Economia etica e solidale marchigiana

Bollettino di cultura e notizie on line

per un nuovo mondo possibile

Bollettino Anno I Numero 4 - giugno 2005

Temi : economia solidale, consumo critico, ecologia e produzioni eco-compatibili, esperienze di riciclo e riuso, energie rinnovabili, stili di vita alternativi, finanza etica, agricoltura biologica, cooperazione, cooperazione internazionale, turismo responsabile, medicina integrata, monete regionali, iniziative di pace, informazione libera, democrazia partecipativa

Indice

Ai lettori 

Economia Solidale

Quale evoluzione per “Le botteghe del mondo”

L’Agricoltura Biologica nelle Marche

Sant'Epidio (AP): SEMPRE PIU' BIO IN MENSA

 Una esperienza cooperativa di valore mondiale

 Una legge per definire l’impresa sociale

 Appello per la non privatizzazione del servizio pubblico

Energia & Ambiente

Risparmio energetico ed energie alternative

Nuovi stili di vita

     Gruppi di Acquisto Solidale e negozi di alimenti naturali

Per la nostra salute

    Tecniche psicocorporee:  il Rebirthing

    L’onoterapia

Tecnologia & Comunicazione

Salvaguardare le 4 libertà nel Software (parte prima)

Lettera di Richard Stallman ai Parlamentari Italiani del 18.05.2005

Biografia di Richard Stallman e documentazione sul progetto LINUX/GNU

Associazionismo

Cooperazione internazionale: Italia ultima negli aiuti allo sviluppo

Il volontariato che sarà (parte seconda)

Appuntamenti 

I borghi e le piazze dell’economia solidale 3 - 4 settembre a Petritoli

Festa per la Libertà dei Popoli ad Ancona 13 -16 luglio al Forte Altavilla

Marcia per la giustizia e la Pace PERUGIA -ASSISI 11 settembre 2005

FeedBack

Incontro dei GAS delle MARCHE e produttori 

Passa parola

Diamo i numeri

Comunicazioni di servizio

 

Ai lettori    (Loris Asoli)

Cari lettori,  

 

nonostante l’arrivo dell’estate e l’atmosfera di vacanze, abbiamo lavorato per il bollettino con il consueto impegno e anche questo numero è ricco di articoli interessanti che possono trovare il vostro gradimento.  Con nostra soddisfazione, anche il numero dei collaboratori si è ampliato e speriamo che aumenti ancor più.

 

Ci sono pezzi su molti dei temi di fondo dell’Economia solidale: il commercio equo e solidale, l’agricoltura biologica, la cooperazione, le imprese sociali e l’economia sociale, l’ecologia nel consumo energetico, il consumo critico, il software libero, le terapie alternative, la cooperazione internazionale e il volontariato.

 

Nella rubrica “Per la nostra salute” in questo numero ci sono due pezzi molto particolari.  Perché questa scelta?  La nostra tendenza è di dare spazio di espressione, quando possibile, soprattutto ai soggetti che appartengono alla nostra Rete marchigiana di Economia solidale e che sono attivi nel settore di cui scrivono.   Così attraverso questi due articoli si esprimono Patrizia, Emilio ed Alessandra che sono attivi essi stessi nel praticare le terapie di cui ci parlano e condividono con i lettori le loro conoscenze ed esperienze.  Si tratta quindi di informazioni di “prima mano”.

Anche la maggior parte degli altri articoli sono scritti da persone della nostra regione attivi nei settori di cui ci scrivono.  

Teoria e pratica si fondono così insieme e trovano espressione nel nostro bollettino.

 

Questo mi dà lo spunto per stimolare di nuovo anche voi lettori a condividere le vostre conoscenze ed esperienze, rinnovandovi l’invito a collaborare con noi del gruppo redazionale, sia inviando proposte di articoli sui temi di vostra competenza o di vostro interesse, sia mandandoci lettere di commento su quello che scriviamo o richieste di temi da trattare.

Sarebbe bello che il bollettino diventasse, passo per passo, un concentrato della cultura alternativa e innovativa della nostra regione, in direzione etica, partecipativa ed autogestita, che metta in moto nuovi rapporti e attività, con la collaborazione e il coinvolgimento dei lettori.

 

Infine vi anticipo fin d’ora che il nostro prossimo numero, che uscirà a fine Agosto, sarà un numero monografico, interamente dedicato alla manifestazione di Petritoli, “I borghi e le piazze dell’economia solidale”, con un indice ancora una volta ricco e interessante.

                                 Buona lettura,

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ECONOMIA SOLIDALE

 

 

ECONOMIA SOLIDALE

 

 

Quale evoluzione per “Le botteghe del mondo” 

 (Paolo Chiavaroli)

 

 

Le Botteghe del Mondo (BdM) sono generalmente considerate i luoghi ove è possibile trovare i prodotti del commercio equo e solidale: in effetti, il loro  ruolo fondamentale è quello di far arrivare tali prodotti ai consumatori. Questo è senz’altro vero; tuttavia vi sono anche ulteriori funzioni che una  BdM o un’impresa dell’economia solidale in genere può e deve svolgere rispetto all’obiettivo di fondare un’alternativa di società. Sono funzioni forse meno visibili e che rimangono nel cono d’ombra prodotto dalle merci e dalle vetrine, naturalmente più appariscenti.

Considerare questi ulteriori significati della presenza di una BdM pare tra l’altro d’attualità, visto che la funzione di veicolo dei prodotti equosolidali sarà sempre meno esclusiva delle stesse BdM. Verrà il momento in cui ogni supermercato avrà i suoi prodotti fair trade o socialmente corretti e allora ci si chiederà se una Bottega del commercio equo e solidale ha ancora ragione  di esistere.

Osservando ciò che avviene dentro una BdM si noteranno:

- preoccupazioni, attenzioni, obiettivi  e comportamenti estranei ad altre imprese presenti sul mercato, che rappresentano il tentativo di annullare o almeno di limitare gli effetti ritenuti dannosi del mercato stesso; si tratta dell’attenzione posta ad una più equa distribuzione delle risorse, al fine di perseguire un obiettivo di riequilibrio tra gli attori coinvolti nell’attività economica;

- un significato particolare attribuito all’attività economica, che si esplica attraverso modalità particolari di conduzione dell’attività economica stessa. In una BdM si incontrano persone che hanno avviato l’impresa senza attendere per se stesse il ritorno di un investimento economico; esse si sono basate su un’analisi della realtà sociale, economica e politica e su una visione del mondo condivisa. Come ha scritto Laville,[1] “l’attività economica è la manifestazione di un senso comune, cioè il senso di un mondo condiviso con altri”. E’ questo il fondamento dell’impresa e dunque si fa spazio nell’attività economica stessa un elemento non monetario, l’elemento del dono e della gratuità (espresso ad esempio attraverso la prestazione di lavoro volontario). Al tempo stesso si deve notare che il tutto avviene all’interno di una dinamica partecipata e socializzante (il mondo condiviso) nel quale l’individuo esce dall’anonimato ed entra in relazione con altri uomini e donne. L’attività economica non è dissociabile dalle persone che la pongono in essere, sia che si tratti della persona accanto che, nel caso delle BdM, di chi lavora a migliaia di chilometri di distanza.

 

Tutto questo rappresenta un elemento di rottura non banale rispetto al modo ordinario di intendere e realizzare l’attività economica. Rottura che non avviene tanto attraverso l’invenzione di elementi nuovi, quanto attraverso il recupero di elementi economici differenti e perdenti rispetto a quelli dominanti imposti dall’economia di mercato capitalistica, che li ha considerati residuali o estranei ad una scienza economica rigorosa e “moderna”. Infatti gli aspetti particolari che abbiamo notato nell’agire di un’impresa dell’economia solidale derivano proprio dall’accostamento a principi tipici di una economia di mercato di principi diversi, propri di una economia non di mercato e non monetaria. Elementi che hanno avuto nel corso della storia dignità pari o, addirittura, superiore rispetto agli  elementi dell’economia di mercato, ma che poi sono stati soffocati nel corso di una evoluzione storica che ha fatto coincidere, infine, l’economia con l’economia di mercato, e con un’economia di mercato particolare, quella capitalistica. Questo esito ha espulso dal novero delle competenze degli attori economici ogni preoccupazione, ad esempio, relativa alla distribuzione della ricchezza e delle risorse, demandando allo Stato tale funzione redistributiva, funzione per altro sempre più contestata e posta in discussione dai principi dell’economia di mercato capitalistica che intende allargare il proprio dominio anche a  quegli ambiti nei quali sopravvivono ancora principi economici differenti.

L’aver assunto, così come fanno le imprese dell’economia solidale,  l’elemento di una economia non di mercato, quale l’attenzione per una equa distribuzione della ricchezza all’interno dell’attività economica, è dunque atto in qualche modo eversivo rispetto allo status quo. Il problema della distribuzione è riportato all’interno dell’attività dell’impresa, ed anzi posto al suo centro.

Nel caso di una Bottega del Mondo, in primo luogo vi è un obiettivo di riequilibrio rispetto ad attori economici debolissimi, quali sono i partner che lavorano e producono nei Paesi del sud del mondo, obiettivo che si realizza per mezzo di una diversa redistribuzione della ricchezza prodotta dal commercio internazionale a favore del soggetto più debole. Inoltre questo principio viene affermato dalle BdM anche nell’ambito delle proprie relazioni interne, così come all’interno della società nella quale esse sono inserite ed agiscono.

Ma abbiamo visto che c’è un altro elemento di novità nell’attività di una BdM, che fa riferimento a principi di un’economia non  monetaria.

I partecipanti all’attività economica non sono legati dalla ricerca di un  profitto monetario, ma dalla condivisione di una visione del mondo prodotta da un percorso socializzante.

Le BdM, in questo modo, finiscono per essere ciò che sono state definite, sulla scia della riflessione di Habermas, e cioè spazi pubblici di prossimità, luoghi di discussione tra cittadini in cui si  formano opinioni, si dibattono temi e problemi di interesse comune, si prendono decisioni, si elaborano e realizzano progetti.

La BdM, e l’economia solidale in genere,  in questo modo contribuisce a responsabilizzare i cittadini, a farli appunto partecipare a “spazi pubblici di prossimità tra il domestico e lo spazio pubblico delle grandi istituzioni. In tal modo essa supera la concezione di una economia separata dal sociale e dal politico e propone una ricomposizione dei rapporti tra economico, sociale e politico.”[2]

In un contesto che registra una drammatica carenza di simili luoghi, risucchiati da un vero e proprio processo di desertificazione degli spazi pubblici, questa opportunità offerta dalle diverse esperienze di economia solidale va salutata con interesse e seguita con attenzione. In una situazione come l’attuale non è banale creare punti di rottura, ricostituire spazi pubblici e fornire l’opportunità di tornare ad incontrarsi, a dibattere, a vivere la propria cittadinanza attiva, il proprio “prendere a cuore” la sorte della città, del proprio quartiere o del pianeta intero, l’opportunità di fare politica, di vivere la propria socialità e la propria dimensione relazionale.

Una BdM, dunque, in sintesi realizza un’attività economica particolare caratterizzata dal segno della complessità: è infatti il tentativo di elaborare un modello di attività economica differente nel quale coesistono principi differenti, il principio dell’economia di mercato con le dinamiche prodotte dal gioco della domanda e dell’offerta, il principio dell’economia non di mercato con l’attenzione agli effetti che l’attività produce soprattutto in termini di equa distribuzione di risorse, il principio non monetario con la necessità di ricondurre l’attività economica  all’interno del contesto sociale in cui è situata e sotto il controllo degli attori sociali che a questa attività partecipano.



[1] J.L. Laville, Economia Solidale, Bollati Boringhieri, p. 66

[2] J.L.Laville, op. cit, p. 77

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ECONOMIA SOLIDALE

 

 

ECONOMIA SOLIDALE

 

 

L'agricoltura biologica nelle Marche 

 

(A cura di Leonardo Valenti e Paolo Pinciaroli)

 

DEFINIZIONE E NORMATIVE   

L’agricoltura biologica è un metodo di produzione conosciuto per il fatto che vieta l’uso dei prodotti chimici di sintesi (concimi, antiparassitari, anticrittogamici, diserbanti).

Gli agricoltori che adottano questo tipo di conduzione agricola devono rispettare un disciplinare di coltivazione, che è uguale in tutto il territorio dell’Unione Europea (Reg CEE 2092/91 e successive modificazioni), e assoggettarsi alle visite degli ispettori di un Organismo di Controllo “terzo”, conforme alle norme UNI 45011, riconosciuto dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali.

L’allegato I del regolamento CEE detta le norme tecniche di produzione:

“la fertilità e l’attività biologica del suolo devono essere mantenute o aumentate in primo luogo mediante la coltivazione di leguminose, di colture da sovescio o di vegetali aventi apparato radicale profondo, nell’ambito di un adeguato programma di rotazione pluriennale;

la difesa fitosanitaria ha carattere preventivo e si impernia sulla scelta di specie e varietà adeguate, appropriati programmi di rotazione colturale, lotta meccanica e biologica.”

Quando il metodo di coltivazione biologica è correttamente applicato le produzioni sono confrontabili con quelle ottenute con il metodo convenzionale, il quale normalmente ha trascurato la buona pratica agricola, degradando la fertilità dei suoli marchigiani, come si desume dai dati del laboratorio agrochimico dell’ASSAM, (pubblicazione: Dall’analisi del Terreno al consiglio di concimazione – anno 2001).

 

GLI INIZI NEGLI ANNI ‘80

Dietro la spinta di iniziative pionieristiche di produzione e trasformazione, nate agli inizi degli anni ’80, gli agricoltori biologici marchigiani hanno potuto cimentarsi in questa loro attività già da quella data crescendo sia in numero che in esperienza. In questo ha avuto un ruolo importante l’Ente pubblico (Regione, Province e Comuni) che ha destinato a questo settore finanziamenti per compensare gli effetti positivi sull’ambiente prodotti dall’agricoltura biologica. L’impatto minore dell’agricoltura biologica sull’ambiente, intuibile dalla sua definizione, sono stati riconosciuti da studi scientifici anche recenti, come, per esempio, la ricerca della Washington State University, pubblicata da “Nature” nel 2001, che, confrontando 5 anni di analisi tra agricoltura biologica, convenzionale e integrata, mette in evidenza la maggiore sostenibilità, efficienza energetica e redditività dell’agricoltura biologica.

 

L’EVOLUZIONE DEL SETTORE

L’Elenco Regionale degli Operatori biologici è tenuto dall’ASSAM sulla base delle notifiche presentate dagli operatori e delle comunicazioni degli Organismi di Controllo. (tabella 1).

La flessione nel numero degli operatori nel biennio 2002 – 2003, dovuta ad una temporanea riduzione delle risorse impegnate nella Misura F2 del PSR (Piano di sviluppo rurale), non ha comunque interrotto la crescita della superficie investita a conduzione biologica, facendo innalzare la superficie media aziendale a 30 ha per l’anno 2004, ben al di sopra dei 7,61 ha della media regionale.

Volendo rapportare i dati del biologico del 2004 con gli ultimi disponibili a livello regionale del settore agricolo si evidenzia una consistenza delle aziende biologiche pari al 3,13% con una Superficie Agricola Utilizzabile (SAU) che invece raggiunge il 12,35% di quella regionale.

La ripartizione colturale della SAU tra le principali colture praticate nel 2003 mette in risalto la vocazione cerealicolo – viticola della nostra regione.

L’evoluzione del settore nella regione ha seguito lo stesso andamento riscontrato a livello nazionale, come visibile dal sito del Sistema d’Informazione Nazionale sull’Agricoltura Biologica (SINAB) gestito dal MIPAF, (tabella 2) con una flessione nel numero delle aziende nel 2002 – 2003 che si è ripercossa anche nella superficie biologica cosa che invece non si è prodotta nella Regione Marche.

Nel panorama nazionale, nell’anno 2003, le Marche si situano al 9° posto per numero di produttori dopo Sicilia, Sardegna, Calabria, Puglia, Emilia Romagna, Piemonte, Lazio e Toscana.

 

GLI ORGANISMI DI CONTRO LLO

Due dei 16 Organismi di controllo autorizzati ad operare in Italia hanno la sede centrale nelle Marche: Istituto Mediterraneo di Certificazione s.r.l. a Senigallia (AN) e Suolo e Salute s.r.l. a Fano (PU).

Durante le visite annuali in azienda l’ispettore dell’Organismo di Controllo, nel caso di sospetto sulla corretta conduzione biologica, può prelevare campioni di terreno o prodotto per sottoporlo ad una analisi per la ricerca di pesticidi o diserbanti non ammessi. Le azioni di controllo sono indispensabili per ottenere il marchio “agricoltura biologica – regime di controllo CEE”  da apporre in etichetta, necessario per la commercializzazione del prodotto biologico.  

La Stato e la Regione svolgono una azione di vigilanza sulle strutture autorizzate al controllo e certificazione delle produzioni biologiche.

 

TRASFORMAZIONE E COMMERCIALIZZAZIONE

La Regione Marche ha visto nel 1981 e 1982 le prime iniziative di produzione e trasformazione del prodotto principale marchigiano, i cereali, in pasta biologica ad opera diretta dei produttori agricoli.

Le aziende di trasformazione e commercializzazione delle produzioni biologiche sono attualmente 135 e coprono tutti i settori agroalimentari, dall’orto-frutta al vino, dall’olio alla carne, con esportazioni anche all’estero e un fatturato stimato di oltre 60 milioni di euro.

Scendendo nei particolari delle produzioni regionali, dopo una prima crescita delle iniziative legate alla trasformazione del prodotto principe regionale, il grano duro, si sta assistendo ad una fase di riflessione e ripensamento con la tendenza ad evidenziare sempre più la provenienza della materia prima regionale per cercare di contrastare la forte concorrenza del mercato globale.

