruppi di Acquisto Solidale, così che i singoli si possano
aiutare a vicenda, possano integrare e arricchire le loro esperienze e
conoscenze e possano fare acquisti collettivi di prodotti e servizi che da soli
non avrebbero potuto ottenere. E in più danno vita a delle nuove belle amicizie
sia fra di loro che con i produttori a cui danno fiducia. Il
consumatore critico associato si rende conto sempre più del suo “potere”.
Se boicotta un’impresa che si comporta male può metterla in difficoltà.
Se tanti consumatori critici decidono di avere un prodotto, fatto con nuovi
criteri, quelli dell’economia solidale, essi hanno anche il potere di far
nascere
nuove imprese o di rafforzare quelli etiche già presenti. Il
consumatore critico si domanda come fare per favorire la nascita di un mondo
migliore. E’
questa la nuova la nuova frontiera del consumo critico: un’alleanza sempre più
serrata e significativa fra consumatori e produttori critici per ampie finalità.
E’ l’era della nascita delle Reti di Economia solidale, ancora in formazione
e definizione, ancora poco organizzate, ancora non del tutto trasparenti, ancora
senza totale chiarezza nelle finalità, ma con una grande potenzialità di
fronte a sé. Più
cresce la produzione alternativa e più sono le possibilità che si aprono per
il consumo critico. Ma vale anche il viceversa: più cresce il consumo
critico e maggiori sono le potenzialità per le nuove produzioni di qualità
eco-solidale. E quanto più il movimento cresce tanto più si può
porre ambiziosi obiettivi di trasformazione positiva dell’intero sistema
economico e sociale. E’ la prospettiva nella quale stiamo lavorando nel costruire la rete marchigiana dell’economia solidale. E’ anche la prospettiva nella quale stanno nascendo analoghe reti in altre parti d’Italia e del mondo. |
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I
GAS verso la massa critica. In arrivo anche i servizi. (tratto
da www.criticamente.it)
Crescono
sempre di più la fama e il successo dei Gas, i gruppi d'acquisto solidali,
anche al Centrosud. Agli italiani piacciono perché i prodotti sono realizzati
da aziende che assicurano condizioni di lavoro dignitose, i prodotti sono
biologici e forniti da piccoli produttori locali e, spesso, sono realizzati da
cooperative sociali che danno lavoro a categorie svantaggiate o a chi opera in
territori difficili. E l'aumento del numero degli aderenti ai Gas fa sembrare più
vicini anche obiettivi che solo qualche anno fa apparivano difficilmente
raggiungibili, come per esempio la possibilità di usufruire di servizi
improntati sui criteri del consumo critico. Tra questi i servizi telefonici,
assicurativi e bancari, ma sono allo studio anche alle produzioni culturali che
potrebbero essere finanziate dagli stessi Gas (Italia Oggi, 4 maggio 2005). Sono
sempre di più, insomma (interpretando i dati sul successo dei Gas, gli italiani
che riorientano il proprio stile di vita spostandosi verso comportamenti più
sobri. Ma non è solo la scarsità di mezzi finanziari a dettare questo
cambiamento: un numero ogni giorno maggiore di persone è spinta dalla
convinzione che proprio da piccole pratiche quotidiane, come quella di cambiare
le modalità d'acquisto di beni e servizi, possa portare a un miglioramento
della qualità della vita per tutta la comunità. Quanto
è vasto questo fenomeno? Nella recente indagine di Lorenzo Valera pubblicata
nel suo libro Gas - Gruppi d'acquisto solidali (ed. Terre di Mezzo) è contenuto
un pronostico: ´Se il ritmo di crescita rimane quello attuale possiamo
prevedere che in una decina d'anni un milione d'italiani si cibi in parte con
prodotti acquistati in questo modo'.Mica male per un'esperienza che ha preso
avvio solo undici anni fa a Fidenza e che per parecchio tempo ha toccato quasi
esclusivamente ambienti di persone già sensibili ai temi dell'ingiustizia
sociale ed economica, come pure della protezione dell'ambiente. Il fenomeno dei
Gas sta divenendo infatti una realtà sempre più consistente, che a marzo 2005
contava circa 170 gruppi censiti dalla Rete Gas nazionale più un numero
indefinito di gruppi locali che non hanno sentito il bisogno di aderire alla
rete. Una
piccola rivoluzione La fotografia (o meglio le fotografie, data la varietà
dell'universo Gas) scattata da Valera fornisce le coordinate di una piccola
rivoluzione dal basso che per gemmazione (la scissione in piccoli gruppi da un
Gas troppo cresciuto) o per contagio (il tam tam personale tra partecipanti e
conoscenti) si va rapidamente espandendo in tutta Italia.Seppure le grandi città
del Nord siano la terra più fertile per la nascita di nuovi Gas (nell'ultimo
anno quelli della sola Lombardia sono aumentati di due terzi, fino ad arrivare a
contarne 60) il Centro e Sud Italia non ne sono affatto immuni. Tra gli ultimi
aderenti alla Rete Gas, infatti, ci sono il gruppo Fiori di Zucca di Palermo e
un Gas di Matera promosso dall'associazione Cittadinanzattiva, impegnata tra
l'altro nella creazione di percorsi d'inclusione sociale e lavorativa di
categorie svantaggiate. Il che si coniuga perfettamente con la filosofia dei
gruppi d'acquisto solidali, dove è proprio l'aggettivo che determina la
distinzione dai gruppi d'acquisto tout court, ovvero chi pratica acquisti
collettivi con la sola finalità di tagliare il conto della spesa. Con
il passare degli anni e il moltiplicarsi dei gruppi sul territorio l'impegno
verso la costruzione di un'altra economia non si è annacquato, anzi sta andando
verso il punto critico, come ha sottolineato Andrea Saroldi, uno degli
iniziatori del movimento, nel suo saluto ai partecipanti all'ultimo convegno dei
Gas, che si è tenuto a Milano a metà marzo nell'ambito della fiera ´Fa la
cosa giusta'. Saroldi
nota come in questo momento storico ´l'idea che permea l'attività dei Gas sia
sufficientemente forte e le condizioni siano favorevoli per prevedere una
esplosione del fenomeno'. ´Penso che ci stiamo avvicinando a quella crisi di
crescita che sta per esempio interessando il commercio equo e solidale, una fase
di cambiamento verso qualcosa che facciamo fatica ad immaginare', continua
Saroldi. I
gas si mettono in rete Tenendo saldamente i piedi per terra, com'è uso dei
Gas, una prima direzione di sviluppo che si sta già percorrendo è la
coordinazione tra diversi Gas per ampliare la gamma dei prodotti forniti ai
soci. Unendo le forze è infatti possibile dare l'avvio a vere e proprie filiere
produttive, dove è il consumatore che detta al produttore le caratteristiche
del prodotto desiderato, dietro garanzia d'acquisto da parte dei Gas. Un
esempio fatto al convegno è quello del Gas di Fidenza che, coordinandosi con
quello di Lodi, ha concordato con un produttore la coltura di una antica varietà
di grano, dal cui raccolto, tramite un mulino ad acqua (forse l'unico
funzionante in Italia), viene prodotta farina venduta a 0,60€ al kg. In questo
modo, oltre ad avere un prodotto d'alta qualità, si sostiene la biodiversità e
la continuazione dell'attività di antiche strutture produttive a impatto zero
sull'ambiente.Lo stesso dicasi per il recupero dell'allevamento della
tacchinella dei Colli Euganei (che offre una carne con valori nutrizionali molto
più alti del pollo industriale), stimolato dalla domanda dei Gas padovani. A
volte per raggiungere i loro obiettivi i consumatori aderenti ai Gas sono
persino disposti a prefinanziare il produttore o l'allevatore. Per esempio con i
Bob (Buoni ordinari bovini) i gruppi possono conoscere sin dalla nascita le
condizioni di allevamento di un vitello e decidere i tempi della fornitura di
carne.
