INTRODUZIONE DI FUORITEMPO
– Anche il nobel José Saramago si
dissocia da quanto è accaduto a Cuba. Francesco
IL MANIFESTO
di MAURIZIO MATTEUZZI
«Io sono arrivato fino qui. Da
adesso in avanti Cuba continuerà la sua strada, io mi fermo». José Saramago, il
Nobel portoghese per la letteratura e il comunista (non pentito) di una vita
comincia e conclude così un suo breve, ma pesantissimo, articolo pubblicato
ieri su El Pais di Madrid. Articolo che fa seguito alle condanne «legali» ma
inacettabili del 5 aprile contro i dissidenti e alle esecuzioni dell'11 aprile,
«legali» ma inaccettabili, di tre sequestratori di un ferry-boat. «Dissentire è
un diritto - scrive Saramago - che si trova e si troverà scritto con inchiosto
invisibile in tutte le dichiarazioni di diritti umani passate, presenti e
future. Dissentire è un atto irrinunciabile di coscienza. Può essere che
dissentire porti al tradimento, ma questo deve essere sempre dimostrato con
prove irrefutabili. Non credo che si sia agito senza lasciare adito a dubbi nel
processo recente da cui sono usciti condannati a pene sproporzionate i
dissidenti cubani. E non si capisce perché se c'è stata cospirazione non sia
stato espulso il responsabile della Sezione di interessi degli Stati uniti
all'Avana, l'altra parte della cospirazione».
Saramago non si ferma solo ai
processi sommari contro i 78 dissidenti (o 75) finiti con condanne
pesantissime: da 6 a 28 anni. «Ora arrivano le fucilazioni. Sequestrare una
nave o un aereo è un crimine severamente punibile in qualsiasi paese del mondo,
ma non si condanna a morte i sequestratori, soprattutto tenendo conto che non
ci sono stati morti. Cuba non ha vinto alcuna eroica battaglia fucilando quei
tre uomini, ma ha perduto la mia fiducia, ha frustrato le mie speranze, ha
defraudato le mie illusioni. Io arrivo fino qui», conclude Saramago. E qui si
ferma. Non da solo.
[...]
(15/04/03)