Contemporaneamente le aziende biologiche stanno investendo nella ristrutturazione aziendale (il 25% delle domande accolte nella Misura A del Piano di Sviluppo Rurale), nella diversificazione delle produzioni, nell’offerta di ospitalità e di servizi (agriturismo, fattorie didattiche) per accorciare sempre più la filiera produttiva e arrivare direttamente al consumatore.

 

LA ZOOTECNIA

Dal 1999, anno in cui è uscito il Regolamento sulla zootecnia biologica anche, questo settore si è iniziato ad organizzare cercando di adeguare le proprie produzioni alle rigide norme comunitarie.

La zootecnia biologica regionale, al 31 dicembre 2003, può contare su 160 aziende di cui 70 con bovini principalmente da carne, 57 con pecore, 4 con capre, oltre a 12 aziende che allevano suini e 17 aziende avicole per la produzione di carne e uova.

 

L’AGRITURISMO

Le Marche risultano al secondo posto (dopo la Toscana) tra le regioni italiane per numero di agriturismi (41) nei quali si producono e si utilizzano cibi biologici.

 

ASSOCIAZIONISMO

Sul versante dell’associazionismo dei produttori biologici sono operativi nella Regione tre associazioni: Terra Sana Marche  con sede a Montefelcino (PU) che associa mediamente 600 agricoltori, AMAB Marche con sede a Senigallia (AN) con mediamente 500 agricoltori e l’Associazione per l’Agricoltura Biodinamica con sede a Urbino che associa una decina di aziende biodinamiche.

 

GLI IMPEGNI  DELLA  REGIONE  MARCHE

In questo scenario dinamico e innovativo la Regione Marche ha svolto un ruolo di primo piano, convogliandovi risorse proprie, nazionali e comunitarie, incentivandone la coltivazione e promuovendone la conoscenza e il consumo.        

Questi obiettivi sono stati perseguiti con una serie di leggi regionali che si sono susseguite dal 1990 con L.R. 57/90; 44/92; 76/97 e  4/02.

Con l’art. 2 della L.R. 76/97 è stata istituita con funzioni di consulenza per la Giunta regionale la “Commissione per l’agricoltura biologica” che si riunisce periodicamente.  

 

GLI IMPEGNI EUROPEI E NAZIONALI

L’espansione dell’agricoltura biologica, con sicuri effetti positivi sull’ambiente e sulla qualità dei prodotti, è diventato uno degli obiettivi prioritari che, sia il Ministero che l’Unione Europea, stanno perseguendo con l’aggiornamento della normativa di settore e con il “Piano di Azione nazionale per l’Agricoltura biologica e i Prodotti biologici”, gestito completamente a livello centrale e finanziato con 5 milioni di euro.  


Tabella  1  : Consistenza dell’agricoltura biologica nella Regione Marche

  

 

Anno 2000

Anno  2001

Anno  2002

Anno  2003

Anno   2004

Anno 2005

(previsione)

Produt.ri agricoli

 1.590

  1.905

 1.734

  1.586

 2.054

    2.500

Trasformatori

    101

    132

    123

     126

    135

 

Superf. in ha.

35.400

40.600

45.300

48.700

62.600

70.000

 Fonte: Regione MARCHE - Elenco regionale operatori biologici


 Tabella 2  : Consistenza dell’agricoltura biologica in Italia

 

Anno 2001 

Anno 2002 

Anno   2003

Produt. agricoli

    56.440

    51.401

    44.034

Trasformatori

      3.947

      4.346

      4.264

Superf. in ha

1.237.640

1.168.212

1.052.002

                  Fonte: elaborazione SINAB su dati Organismi di Controllo

 

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ECONOMIA SOLIDALE

 

 

ECONOMIA SOLIDALE

 

 

 

SANT'ELPIDIO (AP), SEMPRE PIU' BIO IN MENSA

 

(tratto da www.greenplanet.net)

 

SANT’ELPIDIO A MARE : Parte dal cibo l’educazione alla salute.  

Questo il nuovo credo dell’amministrazione elpidiense che ha voluto inserire nella dieta delle mense scolastiche della materna cittadina alimenti totalmente biologici.

«Dopo una prima sperimentazione con pasta e uova, a settembre prossimo, d’accordo con la commissione mensa, inseriremo anche olio d’oliva e latte e latticini» ha commentato l’assessore ai servizi sociali Cristiana Tosoni.  «Si tratta di una scelta importante che dovrà portarci tra tre anni ad arrivare ad una mensa interamente biologica per i cibi e da agricoltura integrata per frutta e verdura. Non ci sarà alcun aumento nelle rette per la mensa perché si tratta di un progetto che si avvale di contributi da parte della stessa Regione Marche».

 

Da settembre uova e pasta biologiche nelle mense scolastiche

 

Alimentazione bilanciata fin da bambini: questo il perno attorno al quale si sta muovendo l'amministrazione comunale sul fronte delle mense scolastiche.

E proprio a tal proposito l'assessore ai servizi sociali Cristiana Tosoni ha comunicato un'attesa novità: da settembre saranno introdotte uova e pasta biologiche nelle mense della scuola materna con l'obiettivo di aggiungere, progressivamente, altri alimenti tanto da arrivare ad una mensa interamente biologica nell'arco di un triennio.

Già dall'aprile scorso si è iniziato a camminare in questa direzione provvedendo, grazie alla collaborazione delle insegnanti e dei genitori, a delle prove meticolose: si sono verificate le reazioni dei bambini, valutato il loro gradimento ed appuntato ogni risultato. Alla luce di ciò si sono poi prese le decisioni.

Dell'introduzione di prodotti biologici si è detta soddisfatta anche la presidente della commissione mensa sostenendo che una modifica in tale direzione si attendeva da tempo.

"Ci tengo a precisare - ha sottolineato l'assessore Tosoni - che non ci saranno incrementi di costo per le famiglie".

 

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ECONOMIA SOLIDALE

 

 

 

ECONOMIA SOLIDALE

 

 

Una esperienza cooperativa di valore mondiale

  (Gabriele Darpetti)

 

VALORE DELL’ESPERIENZA

Una delle caratteristiche degli italiani, e noi marchigiani non facciamo certo eccezione, è la poca predisposizione a girare il mondo per motivi culturali, ossia per conoscere altre esperienze e confrontarsi con esse. Sarà per la bassa percentuale di persone che parla l’inglese, sarà perché pensiamo di essere migliori di altri in molti campi, sarà per una pigrizia mentale che non ci consente di riconoscere le esperienze da cui c’è da imparare qualcosa, sarà per questo e per tante altre cose, ma sta di fatto che noi italiani ci muoviamo poco per ampliare le nostre conoscenze.

Io non penso di essere da meno, ma ho avuto la rara fortuna di potermi aggregare ad un viaggio di studio per poter conoscere e visitare una delle esperienze cooperative più importanti del  mondo: il gruppo cooperativo di Mondragon.

Quando dico che è una esperienza di valore mondiale, lo dico per due motivi: il primo per la dimensione che ha raggiunto, oggi dà lavoro ad oltre 66.000 persone in 15 nazioni diverse in varie parti del Mondo, il secondo perché vi sono delegazioni provenienti da tutti i Continenti che periodicamente vanno ad incontrare e studiare questa singolare esperienza del movimento cooperativo.

 

LA STORIA

Per meglio comprendere le caratteristiche del Gruppo Cooperativo di Mondragon (un Paese vicino a Bilbao), è necessario partire dallo scenario sociale in cui esso è nato.

Alla guerra civile spagnola (1936 –1940) seguì la lunga dittatura franchista, che durò quasi 40 anni ed ebbe come caratteristica il ruolo interventista e centrale dello stato in materia economica. Pertanto, nel momento in cui il movimento cooperativo di Mondragon intraprese i primi passi, verso la metà degli anni cinquanta, si avvertiva impellente l’esigenza di rinnovare il tessuto imprenditoriale e di studiare nuove formule che dessero impulso e stimolo ad un’economia chiusa e per nulla competitiva.

In questo contesto, giocò un ruolo fondamentale un sacerdote di nome Don Josè Maria Arizmendiarrieta. Egli insegnò sociologia nella scuola di Mondragon e fu proprio in quest’ambiente che si crearono le condizioni per uno scambio personale molto proficuo che portò molti giovani ad aderire in modo entusiasta ai futuri progetti nel campo della cooperazione.

Agli inizi si partì da zero quasi in tutto. Non si possedeva esperienza imprenditoriale, non si conosceva il mercato né il livello della domanda, non si avevano mezzi finanziari propri né impianti industriali. Si riponeva soltanto molta fiducia in ciò che ci si accingeva ad intraprendere e si desiderava mettere a disposizione degli altri il proprio impegno e la propria capacità professionale. L’aspirazione di coloro che crearono le prime imprese non era soltanto quella di dar vita a  nuovi posti di lavoro o ad imprese più moderne e meglio organizzate;  in esse si  sarebbero dovuti instaurare rapporti più umani e solidali fra i lavoratori e il lavoro avrebbe dovuto prevalere sul capitale, ribaltando lo schema tradizionale delle società di capitali. 

 

Di certo, le prime cooperative industriali sono state fondamentali in tutto il processo di sviluppo del Gruppo Cooperativo di Mondragon. Inizialmente le conoscenze tecniche erano alquanto scarse ed il divario tecnologico con i paesi europei più avanzati risultava considerevole. In seguito, con la nascita di Fagor elettrodomestici, iniziarono le prime ricerche di mercato per studiare e valutare le possibilità di sviluppo del settore e conoscere, in modo più approfondito, le esigenze del  mercato. Si intrapresero i primi viaggi all’estero per cercare di creare relazioni con ditte straniere, soprattutto italiane e tedesche, al fine di sviluppare una collaborazione tecnica. Per quanto concerne le ditte italiane con le quali vennero in contatto i rappresentati del Gruppo, possiamo ricordare la Ignis, la Zanussi, la Zoppas. L’incontro con tali ditte italiane ed altre europee fu molto proficuo in quanti vennero stipulati contratti che consentivano l’utilizzo di brevetti per la produzione di cucine a gas, frigoriferi, lavatrici, scaldabagni ed altri elettrodomestici. La Fagor elettrodomestici si caratterizzò come la cooperativa trainante che necessitava di notevoli investimenti per la ricerca,  lo studio del mercato e la produzione su larga scala, ma fu anche quella che favorì la creazione di nuove iniziative nell’ambito della cooperazione. Successivamente, infatti, nasceranno dalle sue costole altre  cooperative, fra le più importanti: la Fagor Elettronica e la Fagor Industriale. A partire dalla metà degli anni ’70, si iniziò ad avvertire l’esigenza di consolidare la propria struttura puntando sulla ricerca, lo sviluppo e l’innovazione.

 

I QUATTRO PILASTRI

Da queste premesse sorsero, seppure in tempi diversi, le quattro istituzioni di grande rilievo che hanno assicurato coesione  e sviluppo, nonché lo straordinario successo, al Gruppo Cooperativo di Mondragon:

• La Scuola Professionale, divenuta nel 1966 Scuola Politecnica, grazie al sostegno delle cooperative, e che a partire dal 1968 fu autorizzata ad insegnare Ingegneria Tecnica, apportando al cooperativismo la base umana imprescindibile per il suo sviluppo.

• La Cassa dei Lavoratori, cooperativa di credito, creata dalle cooperative e già esistente nel 1959 e che aveva, ed ha tuttora, come compito quello di raccogliere le risorse del mercato del risparmio con le quali finanziare lo sviluppo imprenditoriale cooperativo e favorire l’occupazione

• La Lagun-Aro, istituzione creata per garantire una protezione piena nell’ambito della sicurezza sociale, tenendo conto delle specificità dei lavoratori della cooperazione.

• La Ikerlan, come Centro di Ricerca Tecnologica, il cui sostegno insostituibile allo sviluppo tecnologico è sempre più consistente e necessario.

Solo in questo modo,  imprese cooperative che non avevano fra di esse alcuna partecipazione economica che le collegasse e che favorisse lo sviluppo di politiche comuni, si assicurarono quelle funzioni che consentiva di dar loro coesione e specificità.

 

Ma vediamo meglio come questi quattro strumenti sono stati così importanti nello sviluppo del Gruppo.

 

LA SCUOLA PROFESSIONALE

Va sottolineata l’influenza decisiva che ebbe la Scuola nel progetto del gruppo cooperativo di Mondragon: una formazione tecnica e professionale compatibile con il progetto di creare un nuovo modello di imprese e tutto ciò in una cornice di disciplina austera e senso etico profondamente vissuti. Man  mano che le cooperative crescevano e i suoi quadri direttivi si estendevano e divenivano più complessi, i centri di insegnamento, collegati alle cooperative, si vedevano obbligati ad evolversi. Lo stesso Arizmendiarrieta, nel frattempo, aveva intuito la necessità di dar vita ad un’università nella zona, ma soltanto molti anni più tardi si giunse alla costituzione della “Mondragon Unibertsitatea”. Originariamente l’università di Mondragon era costituita dalla Scuola Politecnica Superiore, dalla Facoltà di Scienza dell’Impresa e dalla Facoltà di Scienze dell’Educazione. In seguito, si sono aggiunti, per potenziare il valore di questo centro di insegnamento, i Centri di Ricerca Ikerlan e Ideko. Tale complesso educativo si inseriva “nella filosofia della cooperazione, con una finalità formativa e di sviluppo tecnico e culturale, attraverso lo studio, la ricerca scientifica ed umanistica”.

 

LA CASSA DEI LAVORATORI

A questo punto, occorreva risolvere il problema finanziario. Se in cima all’esperienza cooperativa, Arizmendiarrieta aveva posto l’uomo formato ed inserito  nella vita comunitaria, poco  tempo dopo aver creato la prima impresa, si rese conto che l’altra risorsa indispensabile era il risparmio. Egli definì molto bene negli statuti ciò che doveva essere la Cassa dei Lavoratori: “Si costituisce la Cassa Popolare dei Lavoratori per il servizio finanziario, tecnico e sociale delle cooperative”.

Per “servizio tecnico” si intendeva l’appoggio professionale che ricevevano dalla Cassa le cooperative, che si associavano ad essa; il “servizio sociale” ambiva a creare una copertura specifica delle prestazioni sociali, complementare al regime generale della Previdenza Sociale, ed il “servizio finanziario” era attribuito alla Cassa come banca cooperativa e la sua funzione era durevole ed essenziale. Lo sviluppo del servizio tecnico si trasformò, dopo poco tempo, nella Divisione per le Imprese; mentre il servizio sociale è stato assunto dalla Lagun-Aro: uno specifico Ente di Previdenza Sociale.

Dopo alcuni anni lo sviluppo della Cassa dei Lavoratori si era ben consolidato. La crescita delle sue risorse era stata sorprendente. Le cooperative e i suoi soci avevano mantenuto forte il sostegno per un lungo periodo, ma si riteneva che fosse giunto il momento in cui la Cassa iniziasse a progettare la sua tutela finanziaria con maggiore vastità; tenendo conto anche del fatto che le cooperative, come si è già detto, non potevano ricorrere al normale mercato dei capitali: la borsa o altro tipo di investitore privato .

E’ evidente che all’inizio, se non ci fossero state le cooperative di base come il Gruppo Fagor, che avevano finanziato e dato avvio alla Cassa, questa non avrebbe potuto sorgere. Però, è altrettanto vero che senza l’esistenza della Cassa dei Lavoratori, strumento finanziario che Arizmendiarreta aveva concepito e voluto, le cooperative nate durante il “decennio d’oro”, quello degli anni sessanta, sarebbero scomparse, nella loro stragrande  maggioranza, nei decenni successivi.

Al giorno d’oggi, la Banca dei Lavoratori è un istituto di credito che opera indistintamente con ogni tipo di cliente. Ha aperto più di 350 filiali ed ha esteso il suo raggio d’azione a varie regioni della Spagna. Ciononostante continua ad essere la “Banca delle Cooperative”, con la funzione fondamentale di promuovere l’occupazione nell’ambito del sistema cooperativo e favorire lo sviluppo del benessere in un settore in cui il potere risiede nelle persone e non nell’azionariato.

 

ASSISTENZA E PREVIDENZA

Anche la Lagun-Aro,  l’ente creato per offrire copertura assistenziale ai soci delle cooperative, riveste un ruolo fondamentale per lo sviluppo della promozione dell’intero sistema cooperativo. La prima fase istituzionale poneva l’accento sul risparmio e sull’efficienza, elementi che lo stesso Arizmendiarreta aveva sostenuto e valorizzato. Con il passare degli anni, il sistema di previdenza sociale originariamente creato, ha avuto aggiustamenti; in particolar modo il sistema delle prestazioni ha subito cambiamenti non sostanziali, ma comunque importanti, adeguandosi all’evoluzione dello stato di benessere, ai progressi della società e alle sue trasformazioni culturali.

Il sistema delle prestazioni erogate va distinto in prestazioni assistenziali e prestazioni previdenziali.

Attraverso le prestazioni assistenziali, la Lagun-Aro, quale Ente di Previdenza Sociale Volontaria, fornisce ai lavoratori delle cooperativa associate la copertura per le loro spese socio-sanitarie e per quelle dei loro familiari a carico. Le prestazioni più caratteristiche sono: l’assistenza sanitaria; l’incapacità lavorativa temporanea; l’aiuto all’occupazione, quest’ultimo per il suo speciale significato in relazione alla natura del lavoro cooperativo.

Le prestazioni previdenziali sono in pratica dei vitalizi: pensioni e pensioni di reversibilità.