Per
la nostra salute Il
tuo corpo implora acqua
(Loris
Asoli) LIBRO E AUTORE. “Il tuo corpo implora acqua” è il titolo di un bellissimo e utilissimo libro sull’acqua, la storia d’amore dell’acqua con il corpo umano. Chi lo scrive è un medico originario dell’ Iran, che ora abita e insegna negli Stati Uniti. Caduto prigioniero durante la “rivoluzione” iraniana che rovesciò lo Scià, proprio nel dover curare senza mezzi i suoi compagni di carcere, scoprì il grande potere terapeutico dell’acqua. IMPORTANZA
DELL’ACQUA.
Secondo l’autore l’acqua è la sostanza fondamentale e l’agente
principale in tutti i processi che si verificano normalmente nel corpo umano.
Egli dimostra, in teoria e attraverso molti esempi di guarigioni, che la
non sufficiente assunzione di acqua, il non raggiungimento del fabbisogno
giornaliero, che egli chiama “disidratazione”, può causare molti tipi di
malattie.Nel libro si afferma che la più grande scoperta di tutti i tempi a
proposito della salute è che l’acqua è la cura naturale per un ampio numero
di disturbi.
Per capire l’importanza del ruolo dell’acqua nel corpo umano si
consideri anche che esso è composto per una percentuale del 75% proprio di
acqua. EFFETTI
DELLA CARENZA DI ACQUA.
C’è una pluralità di segnali di emergenza che indicano che il corpo
è disidratato cioè non sufficientemente fornito di acqua.
La bocca secca è l’ultimo segno di disidratazione.Quando il corpo è
disidratato, visto che dispone solo dell’acqua che è al suo interno, attiva
un sistema di razionamento e distribuzione dell’acqua disponibile, secondo un
predeterminato programma di priorità. La
mancanza cronica di sufficiente acqua può causare allergie, asma e dolori
cronici in diverse parti del corpo.
Questi disturbi, se presenti e non attribuibili facilmente a cause
specifiche, dovrebbero essere interpretati principalmente come segni di carenza
cronica di acqua nelle zone in cui si manifesta il dolore, una sorta di sete
locale. Di
conseguenza questi dolori e disturbi dovrebbero essere trattati con una costante
regolazione della quantità di acqua da ingerire ogni giorno.
Anche lo stress può essere causato da disidratazione.
Anzi fra questi due fattori si crea un circolo vizioso, nel senso che lo
stress genera disidratazione e la disidratazione genera stress e quindi l’uno
rafforza l’altro. L’alta pressione sanguigna (ipertensione essenziale) è un altro dei risultati di un processo di adattamento del corpo ad una grave mancanza di acqua. Perciò anche questa malattia dovrebbe essere trattata soprattutto con un aumento della dose quotidiana di acqua. Secondo meccanismi funzionali chiariti dall’autore, anche l’alto tasso di colesterolo nel sangue è un’altra conseguenza della disidratazione. Anche asma e allergie andrebbero trattate con un pronto e deciso aumento di acqua. In media le persone afflitte da questi disturbi reagiscono positivamente entro un lasso di tempo che va da una a quattro settimane dopo la regolazione dell’acqua nel corpo. Anche i bambini asmatici soffrono per disidratazione cronica. Persino la causa principale di gravi malattie come il morbo di Alzheimer e la sclerosi a placche va rintracciata nella disidratazione del corpo. Dall’acqua, insieme ad altre misure, arrivano aiuti addirittura anche per il diabete e l’AIDS. Insomma questo prezioso e fondamentale elemento della natura potremmo chiamarlo “l’acqua dei miracoli”! Se
tutti questi disturbi e malattie possono essere visti come segnali di
disidratazione, c’è anche un altro segnale importante, facilmente
comprensibile, ed è rappresentato dal colore dell’urina.
Un’urina sana dovrebbe essere da quasi incolore a giallo chiaro.
L’urina di colore giallo scuro o, addirittura arancio, è un deciso
sintomo di disidratazione. QUANTITA’
DELL’ACQUA.
A questo punto ci si domanda quanta acqua sia bene bere e in quali
momenti, per non compromettere la nostra salute.
Secondo l’autore il nostro corpo ha un assoluto bisogno di circa otto
bicchieroni da un quarto di litro al giorno, cioè di circa 2 litri.
In questo conteggio non sono incluse bevande come l’alcool, il caffè,
il tè e le bevande contenenti caffeina, che andrebbero escluse.
Sono inoltre sconsigliate bevande artificiali.
I momenti migliori per bere acqua sono al mattino presto e poi in
relazione ai tre pasti principali (colazione, pranzo e cena), bevendo uno dei
suddetti bicchieroni da un quarto, sia mezz’ora prima che due ore e mezzo dopo
ogni pasto principale.
L’ultima bevuta di acqua può essere fatta prima di andare a dormire. Per
comprendere meglio queste indicazioni occorre dire che il processo di digestione
del cibo ha bisogno di molta acqua.
Se non si beve abbondantemente prima di mangiare il processo di
digestione attingerà il liquido necessario dalle cellule del corpo.
Già nello stomaco c’è bisogno di acqua per rompere e scomporre le
proteine.
Nell’intestino c’è bisogno di ulteriore acqua per trattare gli
ingredienti del cibo e poi trasmetterli al fegato.
Quest’ultimo utilizza ancora altra acqua per elaborare ulteriormente i
materiali ricavati dall’intestino, che poi passa la sangue.
Se il sangue creato è troppo concentrato per poca presenza di acqua,
cuore e polmoni sono i primi organi esposti a questa alta concentrazione.
