INTRODUZIONE
di FUORITEMPO: Un'intervista
al Senatore Melchiorre Cirami che "tenta" di difendere la sua legge da
critiche più che comprensibili. Interessante per capire qualcosa della legge Cirami.
Simone
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Vero e falso della legge
Cirami di
Maurizio Tortorella (Panorama) |
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Alla legge Cirami, che il 5
novembre 2002 ha introdotto nell'ordinamento italiano il principio del legittimo
sospetto, sono state attribuiti alcuni colpevoli difetti. Ecco, su ogni punto
contestato, che cosa dice veramente la norma.
Con
la legge Cirami ogni imputato potrà scegliersi un giudice più
compiacente.
Ovviamente, non è l'imputato a decidere. La legitima
suspicione, cioè il sospetto concreto che un giudice non sia imparziale o
sereno, dovrà essere valutata e riconosciuta esclusivamente dalla Corte di
cassazione, cioè da altri giudici. Solo in quel caso il processo verrà
«rimesso», ovverosia trasferito a un altro tribunale.
La legge
Cirami comporta uno squilibrio nel processo tra accusa e difesa, a vantaggio
della seconda.
La legge prevede che a chiedere la rimessione del processo
per «legitima suspicione» possano essere non solo l'imputato, ma anche il
pubblico ministero e il procuratore generale presso la corte d'appello, quindi i
rappresentanti dell'accusa. E a decidere, comunque, saranno sempre i giudici
della Corte di cassazione.
In attesa che la
Cassazione decida, però, la sospensione del processo è automatica e la perdita
di tempo aiuta solo gli imputati.
La sospensione
non è affatto automatica. Può essere ordinata dalla Cassazione, ma se la Suprema
corte non la prescrive, può essere disposta solo dal giudice «contestato» dagli
imputati. E la legge prevede che la sospensione sia obbligatoria esclusivamente
«prima delle conclusioni e della discussione»: cioè prima della requisitoria del
pm e delle arringhe dei difensori. Questo obbligo ha uno scopo: evitare che il
giudice «legittimamente sospettato» arrivi a una sentenza prima della decisione
sull'eventuale trasferimento del processo.
La Cirami, però,
prevede che la richiesta di rimessione possa essere riproposta più volte: questo
creerà comunque dei ritardi, perché il giudice dovrà valutare ogni
richiesta.
Questo rischio è
possibile. Ma i tempi persi non sarebbero mai eccessivi: la legge prevede che
sia il giudice a decidere se accettare o meno la sospensione quando viene
presentata una nuova richiesta di rimessione. Se però non esistono elementi
nuovi rispetto a quelli di una richiesta già presentata, il giudice non deve
disporre alcuna sospensione. Poi la Cassazione può sempre giudicare
inammissibile il ricorso dell'imputato. E in questo caso l'imputato stesso
rischia una multa da mille a 5 mila euro.
Nei maxiprocessi, i
mafiosi e i criminali imputati continueranno, in serie, a proporre la rimessione
del processo: così la giustizia si fermerà.
La legge prevede
che anche l'uso strumentale della richiesta di rimessione venga sanzionato: se
in una richiesta di rimessione non esistono elementi nuovi rispetto a una
richiesta già presentata, il processo non verrà certo sospeso dal giudice, e la
Cassazione respingerà ogni nuova richiesta condannando l'imputato a pagare la
multa.
Gli imputati,
comunque, la faranno franca: sospensioni e trasferimenti dei processi, infatti,
garantiranno la prescrizione dei reati e la scarcerazione.
I termini della
prescrizione e della custodia cautelare sono sospesi insieme al processo. Non
solo: se la Cassazione decide il trasferimento a un altro tribunale, i termini
della prescrizione e della carcerazione vengono interrotti fino al momento in
cui il processo, davanti alla nuova corte, arriva al «medesimo stato in cui si
trovava al momento della sospensione». Se per esempio il processo Imi-Sir
venisse trasferito a Brescia, la prescrizione tornerebbe a correre dal momento
in cui il nuovo pm dovesse pronunciare la sua requisitoria.
Ma la legge non si
applica ai processi in corso: lo ha detto il pm Ilda Boccassini, in aula, al
processo Imi-Sir.
La legge, in
realtà, dice esattamente il contrario: «La presente legge si applica anche ai
processi in corso». E aggiunge: «le richiesta di rimessione già presentate alla
data di entrata in vigore della legge conservano efficacia». Per questo, si
applica esplicitamente anche ai due processi milanesi (Imi-Sir e Sme-Ariosto),
per i quali gli imputati hanno chiesto la rimessione lo scorso maggio.
La legge Cirami è
stata voluta dalla maggioranza per «salvare» Cesare Previti e Silvio Berlusconi
dai due processi milanesi di «Toghe sporche».
Anche se è
possibile che la politicizzazione dei processi abbia avuto l'effetto di
accelerare l'iter parlamentare della norma, in realtà non è affatto detto che
l'introduzione della legge Cirami abbia l'effetto di «salvare» Berlusconi,
Previti e gli altri imputati dei due procedimenti milanesi. Prima di tutto,
perché la decisione sul trasferimento dei processi spetta alla Corte di
cassazione (che sul processo Imi-Sir ha già stabilito che deciderà il 27 gennaio
2003); e poi perché, anche nel caso in cui il processo dovesse essere spostato
da Milano a Brescia, sarà comunque un tribunale a giudicare. E non è detto che i
giudici bresciani siano più «favorevoli» di quelli
milanesi.