 

IL CENTRO DI RICERCA

Un altro pilastro fondamentale nella storia del Gruppo è stato sicuramente l’ente di ricerca Ikerlan. Quindici anni dopo l’avvio della prima impresa cooperativa, l’esigenza  della ricerca iniziò ad essere una preoccupazione generalizzata all’interno del Gruppo Cooperativo di Mondragon. Si era resa necessaria sotto vari punti di vista, ma soprattutto era fondamentale per la commercializzazione dei propri prodotti con altri Paesi, poiché risultava difficile esportare fintanto che si continuava a produrre con brevetti altrui. Gli stessi dirigenti delle cooperative si resero conto che era indispensabile progredire nella conoscenza delle tecnologie e svilupparle sistematicamente per arrivare a produrre, al di là di un buon disegno, nuovi modelli di elettrodomestici, utensili, componenti meccaniche ed elettroniche innovatrici, arricchite con tecnologia propria.

 

Attualmente, la Ikerlan ha 29 imprese associate, di esse solo quattro non  sono cooperative. Nel frattempo, si sono accresciute le sue relazioni con le istituzioni pubbliche; queste ultime sono infatti molto sensibili alla necessità della ricerca e dell’innovazione all’interno delle imprese e, a tal fine, stanziano fondi e concedono spesso sovvenzioni. Allo stesso  modo,  sono aumentate considerevolmente le assunzioni di personale, si sono accresciuti gl’investimenti e nei  bilanci di previsione degli ultimi anni, si prevede un aumento costante delle entrate. Per concludere, si può ricordare che la Ikerlan si è costituita per garantire un’innovazione tecnologica continua delle cooperative associate, affinché esse possano essere competitive con i loro prodotti e soddisfare le richieste di un mercato sempre più esigente e globalizzato. In questo modo, questo Centro di Ricerca ha dato impulso, addestrato e fatto scuola in una disciplina, quella della ricerca, la cui natura e la cui importanza sono state fondamentali per affinare i processi produttivi e superare la dipendenza dall’esterno.

 

LO SPIRITO DI MONDRAGON

Le finalità del Gruppo Cooperativo di Mondragon uniscono gli obiettivi di base di un’organizzazione imprenditoriale che compete sui mercati internazionali, con l’utilizzazione di metodi democratici nella sua organizzazione societaria, con la creazione d’impiego, la promozione umana e professionale dei suoi lavoratori e l’impegno allo sviluppo in armonia con l’ambiente sociale circostante. Nonostante la sua attuale dimensione, e la complessità organizzativa che essa comporta, il Gruppo Cooperativo di Mondragon ha saputo mantenere  fede ai valori fondamentali dell’esperienza cooperativa, ad ulteriore dimostrazione che né la dimensione, né la vastità della sua presenza territoriale possono ostacolare l’applicazione dei principi da cui nasce la cooperazione.

 

EVOLUZIONE

Anche oggi il Gruppo sta riflettendo quale sia la metodologia migliore per evolvere in futuro, sapendo però che ci sono alcune caratteristiche fondamentali a cui dovrà attenersi:

- qualsiasi progetto che verrà intrapreso nel futuro dovrà avere la caratteristica di essere innovativo, ma anche realistico, cioé  basato sull’esperienza e sulla convinzione profonda che esso sarà coronato da successo.

- gli studi del mercato/prodotto e i piani di fattibilità saranno imprescindibili e costituiranno gli strumenti tecnici di aiuto per il raggiungimento del successo che, se ben impiegati condurranno ad un buon risultato, ma in mano a inesperti o a persone con capacità limitate, condurranno al fallimento.

Il Gruppo, pertanto, sa che non si può sorvolare su una questione fondamentale alla quale debbono subordinarsi le altre: la necessità di rimanere creativo dando vita ad altre attività, altre imprese ed altra occupazione.

 

RIFERIMENTI

Tutta l’evoluzione, e la situazione attuale, di questa particolare esperienza, è raccontata nel libro “L’esperienza Cooperativa di Mondragon” (disponibile presso la Bottega del Commercio Equo e Solidale di Chiaravalle). Nelle 160 pagine in cui si trattano nel dettaglio le caratteristiche fondamentali di questa particolare forma di cooperazione, si dà un particolare risalto alle metodologie adottate per promuovere le nuove imprese, vero punto di forza di questo movimento in tutta la sua storia ormai quasi cinquantenaria.

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ECONOMIA SOLIDALE

 

 

 

ECONOMIA SOLIDALE

 

 

 

Una legge per definire l'Impresa Sociale

 

(Gabriele Darpetti)

 

LA LEGGE

Il 30 maggio scorso la Camera ha approvato definitivamente una Legge Delega al Governo per definire quali devono essere le caratteristiche di una Impresa Sociale in Italia. Questo testo di legge conclude un iter legislativo durato circa tre anni ed iniziato nel 2002 da un progetto di legge popolare per la quale erano state raccolte oltre 50 mila firme.

 

Questa tappa legislativa, che si concluderà solo quando il Governo emanerà i decreti legislativi ad integrazione delle norme del codice civile, è comunque fondamentale, perché oltre a fare chiarezza su alcune questioni, apre una interessante prospettiva culturale.

 

DEFINIZIONE DI IMPRESA SOCIALE

Innanzitutto vediamo come questa legge definisce l’impresa sociale: “si intendono come imprese sociali le organizzazioni private senza scopo di lucro che esercitano in via stabile e principale un’attività economica di produzione o di scambio di beni o di servizi di utilità sociale diretta a realizzare finalità di interesse generale.”

 

CARATTERISTICHE DELL’IMPRESA SOCIALE

Inoltre vengono previsti i principi ed i criteri generali entro i quali questo tipo di imprese verranno successivamente disciplinate.

Innanzitutto si esplicitano le forme organizzative che esse possono avere: organismi di promozione sociale, associazioni, fondazioni, società, cooperative, enti ecclesiastici.

Poi si precisano due importanti caratteristiche che debbono avere questi organismi:

1)     divieto di ridistribuire utili, fondi e capitali in genere a soci, amministratori, dipendenti e collaboratori per garantire il carattere non speculativo della partecipazione all’attività dell’impresa.

2)     modalità democratiche di gestione al loro interno e di trasparenza e di pubblicità dei loro atti verso l’esterno.

 

ASPETTI RILEVANTI DELLA LEGGE

Tre sono gli aspetti rilevanti, che meritano sicuramente un approfondimento, ma su cui si possono già fare alcune considerazioni.

 

1.  AMPLIAMENTO DEL CONCETTO D’IMPRESA

Il testo apre una prospettiva culturale nuova, riconoscendo la possibilità ad alcune imprese private, che dovranno avere però determinate caratteristiche, di perseguire finalità di interesse generale.

Finora solo alle cooperative sociali, con la Legge 381 del 1991, veniva riconosciuto questo status. E solo tutte le altre tipologie di cooperative venivano considerate società senza scopo di lucro, in quanto perseguivano la mutualità fra i soci.

Con questa nuova legge si lancia quindi una sfida alla teoria economica, in quanto si dichiara essere impresa anche quella che assume come obiettivo principale la soddisfazione di interessi collettivi, e non solo quella dedita al profitto economico. E’ sicuramente una piccola rivoluzione, che non mancherà di disorientare illustri accademici, e che consentirà di cambiare, anche se molto lentamente, ciò che oggi si insegna nelle scuole e nelle Università. D’altro canto è una legge dello Stato, approvata a larga maggioranza, che nessuno potrà eludere.

Inoltre la Legge è stata approvata in una fase di sviluppo economico in cui la domanda di servizi di interesse collettivo è crescente, servizi che lo Stato fatica a soddisfare, e che le imprese private tradizionali considerano poco remunerative. Pertanto è probabile che ci sia un consistente spazio di crescita per le Imprese Sociali, con servizi che vengono offerti direttamente alle persone, e quindi al di fuori dalla tradizionale dipendenza che le organizzazioni non profit e le cooperative sociali hanno avuto dagli Enti Pubblici, che erano per la maggior parte dei casi i loro principali committenti di beni o servizi.

Questa prospettiva alimenterà il concetto che i servizi di utilità sociale, non necessariamente devono essere erogati dal pubblico, riportando il dibattito sull’applicazione dei principi e dei metodi della sussidiarietà orizzontale.

 

2. L’IMPRESA SOCIALE COME TERZO POLO

L’impresa sociale viene a costituire una terza tipologia di soggetto, ad azione economica distinta sia dall’impresa speculativa che dallo Stato.   Infatti il punto 4 del comma a) dell’art. 1 prevede esplicitamente “l’impossibilità che soggetti pubblici, o imprese private con finalità lucrative, possano detenere il controllo” delle Imprese Sociali.

Quindi il testo, oltre a garantire da infiltrazioni da parte di imprese speculative, esclude definitivamente anche il controllo pubblico, disincentivando quelle amministrazioni che, prese dalla tentazione di dare vita a una sorta di neostatalismo, costituiscono, ad esempio, fondazioni interamente pubbliche per la gestione dei servizi sociali (è il caso del Comune di Fano).

 

3.  APERTURA DI NUOVE PROSPETTIVE

Con l’introduzione di questa nuova tipologia d’impresa ci sarà un nuovo impulso al Terzo Settore.

Infatti, come osserva Carlo Borzaga dell’Issan di Trento, “con questa legge le organizzazioni del terzo settore saranno costrette a fare una scelta netta: o diventano imprese o fanno altro, con tutte le conseguenze che ne derivano. Le associazioni, ad esempio, potranno sì svolgere una attività imprenditoriale, ma a condizione che rispettino gli stessi obblighi di natura organizzativa, amministrativa e fiscale imposti alle imprese. Questo aut-aut farà chiarezza e costringerà quelle organizzazioni che oggi hanno un ruolo ambiguo a scegliere da che parte stare”.

Questa chiarezza darà un nuovo ruolo ed una nuova visibilità al Terzo Settore. Finora, infatti, io stesso ho dovuto in più di un caso spiegare la profonda differenza tra una cooperativa sociale ed una associazione di volontariato. La confusione che fino ad oggi si era creata ha portato molta parte della gente comune, notoriamente poco informata di certi meccanismi, a diffidare o comunque a non affidarsi ai soggetti del terzo settore, danneggiandone profondamente l’immagine esterna, e conseguentemente il suo peso sociale nei confronti delle Istituzioni. Ora si apre una nuova prospettiva di sviluppo, in cui tutte le componenti del Terzo settore, sono chiamate in maniera armonica a fare la loro parte, ma con l’obiettivo di una crescita culturale, organizzativa e civile di una area che potrà dare nuova occupazione per i giovani, e potrà essere una occupazione che soddisfa anche le aspettative di giustizia ed equità che tutti noi vogliamo fortemente riaffermare.

 

CONCLUSIONE

Certamente in fase di stesura dei decreti legislativi ci potranno essere ancora modifiche o “sterzate” verso questo o quella teoria o verso determinati gruppi di interesse, ma ormai i binari sembrano saldamente tracciati ed i margini di movimento sono sicuramente ridotti. Non resta ora che attendere, e promuoverne, la sua prossima applicazione. Così che i cambiamenti sopra accennati divengano effettivi e ci sia un soggetto in più per chi vuol cimentarsi nella costruzione di un’altra economia.

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ECONOMIA SOLIDALE

 

 

 

ECONOMIA SOLIDALE

 

 

 

Appello per la NON PRIVATIZZAZIONE 

del servizio idrico

 

 (Gabriele Darpetti)

 

 

Le associazioni e gli esponenti politici firmatari il presente documento:

 

Giudicano negativamente le modalità del processo di fusione in corso nella provincia di Pesaro e Urbino tra le tre multiutility locali (Aspes Multiservizi, Aset, Megas) perchè con tale operazione viene esteso a tutta la provincia il processo di privatizzazione dei servizi pubblici locali iniziato nel comprensorio di Pesaro (quota di azionisti privati in Aspes Multiservizi attualmente pari al 65%); processo di privatizzazione ora rimesso in discussione da alcuni partiti.

 

Ritengono infatti che il servizio idrico integrato debba rimanere di proprietà e gestione pubblica.

 

Prendono atto che sia la normativa europea (Risoluzione del Parlamento Europeo COM 270-2003) che quella italiana (Circolare del Ministro Matteoli del 6.12.2004) consentono agli enti locali la gestione diretta del servizio idrico integrato con la modalità  “in  house” svolto da una società di gestione a capitale interamente pubblico.

 

Ritengono inoltre che ci sia un generale sentire nella comunità locale sul valore dell’acqua come bene pubblico da salvaguardare e in quanto tale da non considerarsi come una merce.

 

Per questo motivo si propongono di raggiungere la più ampia convergenza possibile di forze politiche, associazioni, cittadini per la pubblicizzazione del servizio idrico integrato in capo ad una società provinciale.

 

Primi firmatari: Partiti e Movimenti Politici: Bene Comune (Fano); Governo Civico (PU); Rifondazione Comunista (PU); Verdi (PU); Sinistra Unita  (Fano);  Italia dei Valori  (PU);

Associazioni ambientaliste Accadueò (PU), Lupus in Fabula (PU), WWF (Marche), Associazione Naturalistica Argonauta (Fano), Federnatura Marche, Coordinamento Marche - Federazione Nazionale pro-Natura, Comitato per il Parco e contro il potenziamento dell’aeroporto (Fano), Associazione Tutela Ambiente (Apecchio), Associazione Culturale Memoria  (Mombaroccio),

Associazioni Sociali e Culturali: Mondo Solidale, Chiama L’Africa, Rete Lilliput, Italia Nostra, Movimento Italiano di Riconciliazione, Associazioni Culturale “Terra di Nessuno” (Fano), Banca del Gratuito (Fano), 

 

Di seguito, riportiamo alcune associazioni che a livello nazionale hanno promosso iniziative a sostegno dell’acqua come bene comune dell’umanità: 

Altreconomia, Antigone, Arci, Arci Servizio Civile, Associazione Ambiente e Lavoro, Associazione Finanza Etica, Associazione Obiettori Nonviolenti, Associazione per la Pace, Attac Italia, Beati Costruttori di Pace, Campagna per la riforma della Banca Mondiale, CIPSI,  Cittadinanzattiva, Commercio equo solidale, Cnca, Comitato Italiano Contratto Mondiale sull’acqua, Cocis, Consorzio Italiano di solidarietà, Cooperativa “Roba dell’altro mondo”, CTM-Altromercato, Donne in nero, Emergency, Emmaus Italia, Fondazione Responsabilità Etica, GESCO, Gruppo O. Romero - SICSAL Italia, Legambiente, Lila, Lunaria, Mani Tese, Medici Senza Frontiere, Microfinanza, Pax Christi, Tavolo della Pace,  Terre des Hommes, Uisp, Un ponte per …, Unione degli studenti, Unione degli Universitari

 

 

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Energia & Ambiente

 

 

ENERGIA & AMBIENTE

 

 

RISPARMIO ENERGETICO ED 

ENERGIE ALTERNATIVE (PARTE TERZA)

 

(Michele Altomeni)

 

 

Torniamo ad occuparci di energia e continuiamo a raccontare quali “comportamenti solidali” ognuno di noi può compiere senza particolare impegno per ridurre il proprio impatto sull’ambiente e la società.

 

Illuminazione

In Italia si consumano ogni anno 7 miliardi di Kwh per l'illuminazione domestica che rappresentano il 13,5% del consumo elettrico nel settore residenziale. Per produrre questa elettricità si emettono in atmosfera 5.600 milioni di tonnellate di CO2. Una famiglia media consuma circa 65-70 Kwh a bimestre per l'illuminazione, l'8-10% della bolletta.

Per migliorare l'illuminazione si può partire dalla disposizione dei mobili e dalla destinazione dei locali. Più le pareti sono chiare più riflettono la luce. Altra regola generale è che è meglio avere più fonti di luce localizzate piuttosto che grossi lampadari centrali.

Un risparmio energetico ed economico considerevole si può ottenere semplicemente cambiando le lampadine. Questo tipo di intervento potrebbe produrre in Italia un risparmio di circa 5 miliardi di Kwh, cioè il 20% dei consumi per illuminazione.

Per scegliere la lampadina non ci si può limitare a considerare il costo, questo va messo in rapporto con l’efficienza energetica, la durata e la qualità della luce. Sulla base di queste valutazioni le lampadine migliori sono quelle fluorescenti: producono una qualità di luce equivalente a quella di una lampada ad incandescenza, hanno un costo più elevato, ma una durata circa dieci volte superiore ed un'alta efficienza energetica che consente di ammortizzarne il costo  dopo circa 1000 ore d'uso (meno di un anno). Si vendono sia in versione tubolare che compatta. La loro durata si riduce se vengono spente e accese di frequente (sopra le 10 volte al giorno), quindi il loro uso è sconsigliato in locali usati per breve tempo (bagno, sgabuzzini...). Consentono di ridurre i consumi energetici di circa il 70%. Ad esempio, una di queste lampade a 20Watt produce la stessa quantità di luce di una lampada ad incandescenza da 100 watt. La durata è di circa 10000 ore

 

Elettrodomestici

Le famiglie italiane consumano con gli elettrodomestici oltre 16 miliardi di kwh emettendo 18,5 milioni di tonnellate di CO2.

Alcuni elettrodomestici sono davvero inutili, si comprano e si utilizzano 3 o 4 volte all'anno per fare un lavoro che manualmente richiederebbe pochi minuti in più. Altre  volte si comprano elettrodomestici sovradimensionati rispetto alle proprie esigenze: frigoriferi più grandi del necessario, apparecchi con funzioni che non useremo mai... I produttori, da parte loro, mettono in commercio apparecchi sempre meno “durevoli” e difficilmente riparabili.