Se quindi si regola l’assunzione di acqua in base agli orari dei pasti,
si impedisce al sangue di addensarsi, di sottrarre acqua alle cellule e di
creare la premessa per
varie malattie e disturbi. QUALITA’ DELL’ACQUA. Una domanda che può facilmente sorgere è: quale acqua è bene usare? Il nostro autore afferma l’importanza prioritaria di una sufficiente quantità di acqua. Solo dopo aver garantito la quantità si può guardare alla qualità. L’acqua del rubinetto può essere una buona soluzione e se si ha il timore che sia inquinata la si può filtrare con una piccola unità di filtraggio da applicare al rubinetto da cucina con filtri al carbonio o di ceramica, senza metalli. Un’altra soluzione, più costosa, è quella di acquistare un’acqua minerale di qualità…e non sono molte. (Su questo tema della qualità dell’acqua sarà il caso di ritornare su un prossimo bollettino.) COME
PROCEDERE.
Ciò che è stato illustrato finora vale soprattutto per conservare la
salute e prevenire tutti i disturbi che abbiamo indicato.
Se invece si soffre già di uno o più dei disturbi legati alla
disidratazione e la malattia non è giunta ad uno stadio irreversibile si può
ben sperare di poter guarire.
Occorre però non immaginare di poter capovolgere la situazione in un
lampo “annegandosi” nell’acqua.
Bisogna procedere con buon senso e gradualità.
Si incomincia con l’aumentare gradualmente la quantità di acqua bevuta
e si osserva se aumenta corrispondentemente anche l’urina.
Solo nel caso di reni danneggiati, questi avranno difficoltà a filtrare
una maggiore quantità di acqua.
Se si stanno prendendo dei diuretici essi possono essere ridotti
gradualmente e poi eliminati perché l’acqua è in assoluto il miglior
diuretico esistente, per di più naturale, sempre ammesso che i reni non siano
stati danneggiati in precedenza.
Se si stanno prendendo dei medicinali, per esempio ipotensivi o antiacidi
per lo stomaco, essi vanno ridotti gradualmente con l’aumentare della quantità
di acqua e solo dopo che si sono raggiunti dei miglioramenti.
Per esempio si passa da una pastiglia di ipotensivo a tre quarti, metà e
poi un quarto, fino all’eliminazione, quando si è sicuri del risultato
ottenuto. ALTRE
INDICAZIONI UTILI.
Se si aumenta di molto l’acqua ingerita, anche se con gradualità, è
possibile che l’acqua dreni via molto sale.
Ma il sale ha un ruolo positivo per il corpo, anche in caso di
ipertensione, perciò, bevendo molta acqua, è importante non adottare diete
senza sale o con scarsa quantità di sale.
Normalmente le nostre diete mediterranee sono sufficientemente ricche di
sale marino.
Il sale non deve essere additivato da antiagglomeranti. Una buona abitudine è anche quella di nutrirsi regolarmente di carote crude, che contengono beta-carotene, precursore della vitamina A, essenziale per il metabolismo del fegato e per la vista. Il succo di arancia è utile per l’alto contenuto di potassio, ma non è salutare berne molto. PERCHE’
NON SI AFFERMA LA CURA DELL’ACQUA.
A questo punto è lecito domandarsi come mai la cura dell’acqua non sia
universalmente conosciuta e applicata se risulta essere così efficace per tanti
disturbi e malattie.
La risposta è banale e scontata: con la cura dell’acqua nessuno ci
guadagna sopra se non il paziente.
Le industrie chimiche, che dominano il sistema sanitario e la ricerca
scientifica, sono naturalmente contro tale tipo di terapie che mettono in
discussione il loro operato.
Oggi siamo nella situazione scandalosa in cui di nessuna grave malattia
cronica la medicina convenzionale indica e fornisce la causa.
Si limita a identificare e descrivere le malattie e i loro sintomi e ad
individuare i medicinali con cui trattarli per reprimerli, quando non sia
consigliato l’intervento chirurgico.
I pazienti non devono essere guariti, ma devono essere resi in grado di
assumere per tutta la vita grandi quantità di medicinali, sopportando le
controindicazioni, gli effetti collaterali e le nuove malattie generate dai
farmaci stessi.
La ricerca è indirizzata principalmente in base ai desideri delle
industrie farmaceutiche.
L’università insegna solo la medicina delle imprese farmaceutiche e
degli interventi chirurgici. Ma
anche questo è un argomento sul quale converrebbe ritornare successivamente, su
un altro numero del bollettino, per approfondirlo. CHIUSURA. Chiudo questa sintesi del libro con un pensiero. Probabilmente l’effetto positivo dell’acqua sul nostro organismo è dovuto anche al suo potere depurante e disintossicante. Il nostro organismo riceve, attraverso l’ambiente e l’alimentazione, molte sostanze tossiche. Altre
ne crea attraverso lo stress e le abitudini emotive negative.
L’acqua oltre ad essere indispensabile per tutte le funzioni più
importanti dell’organismo, può funzionare anche da drenante delle sostanze
tossiche introdotte o create e quindi, anche per questa via, può funzionare da
sostanza terapeutica e favorevole alla salute. Siccome,
di questi tempi, disturbi e malattie non mancano e il medicinale che ci è
proposto è dei più semplici e facili da trovarsi e usarsi e non comporta alcun
costo supplementare, non ci rimane che provare.
Possiamo poi comunicarci le nostre esperienze.
Consiglio però dapprima di approfondire quanto vi ho qui riportato in
sintesi, attraverso la lettura diretta del testo propostovi. FEREYODOON BATMANGHELIDJ / IL TUO CORPO IMPLORA ACQUA / MACRO EDIZIONI I
MESSAGGI DELL’ACQUA
(Loris
Asoli) Egli ha studiato l’acqua per vari anni con uno strumento per misurarne le vibrazioni. Poi ha scoperto un metodo originale: quello di fotografare (con macchine fotografiche particolari, capaci di effettuare notevoli ingrandimenti) i cristalli di acqua che si formano dall’acqua congelata, per pochi secondi nel momento in cui essa incomincia a fondere per liquefarsi di nuovo. Attraverso la valutazione e le comparazioni delle immagini così ottenute i cristalli di acqua mostrano a Masaru i segreti dell’universo.
Per esempio l’acqua naturale non inquinata rivela meravigliose strutture cristalline, mentre la disinfezione con il cloro disintegra le belle strutture dell’acqua. Ma vediamo alcuni dei più importanti aspetti evidenziati da questo tipo di studio dell’acqua.
