INTRODUZIONE DI FUORITEMPO – Ucciso il premier serbo Djindjic. La Serbia decapitata. Francesco
IL CORRIERE DELLA SERA
di Gergolet Mara
E' morto come ogni tanto
capita ai leader del popolo e ai capi di Stato, e più spesso ai criminali. O
come nei Balcani, negli ultimi 10 anni, è stata un' abitudine. Zoran Djindjic,
premier serbo, 50 anni, è stato colpito da due pallottole di grosso calibro
sparate da uno o più cecchini. La prima lo ha centrato alla schiena, la seconda
allo stomaco, mentre, girandosi, cercava di ripararsi. Mancava un quarto all'
una, nel cortile del palazzo del governo a Belgrado. Djindjic era appena uscito
dall' auto, si muoveva con passo lento, la gamba fasciata perché si era
lacerato il tendine d' achille giocando a pallone. Non dev' essere stato
difficile per i killer appostati nel palazzo di fronte inquadrarlo nel mirino.
«Ho intravisto Djindjic passarmi accanto dentro la macchina scura. Pochi
secondi dopo, ho sentito due spari secchi e ravvicinati. Ho pensato: mio Dio,
no», ha raccontato alla Radio B92 una testimone. Due spari, ferocemente
precisi. Djindjic è stato subito portato all' ospedale, sottoposto a due
interventi chirurgici. Ma quando alle 14 la moglie Ruzica è uscita dalla clinica,
protetta da una sciarpona nera e sottobraccio a due funzionari del partito di
suo marito, si è capito che la Serbia aveva perso l' uomo che le aveva portato
la democrazia. Un primo obiettivo, gli attentatori, l' hanno subito raggiunto.
Quello di scatenare il caos. Fermi i bus, fermi i treni, chiuso l' aeroporto di
Belgrado, proclamato lo stato d' emergenza mentre centinaia di poliziotti
iniziavano la caccia agli assassini. In un condominio, proprio di fronte al
luogo dell' agguato, sarebbero state trovate delle coperte: un segno, forse,
che quella era la postazione dei cecchini, la tana dove hanno passato la lunga
notte di attesa. Poi Belgrado, quella gente che Djindjic l' aveva o appoggiato
o detestato, si è stretta attorno alla figura del suo Riformista. E ha
cominciato a portare rose rosse al cancello dietro al quale lo hanno ammazzato.
Vojislav Kostunica, l' ex presidente jugoslavo, il nazionalista, l' arcinemico,
ha pianto: «Io e Djindjic ci siamo spesso criticati. Ma questa per me è una
tragedia». Tributi da Prodi, da Blair, Chirac, da Bush. Da Carla del Ponte, la
procuratrice del tribunale dell' Aja: «E' una perdita grave. Djindjic è stato
l' elemento chiave per sbloccare il rapporto tra la Corte e la Serbia».
Difficile rispondere alla domanda che tutti si fanno. Perché? Chi? Nemici,
Djindjic ne aveva da tutte le parti. Il governo serbo ha accusato direttamente
la cosca mafiosa di Zemun (dal nome di un sobborgo di Belgrado) di essere
responsabile dell' uccisione. In un comunicato, l' esecutivo ha puntato il dito
contro la mafia di Zemun e quelli che vengono indicati come i suoi principali
padrini, l' ex capo delle forze speciali di polizia (i cosiddetti «Berretti
rossi») Milorad «Legija» Lukovic e il controverso imprenditore Dusan «Siptar»
Spasojevic. Mara Gergolet (ha collaborato Irena Sutic) La scheda
Serbia-Montenegro LO STATO La Federazione tra Serbia e Montenegro nata il 4
febbraio 2003 ha sostituito la Jugoslavia creata da Milosevic nel 1992 LA
POPOLAZIONE Serbia e Montenegro hanno 10 milioni e mezzo di abitanti su una
superficie di 88.361 chilometri quadrati LE ETNIE I serbi rappresentano il 63%
degli abitanti. Seguono albanesi (14%), montenegrini (6%), ungheresi (4%),
altri (13%) OMICIDI E VENDETTE Sette attentati dal 2000. Uccisi, tra gli altri,
il comandante Arkan, Zeliko Raznatovic, e il ministro della Difesa, Pavle
Bulatovic
(13/03/03)