Quando si sceglie un elettrodomestico è meglio prendersi un po' di tempo, documentarsi, magari spendere un po' di più e portare a casa un bene che ci soddisferà nel tempo facendoci risparmiare sul lungo periodo. Diversi elettrodomestici sono dotati di “etichetta energetica” che li classifica in base ai consumi. Quelli di classe A sono i più efficienti.

 

Consumo medio annuo  elettrodomestici (Kwh)

Lavastoviglie                             1500

Scaldabagno                              1100

Lavatrice                                      560

Congelatore                                 550

Lampadine a incandescenza    450

Televisore                                    300

Frigorifero                                    280

 

Nella scelta teniamo anche presente che un elettrodomestico proveniente da paesi di nuova industrializzazione (sud est asiatico, Europa dell'est...) ha buone probabilità di essere stato prodotto attraverso lo sfruttamento della manodopera.

 

Frigorifero

Il frigorifero, per evitare sprechi, va scelto della dimensione giusta. Di norma le proporzioni sono 100-150 litri per 1 persona, 220-280 litri per 2-4 persone, 300 litri per 4 o più persone. Poi va fatta attenzione al tipo di gas usato come refrigerante. I CFC, dannosi per l'ozono, sono stati vietati dalla legge, ma spesso sono sostituiti dagli HCFC, anche questi dannosi per l'ozono, oppure dagli HCF che provocano l'effetto serra. Alcune marche hanno iniziato a produrre frigoriferi che sostituiscono questi tre gas dannosi con idrocarburi innocui come propano e butano. Proprio per i gas che contengono e che potrebbero essere dispersi nell’ambente, i frigoriferi da buttare vanno consegnati  in raccoglitori appositi. Con alcuni accorgimenti si può migliorare l’efficienza del frigorifero: va collocato ad almeno 10 cm dal muro, per evitare il surriscaldamento, in una zona fresca della cucina, lontano da fornelli, termosifoni e finestre. Il termostato va regolato su posizioni intermedie, così che la temperatura stia tra 0 e 5 gradi. Il cibo va tenuto lontano dalle pareti interne del frigo, evitando di introdurre cibi ancora caldi. Lo sportello va tenuto aperto il meno possibile. E’ utile anche controllare lo stato delle guarnizioni dello sportello, pulire il condensatore e la serpentina sul retro e rimuovere periodicamente il ghiaccio.

 

Lavatrice

La lavatrice è responsabile di circa un quarto del consumo elettrico domestico. Si possono ridurre i consumi allacciandola all'impianto dell'acqua calda dato che scaldare acqua con gas o gasolio è più economico ed ecologico che farlo con l'elettricità. Un decalcificatore magnetico all’ingresso dell’acqua scioglie il calcare permettendo di lavare a temperature più basse e di ridurre il consumo di detersivo.

Temperature troppo alte consumano più elettricità, più acqua e più detersivo oltre a logorare i tessuti. La lavatrice va usata solo a pieno carico o selezionando il programma per il mezzo carico. La soluzione ideale sarebbe realizzare lavanderie comunitarie: nei paesi scandinavi tutti i palazzi ne sono dotati. Alcune grandi lavatrici sono più efficienti ed hanno costi di gestione più bassi rispetto a molte lavatrici piccole.

 

Lavastoviglie

Una lavastoviglie, in un ciclo di lavaggio a 65°, consuma in media 1,5 – 2kwh e 20-30g di detersivo. Sarebbe bene interrogarsi sull'effettiva necessità di questo apparecchio. Anche qui le regole sono allacciarla all'impianto dell'acqua calda e usarla a pieno carico.

 

Forno

Piastre e forni elettrici sarebbero da evitare perché molto meno efficienti di quelli a gas. E bene usare tegami più larghi degli anelli di cottura per limitare la dispersione di calore. L'uso del coperchio permette di risparmiare energia e tanto più la pentola a pressione che riduce i tempi di cottura conservando anche la maggior parte delle sostanze nutritive.

I forni a microonde, oltre a divorare elettricità, sono conseguenza di uno stile di vita frettoloso, spesso usati per cibi precotti, con una grave perdita di qualità dell'alimentazione.

 

Gli “inutensili”

La friggitrice è un tipico elettrodomestico che resta inutilizzato per lungo tempo perché dopo il primo uso ci si rende conto che il tempo e la fatica necessari a usarla, lavarla e riporla rende molto più efficiente l'uso della vecchia padella. Il consiglio migliore che si possa dare in merito è di non comprarla.

Accanto alla friggitrice, nel mobile degli elettrodomestici superflui, sonnecchiano vari altri aggeggi come frullatori, gelatiere, vaporiere, coltelli e affettatrici elettrici e altro ancora.

 

Stop allo STAND BY

Certi elettrodomestici consumano energia anche da spenti, con la funzione “stand by”[1]. Ad esempio TV, videoregistratore, radio, segreterie telefoniche. Negli Stati Uniti uno studio ha dimostrato che in media gli elettrodomestici “spenti” consumano 450 Kwh all'anno per casa. Questo spreco si può evitare spegnendo l'elettrodomestico completamente anziché con lo “stand by”, oppure staccando la spina. Un lettore di CD consuma 15 watt in funzione e 11 in stand-by; un'antenna satellitare 22 watt quando si guarda la tv e 14 con il sistema a riposo

 

 

ENERGIE ALTERNATIVE

 

Nello scorso numero abbiamo iniziato a parlare di energie alternative presentando i pannelli solari termici.

L’apporto delle fonti alternative in Italia resta una frazione insignificante, mentre a livello globale comincia a muoversi qualcosa: la produzione mondiale di energia alternativa è cresciuta del 16,4%; il comparto eolico fattura 5 miliardi di dollari e cresce al ritmo del 40% annuo; la superficie di pannelli solari è più che decuplicata in dieci anni.

 

Energia solare fotovoltaica

L’energia solare fotovoltaica è energia elettrica prodotta attraverso pannelli che convertono l’energia solare.

Questa tecnologia è vantaggiosa per zone isolate o per l'illuminazione stradale. Per gli altri usi ha bisogno di essere ancora perfezionata, ma i costi sul mercato negli ultimi anni sono notevolmente scesi.

Nelle condizioni di soleggiamento del centro-sud Italia un pannello di un metro quadro può produrre oltre 180 kwh all'anno, cioè il consumo mensile di una famiglia di due o tre persone. Attualmente il costo di un impianto fotovoltaico è tra i 5000 e i 7000 euro per KW. Si prevede che il costo dell’energia fotovoltaica possa diventare competitivo entro il 2010. Nel frattempo è possibile accedere a finanziamenti pubblici per abbattere i costi.

Nel 2002 la potenza totale installata era di circa 1.620 MW (540 MW aggiuntivi rispetto al 2001), contro i poco più di 100 MW del 1992. Dal 1990 al 1996 il tasso annuo di crescita della capacità installata a livello mondiale è stato in media del 20% e negli anni successivi ha raggiunto incrementi del 35%. Oltre il 60% delle nuove installazioni si sono registrate in Giappone e Germania che attualmente coprono oltre il 50% del mercato mondiale.

Energia eolica

Il mulino è usato dall'antichità per produrre energia meccanica. All'inizio di questo secolo (QUALE SECOLO?) in Danimarca è stata applicata una dinamo ad un mulino ottenendo elettricità. Oggi la Danimarca soddisfa il 10% delle sue esigenze energetiche con questo sistema ed in generale l’energia eolica è la sorgente energetica con il maggior tasso di crescita a livello mondiale ed è del tutto competitiva con le fonti fossili tradizionali.

Ci sono circa 55.000 turbine installate nel mondo. L’industria eolica impiega circa 70.000 persone, ha un bilancio di oltre 5 miliardi di dollari e cresce con un tasso annuo di circa il 40%. Oltre 40 milioni di persone vedono i propri fabbisogni di energia elettrica soddisfatti da questa fonte. Potenzialmente potrebbe coprire l’intero fabbisogno di elettricità dell’Europa.

Gli impianti, pur avendo un impatto di gran lunga inferiori a quelli delle centrali a combustibile, presentano un non trascurabile impatto sull’avifauna ed un impatto paesaggistico che può mal conciliarsi con alcuni scenari della nostra penisola, oltre ad un impatto diretto sul suolo, limitato all’ancoraggio delle torri e alle strutture di servizio (cabine, strade, elettrodotti).

 

Biomasse

Per biomassa si intende qualunque combustibile che ha provenienza organica (escluso petrolio e derivati), che sia solido, liquido o gassoso. Tipico è il legno, che ha riscaldato le nostre case fino a pochi decenni fa. E' una risorsa rinnovabile e rispettosa dell'ambente se risponde ad alcuni criteri base: proviene da boschi cedui a taglio controllato, non troppo lontano dall'impiego: è fondamentale che le biomasse bruciate siano rimpiazzate da nuovi alberi. In Svezia e Norvegia si piantano 100 alberi ogni albero tagliato, perché si tiene conto anche dei tempi di crescita, quindi, per rimpiazzare un albero adulto servono almeno 100 piantine.

A livello europeo si stima un potenziale capace di coprire il 20% del fabbisogno energetico.

Una stufa a legna può contemporaneamente soddisfare le esigenze di riscaldamento, di produzione di acqua calda e da piano di cottura. Con un sistema ad acqua può riscaldare anche altre stanze. Un impianto di questo tipo potrebbe essere accoppiato ad uno comune a gas, così da avere anche acqua calda istantanea e nelle stagioni in cui la stufa è spenta. Il consumo di una stufa è circa 2,5 kg di legna all'ora.


[1]   L'elettrodomestico rimane in uno stato di “semiaccensione”, segnalato in genere da una spia luminosa. Ad esempio la TV spenta col telecomando anziché dall'interruttore sull'apparecchio.

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Stili di vita

STILI DI VITA

 

Gruppi di Acquisto Solidale e 

Negozi di alimenti naturali 

 

(Loris Asoli)

 

 

VANTAGGI RECIPROCI

Si potrebbe pensare che la nascita e lo sviluppo dei Gruppi di Acquisto Solidale (GAS) vada a svantaggio dei negozi di alimenti naturali. Niente di più sbagliato!

Lo spirito dei GAS non è solo quello di approvvigionarsi di prodotti di qualità a prezzi vantaggiosi, ma è anche quello di diffondere la sensibilità e la cultura verso i prodotti biologici e naturali, favorevoli alla salute e alla tutela dell’ambiente.  Essi sono in grado, nei singoli territori, potenziando i circuiti dell’amicizia e delle conoscenze, di coinvolgere persone nuove verso la cultura del produrre bene e consumare bene, la cultura del Consumo critico e consapevole, unita all’aspirazione verso una società migliore.   Essi sono dunque, insieme alle Reti di Economia Solidale, il vero nuovo motore per un rinnovato sviluppo del biologico, del naturale e dell’equo e solidale.

Questa potenziata mentalità ecologica e di autogestione della salute e della propria vita non può che portare nuovi clienti anche ai negozi di alimenti naturali, che hanno comunque un’infinità di prodotti interessanti che i GAS non reperiscono direttamente presso i produttori.  Gestori attenti dei negozi avranno quindi un rapporto positivo con i GAS e saranno in grado di offrire molti prodotti, consigli e cultura ai singoli componenti dei GAS.

 

ALCUNI ESEMPI

Una conferma di questo si può portare attraverso alcuni esempi presi dalla nostra regione.   Gabriele Squaiella, iridologo, gestore del negozio di alimenti naturali “MANGIARSANO” di Civitanova Marche, contemporaneamente favorisce anche lo sviluppo dei GAS ed ha con essi un ottimo rapporto. Mauro Maggini, cogestore del negozio di alimenti naturali “IL PICCHIO VERDE” di Recanati, contemporaneamente collabora con la bottega di Mondo Solidale di Recanati e insieme collaborano con il nuovo Gruppo di Acquisto Solidale di Loreto-Recanati-Porto Recanati. Ad Ancona, il negozio di prodotti biologici condiviso "IL PELLICANO" è anche sede del Gruppo di Acquisto Solidale di Ancona e del Circolo Eco & Bio dove si possono acquistare anche i prodotti della bottega di Mondo Solidale.

 

IL CONSUMO CRITICO GLOBALE

Ma un altro aspetto va osservato per comprendere il valore dei GAS.  Se è vero che i negozi hanno molti prodotti che i GAS non acquisiscono direttamente, è vero anche il contrario e cioè che essi sono interessati anche ad un’altra serie di prodotti e servizi che non sono trattati dai negozi.  Basti pensare alla telefonia etica, al software libero, al turismo responsabile, agli spettacoli, alla cultura, alla gestione della salute, ai servizi alla persona, alla didattica alternativa e così via.  In teoria ogni settore di prodotti e servizi, nessuno escluso, è di interesse dei Gruppi di Acquisto Solidale, che quindi hanno comunque un loro valore, al di là del campo di prodotti trattati dai negozi di alimenti naturali.

La messa in comune di conoscenze, capacità, esperienze, risorse, per acquisire maggiore consapevolezza e capacità di azione, è uno dei motori di entusiasmo dei GAS.  Un altro è il crearsi di nuove amicizie e sinergie con effetti positivi sia sulla vita individuale che su quella sociale del territorio interessato.

 

I NEGOZI DI ACQUISTO SOLIDALE

Un ulteriore aspetto da mettere in evidenza, nel trattare questo tema, è la nascita di un nuovo tipo di esperienza, che fonde insieme quella dei negozi di alimenti naturali con quella dei Gruppi di Acquisto Solidale, ed è rappresentata dai “Negozi di Acquisto Solidale”.   In questo tipo di iniziativa, che ha ancora pochi esempi realizzati, i negozianti ed i consumatori si alleano strettamente e sono i consumatori che fanno nascere un negozio o un “circolo” in cui essi stessi possono essere coprotagonisti nella gestione, nel scegliere prodotti e produttori e nel decidere i prezzi tramite la trasparenza dei bilanci.  In questa direzione si può andare sia attraverso una scelta consapevole dei negozi che dei Gruppi di Acquisto Solidale, oppure attraverso iniziative originali.   Nella nostra regione un esempio in questa direzione è rappresentato dall’esperienza de “IL PELLICANO” di Ancona, promosso dai consumatori e da persone con competenze acquisite nel settore e interessate a farsi animatori di questo tipo di gestione.    Questa esperienza potrebbe estendersi anche ai produttori, nel senso che potrebbero nascere negozi con gestione compartecipata fra gestori, consumatori e fornitori dei prodotti.  lo spirito della nuova era è quello di mettere in unità e in sinergia figure che fino ad ora abitualmente sono state su fronti opposti della barricata poiché finalmente si comprende che l’interesse di ognuno è l’interesse di tutti e che tutti siamo uniti da fili visibili e invisibili.

 

I CENTRI DELL’ECONOMIA SOLIDALE

Infine, per concludere, mettiamo in evidenza un ultimo aspetto.  Abbiamo già visto che i settori di interesse dei Gas e dei consumatori critici sono molteplici.  Una risposta a questa esigenza sta incominciando a venire non solo da questi gruppi, ma anche dal nascere di “centri dell’economia solidale” o “città dell’economia solidale”.  Uno ne è nato a Milano  (Otro Modo), un altro, di notevoli dimensioni, sta nascendo a Roma, con la collaborazione del comune,  un altro è promosso a Cesena da Macro Edizioni e se ne incomincia a parlare anche nella nostra regione per la città di Fano.  Sicuramente saranno presenti anche vari altri esempi di cui non sono a conoscenza.  Anche per queste esperienze è auspicabile la piena collaborazione fra i produttori, i commercianti, i consumatori e i finanziatori interessati alla nascita di una nuova e solidale forma di economia.

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Salute Armonia e Benessere

Per la nostra salute

 

 

Tecniche psico-corporee: il rebirthing

(Patrizia Mercuri)

 

Definizione 

Rebirthing significa rinascita e il cammino che questa tecnica propone per favorire il rinascere o il ricominciare presenta due aspetti principali: il lavoro sulla respirazione e quello sulla consapevolezza (educazione del pensiero).

 

La storia   

Il rebirthing nasce nei primi anni ’70 in California a cura di un gruppo di persone, che dopo varie vicissitudini personali si ritrovano a vivere tutti insieme in una grande casa, dove ognuno sperimenta gli effetti di una particolare forma di respirazione, scoprendo da subito la sua grande potenzialità per sciogliere blocchi e tensioni accumulate nel corpo e nella psiche a partire dalla primissima infanzia. Oltre a questo lavoro con la respirazione, queste persone praticano delle tecniche di purificazione sia fisiche, con dei digiuni, che mentali, con l’uso delle affermazioni e del pensiero creativo.

Nei primi tempi, il rebirthing veniva praticato esclusivamente in acqua, perché i pionieri pensavano che fosse l’abbinamento della respirazione con questo elemento a permettere alle memorie negative di riaffiorare dall’inconscio per essere affrontate e lasciate andare. Fu soltanto in una fase successiva che scoprirono che la respirazione da sola era sufficiente e iniziò così l’era di una maggiore diffusione del rebirthing.

 

Che cos’è il rebirthing?   

È un metodo moderno e olistico per crescere e migliorarsi, per riconoscere i propri schemi mentali e comportamenti ripetitivi e limitanti.  Offre gli strumenti necessari per riconoscere e sbloccare questi funzionamenti,  e utilizza una tecnica respiratoria dalle caratteristiche ben precise.

 

Il potere del respiro

La respirazione ha un ruolo indispensabile per il nostro benessere, non tanto come mezzo con cui immettiamo l’ossigeno che ci permette di effettuare tutto il lavoro del corpo, quanto come strumento di eliminazione delle scorie. Queste vengono eliminate per circa un 30% tramite la defecazione, la minzione e la sudorazione, mentre l’evacuazione del restante 70% è opera della respirazione.