Si scopre che l’acqua reagisce non solo alle sostanze in essa disciolte, ma anche all’ambiente circostante, alla musica, alle parole pronunciate in sua presenza, ai pensieri e sentimenti delle persone e persino alle parole semplicemente mostratele. Così suonandole pezzi musicali classici armonici, come la Pastorale di Beethoven o la Sinfonia n. 40 di Mozart, l’acqua forma stupendi cristalli, diversi a seconda del tipo di musica che ha ascoltato, mentre con pezzi di musica hard rock aggressiva, i cristalli vengono spaccati in mille pezzi. Per far “leggere” delle parole all’acqua vengono riempite d’acqua delle bottiglie di vetro e poi vi vengono incollati sopra dei foglietti con delle parole rivolte verso l’acqua. I risultati sono sorprendenti.
L’acqua che “legge” la parola “grazie” forma dei cristalli stupendi mentre in quella che legge la parola “sciocco” i cristalli si spaccano in mille pezzi, come con la musica hard rock. Un altro risultato straordinario è stato di vedere che l’acqua che legge un incitamento positivo forma cristalli completi, mentre quella che legge un ordine non riesce a formare cristalli. Questo conferma le buone pratiche di pedagogia che da sempre sostengono che i bambini vanno sollecitati ed esortati affinché dal loro interiore siano portati autonomamente a comportamenti positivi, mentre vanno evitate le imposizioni. Si è visto dunque che lo studio dei cristalli di acqua apre l’accesso ad un’altra dimensione, sottile, quella dell’influsso dello spirito (pensieri, immagini,sentimenti, parole, intenzioni) sulla materia. Possiamo così capire quanto importanti siano le parole che pronunciamo e i pensieri e sentimenti che pervadono la nostra anima. Per esempio se pronunciamo parole positive, queste vibrazioni influenzano le cose nella direzione del bene. Se invece utilizziamo parole negative ci muoviamo verso la distruzione. Ma la cosa più stupefacente fu di vedere come l’acqua reagisce ai sentimenti umani. L’acqua che ha visto la scritta “amore, grazie” ha prodotto il cristallo più bello ed elegante, come se si fosse profondamente rallegrata ed avesse sviluppato liberamente le proprie forme come un fiore che sboccia. Dai suoi studi sui cristalli d’acqua Masaru Emotu deduce che l’amore e la gratitudine sono le due forze più elevate dell’universo e la loro azione è particolarmente positiva quando si esprimono insieme, perché i cristalli che formano sono più belli di quelli del solo “amore” o della sola “gratitudine”.
Interessante è notare che con i sentimenti positivi che irradiamo, non solo modifichiamo positivamente la struttura dell’acqua e del mondo circostante, ma, attraverso l’acqua che è nel nostro corpo (70% di esso) immettiamo forze positive di armonizzazione e guarigione anche dentro noi stessi. L’acqua ci mostra dunque con molta chiarezza come dovremmo vivere e quali sentimenti dovremmo coltivare. Una delle nature dell’acqua è anche quella di scorrere. L’acqua che ristagna si ammala. Così anche per l’essere umano è importante far fluire i sentimenti, non fermarsi, non ristagnare, cercare di stare in uno stato di gioia e non abbattersi per le sofferenze e difficoltà della vita. Inoltre, se l’acqua deve scorrere, anche per trasmettere la forza vitale di cui è portatrice, è bene che non rimanga a lungo chiusa in bottiglia. L’inquinamento dell’ambiente, e in particolare quello dell’acqua, porta in tutto il mondo sostanze dannose che restano attive per decine di anni. C’è però una via di salvezza: nel caso di aumento della consapevolezza ambientale degli abitanti delle città, anche l’acqua del rubinetto mostra anno dopo anno cristalli sempre più belli. Interessanti sono anche gli esperimenti con le onde elettromagnetiche emesse da televisori, computer, frullatori e forni a microonde. L’acqua mostra l’effetto notevolmente negativo prodotto su di essa da questi apparecchi. Però, se si sottopone a queste onde elettromagnetiche dell’acqua prima impregnata con le forze di “amore e gratitudine”, si formano ancora dei cristalli sufficientemente armoniosi. Ma torniamo all’influsso dei sentimenti sulla materia. Tutto l’universo è vibrazione e irradiazione. Tutti gli esseri vibrano e irradiano e, nello stesso tempo, sono dotati di sensibilità per accogliere le vibrazioni che provengono dal loro esterno. Le persone che accolgono con gioia tutto quello che succede irradiano su una lunghezza d’onda di pura luce. Chi ama il prossimo irradia vibrazioni d’amore, chi fa del male emana radiazioni cupe e dense. E tutto questo si riflette nell’acqua circostante e in quella del corpo. L’amore aumenta la frequenza ed è la “sostanza” che fa risplendere gli esseri umani. Le persone innamorate –degli altri, del proprio lavoro, della natura, della vita- e con desideri positivi nel cuore e forza di carattere, trasformano positivamente il loro ambiente di lavoro e familiare. Dipende dunque da noi tutti quali vibrazioni inviare nel mondo e quale tipo di vita vogliamo scegliere. Emanando vibrazioni di preoccupazione, scontentezza e dolore creeremo un mondo ancora più triste, nel quale avremo ancora maggiori motivi di preoccupazione.
Sulla terra non esiste una sostanza così straordinaria come l’acqua. Quando noi guardiamo l’acqua essa guarda noi e percepisce ciò che pensiamo, il panorama del nostro cuore, la nostra irradiazione e si trasforma in modo corrispondente. Al solo guardarla l’acqua modifica in ogni attimo il proprio volto. uno sguardo lanciato con buone intenzioni ha un effetto corroborante, mentre uno sguardo cattivo, pieno di intenzioni ostili, sottrae energia. Gli esperimenti hanno anche mostrato che la cosa più dolorosa non è l’essere insultati, ma essere ignorati. L’insulto è comunque una forma di attenzione e di energia, mentre l’essere ignorati significa scomparire alla vita. Ciò ci insegna a dare attenzione almeno ai nostri bambini, ai nostri anziani, ai nostri vicini, alle nostre piante e ai nostri animali domestici. La nostra coscienza, il nostro sguardo, il nostro cuore pieno di buona volontà, il nostro sorriso amorevole, tutte queste cose donano all’acqua una nuova vita e contribuiranno a creare un nuovo universo.
Il corpo umano consiste i gran parte, come abbiamo detto, di acqua. La migliore prevenzione sanitaria è di tenere l’acqua del nostro organismo pulita, sana e in movimento. Ciò porta l’anima a raggiungere uno stato di chiarezza. Perché allora non cercare di riempire il nostro corpo di meravigliosi cristalli d’acqua. Tutto dipende dai nostri sentimenti. L’amore e la gratitudine sono il migliore dei medicamenti. Essi forniscono la forza immunitaria contro le malattie. Non
si tratta qui di fare della morale, ma di mostrare il fatto che l’acqua cambia
completamente a seconda che la si beva con un cuore riconoscente dicendole
“grazie” oppure con un cuore agitato negativamente per un qualunque motivo.
Il nostro pensiero e i nostri sentimenti influenzano il mondo in ogni istante e
lo cambiano. Se dunque riconosciamo che siamo noi stessi a modificare la
nostra realtà con le nostre parole e le nostre immaginazioni, abbiamo la
possibilità di creare un mondo pieno di cose meravigliose. Se invece la
nostra mente è piena di immagini e pensieri distruttivi, inevitabilmente
contribuiremo alla distruzione dell’universo. Sono i cristalli d’acqua
che rendono evidente, in forma chiara, questi rapporti. L’acqua è la
prima sostanza che mostra i cambiamenti e trasmette l’informazione di cui si
permea. In
conclusione diciamo che se la nostra civiltà andasse avanti ciecamente sui
binari che ha imboccato, l’inquinamento della terra, dell’acqua, dell’aria
e dei cibi diverrebbe sempre più intenso. Non solo le cause di degrado e
di tossicità aumenterebbero in modo incontrollato, ma neppure rimedi
tradizionali alternativi per la salute, come la fitoterapia e l’omeopatia,
funzionerebbero più. Allora è importante ricordarci fin da subito
dell’insegnamento che ci dona l’acqua attraverso Masaru Emotu: l’acqua
accoglie i nostri pensieri, sentimenti, immaginazioni, parole e stati d’animo;
accoglie la vibrazione del nostro essere e si trasforma a seconda di essa.
Così tutta la materia è influenzata dall’irradiazione della nostra anima e
del nostro spirito. Allora se il mondo circostante sarà sempre meno in
grado di darci aiuto, dovremo trovare questo aiuto, anche per le malattie,
sempre più dentro di noi, irradiando pensieri, sentimenti e sensazioni positivi
e costruttivi per il bene di tutti, e da essi arriverà anche la nostra
guarigione e la possibilità di far fronte alle sostanze tossiche e se tanti
prenderanno questa via la tendenza negativa si invertirà e ne deriverà la
guarigione dell’intera vita sulla terra. MASARU EMOTU / LA RISPOSTA DELL’ACQUA / EDIZIONI MEDITERRANEE / € 19.90
ESPERIENZE
UN
CONSIGLIERE
REGIONALE NEL
TAVOLO DELL’ECONOMIA SOLIDALE: Intervista a Michele
Altomeni (
Loris Asoli) In
occasione delle elezioni del 3-4 Aprile per il rinnovo del Consiglio regionale,
è stato eletto nella compagine di maggioranza Michele Altomeni, che è uno dei
componenti più attivi del Tavolo regionale dell’Economia solidale e che fa
anche parte del nostro gruppo redazionale. E’
naturale che tutti noi, promotori dell’avvento di una nuova economia del bene
comune, gioiamo di questo risultato e lo vediamo come una grande occasione
affinché l’intero Consiglio regionale sia sollecitato e stimolato ad
interessarsi alla conoscenza e promozione, nella nostra regione, dell’economia
solidale e delle sue iniziative. Ma
su questo vogliamo intervistare lo stesso Michele per sentire direttamente da
lui cosa ne pensa. Michele,
immagino che sei particolarmente soddisfatto di essere stato eletto al primo
tentativo in un organismo così importante, tenuto conto anche della tua giovane
età rispetto alla media dei politici. Puoi dirci qualcosa su quali
emozioni e pensieri principali ha suscitato in te questo risultato? L’aspetto
più bello di questa vicenda è stato l’affetto delle persone che si sono date
da fare per raggiungere l’obiettivo, perché condividevano il progetto e si
riconoscevano nelle scelte che in questi anno ho fatto. Oggi, ad elezioni
avvenute, sento forte le aspettative delle persone che mi stanno attorno. Un
po’ mi spaventano, ma allo stesso tempo mi stimolano. L’importante è che
questa esperienza continui ad essere, così come è nata, una esperienza
collettiva, ossia che si mantenga quel forte legame di partecipazione con la
società civile e le persone sulle tematiche comuni. L’altra sensazione, in
questo momento, è un po’ di “spaesamento” rispetto ad un mondo molto
diverso da quelli che frequento abitualmente, diverso nei codici di
comportamento, nel linguaggio… Quando mi trovo in una situazione nuova ho
l’abitudine di osservare e ascoltare molto, come un antropologo a contatto con
un popolo sconosciuto. Potresti
dirci ora quali sono i compiti che ti sono stati affidati all’interno del
Consiglio regionale? Nella
prima seduta del consiglio regionale sono stato eletto nell’Ufficio di
Presidenza del Consiglio Regionale come “Consigliere Segretario”.
L’ufficio di presidenza è composto dal Presidente del consiglio, due vice
presidenti e due consiglieri segretari. In sostanza l’Ufficio sovrintende a
tutto il lavoro del consiglio regionale, definisce gli ordini del giorno, fissa
le sedute e verifica gli atti. Poi
sono componente della IV commissione consiliare, che si occupa di ambiente,
territorio, urbanistica e trasporti, e, come sostituto di Marco Amagliani, sto
nella V commissione, che si occupa di sanità e servizi sociali. Sono
soddisfatto di stare in queste due commissioni perché mi permetteranno di
seguire in particolare le tematiche di cui mi sono maggiormente occupato in
questi anni. Restano fuori le politiche internazionali, che stanno in un’altra
commissione, ma cercherò di seguirle ugualmente dall’esterno. Hai
già avuto qualche incontro importante sul quale vuoi dire qualcosa? Per
ora abbiamo avuto due riunioni di consiglio regionale e alcune come ufficio di
presidenza. Il lavoro è stato molto formale, perché la macchina regionale ha
bisogno di un po’ di tempo per essere rimessa in moto dopo le elezioni. Presto
però si entrerà nel vivo, con il lavoro sugli atti. Al
di là degli incontri ufficiali ne sto facendo moltissimi informali, per
cominciare a consultare persone su alcune questioni che cercherò di affrontare
già nei primi mesi. Che
impressioni hai avuto della compagine di maggioranza entro la quale sei chiamato
a collaborare? Faccio
fatica a rispondere perché molte persone le conosco appena e non seguo
direttamente le riunioni di coalizione a cui è delegato il segretario regionale
del mio partito. Ti
sei già fatto alcuni punti principali di programma per il tuoi impegno in
regione e, in particolare, hai già pensato anche qualcosa su come favorire lo
sviluppo dell’Economia solidale attraverso il tuo incarico di consigliere? L’economia
solidale e le questioni che ruotano attorno al tavolo dell’economia solidale
non le considero un punto di programma, quanto la filosofia di fondo che dovrà
guidare tutto la legislatura e ispirare ogni atto che farò, proprio perché
l’economia solidale non è un settore, ma una idea di società. Le
prime questioni su cui lavorerò sono la cooperazione internazionale, forse
arrivando ad una riscrittura della legge regionale; le carceri, per cui sto
prevedendo anche un giro di visite alle diverse strutture penitenziarie;
il commercio, in quanto vorrei cominciare ad invertire la tendenza tutta
a favore della grande distribuzione, a partire da una riduzione delle domeniche
di apertura. Poi ci sono le questioni sul lavoro: sto pensando ad una legge che
tuteli maggiormente i lavoratori precari e, in prospettiva, vorremmo arrivare a
sperimentare il salario sociale. Sul versante ambientale le questioni sono
numerose, riguardano acqua, energia e rifiuti. C’è
ancora qualcosa che desideri comunicare ai lettori del nostro bollettino? Sì.