Eppure, delle ricerche mediche hanno messo in evidenza che la maggior parte delle persone non respira la maggior parte del tempo! Tende invece a fare brevi inspirazioni affannose e a trattenere il fiato prima di una lunga espirazione. 

Fanno una pausa più o meno lunga prima di riprendere una breve inspirazione.

Fortunatamente però, è sempre possibile controllare e modificare, almeno parzialmente, il respiro.

 

La respirazione del rebirthing è detta consapevole e circolare, perché non ha pause tra l’inspirazione e l’espirazione. Si inspira a fondo, facendo particolare attenzione a portare l’aria nella parte alta del petto, nello spazio polmonare che di solito non viene usato, e poi, immediatamente, si espira senza forzare, spingere o cercare di controllare il flusso d’aria.  L’espirazione deve essere spontanea e breve: si tratta infatti di lasciar andare solo il respiro, visto che non viene più mantenuta la tensione nei muscoli intercostali che sollevano la gabbia toracica o nel diaframma che viene tirato giù. Mentre questi muscoli si afflosciano, il petto butta fuori l’espirazione, aiutato in questo anche dalla forza di gravità, dato che la sessione di respirazione si pratica, nella maggior parte dei casi, distesi  per terra (è possibile respirare anche in acqua o, in casi particolari, seduti).

 

Un simile schema respiratorio non vuol dire affatto iperventilare. È semplicemente un metodo che permette all’individuo di respirare per tutto il tempo e non solo di tanto in tanto. Apre uno spazio polmonare prima inutilizzato e per questo può essere piuttosto soprannominato “superventilazione”, ma siccome l’espirazione non viene né forzata, né prolungata, non c’è l’eccessivo scarico di anidride carbonica che provoca la sindrome di iperventilazione.

 

Respirando continuamente per più o meno un’ora, scivoliamo dentro uno stato di coscienza alterato, dove il tempo lineare non ha più il controllo, dove il passato e presente si sovrappongono permettendo il recupero di immagini, pensieri o emozioni legati all’infanzia o alla nascita. Continuando a respirare, questi vissuti tendono a dissolversi e a perdere la loro carica psicologica.

 

Il meccanismo che permette al respiro di aprire la coscienza del qui e ora ai vecchi imprinting non è stato ancora compreso, ma si è notato che la respirazione circolare del rebirthing riproduce nel cervello condizioni simili a quelle della gestazione, quando lo scambio placentare ci assicurava l’approvvigionamento continuo di ossigeno e la rimozione rapida e costante delle scorie, con un ritmo, appunto, circolare!

 

Ora  potreste anche chiedervi a cosa serve respirare in modo circolare per circa un’ora e recuperare del vecchio materiale?

A questa domanda, personalmente, non ho una risposta precisa da dare, ma in oltre dieci anni di esperienza professionale con il rebirthing, mi sono accorta che il nostro benessere e il nostro vivere bene sono collegati alla nostra capacità di “respirare” la vita, ossia di prendere e lasciare gli eventi che ci toccano, senza resistere loro o senza particolari attaccamenti. Più respiriamo fluidamente, più energia abbiamo a disposizione e più riusciamo ad affrontare e superare qualsiasi cosa. Quando attraversiamo periodi particolarmente difficili e pieni di tensioni, respiriamo meno e più superficialmente e non consentiamo alla nostra energia vitale di circolare liberamente in tutto il nostro essere, creando così un circolo vizioso che tende a bloccare il respiro. 

 

Dal primo respiro che abbiamo preso con i nostri polmoni, ossia quando siamo nati, tutto quello che abbiamo vissuto, positivo o negativo, ha lasciato un segno dentro di noi, così come il modo in cui siamo stati concepiti, portati in grembo e venuti al mondo. Lo scenario della nascita (concepimento, vita intrauterina e parto) può condizionare il nostro comportamento ancora oggi.  Questo tema meriterebbe di essere approfondito, con un secondo articolo. Vediamo però soltanto un paio di esempi:

·   A volte, i genitori desiderano intensamente avere un maschio o una femmina, ma il piccolo o la piccola nasce di “sesso opposto”. Gli individui che hanno vissuto questa situazione, hanno spesso difficoltà a sentirsi accettati per quello che sono. Temono di deludere o essere delusi. Hanno vissuto una pubertà difficile.

·   Può capitare che alla donna che sta per partorire, proprio nella fase dell’espulsione, vengano fatte incrociare le gambe per “trattenere” il piccolo o la piccola (magari perché il medico non è ancora arrivato…). Le persone nate in questo modo tenderanno a provare il bisogno di infrangere “un muro di resistenza” senza riuscirci. Attendono spesso che gli eventi si facciano minacciosi prima di agire. Si sentono trattenuti dal partner e pensano “non posso ottenere ciò che voglio quando voglio”.

 

Il potere del pensiero

Il secondo pilastro del rebirthing è il lavoro sul pensiero, con una attenzione particolare all’attività della nostra mente inconscia, ossia a quello che pensiamo dentro di noi, ma di cui non siamo consapevoli.  In questa zona infatti, vanno a finire i riferimenti alle esperienze vissute e catalogate come spiacevoli, esperienze che ci hanno disturbato in quanto fonti di dispiacere, dolore, frustrazione, rabbia, infelicità, tristezza. Preferiamo reprimere questi pensieri e renderli inaccessibili alla nostra coscienza perché siamo convinti che così facendo ci liberiamo anche delle sollecitazioni negative che essi producono.

In realtà, tutto quello che è represso è costantemente alimentato da enormi quantità di energie e per questo può continuare la sua attività disturbante anche se in modo non cosciente.

Permettendo a questi pensieri, ricordi e emozioni di riaffiorare alla superficie della coscienza, è possibile oggettivarli (quello che mi faceva paura da bambina, oggi può farmi sorridere), integrarli (accetto che sia stato così finora, ma voglio cambiare) e lasciarli andare (il passato non c’è più e mi apro a delle nuove possibilità).

Si può capire l’importanza del pensiero quando ci si accorge che è all’origine di ogni cosa: prima si pensa, poi si parla e si agisce. Con il pensiero posso fare ogni cosa: vincere le olimpiade, partire in vacanza sulla luna, augurare del bene o del male agli altri, ecc. Di solito, le persone sono convinte che ciò che succede loro nella vita di tutti i giorni, in famiglia, al lavoro o durante il tempo libero, è la causa del loro star bene o male.

In realtà, è il contrario. La qualità di ciò che penso determina la qualità della mia vita. Posso arrabbiarmi se qualcuno mi insulta o posso decidere di non prendermela. Sono libera di scegliere il mio comportamento solo quando non reagisco più per riflessi condizionati, scatenati da fattori esterni e che creano miei comportamenti prevedibili. Questo può avvenire quando il materiale sepolto viene portato dal livello inconscio a quello conscio, lasciando finalmente lo spazio alla nostra vera natura di manifestarsi, perché dentro ognuno di noi esiste un nucleo di perfezione, immutato e immutabile, dove possiamo trovare chi siamo.

 

Libri

titolo: I bambini ricordano la nascita  

autore : David Chamberlain      

casa Editrice: Bonomi Editore

 

titolo: Rebirthing  

autore:  Milena Screm  

casa Editrice:  Ed. Armenia

 

Indirizzi nazionali di centri di formazione 

ANPEP Associazione nazionale di Psicologia e di Educazione Prenatale

P.zza Monte Grappa, 4 – 21100 Varese 

www.rebirthing-online.com     

tel. 0332 743772

 

Centro DHARMA

Via Saccardo, 39 – 20100 Milano 

www.centrodharma.org  e  www.breathworkcouseling.it  

tel. 02 21590254

 

OSER

Organismi & Servizi Europei di Rebirthing

Via S. Ulderico, 66 – 10015 Ivrea 

www.rebirthingsfere.it    

tel. 0125 48757

 

Scuola di Respiro

Via Carlo Alberto, 39 – 0175 Roma 

www.scuoladirespiro.com    

tel. 06 4462523

 

 

Indirizzi locali, per sedute di rebirting, individuali o di gruppo:

Centro Armonico 

C.so Persiani, 45 – Recanati (AN) 

tel. 071 7575844 – www.centroarmonico.it

 

Studio medico Busilacchi / Dedova 

C.so Garibaldi, 38 – Ancona 

tel. 071 2072602

 

Centro Olistico Orion 

S.P. Fermana, 109 – c.da Campiglione – Fermo  

tel. 0734 605471

 

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Salute Armonia e Benessere

 

 

Per la nostra salute

 

 

L’onoterapia (terapia con l’aiuto dell’asino)

 

 (Emilio Biondini e Alessandra Bloise Diana)

 

PREMESSA

Con un decreto legislativo del 6 febbraio 2003 è stata riconosciuta ufficialmente la cosiddetta “pet terapy” (terapia con l’aiuto degli animali domestici) all’interno del servizio sanitario nazionale. Tale decreto non rappresenta solo un importante riconoscimento del valore terapeutico dell’animale, peraltro già noto da tempo, all’interno di programmi ben definiti, ma abbatte anche numerosi vincoli pratici e pregiudizi che impedivano il loro accesso in ospedali, istituti e case di riposo.

 

L’intuizione del valore terapeutico degli animali, che risale all’antichità e nel corso dei secoli ha assunto sempre più importanza, trova oggi una strutturazione metodologica e impieghi mirati a specifiche patologie.

Per indicare questo tipo di approccio da parte della medicina e della ricerca di base si parla in modo diffuso di “pet terapy”, un neologismo di origine anglosassone coniato dallo psichiatra infantile Boris Levison negli anni ’50-’60. Il termine “pet terapy” indica una serie complessa di utilizzi del rapporto uomo-animale in campo medico-psicologico.

 

 

ATTIVITA’ ASSISTITA CON GLI ANIMALI

Le Attività Assistita con Animali (AAA) sono interventi di tipo educativo e/o ricreativo ed hanno l’obiettivo primario di migliorare la qualità della vita di persone in situazioni di disagio personale e/o sociale e disabili.

Le AAA sono costituite da incontri di animali da compagnia con persone in strutture di vario genere. Questi incontri e visite possono avvenire sia accompagnando l’animale verso le strutture con persone che si possono avvalere della sua presenza, sia con lo spostamento delle persone nei luoghi abituali dell’animale.

 

CARATTERISTICHE

 

  •         Non sono necessari obiettivi specifici programmati per ciascuna visita anche se è opportuno prevedere sempre obiettivi di miglioramento;

  •         è opportuno raccogliere e conservare dati sulle visite effettuate;

  •         le visite sono gestite con spontaneità e la loro durata non è prestabilita.

  • Può essere impiegata, con pazienti affetti da varie patologie, con questi obiettivi:

  •         cognitivi (miglioramento di alcune capacità mentali, memoria, pensiero induttivo, etc.)

  • acquisizione di regole, etc.)

  •         psicosociali (miglioramento delle capacità relazionali e di interazione)

  •         psicologici in tempo stretto (trattamento della fobia animale, miglioramento dell’autostima, etc.).

  • Sono interventi con obiettivi specifici predefiniti, in cui gli animali rispondenti a determinati requisiti sono parte integrante dei trattamenti volti a favorire il miglioramento delle funzioni fisiche, sociali, emotive e/o cognitive nonché della salute del paziente.

  • Si tratta di co-terapie dolci che, affiancando i consueti trattamenti, si rilevano efficaci anche laddove questi non riescono, grazie soprattutto alla presenza degli animali.

 

CHE COS’E’ L’ONOTERAPIA

 

E’ una pratica equestre che utilizza l’asino come strumento terapeutico.

Essa consiste in un “complesso di tecniche di rieducazione” che mirano ad ottenere il superamento di un danno sensoriale, motorio, cognitivo, affettivo e comportamentale.

È un processo di riabilitazione che consente al paziente di relazionarsi con l’animale.

Attraverso il contatto utente-equino, si instaura un importante canale di contatto corporeo attraverso cui si acquisisce controllo e fiducia di sé.

E un’esperienza emozionante che ha la facoltà di risvegliare tutti i sensi ed i sentimenti dell’utente attraverso “l’incontro” con l’asino.

La presenza di un animale, infatti, favorisce l’acquisizione di un senso di responsabilità, esige una presa di coscienza dei propri obblighi, è uno stimolo valido per riacquisire un’immagine positiva di sé e del proprio valore, è un efficace supporto alla crescita ed alla maturazione personale.

Sfruttando le caratteristiche fisiche e comportamentali dell’asino (di taglia ridotta, morbido da toccare e carezzare, paziente, lento nei movimenti ed incline alle andature monotone e controllate) è possibile offrire preziosi servizi.  Per esmpio:

  •         favorire quelle persone, in particolare bambini, che avvertono l’esigenza di superare problemi di relazione e socializzazione più attinenti alla sfera affettiva ed emozionale, con risultati che compaiono velocemente e possono essere documentati;

  •         riabilitazione e miglioramento della qualità della vita di persone in situazioni di disagio personale e/o sociale e disabili.

L’onoterapia offre programmi per l’introduzione graduale e sistematica di animali selezionati ed addestrati nelle immediate vicinanze di un individuo, o di gruppi di individui, per scopi terapeutici.

Il bambino o l’adulto ha, con essa, l’opportunità di sviluppare in pieno il loro potenziale: sviluppa la personalità, le attività cognitive, la mobilità, le funzioni della mano, il linguaggio e la comunicazione e, soprattutto, l’autoconsiderazione attraverso un tipo di rapporto rassicurante che supera lo stress continuo della valutazione, del giudizio, della contraddizione.

È stato riconosciuto, infatti, che la qualità più importante dell’onoterapia consiste nel favorire le esperienze che danno stimoli e motivazioni, incidendo su reazioni fisiologiche misurabili, offrendo un diverso polo di interesse utile a far crollare le barriere del non avvicinamento e della non comunicazione.

  

ASPETTI RIABILITATIVI

 

L’onoterapia si rivolge prevalentemente a quegli utenti che presentano difficoltà di tipo affettivo-relazionale e comportamentale. Disturbi dell’attenzione, del sonno, dell’alimentazione, dell’aggressività, dei livelli di attività ed eccitabilità che sono spesso una risposta ad uno stato emotivo di malessere, sono il sintomo di un disagio, la reazione a dinamiche educative poco funzionali e/o inadeguate.

L’onoterapia offre, peraltro, la possibilità di utilizzare animali selezionati ed affidabili adottando, a scopo educativo, una metodologia di approccio graduale e sistematico con singoli e con gruppi.

Fornisce anche gli strumenti, le conoscenze e le tecniche per una preparazione specifica ed approfondita di intervento nella relazione onoterapeuta-utente-animale.

 

 

I programmi onoterapeutici, in generale, prevedono:

  •        conoscenza dell’animale tramite contatto,

  •        esercizi in serie in modo da integrare movimenti e funzioni attraverso l’instaurazione di un codice di comunicazione,

  •        sviluppo della funzione della mano come organo di senso, come strumento di comunicazione e come primo iniziatore di azione,

  •        percezione delle parti del corpo dell’asino, la quale promuove un gran numero di stimoli, fra cui lo sviluppo delle attività cognitive,

  •        cavalcata e giochi di ruolo, in grado di favorire il linguaggio e l’organizzazione dei processi, la concentrazione, la responsabilità, la percezione della propria posizione nello spazio e della postura.

 

L’asino è un animale adattissimo a questo scopo per:

  •       intelligenza e memoria: l’asino ricorda benissimo i luoghi frequentati d’abitudine,

  •        obbedienza, convinto di quanto gli si chiede, esegue con consapevolezza le sue mansioni senza danni, anche modificando a tal fine il programma di sua iniziativa,

  •        pazienza ed umiltà, quasi illimitata se riconosce nel padrone e nell’ambiente attenzioni e consapevolezza della sua utilità,

  •        discrezione e fedeltà, molto sviluppate al punto da esprimersi con dolcezza, manifestando grande affetto verso le persone conosciute,

  •        coraggio e prudenza, affronta le situazioni difficili senza fuggire ma affrontandole o aggirandole per non andare incontro a pericoli,

  •        socievolezza, non gradisce restare a lungo solo,

  •        curiosità, vuole sempre vedere e capire cosa fanno le persone che gli stanno vicino.

 

ASPETTI INNOVATIVI con l’utilizzo dell’asino:

 

Fin dall’antichità si era a conoscenza della validità dell’uso del cavallo per portare a guarigione alcune patologie. Soltanto ora comincia a farsi strada la possibilità dell’uso dell’asino per attività terapeutiche.

L’Italia, in questa ricerca, a differenza di altri paesi come l’Inghilterra, la Francia o la Svizzera, non presenta iniziative di rilievo.

In tal senso il presente progetto è assolutamente una novità a livello nazionale e costituisce una esperienza pilota da sviluppare.

E’, infatti, sbagliato il termine di “onoterapia”: non esiste terapia in un lavoro svolto con gli animali.

La terapia presuppone una guarigione: noi non possiamo garantire la risolvibilità di un problema fisico quanto psichico perché, di fatto, andiamo ad interagire su altri ambiti.

Si tocca maggiormente la sfera cognitiva, socio-affettiva, si interagisce sullo schema corporeo e sulla percezione che si ha dello stesso, si potenziano e si affinano le potenzialità dell’individuo invece di polarizzarsi su ciò che non sa fare ma che dovrebbe saper fare.

Per definizione il portatore di handicap dovrebbe vivere bene con se stesso, accettando la sua condizione, inserito in un contesto sociale favorevole ed accogliente.

Di fatto, questo non accade e, paradossalmente, proprio a causa di quelle strutture che dovrebbero favorire l’inserimento sociale e l’accettazione personale.

Inserito prevalentemente in un contesto medicalizzato/ospedaliero e costretto a monotoni e ripetitivi esercizi riguardanti prevalentemente funzioni che non è capace di svolgere, il bambino con problemi non è interessato e ripete svogliatamente delle funzioni.