Vorrei ribadire, come ho fatto durante tutta la campagna elettorale, che questa
mia presenza in consiglio regionale ha senso se diventa strumento di un progetto
più ampio in cui si possano riconoscere le diverse organizzazioni di base che
credono nella possibilità di creare una società diversa, solidale e
sostenibile. Durante la campagna elettorale è iniziato un lavoro di
costituzione di tavoli di partecipazione aperti a tutte quelle persone e quei
soggetti che possono dare un contributo di idee e azioni. A breve quel progetto
sarà rimesso in moto e spero proprio che sempre più persone vicine al mondo
dell’economia solidale possano prendervi parte. A questo scopo e per qualunque
altra comunicazione lascio il mio indirizzo di posta elettronica: michele.altomeni@consiglio.marche.it Come
Tavolo dell’economia Solidale ringraziamo Michele per la chiarezza delle
risposte, per il suo programma di pieno impegno a favore delle varie tematiche
che ci stanno a cuore, per voler assumere l’economia solidale come filosofia
di fondo che lo ispirerà nel corso del suo mandato di consigliere e per
mettersi a disposizione attraverso i tavoli di consultazione e il suo indirizzo
di posta elettronica.
Non possiamo che augurargli un pieno successo e sentirci a lui vicini e
di sostegno nell’azione per il miglioramento del nostro sistema sociale, a
partire da ciò che si può fare attraverso il consiglio regionale. Ci
auguriamo anche che molti altri consiglieri, se non tutti, siano favorevoli ad
un rinnovamento della vita sociale attraverso i valori della solidarietà, della
sostenibilità ambientale e della partecipazione sociale alle decisioni.
IL VOLONTARIATO NELLE MARCHE - prima parte (Davide Guidi) L’impegno
volontario e la partecipazione attiva gratuita di 15.000 cittadini marchigiani
nelle circa 1.300 associazioni di volontariato, costituiscono sicuramente un
buon patrimonio per l’economia solidale regionale. Gratuità e protagonismo
civico, infatti, rappresentano un humus culturale in cui già da ora si possono
innestare i processi economici solidali, specie in un modello di società - per
ora ancora prevalente - in cui dominano individualismo, competitività,
consumismo, passività da dipendenza televisiva. Dal
passato…. Il
periodo storico di maggiore sviluppo del volontariato marchigiano si colloca
negli anni 80, in seguito alla crescita economica che le Marche hanno
conosciuto a partire dal ventennio precedente: il passaggio repentino da
un’economia agricola ed artigianale ad una industriale e terziaria ha in
quegli anni comportato, infatti, la nascita di nuove emarginazioni e la crisi di
alcuni valori che avevano garantito coesione nel contesto tradizionale
precedente. In
uno scenario in cui le istituzioni ricercano affannosamente risposte sociali
alle nuove emergenze, il volontariato si palesa in quel contesto come forza
innovativa e propositiva, contribuendo a superare il concetto di
assistenzialismo ed agendo spesso a supplenza dell’intervento pubblico. …Ai
giorni nostri Negli
ultimi anni, stiamo assistendo ancora una volta ad una rapida crescita di nuovo
associazioni, tanto da poter affermare che il volontariato marchigiano è
caratterizzato da un intenso dinamismo interno e da tassi di natalità e
mortalità estremamente elevati. La
nascita di un’organizzazione di volontariato è prevalentemente legata, e
sempre in misura maggiore, all’intraprendenza dei cittadini che si
mobilitano in modo organizzato sui problemi dei contesti locali o per l’autotutela.
Per tale ragione, nei vari territori, perde peso specifico il volontariato che
sorge da associazioni già esistenti, così come quello promosso da istituzioni
ecclesiastiche. Attualmente,
a fronte di un 25% di associazioni di ispirazione cristiana o di altra fede
religiosa e di altrettante di tipo aconfessionale, ben la metà si definisce
laica, ovvero non caratterizzata da alcuna matrice esplicita, ma nello stesso
tempo inclusiva di una pluralità possibile di ideologie e fedi: tale
caratteristica può ben spiegare l’eterogeneità delle motivazioni che
spingono a fare volontariato. Sei
organizzazioni marchigiane su dieci sono impegnate in settori legati ad attività
socio-assistenziali (facendosi carico di svariate categorie di utenti con
compiti di sostegno, ascolto, orientamento ed assistenza) e sanitarie (tutela di
malati affetti da particolari patologie, servizi ausiliari di soccorso ed
emergenza, raccolta del sangue e promozione della donazione degli organi).
Seguono i volontari attivi nella protezione civile, nella tutela dell’ambiente
e dei diritti, in azioni di educazione; chiudono il cerchio i settori di
intervento culturale e quello legate alla solidarietà internazionale. Parlando
di soldi (solidali, ovviamente…), la maggioranza delle associazioni della
nostra Regione può contare su un budget che non supera i 5.000 euro. Gran parte
di queste entrate derivano dalle quote associative, da attività di
autofinanziamento come mostre, feste ed eventi, da donazioni e contributi da
parte di privati ed imprese. Solo una minoranza delle organizzazioni (37% circa)
può contare anche su contributi pubblici e rimborsi da convenzioni con le
istituzioni, mentre appena un 7% gode di finanziamenti pubblici per la
realizzazione di progetti specifici. I
volontari: veri eroi? Se
volete costituire un’associazione nelle Marche, vi bastano nove amici: il
numero medio di volontari per ogni organizzazione, infatti, è nella nostra
Regione di circa dieci persone, con la tendenza in atto ad una progressiva
professionalizzazione: il 20% si avvale infatti di personale retribuito. Ma chi sono queste persone che alcuni giudicano eroi? Gente normale, ovviamente, con una leggera prevalenza di uomini (51%), che tende ad aumentare nelle posizioni di vertice (solo il 30% delle donne ricopre cariche presidenziali); l’età media prevalente supera i 45 anni, con poche organizzazioni connotate da una spiccata presenza giovanile e ancora meno di anziani, nonostante la tendenziale crescita nella società di tale parte di popolazione. Il volontario vanta poi una scolarizzazione medio-superiore ed è nella maggior parte dei casi occupato, motivo per cui si impegna mediamente non più di 4 ore settimanali. Se
poi, leggendo queste considerazioni, qualcuno dovesse sentire l’irrefrenabile
desiderio di ingrossare le fila dei volontari marchigiani, non deve far altro
che collegarsi al sito del Centro Servizi Volontariato www.csv.marche.it
e contattare lo sportello territoriale più vicino. APPUNTAMENTI Festa
del Gruppo Macro Sabato 28 Maggio 2005 Tutti invitati! Sabato
28 Maggio 2005
PROGRAMMA DELLA GIORNATA Dalle
10.00 per tutto il giorno attività rilassanti, yoga, trattamenti shiatsu e
ayurveda (riprendiamo fiato dopo una settimana di impegni) Ore
11.00-13.00 Assemblea dei Soci Buffet
biologico e multietnico Nel
pomeriggio:
Musica,
balli e tamburi Ore
17.00 Presentazione di Aries (Associazione Romagnola Imprese Eco-Solidali) La
musica del Gruppo algerino Gnawarai
Per ulteriori informazioni e sapere dove siamo http://www.piazzagiardino.it/ BAMBINI
DI STRADA OGGI, QUALE FUTURO Incontro
con Padre Renato Kizito Sesena, missionario comboniano Ore
21,15 presso il Centro sociale Saline, zona Saline, via Gerani interverrà Gian Marco Elia - presidente dell’Associazione Amani
INCONTRO
DEI GAS MARCHIGIANI giovedì
2 Giugno, festa della Repubblica
presso l'az. biodinamica. DEMETRA di S. Severino
Marche. L’
incontro, aperto a tutti i GAS italiani e al Tavolo marchigiano dell’Economia
solidale è indetto da un gruppo di aziende biodinamiche della provincia di
Macerata. E’
un incontro di carattere conviviale e di conoscenza, ma anche “di lavoro”.L'invito
ai GAS marchigiani e ai componenti del Tavolo è di partecipare numerosi, in
modo tale da cogliere l'occasione per incontrare e conoscere gli altri
"marchigiani solidali" ovvero coloro che nelle altre città delle
marche (o d'italia) stanno portando avanti la nostra stessa esperienza... chi
ritenesse di volere partecipare è pregato di prenotarsi quanto prima
all'indirizzo, gas_lagluppa@live.it,
per dar modo agli ospitanti di organizzarsi bene per il pranzo. il
pranzo, a buffet, vegetariano e biodinamico viene offerto dall'azienda ad un
prezzo politico di 7 euro a persona. Programma
della giornata: ore
9.30; incontro al casello di Tolentino Ovest (sulla superstrada Civitanova - Foligno)
presso l'autolavaggio sulla destra subito dopo l'uscita. ore
10.00: visita dell'azienda e sistemazione ore
10.30: presentazione dei partecipanti e della realtà biodinamica ore
11.00: discussione libera; quali motivi spingono i GAS e quali i produttori? ore
12.00: quale rapporto possibile anche con i gruppi meno organizzati? ore
12.30 pranzo, siesta, relax ore
15.00: riprendiamo i lavori ore
15.30: GODO, gruppi organizzati di domanda e di offerta ore
16.30: quali rapporti possibili con i GAS lontani? (commercializzazione di
varietà antiche o di prodotti altrove non reperibili...) ore
17:00: conclusione dei lavori; per
chi lo volesse ci si potrà trattenere ancora per una breve escursione nei
paraggi dell'azienda e per le danze popolari marchigiane al suono dei
"musici improvvisati" (ovvero, ognuno porti uno strumento che facciamo
un'orchestra...) 2 – 5 Giugno BELGIOIOSO (Pavia) Il festival di proposte per il benessere al Castello di Belgioioso è giunto alla nona edizione. Una rassegna a base di shiatsu, yoga, thai, rebirthing, watsu, kinesiologia specializzata, reiki.
All'interno
delle quattro giornate di "Armonia" si svolge anche la nona edizione
del Taiji Festival (www.pwka.com) dove scuole
di diverse discipline cinesi presenteranno dimostrazioni, conferenze e stage nel
parco del Castello di Belgioioso. Mostra
collaterale e conferenze a tema.
Ingresso
dalle 10 alle 20 al prezzo intero di 6 euro.
Il CAFFE’ DELLA PACE con
il premio Nobel per la pace Rigoberta Menchù presso la Cooperativa agricola La Terra e il Cielo Domenica
5 Giugno ore 10.00 a
Piticchio di Arcevia, zona artigianale PIP La
Cooperativa agricola La Terra e il Cielo inaugura, nella sua sede della zona
artigianale di Pititcchio di Arcevia, l’avvio del progetto del Caffè della
Pace. Questo
nome insolito e dagli auspici positivi, è stato dato in quanto il progetto è
realizzato grazie alla volontà e alla collaborazione del premio Nobel per la
Pace Rigoberta Menchù, che sarà presente all’inaugurazione e durante la
quale terrà un discorso. Rigoberta
è un’autentica eroina del nostro tempo che ha patito sulla sua pelle tutti i
mali e tutte le oppressioni del dispotismo autoritario contro i popoli nativi
dell’America Latina e anche contro la sua famiglia d’origine, e che si è
battuta senza odio ma con fede, determinazione e amore per la conquista dei
diritti fondamentali per le popolazioni indie. Con
il denaro del premio Nobel ricevuto essa ha costituito una Fondazione che si
occupa di divulgare, culturalmente ma anche nelle sue implicazioni pratiche, il
seguente codice etico per un millennio di pace: Non
c’è pace senza giustizia non
c’è giustizia senza equità non
c’è equità senza sviluppo non
c’è sviluppo senza democrazia non
c’è democrazia senza rispetto verso
l’identità e la dignità dei
popoli e delle culture In
questo contesto è nato il progetto del Caffè della Pace, che consiste
nell’importazione, a prezzi di commercio equo e solidale (quindi molto più
alti di quelli convenzionali), da parte della Cooperativa La Terra e il Cielo di
pregiato caffè del Guatemala di varietà arabica, coltivato e prodotto, in una
zona ad alta energia naturale, dalla cooperativa Union y Fuerza, formata da
piccoli coltivatori maja. Il
caffè riceve la sua lavorazione finale nell’impianto di torrefazione della
cooperativa La terra e il Cielo. In
occasione dell’inaugurazione del progetto, con la prima produzione e
commercializzazione del “caffè della pace”, la cooperativa La Terra e il
Cielo festeggia anche il 25° anniversario dalla sua fondazione. Interessante
sarà soprattutto ascoltare Rigoberta, che trasmette sempre entusiasmo, forza e
spirito di unità fra tutti gli uomini. PROGRAMMA Ore
10.00 Saluti
del sindaco di Arcevia Silvio Purgatori Saluti
del presidente della provincia Enzo Fiancarli Intervento
di Angela Priori del collettivo Guatemala-Moie intervento
di Simone Mattioli presidente della Lega Coop Marche Intervento
di Bruno Sebastianelli presidente della cooperativa La Terra e il Cielo intervento
di Rigoberta Menchù premio Nobel per la pace e promotrice del progetto “Caffè
della pace” Dibattito Moderatrice:
Venetia Villani
giornalista Ore
13.00 Buffet a base di prodotti biologici de “La Terra e il Cielo” Ore
15.00 Festeggiamento
del 25° anniversario della cooperativa, con intrattenimenti per grandi e
bambini.