Cosa fondamentale è, quindi, quella di creare interesse e motivazione e, se è vero che l’individuo è formato da genotipo e ambiente, è essenziale modificare l’ambiente in qualcosa di favorevolmente accattivante all’attenzione, in grado cioè di creare quella motivazione base di ogni buon esito e risultato.

Un ambiente come quello di un maneggio, completamente esule da qualsiasi contesto ospedaliero, è quindi l’ideale per poter riscoprire, anche tramite l’attività ludica, interesse e motivazione per esercizi peraltro atti a stimolare e potenziare quelle che sono già attitudini e facoltà dell’assistito, piuttosto che fare operazione di inibizione e frustrazione con attività che non si sanno svolgere e che segnano quindi fortemente l’inadeguatezza nel confronto con gli altri ed il marcato ricordo della diversità espressa anche in limiti continuamente marcati e ricordati.

L’onoterapia, come finalità ultima, ha quella di ampliare la comunicazione in coloro che hanno difficoltà di questo tipo, aiutare a sentirsi inseriti in un contesto sociale e di gruppo in coloro che non riescono a relazionarsi con gli altri; potenziare e migliorare attività psico-motorie in coloro che presentano tali tipi di difficoltà, aiutare la percezione del proprio schema corporeo per ricevere vari e validi suggerimenti di miglioramento di postura, andamento, coordinazione, etc.

Ma questa attività interessa non soltanto persone/bambini portatori di handicap, ma anche coloro che hanno difficoltà di inserimento nel contesto sociale o di gruppo, timidezze esasperanti, bambini iperattivi e ipercinetici, autistici, totalmente chiusi in se stessi e nel proprio mondo e bambini con una forte aggressività che non è stata canalizzata.

In conclusione l’animale rappresenta un ponte straordinario per la comunicazione, le attività, l’acquisizione di fiducia e il miglioramento delle capacità.

Tali possibilità sono favorite dalla natura particolarmente docile dell’asino, dal suo temperamento affettivo e dalle sue caratteristiche fisiche.

 

Nelle Marche l’attività onoterapica si può trovare presso “La Contrada del Raglio” a Potenza Picena (Mc) - C.da Altavilla, 2 .

Informazioni presso Emilio e Alessandra Tel. 0733.676331-  cell. 340.9075321

 

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Esperienze

 

 

Tecnologia & Comunicazione

 

 

 

Salvaguardare le quattro libertà nel Software

PARTE PRIMA  

 

(Katya Mastantuono)

 

 

Una pioggia sottile, una sala trepidante di addetti ai lavori che borbottano cercando di darsi un tono, platea eterogenea per provenienza, età ed esperienze.

Aspettiamo una decina di minuti e poi arriva un capellone stile anni 60/70, una barba nera che circonda il suo viso rotondo, lo sguardo è cordiale e penetrante, una semplice T-shirt rossa e i jeans scoloriti. 

Così si presenta, nella Casa della Cultura di Milano, il grande guru di Unix e fondatore della Free Software Foundation: è Richard Stallman promotore del software libero e principale fautore della nascita e del successo del sistema operativo LINUX.

L’incontro è organizzato da Assoetica, un’associazione impegnata nel “business ethics”  (www.assoetica.it). Siamo in molti ad aspettare di capire come si presenterà e cosa dirà Stallman per spiegare ciò che sta alla base della più grande rivoluzione nei confronti di un sistema commerciale di carattere quasi monopolistico.

Inizia pacatamente e incomincia il suo intervento parlando del nodo centrale del software libero: il fatto che LIBERA gli utenti, garantisce loro una serie di libertà che altrimenti non si potrebbero esercitare. Con voce calda e ferma, scandendo le parole quasi per timore di non essere ben compreso o nel tentativo di rivelare delle verità sinora sconosciute, Stallman affronta le quattro libertà garantite dal software libero.

 

LIBERTA’ 0 – la possibilità di controllare il proprio computer

Consultare il codice sorgente di un programma consente di verificare che non siano inserite all’interno del software che normalmente utilizziamo parti di procedure che nulla hanno a che fare con il software stesso se non per inserire sistemi spyware (spy – termine derivante da to spy, spiare in inglese). Non ci sono peli sulla lingua di Stallman che afferma come Windows XP  raccoglie informazioni sui programmi installati sul PC dell’utente e li invia alla sede Microsoft appena il PC attiva una connessione attraverso Internet.

Lo stesso fanno il software RealPlayer e TiVO, si connettono ad un server centrale e comunicano i filmati scaricati con download e conservati nel PC dell’utente, gli URL visitati per capire i gusti e gli orientamenti dell’utente e i programmi di TV via cavo che l’utente vede o registra (realtà che affiora adesso nel panorama italiano poiché le TV che trasmettono su Internet sono ancora limitate).

Altri elementi che limitano la libertà dell’utente presenti in programmi commerciali sono le pubblicità (adware  - termine nato da  “advertising” - pubblicità in inglese )  o le backdoors  (le finestre che si aprono in secondo piano e per dirla metaforicamente “entrano dalla porta di dietro”), strumenti che consentono di controllare il PC all’ignaro utente.

Con il software libero tutti questi elementi possono essere rimossi, perché sono disponibili i sorgenti con cui sono stati scritti i programmi, sono verificabili in modo trasparente e sono modificabili con estrema LIBERTA’. Un altro elemento importante è che nel software commerciale il potere è nelle mani del produttore e non dell’utente.

 

LIBERTA’ 1 – la possibilità di studiare il codice

Di fatto molti utenti non esercitano direttamente il diritto di studiare e modificare il codice poiché, nella specializzazione che abbiamo nel lavoro, ognuno si occupa di settori diversi, ma, come nel caso della sarta, ciascun utente potrebbe incaricare altri esperti di farlo.

Quando acquistiamo un paio di jeans abbiamo due possibilità: possono calzarci perfettamente oppure necessitano di alcune personalizzazioni (accorciare l’orlo, stringere la vita); in questo secondo caso ci rivolgeremo ad una sarta oppure se siamo abili nel cucito possiamo adattarlo per fare in modo che tale acquisto ci soddisfi al meglio. Nel caso dei jeans acquistiamo il prodotto e sappiamo poi di poterne disporne come meglio crediamo.

Perché quando acquistiamo il software questo non è possibile? Cosa compriamo di fatto? Solo la possibilità di poterlo usare e non di disporne in modo completo ed esclusivo: non ne siamo quindi proprietari.

Di fatto milioni di utenti acquistano la licenza d’uso e non la possibilità di disporne…

Lo sapevamo, ma ne siamo coscienti tutti e fino in fondo?

A questo punto è lecito chiedersi se il prezzo d’uso deve essere fissato in modo unilaterale e uguale per tutti gli utenti visto che l’utente può magari scegliere di usarlo in un modo A o in un modo B o in un modo C... Visto che è un servizio ne dovrebbero garantire anche le personalizzazioni che gli utenti non possono fare in proprio.

Certo, un prezzo uguale per tutti semplifica la gestione del mercato, del produttore, e se il consumatore si lamenta… sarà sempre uno su 10.000… si arrangia. Perché l’utente non si lamenta?

L’utente non sa quali sono le prestazioni che potrebbe o dovrebbe richiedere ad un software, non è stato educato a questo. Si tiene lontano dal farsi queste domande.

Le pubblicità sono orientate al “Guarda quante cose belle puoi fare con questo prodotto”. L’ultima pubblicità di Windows XP mostra persone di tutto il mondo con lingue diverse che si esprimono dicendono “ XP to do something beatifull”. La globalizzazione della proposta vuole orientarci verso una scelta che vada bene a tutti gli utenti del mondo: una sorta di scrivania universale (global desktop). E se va bene a tutti vuoi che non vada bene a te? Cos’hai di diverso tu?

La domanda da porsi è ben altra: perché non riesco a fare le cose che mi servono con questo software?

Se la prossima estate voglio tagliarne le gambe e farne bermuda o regalarlo a mio fratello più giovane con il jeans posso, con il PC posso, con il software NO. Chi lo ha deciso?

Qualcuno potrebbe obiettare che comunque la proprietà del software rimane di chi l’ha prodotta.

Bene, ricordiamoci di questa frase. Avete mai visto nel software che acquistiamo il nome del pool di giovani ingegneri, probabilmente indiani, che attraverso il telelavoro (strumenti a spese dei giovani ingegneri e nella loro case, a costo zero per l’azienda produttrice!) e per la metà dello stipendio USA ha prodotto parte di quel software? Pensate che qualcuno riconosca loro e a tanti altri come loro la proprietà intellettuale di uno script di codice?

Bene, se pensate questo sappiate che Cenerentola era una favola, che la mela di Eva è una metafora, che i bambini non li portano le cicogne e altre cose che a questo punto ho timore a rivelare vista l’ingenuità degli astanti!

 

Stallman Ride.

I presenti si trovano spiazzati: ci sta trattando da polli… o forse lo siamo un pochino! Caspita! Il tipo si presenta incisivo e brillante, schietto nel linguaggio, tecnico e politico insieme. Iniziamo a comprendere la personalità interessante e completa di chi, come lui, ha permesso tutto questo: una grande apertura, una visione di insieme del problema.

Stallman sorseggia tè, ha rifiutato acqua e bibite varie e nel frattempo sorride al Presidente di Assoetica, Mauro Graziani.

Davanti a lui, sul tavolo, una busta di plastica e qualche libro molto usato, nessuno strumento elettronico, non ha orologio, non ha il telefonino davanti a lui… probabilmente non lo ha.

La sua forza è nelle sue capacità… ci diciamo che fisicamente ricorda Guccini, ci chiediamo la sua età e non riusciamo a rispondere … sarà sulla cinquantina.

 

LIBERTA’ 2 – la libertà di gestire in modo etico una risorsa

Per una società che ha per obiettivo la crescita comune di tutti i suoi membri, l’utilizzo e la protezione legislativa di cui gode il software commerciale, così come gestito oggi da aziende produttrici di fatto monopoliste, è una sorta di “virus”.

Tutelare il software commerciale dalla libera circolazione, utilizzo, modifica genera problemi etici: l’amico che ti chiede il software ti costringe a negarglielo o a commettere un reato fornendo una copia illegale. In entrambi i casi si risolve il dilemma in risposta negativa. Lo sviluppo sociale basato su una di queste due risposte (rinuncia di collaborazione o assenza di rispetto delle regole) creano dei “vizi” sociali di fondo che minano un corretto comportamento soprattutto nei confronti delle nuove generazioni che non comprendono a fondo le ragioni di mercato che sottostanno a tali problematiche. Il ragazzino credendo che l’assenza di rispetto della regola non subisce controllo e punibilità diffusa e non comprendendo che cosa ci sia di male nel fornire copia pirata o acquistando copia pirata o scaricando copia pirata attiva l’abitudine ad un comportamento trasgressivo che non potrà che crescere. Pessima base.

Migliori si mostrano altre strategie di diffusione delle utilità informatiche orientate alla gratuità e alla collaborazione di esperti per aumentare le prestazioni del servizio a beneficio di tutti.

 

LIBERTA’ 3 – la libertà di pubblicare versioni modificate di software

E’ attraverso questa possibilità che il software diventa maggiormente utile agli utenti e non solo utile al produttore per fare più soldi. L’evoluzione di un programma diviene uno sviluppo democratico promosso da decisioni collettive.

E visto che il numero di programmatori necessari per fare una modifica è generalmente contenuto, per il software con una larga utenza il lavoro di pochi si traduce nel vantaggio per molti.

Purtroppo non si vuole ammettere e “vedere” che esistono programmatori disposti a sviluppare codice ricevendone solo benefici legati alla proprietà intellettuale originaria, disponibili a confrontarsi e ad evolversi con chi , successivamente, migliorerà e modificherà il proprio prodotto. Non si vuole ammettere da chi sfrutta e usa la capacità intellettuale informatica degli altri che esistono menti capaci di collaborare senza pretendere denaro ma solo per il piacere di evolvere la conoscenza collettiva. Non si vuole ammettere che esistono MENTI LIBERE che non si possono comprare.

 

La sala è in fibrillazione. Molti sono gli sviluppatori che nell’ombra, anche in Italia, hanno arricchito i colossi del software e molti sono coloro che nel campo della ricerca e del sistema universitario hanno scritto e generato processi di cui sono appropriati “manager” più scaltri commercialmente!

Stallman termina con la solita battuta che appartiene al mondo dei frequentatori di LINUX e che ciascuno dei presenti potrebbe recitare a memoria:

 

Quando due individui si scambiano un prodotto, essi rimarranno sempre con un solo prodotto  nelle loro mani. 

Se due individui si scambiano un’idea, torneranno a casa con il doppio delle idee con cui sono partiti e così via. 

Possiamo scegliere se avere una società che scambia a titolo oneroso i propri prodotti con uno scarso livello di crescita reciproca o una società che ha deciso di scambiarsi le idee che stanno alla base del prodotto al fine di crescere velocemente e in modo equo. A noi la scelta.

 

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Richard Stallman di recente si è impegnato a sollecitare i Parlamenti europei cercando di sensibilizzare verso i rischi derivanti da una gestione brevettata del software rischiando difatto il monopolio assoluto delle tecniche di sviluppo.

 

Si riporta a titolo informativo e documentativo la 

 

Lettera che lo stesso R. Stallman scrive ai Parlamentari Italiani in data 18 maggio 2005.

Cari membri del Parlamento italiano,


Gli sviluppatori e gli utilizzatori di software in Europa si troveranno di fronte ad un grande pericolo se l’Unione Europea permetterà di brevettare le tecniche di software: il pericolo di essere incriminati per le idee contenute nei software che essi sviluppano e usano.

A differenza del copyright, che protegge la descrizione dell’intero programma ma non le singole idee che lo compongono, la brevettabilità del software consentirebbe un monopolio sull’uso di tecniche generiche. Un programma complesso è la combinazione di migliaia di queste tecniche. Se un paese permette la brevettabilità di ognuna di queste tecniche, un programma complesso può infrangere centinaia di brevetti in un colpo solo.

(secondo uno studio svolto lo scorso anno il Kernel di Linux, la parte centrale del programma linux, usato per il sistema operativo GNU, infrangerebbe 283 brevetti USA).

 

Come sono queste tecniche? Consideriamo la “progress bar”, la barra progressiva che gradualmente passa dallo 0% al 100% mostrando sullo schermo la realizzazione di una operazione, come l’apertura di una pagina web o lo scaricamento di un documento. Questa tecnica è una piccola parte contenuta in migliaia di programmi software che svolgono differenti funzioni. Persino questa tecnica è stata brevettata all’Ufficio Europeo dei Brevetti, insieme ad altre 50.000, a dispetto dello stesso trattato costitutivo dell’Ufficio Europeo dei Brevetti.

Se la Direttiva del Unione Europea desse un valore legale a questi brevetti, gli sviluppatori e gli utilizzatori di migliaia di programmi rischierebbero la minaccia di incriminazioni.

Un programma è come un romanzo: una raccolta di dettagli che insieme sviluppano molte idee. Immaginate cosa accadrebbe se ogni idea letteraria venisse brevettata, per esempio “una scena d’amore con una donna sul balcone” o “gli occhi blu di una persona che assomigliano al mare”. Chiunque scrive un romanzo potrebbe violare diverse centinaia di brevetti; se uno scrittore scrivesse con la preoccupazione di essere incriminato difficilmente scriverebbe un buon romanzo. Non è questo il modo di promuovere la scrittura né dei romanzi, e neanche dei programmi software.

 

Le pressioni per la brevettabilità del software provengono principalmente dalle multinazionali dell’informatica. Esse vogliono la brevettabilità del software perché ognuna ne detiene migliaia negli USA e li vuole importare in Europa. Se l’Europa permetterà la brevettabilità del software le multinazionali (molte non europee) avranno uno strumento di controllo sull’uso del software in Europa.

Molti legislatori non hanno mai avuto a che fare con lo sviluppo di software, così possono credere ai miti relativi all’efficacia dei brevetti sul software. Per esempio il mito sulla protezione brevettuale dell’intero disegno di un prodotto, se si dice che un programmatore può ottenere un brevetto per “proteggere il suo programma” questo potrebbe avvalorare questo mito.

Poi c’è il mito che vuole che i brevetti possano “proteggere” i “piccoli inventori” dalla competizione delle multinazionali. Se questo fosse vero le multinazionali non sarebbero favorevoli alla brevettabilità del software. Ogni multinazionale usa le sue migliaia di brevetti per mettere ognuno nelle condizioni dello scambio le licenze. Così facendo il programma innovativo di un piccolo inventore combinerebbe le sue poche nuove idee brevettate con le centinaia (o migliaia) di idee ben conosciute, alcune brevettate da IBM, alcune brevettate da Microsoft, ecc. Poi loro si comporteranno con lui come se la questione dei brevetti non ci fosse. C’è quindi il mito del vantaggio che le compagnie americane avrebbero proprio perché gli USA riconoscono la brevettabilità del software mentre l’Europa no. Se questo fosse vero, le compagnie statunitensi ed il governo degli Stati Uniti non presserebbero l’Europa per consentire la brevettabilità del software.

Al contrario l’Europa ora ha un vantaggio.


I brevetti degli Stati Uniti riguardano soltanto ciò che è fatto negli Stati Uniti, ma ognuno può avere un brevetto statunitense. Le compagnie europee possono avere brevetti statunitensi e attaccare gli sviluppatori americani. Ma attualmente gli Americani non possono avere brevetti software Europei e quindi attaccare gli Europei.

Fino a che l’Europa rifiuterà di brevettare il software, l’Europa avrà questo vantaggio,

Se l’Europa mantiene il suo vantaggio, con il rifiuto di brevettare software, finalmente il mio paese può trovare necessario competere cambiando la sua insensata politica. Per favore aiutate gli Stati Uniti a salvarsi dai brevetti sul software, salvando innanzitutto voi stessi.