Tuttaunaltracosa
- Fiera nazionale del Commercio Equo 3
- 5 Giugno 2005 a Parma
POSTA DEI LETTORI LE
AMALGAME AL MERCURIO
(risponde Loris
Asoli) Dopo
l’uscita del precedente numero del bollettino, due lettori ci hanno scritto,
ed entrambi in relazione all’articolo sulla pericolosità delle amalgame al
mercurio. Rispondo alle loro osservazioni e approfitto per invitare tutti i
lettori a prendere il loro buon esempio e a scriverci su tutto ciò che hanno
voglia di esprimere in relazione ai pezzi scritti e ai temi che affrontiamo nel
bollettino. DAI
LETTORI. Nicola Tontini scrive: «Vi scrivo in
merito all’interessante articolo curato da Loris Asoli “I pericoli delle
amalgame dentali”. Dove dice”…nella ghiandola pituitaria del
fegato…”, credo che ci sia una imprecisione infatti la ghiandola pituitaria
dovrebbe essere un’altra importantissima ghiandola del nostro organismo, a
secrezione endocrina, più comunemente nota come ipofisi e situata nella cavità
cranica. Grazie e un saluto. Nicola Tontini.» RISPOSTA:
Grazie per la correzione. Si è trattato di un errore di battitura
(“fegato” invece di “feto”). La frase corretta è la seguente:
« Il mercurio dell’amalgama di una donna incinta attraversa la placenta ed
appare nel fluido amniotico, nel sangue, nel fegato e nella ghiandola pituitaria
del feto, entro due giorni dalla sua istallazione nella bocca.» In effetti i
danni che le amalgame al mercurio possono arrecare sul feto, attraverso la
madre, possono essere molto gravi, come ci conferma una breve lettera di un
altro lettore: DAI
LETTORI. Peppe Scherpiani scrive: «Potrei dire anche,
dopo aver letto alcuni articoli del bollettino, che le amalgame al mercurio
usate dai dentisti nelle otturazioni, producono secondo le ricerche effettuate
dal DAN (Defeat Autism Now) del dr. Shaw, americano, un effetto di autismo
epidemiologico nelle donne in gravidanza, quando, in certi casi, il mercurio
passa la placenta ed è assimilato dal feto. Per maggiori informazioni
potreste consultare il sito www.genitoricontroautismo.it
oppure www.autismoonline.it. Ciao Peppe.» RISPOSTA. Grazie per la conferma e l’integrazione di notizie e fonti di informazioni. UltimOra
Assemblea Ordinaria dei Soci di Banca Popolare Etica
tenutasi in data 28 maggio a Bologna ha eletto i seguenti membri del Comitato
Etico:
MENAPACE LIDIA
540 Ritirata la candidatura di ZANOTELLI ALEX e MAZZOCCO VILMA
SUNDAY 2005 Ancona Piazza Pertini, Domenica 29 maggio (Katya Mastantuono)L'energia pulita è scesa in piazza. Dalle ore 9,00 alle ore 20,00 di domenica 29 maggio 2005, molti enti locali con Progetti di Agende 21, ambientalisti e aziende del settore si sono confrontate su temi come la riduzione dei gas, l'efficienza energetica e l'utilizzo di fonti di energia rinnovabili. La giornata è stata promossa in occasione della Giornata Europea del risparmio energetico e fonti rinnovabili. Localmente è stata promossa dalla Provincia di Ancona, Assessorato all'Ambiente e l'Agenzia per il Risparmio Energetico, patrocinata da Regione Marche, Comune di Ancona e Legambiente Marche e la collaborazione della CNA e Cgia. I soggetti espositori hanno presentato alla città di Ancona le politiche territoriali e gli strumenti a disposizione per affrontare l'emergenza energetica e la salvaguardia ambientale, problematica ormai in primo piano sul tavolo degli amministratori locali e non. Tale appuntamento domenicale è stato tuttavia penalizzato dall'afa estiva (35 gradi in piazza Pertini!) che ha portato molti cittadini in spiaggia e non ha permesso l'incontro che la manifestazione sperava. Presente anche un gazebo di Banca Popolare Etica che tra le sue aree di intervento ha proprio quella di tutela, conservazione e valorizzazione ambientale e i prodotti delle Botteghe del Commercio Equo e Solidale Tale evento sarà seguito in autunno da un importante convegno sulle stesse tematiche che si terrà ad Ostra. |
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Passa Parola Dopo l’invio del secondo numero abbiamo avuto numerose nuove iscrizioni al bollettino. Esso
si diffonde soprattutto grazie ai lettori che lo trovano interessante e utile. Diamo i numeri Questo bollettino è stato spedito a 420 nominativi (260 nel numero 2 di aprile!) Il documento contiene 69.989 caratteri in 12.978 parole in 1.972 righe. Hanno collaborato a questo numero Hanno
collaborato a questo numero: Testi:
Michele Altomeni, Roberto Mosca, Loris Asoli, Gabriele Darpetti, Davide
Guidi Redazione:
Venetia Villani, Loris Asoli Grafica, impaginazione e gestione elettronica: Katya Mastantuono
Un grazie a TUTTI coloro che hanno creduto in questo strumento e lo hanno inviato nei punti più remoti della rete facendolo rimbalzare, a volte impazzito, nei siti più remoti! Con la loro influenza diretta, continua e pervasiva i mezzi di comunicazione e, in modo particolare, la televisione, da strumento principe per il controllo sull'esercizio del potere da parte delle istituzioni, delle forze politiche e delle singole persone abilitate ad esercitarlo, stanno diventando essi stessi il principale e diretto strumento di conquista, di esercizio e di condizionamento del potere politico. Di fronte a fenomeni di questa portata non è permesso restare passivi. Comunicazioni di servizio
Per qualsiasi contatto, informazione scrivete pure a desmarche@libero.it |