Con franchezza,


Richard Stallman

Presidente della Free Software Foundation
Membro della MacArthur Foundation 


La lettera di Richard Stallman in versione originale

Dear Member of the Italian Parliament


Software developers and users in Europe face the danger if the EU allows software techniques to be patented: danger of being sued for the ideas included in the software they develope or use.

Unlike a copyright, which covers the details of an entire program but not the ideas, a software patent is a state-imposed monopoly on use of a general technique. A complex programs combines thousands of such techniques. In a country that allows each of these techniques to be patented, a complex program can infringe hundreds of patents at once. (Linux, the kernel used with the GNU operating system, infringes 283 different US patents according to a study made last year.)

What are these techniques like? Consider the "progress bar", which fills up gradually from 0% to 100% to show a program's progress in doing a certain task. This technique is a small part of thousands of programs that do many different jobs. It is also patented, according to the European Patent Office--one of the 50,000 software patents that it has illegally issued, defying the treaty that created it. If the European Union Directive gives legal validity to these patents, the developers and the users of those thousands of programs could all face threats of lawsuits.

A program is like a novel: a large collection of details that together implement many ideas. Imagine if each literary idea could be patented--for instance, "A love scene with the woman on a balcony" or "a person's blue eyes resemble the sea". Anyone writing a novel would then infringe dozens or hundreds of patents; writing a novel you won't get sued for would be harder than writing a good novel. This is not the way to promote writing--not novels, and not software.

The pressure for software patents comes mainly from the computer megacorporations. They want software patents because each has thousands of them in the US, and wants to import them to Europe. If Europe allows software patents, the megacorporations (most of them
foreign) will have a measure of control over software use in Europe.

Most legislators have never done software development, so they fall prey to myths about what software patents do. For example, the myth that a patent covers the entire design of a product--if you say that a software developer could get a patent "to protect his program", you have made appeal to this myth. I've explained the truth about this above.

Then there is the myth that patents can "protect" a "small inventor" from competition by the megacorporations. If that were true, the megacorporations would not be in favor of software patents. Each megacorporation use its thousands of patents to make everyone else cross-license. Typically the small inventor's innovative program will combine his few new patented ideas with hundreds (or thousands) of well-known ideas, some patented by IBM, some patented by Microsoft, etc. The megacorporations will force him to cross-license. Then they will compete with him just as if there were no patents.

Then there's the myth that US companies have an advantage while the US has software patents and Europe does not. If that were true, US companies and the US goverment would not be pressuring Europe to allow software patents. The truth is the opposite: Europe has the advantage.

US patents restrict only what is done in the US, but anyone can get a US patent. European companies can and do get US software patents, and attack US software developers. But currently Americans can't get European software patents and attack Europeans. As long as Europe rejects software patents, Europe will have this advantage.

If Europe maintains its advantage, by rejecting software patents, eventually my country may find it necessary to compete by changing its foolish policy. Please help save the US from software patents, by saving yourselves first.


Sincerely

Richard Stallman
President, Free Software Foundation
MacArthur Foundation Fellow 

 

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Biografia: Chi è Richard Stallman

 

Credo che la cosa migliore per approfondire queste tematiche in senso politico e tecnologico si possa far riferimento al seguente link che riporta una interessante intervista che Richard Stallman ha rilasciato a Roma sul tema 

 

"Il copyright è di destra, il copyleft è di sinistra!"

 

http://www.mediamente.rai.it/home/bibliote/intervis/s/stallman.htm#link001

 

Hacker tra i più leggendari e portavoce del movimento cyberpunk., da anni conduce una personale battaglia contro il copyright. 

Nel 1984 fonda il progetto GNU http://www.gnu.org, e sviluppa il sistema operativo libero GNU (un acronimo per "Gnu Non è Unix") per dare, come sostiene lo stesso Stallman, a coloro che utilizzano i computer la libertà che la maggior parte di loro hanno perso.

LINUX non sarebbe esistito senza GNU

GNU è un software di pubblico dominio in grado di sostituire i sistemi operativi più diffusi quali Unix e Windows: ognuno è libero di copiarlo e di distribuirlo, così come di apportarvi dei cambiamenti grandi o piccoli che siano. 

Attualmente sono molto diffuse le varianti del sistema GNU che si basano su Linux, fondate sullo sviluppo del Kernel creato da Linus Torvald. 

Esse sono conosciute come sistemi Linux, o più propriamente sistemi GNU/Linux http://www.gnu.org/gnu/linux-and-gnu.html

 

Stallman è il principale autore del compilatore C-GNU, progettato per funzionare con molte architetture e diversi linguaggi. Attualmente sono disponibili interfacce per i linguaggi di programmazione C++, Objective C, CHILL e Fortran, e sono in preparazione quelle per Ada 9x e per Pascal. Ha anche scritto vari programmi GNU, tra cui GDB (GNU symbolic debugger), GNU Emacs.

 

Nel 1991 Stallman ha ricevuto il premio Grace Hopper dalla Association for Computing Machinery per la creazione e lo sviluppo negli anni '70 del primo editor di testi "Emacs". Ha ricevuto numerosi riconoscimenti tra cui una borsa di studio nel 1990 da parte della MacArthur Foundation e un dottorato onorario nel 1996 del Royal Institute of Technology of Sweden. Nel 1998 è stato insignito, assieme a Linus Torvald, dell'onorificenza Electronic Frontier Foundation's Pioneer.

 

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Volontariato, Assoiazionismo, Cooperazione Internazionale

 

 

 

 

 ASSOCIAZIONISMO 

 

 

 

COOPERAZIONE INTERNAZIONALE: 

ITALIA ULTIMA NEGLI AIUTI ALLO SVILUPPO  

(Stefano Lentati)

 

Ad aprile di ogni anno escono i dati del DAC sull’aiuto allo sviluppo e gli addetti al settore, siano essi funzionari della Banca Mondiale o militanti no-global, dovrebbero studiarseli con attenzione e soprattutto cercare di interpretarli.

 

Cos’è il DAC? È il Development Aid Committee, raggruppa 22 paesi ricchi e industrializzati e ogni anno ci fa sapere quanti soldi sono stati spesi durante l’anno precedente per i cosiddetti “aiuti allo sviluppo”.

Secondo questi dati, i 22 paesi del DAC nel 2004 hanno speso 78,6 miliardi di dollari raggiungendo il livello più alto della storia. Anche tenendo conto dell’inflazione e della svalutazione del dollaro questa cifra rappresenta un aumento del 4,6 % in termini reali.

Ma quali sono le cause di questo aumento?

- I contributi alle organizzazioni internazionali sono aumentati di 3,7 miliardi di dollari.

- L’aiuto all’Afghanistan e all’Iraq è aumentato di almeno 1 miliardo e mezzo di dollari.

- Le donazioni per interventi di “cooperazione tecnica” (vale a dire i profumati stipendi degli esperti internazionali) sono cresciute di un miliardo e 200 milioni di dollari.

- Le operazioni di cancellazione del debito sono invece diminuite di 2 miliardi e 100 milioni, come pure il bilancio netto dei prestiti che è diminuito di 1miliardo e 300 milioni.

A questo punto si possono fare diversi commenti. Se da un lato può essere considerato positivo che le organizzazioni internazionali vedano accresciuti i trasferimenti, bisogna poi vedere come vengono spesi i soldi e l’Organizzazione Mondiale della Sanità, dove i paesi del Sud hanno più voce, non è certo la Banca Mondiale, dove decide solo chi mette i soldi. Se invece guardiamo il secondo dato credo che ci possono venire i brividi. Che cosa è stato conteggiato in questa cifra? A spulciare nei bilanci si troveranno sicuramente molte operazioni che hanno ben poco di cooperativo ma sono finanziamenti neanche troppo nascosti all’intervento militare.

I miliardi di dollari spesi in “cooperazione tecnica” simboleggiano uno dei punti più problematici della cooperazione internazionale. Da un lato è giusto puntare sulla professionalità e l’esperienza degli esperti internazionali, ma nei paesi del sud del mondo ci sono moltissimi professionisti estremamente qualificati e se si spendono soldi per esperti esteri bisogna che questi portino veramente un valore aggiunto ai progetti.

Dall’altro lato la preparazione non giustifica i livelli a volte esagerati di alcuni compensi. Inoltre spesso succede che gli esperti esteri vengano inseriti in posizioni chiave nei ministeri dei paesi del Sud del mondo e facciano, di fatto, gli interessi del paese donatore invece di contribuire allo sviluppo del paese ricevente.

Spiace infine scoprire che le tanto sbandierate operazioni di cancellazione del debito siano diminuite nel 2004 rispetto al 2003. Vedremo l’anno prossimo quale sarà stato l’effetto reale delle riduzioni decise e pubblicizzate nel giugno scorso al summit del G8.

L’aumento della spesa negli aiuti allo sviluppo, ci dice il rapporto del DAC, è l’effetto combinato di molti paesi che hanno aumentato l’aiuto e pochi paesi che lo hanno diminuito. Come si è comportata l’Italia? Malissimo! Già era il penultimo paese per percentuale del Prodotto Interno Lordo dedicata agli aiuti allo sviluppo, è riuscita nel 2004 a superare anche gli Stati Uniti (che hanno aumentato il loro bilancio del 14 % e rafforzano quindi la loro posizione di primi donatori in termini assoluti, pur essendo i penultimi in termini di percentuali del PIL). 

 

In questa poco esaltante gara al ribasso siamo passati allo 0,15 %!

 

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Volontariato, Assoiazionismo, Cooperazione Internazionale

 

 

 

 ASSOCIAZIONISMO 

 

 

IL VOLONTARIATO CHE SARA’    

Seconda Parte  

 

(Davide Guidi)

 

Anziani e Coca Cola

Chi si fa carico gratuitamente di un anziano in difficoltà non può bere Coca Cola, simbolo del potere arrogante delle multinazionali, oppure giocare con il proprio bambino calciando un pallone prodotto in Pakistan probabilmente da un altro bambino. O meglio, può farlo solo dopo aver preso coscienza dei meccanismi che stanno dietro azioni così quotidiane, ed aver quindi deciso consapevolmente di agire in questo modo.

La globalizzazione, infatti, impone anche al volontariato marchigiano, e non solo, l’avvio di una riflessione capace di analizzare il passato e capire il presente per progettare il proprio futuro, con la consapevolezza e la lucidità che dovrebbero far parte del proprio patrimonio genetico.

 

La talpa e la giraffa

Il volontario da sempre agisce concretamente nella propria comunità, fatta di città, paesi, volti e persone; ascolta chi è in difficoltà, coglie dagli sguardi messaggi non sempre espressi con le parole, accompagna ciascuno nel proprio percorso; a volte si batte per difendere i diritti dei più deboli, altre volte prova a tessere relazioni, favorire legami sociali, attivare reti vicinali. Le sue azioni non privilegiano interessi egoistici, ma vanno a vantaggio del bene comune in campo sociale, ambientale o culturale. La strada è il suo luogo privilegiato, il rispetto delle diverse culture e l’empatia fra le sue caratteristiche fondamentali. 

Ma è allo stesso modo vero che per comprendere ed affrontare al meglio le situazioni locali, è sempre più indispensabile conoscere i fenomeni che avvengono su scala planetaria: e non basta. Il volontariato non può più ritenere sufficiente, infatti, la sfera del “farsi carico”, ma è altrettanto imprescindibile che si mobiliti per prevenire e rimuovere le situazioni che provocano disagio, esclusione sociale, devastazione ambientale, e le cause che le generano: che sono spesso globali, appunto.

La talpa e la giraffa simboleggiano bene questo dualismo: la prima tanto radicata nel proprio territorio, quanto impossibilitata a vedere un po’ più oltre; la seconda così affaccendata nelle sue altezze, da rischiare di non percepire i movimenti che avvengono a terra. Fuori dalla similitudine, solo la saggia interazione fra impegno locale e globale, fra valorizzazione della dimensione empatico-relazionale ed attuazione di politiche strategiche di ampio respiro potrà permettere al volontariato di continuare a svolgere quel ruolo profetico, innovativo e dirompente che gli è stato proprio in tutte le società ed i contesti temporali in cui ha agito.

 

Le sfide del futuro

Per essere all’altezza anche del nostro tempo, ci sembra dunque che nei prossimi anni l’impegno di un volontariato che voglia partecipare con consapevolezza alla costruzione di un mondo di giustizia dovrà attivarsi su diversi fronti.  

A partire dalla capacità, nell’attuale contesto di ridimensionamento del welfare, di sviluppare la sua dimensione politica di tutela dei deboli, per contribuire alla progettazione di un nuovo stato sociale in cui le risposte ai bisogni siano garantite da una solidarietà diffusa, integrata con un sistema di servizi efficienti e professionali.

Di più, le forze andrebbero indirizzate nella direzione di promuovere una nuova cittadinanza attiva, che veda protagonista l’uomo solidale, caratterizzato da un’etica che non si limiti a celebrare il rito della buona azione come rifugio ideale di qualche minuto residuale di tempo prezioso, oppure a rispondere con una generosità caritatevole alle sollecitazioni televisive di fronte a qualche catastrofe naturale, ma che favorisca il processo di diffusione della solidarietà come stila di vita di ognuno.

Il volontariato dovrà poi affrontare, non tanto e non solo i problemi della povertà, quanto i meccanismi di esclusione sociale che la generano, per realizzare concretamente obiettivi di cambiamento sociale.

Non potrà non superare la frammentarietà, ancora troppo presente al suo interno, in un contesto in cui la complessità dei problemi globali rende ormai impossibile la loro soluzione senza l’aiuto di altri soggetti attivi, sia pubblici sia privati. E’ tempo di sostituire la presunzione di considerarsi unico protagonista delle soluzioni con la capacità di elaborare progetti chiari e strutturati, con iniziative in grado di aggregare numerosi soggetti.

Sarà sempre più indispensabile, inoltre, per evitare il rischio mortale di snaturare il proprio messaggio rivoluzionario di libertà dai condizionamenti monetari, non lasciarsi ammaliare dalla gestione di servizi “pesanti” (che richiedono la presenza di professionalità specifiche), e concentrarsi nell’ambito di servizi “leggeri”, caratterizzati dalla dimensione del dono, della gratuità, della libera scelta personale.

Limitandosi dunque ad affiancare i professionisti impegnati, a titolo di esempio, nella gestione di interventi per giovani a rischio piuttosto che immigrati, tossicodipendenti, senza fissa dimora o  malati mentali, il volontario dovrà attivarsi in attività di lettura dei bisogni sociali ed ambientali,  programmazione delle politiche, educazione alla solidarietà, tutela dei diritti, controllo dell’applicazione delle leggi, assistenza alle persone in difficoltà, accoglienza quotidiana, denuncia.

Ogni volontario e ogni uomo solidale, infine, dovrebbe essere capace di mettere in discussione consapevolmente e coerentemente i propri stili di vita e abitudini quotidiane ed adottare comportamenti caratterizzati dalla relazione e non dal consumo, dall’accoglienza e non dal rifiuto, dalla cultura dell’essenzialità e dell’uso intelligente delle risorse, dalla partecipazione attiva alla gestione ed alla diffusione  allargata dei beni comuni come l’acqua, l’aria, la salute, l’educazione, i trasporti, dalla pretesa di una equa ripartizione della ricchezza fra tutti i cittadini del mondo

 

Conclusioni

La risoluzione di tanti problemi sociali ed ambientali su scala locale e globale passa senza dubbio attraverso la capacità di leggere i fenomeni che causano diseguaglianze, povertà e sfruttamento, l’attuazione di conseguenti politiche di intervento, la diffusione di una cultura allargata della solidarietà, l’adozione di nuovi stili di vita alternativi a quelli usuali a noi occidentali di questo terzo millennio appena iniziato.

In tutto questo il volontario può giocare un ruolo decisivo, senza mai dimenticare  che dietro un bicchiere di Coca Cola si nasconde, per chi sa vederlo, un mondo intero - vicino e lontano - che ha sete di giustizia e che non è più possibile ignorare. 

 

Bibliografia

- Il volontariato nelle Marche, ed. Centro Servizi Volontariato, Ancona 2002

- Volontariato Liquido in una Terra di Mezzo, ricerca Centro Servizi Volontariato, Ancona 2004

 

 

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Appuntamenti

 

APPUNTAMENTI  

 

 

I BORGHI E LE PIAZZE DELL’ECONOMIA SOLIDALE

 

PETRITOLI  (Ascoli Piceno)

 

sabato 3 e domenica 4 settembre 2005

 

COMUNICATO STAMPA

 

Per la prima volta nelle Marche, un fine settimana “in piazza” con i mille volti della solidarietà

 

 

Il  3 e il 4 settembre Petritoli sarà invasa dal colorato popolo della solidarietà, vista in tutte le sue sfaccettature. L’appuntamento a Petritoli de 

“I borghi e le piazze dell’economia solidale 2005” prevede incontri, spettacoli teatrali e musica, oltre alla presenza di numerosi stand, anche gastronomici.

 

Ecco il programma in dettaglio.

 

INCONTRI

 

Sabato pomeriggio alle 16,00, nel salone del Centro di Aggregazione Giovanile inizia il convegno “Vivere la solidarietà”, con la partecipazione di Edo Patriarca, portavoce nazionale Forum terzo settore, Ettore Masina, giornalista e scrittore, e mons. Bruno Frediani, esperto di cooperazione sociale, già vicedirettore della Caritas italiana. Seguono quindi tre gruppi di lavoro sulla solidarietà nell’economia, nelle relazioni e nella persona.

 

Domenica alle 15,30,  Sala della Biblioteca Comunale, presentazione del libro “Le mani in pasta” di Carlo Barbieri. E’ la storia difficile e coraggiosa di alcune cooperative sociali siciliane che da alcuni anni lavorano i terreni confiscati ai boss della mafia. Il ricavato della vendita di questo libro sarà devoluto a “LIBERA – Associazioni, nomi e numeri contro le mafie”.

 

SPETTACOLI

 

Sabato sera, alle 21,15, al Teatro Dell’Iride, Fuori Tempo, uno spettacolo teatrale di contro-informazione per una società più umana e civile, di pace, di nonviolenza, a cura del Gruppo Fuoritempo di San Michele al Fiume (PU).

 

Domenica sera concerto di musica rock.

 

 

STAND

 

Grazie all'Amministrazione Comunale di Petritoli, il centro medioevale sarà riempito di stand dedicati a tutti gli aspetti dell’economia solidale e dell’ecologia: il commercio equo e solidale, i produttori biologici, i  Gruppi di acquisto solidale, il CSV-Centro servizi per il volontariato, l’artigianato artistico, la bioedilizia (con la presentazione della casa ecologica del Consorzio Bioregionalistico Marche-EQue), il turismo responsabile, la finanza etica e i servizi, con Banca etica e servizi di telefonia e assicurazioni etiche, il software opensource, la cooperazione internazionale, le associazioni ecologiste, la stampa e l’editoria indipendente e altro ancora.

 

Non mancheranno stand gastronomici con la possibilità di gustare alimenti preparati con i prodotti biologici e del Commercio equo e solidale

 

Per ulteriori informazioni:

telefono 071-742045 - 335.6914928 (Paolo Chiavaroli)

e-mail - assores@live.it

oppure telefonare all'Amministrazione Comunale di Petritoli

 

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I borghi e le Piazze dell’economia solidale

    

Iniziativa della Rete di Economia Solidale delle Marche in collaborazione con l'Amminstrazione comunale di Petritoli

 

viaggio tra le comunità  locali della nostra Regione,

evento itinerante costituito da una mostra-mercato delle attività e dei prodotti dell’economia solidale; alla mostra-mercato si affianca un programma di incontri pubblici sui temi propri dell’economia solidale e di spettacoli, laboratori, attività intese come occasioni di socialità, espressività  e creatività.

 

rete di relazioni nel territorio e  nel tempo

l’iniziativa favorisce l’avvio di relazioni molteplici con la comunità locale nelle sue diverse articolazioni (amministrazione, scuola, realtà associative, produttive, ecc.) e si pone l’obiettivo di dare continuità alla relazione stessa trasformandola in un percorso di ricerca comune che incida sul tessuto sociale nella prospettiva dell’economia solidale.

 

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 SCHEDA DI ISCRIZIONE PER GLI ESPOSITORI

 

I borghi e le Piazze dell’economia solidale

 

Ultime possibilità di iscrizione per gli espositori

Per ogni informazione si prega telefonare al n. 071-742045 chiedendo di Paolo Chiavaroli oppure al  335-6914928

 Condizioni per gli espositori

 1) L’organizzazione mette gratuitamente a disposizione degli espositori n. 40 stand delle dimensioni di m. 3,5 x 3,5, un tavolo, due sedie e faretto per illuminazione, presa corrente elettrica. Lo stand è dotato di pareti (teloni) . Gli stand saranno collocati negli spazi all'aperto previsti all'interno del paese (piazze e vie). Tenendo conto che la manifestazione è rivolta ad un pubblico generico, non troppo informato sui temi e settori dell'economia solidale è gradito che gli espositori portino materiale informativo sulla loro esperienza, sulle loro attività e sui principi che li ispirano, da distribuire alle persone che visiteranno la manifestazione. 2) Le domande di partecipazione  (richiedere il modulo di iscrizione ad assores@live.it) saranno accolte tenendo conto l’ordine di ricevimento delle stesse e l’obiettivo di ospitare le diverse esperienze dell’economia solidale. Conferma dell’ammissione alla manifestazione sarà comunicata entro il giorno 20 luglio 2005.

3)  La partecipazione alla manifestazione comporta il versamento di una quota di iscrizione di 25,00 Euro che dovrà essere versato all’atto dell’iscrizione allegando un assegno circolare al modulo di iscrizione. In caso di non ammissione la quota sarà restituita. Agli espositori che svolgeranno all’interno della manifestazione attività di vendita è richiesto un ulteriore contributo libero da versare alla conclusione della manifestazione, che potrà essere calcolato come una piccola percentuale sulle vendite. 

4) Agli espositori verranno  consegnati gratuitamente al momento dell’arrivo n. 50 sacchetti (valore 15 €) in carta ecologica con manici (27 x 37 x13) riportante il logo della manifestazione. E’ possibile acquistare altri sacchetti al costo di 0,30 Euro cadauno facendone richiesta sul modulo di iscrizione e, se ancora disponibili, nei giorni della mostra-mercato.

 

5) Gli espositori potranno allestire i propri stand dalle ore 11 di sabato 3 settembre  L’allestimento degli stand dovrà comunque essere conclusa per le ore 15,00. 

6) Gli espositori si impegnano ad osservare per il proprio stand il seguente orario:

   sabato     3 settembre                  15,00  - 23,30.

   domenica  4 settembre                  15,00  - 19,30.

 

7) Per gli espositori che lo desiderano è prevista la possibilità di alloggiare gratuitamente il Sabato notte presso le famiglie di Petritoli, oppure presso l’albergo-ristorante Roma (tel. 0734-658146), a prezzi modici convenzionati con gli organizzatori.

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Appuntamenti

 APPUNTAMENTI  

 

 

 

 

XVII ^Edizione della Festa per la Libertà dei Popoli

13 Luglio- 16  Luglio 2005

Forte Altavilla - Pietralacroce

Ancona

UMANITA’ IN CAMMINO….

NOMADI DI FATTO

"Le guerre dimenticate e i diritti negati"

Laboratorio Sociale ad ANCONA             http://www.laboratoriosociale.org

 

PROGRAMMA:

 

Mercoledì 13  luglio:     ore 18,30   

LABORATORIO CITTADINO                “I CANTIERI DI ANCONA: 

     Per una nuova stagione politica”

     ore 21,30- TRAIN DE VIE, pop-folk, 

                      presentano il disco “Cacciatori di   Nuvole”

                              

Giovedì 14  luglio:         ore 18,30  

Approdo:quali diritti?”    

                                                     Dibattito con:

                                                     Christopher HEIN, Direttore Nazionale del C.I.R.

                                                      Serena BARTOLUCCI, C.I.R. Ancona

                                                     Interventi e testimonianze di migranti

                                        ore 21,30   POLYETNIC MUZAK, folk europeo

                                                                                                        

Venerdì 15 luglio:         ore 18,30  

"GUerre e persecuzioni. 

                                                     Dibattito con:           

                                                     Maurizio  MATTEUZZI,  red. “Il Manifesto”

                                                     Paolo PIGNOCCHI, Resp. Amnesty Nazionale

       Barbara Monachesi - Coop. Women’s Fondation

                                                     Interventi e testimonianze di migranti

                                     ore 21,30    I PICARIELLI, pizziche e tammuriate

                                                                                                           

 Sabato  16 luglio       ore 18,30    

“Mediterraneo gli abissi di una guerra silenziosa”

                                                   Dibattito con:

                                                   Marcella DELLE DONNE, Univ. La Sapienza di Roma                                                            Renato NOVELLI, Univ. Politecnica delle Marche

                                                   Interventi e testimonianze di migranti                                                                            

INCONTRO CON I BAMBINI DEL SARAWI  Clown

                                    ore 21,30       GIÙ IL CAPPELLO,      ore 21,30       GIÙ IL CAPPELLO, musica folk-rock italiano

 

OGNI SERA CUCINA ETNICA

 

ALL’INTERNO DELLA FESTA: Mostre, banchetti, proiezioni video, tavoli dell’associazionismo e del volontariato, libri e riviste e materiale di diffusione delle varie esperienze, spazio gioco a cura del Jeyfestival di Legambiente

 

 

PER TUTTE LE SERATE L’INGRESSO E’ LIBERO

OGNI SERA CUCINA ETNICA

 ALL’INTERNO DELLA FESTA: Mostre ,banchetti, proizioni video, tavoli dell’associazionismo e del volontariato, libri e riviste e materiale di diffusione delle varie esperienze

 PER TUTTE LE SERATE L’INGRESSO E’ LIBERO

 ALL’INTERNO DELLA FESTA: Mostre ,banchetti, proizioni video, tavoli dell’associazionismo e del volontariato, libri e riviste e materiale di diffusione delle varie esperienze

INIZIATIVA PROMOSSA DA: Amnesty International, Amici di Piabetà, Circolo Africa, Circolo Equo & Bio, Circolo "Laboratorio Sociale", Circolo Terra Nuova, Consiglio Italiano Rifugiati, Consorzio Italiano Solidarietà Cooperativa Mondo Solidale, Coopi-Marche, Emergency, Missionari Saveriani, Rete “Diritti ora!”, Servizio Civile Internazionale, Time for Peace and Development

 

IN COLLABORAZIONE CON: Provincia di Ancona, Comune di Ancona, I Circoscrizione Comune di Ancona

 

 

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Appuntamenti

 APPUNTAMENTI  

 

11 settembre 2005

Marcia Perugia-Assisi

per la giustizia e la pace

 

Mettiamo al bando la miseria e la guerra. Riprendiamoci l’Onu.

Io voglio. Tu vuoi. Noi possiamo.

 

APPELLO

 

Dal 14 al 16 settembre 2005 i Capi di stato di tutto il mondo si riuniranno a New York per decidere, a cinque anni dalla Dichiarazione del Millennio, quali nuovi impegni assumersi per migliorare la vita nel pianeta, lottare contro la povertà, promuovere la pace e la sicurezza, difendere i diritti umani e l’ambiente, riformare l’Onu. Un’agenda troppo importante per essere lasciata nelle mani degli stessi governi che, in buona misura, sono responsabili delle drammatiche condizioni in cui versa l’umanità e della grave crisi delle Nazioni Unite. Per questo invitiamo tutti, ragazze e ragazzi, donne e uomini, movimenti e organizzazioni della società civile, Comuni, Province e Regioni a partecipare alla Marcia Perugia-Assisi per la giustizia e la pace che si svolgerà domenica 11 settembre. Ancora una volta hanno promesso e non hanno mantenuto gli impegni. Non restiamo in silenzio! Potevano salvare la vita di centinaia di milioni di persone. Costringiamoli a farlo ora!

 

Vieni anche tu indossando una maglietta bianca. Insieme creeremo la fascia bianca vivente più lunga del mondo. Una fascia bianca (simbolo dell’impegno mondiale contro la povertà) con un messaggio chiaro: mettiamo al bando la miseria e la guerra. Riprendiamoci l’Onu. Io voglio. Tu vuoi. Noi possiamo.

 

 

* * *

 

Il mondo è sempre più affamato, disperato, violento e violentato. Crescono la miseria, le malattie, le disuguaglianze e l’ingiustizia che le alimenta. Crescono lo sfruttamento e la spoliazione dei paesi ricchi a danno di quelli più poveri. Cresce il degrado ambientale e la competizione per le risorse naturali. Insieme con la globalizzazione cresce la criminalità internazionale. Crescono l’illegalità e l’impunità. Crescono anche i traffici di droga, di rifiuti tossici, di esseri umani, di armi leggere e pesanti. La guerra, l’uso della forza militare è tornata al centro delle relazioni internazionali. Sebbene in tutto il mondo si stia affermando l’idea della sicurezza umana, continuano ad imporsi dottrine militariste di sicurezza nazionale. E’ ricominciata la corsa al riarmo e con essa sono in continuo rialzo le spese militari. Si moltiplicano gli atti di terrorismo seminando angoscia e disperazione. Allo stesso tempo la cosiddetta “guerra al terrorismo” produce nuovi conflitti, orrori e violazioni dei diritti umani. I signori della guerra e del terrorismo hanno trasformato l’informazione in un campo di battaglia: per imporre la propria agenda e la propria volontà usano la menzogna, la deformazione della realtà, lo stravolgimento dei fatti e della verità. La lotta al terrorismo sta spostando l’attenzione e le risorse del mondo dalle principali cause d’instabilità come la povertà, le malattie infettive, il degrado dell’ambiente e la crisi delle risorse naturali.

 

Ci sarebbe bisogno dell’Onu ma l’Onu è sotto attacco, sempre più indebolita, delegittimata e marginalizzata. I suoi poteri, le sue risorse e le sue funzioni sono stati drammaticamente ridotti. L’unilateralismo dei più forti e un’incontrollata globalizzazione stanno mettendo da parte la sola “casa comune” dell’umanità. Allo stesso tempo importanti decisioni politiche ed economiche continuano ad essere assunte in sedi e istituzioni internazionali prive dei necessari principi, valori, legittimazione e controllo democratico. Spesso i governi che controllano e gestiscono l’Onu non mantengono nemmeno gli impegni politici ed economici che hanno volontariamente sottoscritto (come sta avvenendo con gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio); violano i diritti umani e gli stessi principi di legalità e di democrazia internazionale che proclamano nei loro discorsi e nelle loro risoluzioni; procedono nella gestione degli affari internazionali senza tener in alcun conto le proposte che la società civile mondiale continua ad avanzare. Alcuni, addirittura, stanno palesemente tentando di imporre all’Onu la dottrina della guerra preventiva.

 

Milioni di persone e migliaia di organizzazioni della società civile ed enti locali sono impegnati in tutto il mondo per denunciare, arrestare e invertire questi processi. Nonostante la sordità e l’opposizione di molti governi e poteri economici, le loro lotte e il loro costante lavoro quotidiano stanno costruendo un argine al disordine internazionale, favorendo l’incontro di civiltà, gettando le basi di una nuova cittadinanza planetaria, promuovendo un’economia di giustizia e la democrazia, difendendo  i diritti umani, i beni comuni e l’ambiente.

 

Insieme a loro, domenica 11 settembre 2005, rinnoviamo il nostro impegno concreto per la giustizia e la pace, per costruire un nuovo mondo più giusto, pacifico e democratico per tutti. Io voglio. Tu vuoi. Noi possiamo.

 

* * *

 

Mettiamo al bando la miseria.

Non ci sono più scuse. La miseria non è un fenomeno naturale ma la più crudele delle ingiustizie. Essa cresce in un'economia organizzata per il profitto di pochi anziché per il benessere di tutti, che mette il mercato al di sopra delle persone e che privilegia la competizione selvaggia anziché la cooperazione, i profitti resi possibili dalle disparità anzichè la riduzione di esse; le rendite finanziarie e i guadagni speculativi anziché la produzione; la crescita quantitativa dell'economia anzichè la qualità e la distribuzione dei beni e dei servizi; lo sfruttamento della natura e dell'ambiente anziché la loro protezione. I poveri sono la maggioranza sulla terra e la miseria li uccide ad ogni istante, anche quando le pistole sono silenziose. La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani riconosce a tutti il diritto ad un tenore di vita dignitoso; il diritto al cibo, al vestiario, alla salute, alle cure mediche, all’abitazione, all’istruzione, al lavoro. La miseria è la più grande ed estesa violazione dei diritti umani. Per questo deve essere messa al bando. Sradicare la miseria è possibile e deve essere il primo impegno di tutti i politici e di tutte le istituzioni. Le risorse e le conoscenze per farlo non mancano. Raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio non è un optional: é il minimo che si possa fare per cominciare a ripagare il nostro debito di giustizia con il mondo e per mettere un freno alla crescente instabilità internazionale. Nessun esercito, nessun muro, nessun fossato potranno garantire la nostra sicurezza se, intorno a noi, continueremo a lasciar crescere miseria e disperazione. Sempre più la nostra pace e la nostra sicurezza dipendono non dai nostri muscoli o dal nostro buon cuore, ma dal nostro impegno per la giustizia, per la rimozione delle cause e delle istituzioni dell’ingiustizia.

 

 

Mettiamo al bando la guerra.

La guerra è proibita dalla Carta delle Nazioni Unite, dal diritto internazionale, dalla morale e, alla luce della storia drammatica degli ultimi anni, anche da un sano realismo. La guerra non ha senso perché è ormai chiaro che anche una guerra vinta non chiude il conflitto che voleva risolvere: lo riapre in forme ogni volta più terribili. Nessuna delle guerre intraprese dalla fine della guerra fredda, con le più diverse motivazioni, può dirsi conclusa. La puoi chiamare come vuoi, giusta, umanitaria, preventiva, inevitabile: il risultato non cambia. La guerra non risolve i problemi: li complica. La difesa dei diritti umani, delle persone e dei popoli, che ci viene fatto obbligo di esercitare richiede ben altri strumenti, tempi e modalità. Nessuno può permettersi di usarla strumentalmente per i propri interessi. Se è vero che la libertà e la giustizia non si conquistano con il terrorismo è altrettanto vero che il terrorismo non si vince con le bombe. Per questo, insieme ai familiari delle  vittime dell’11 settembre, denunciamo l’assurda pretesa di chi afferma di voler fermare la violenza con altra violenza. La guerra è una risposta sbagliata, inefficace, illegale, pericolosa e va messa al bando. Gridiamolo insieme: mai più guerra, mai più terrorismo, mai più violenza.

 

 

Riprendiamoci l’Onu.

Il futuro dell’Onu ci riguarda tutti. Non ci sono diritti umani senza istituzioni internazionali, democratiche e indipendenti, capaci di farli rispettare. L'Onu è malandata ma se non ci fosse dovremmo inventarla. I responsabili della sua profonda crisi portano i nomi e i cognomi dei governi che la controllano. L’Onu di cui abbiamo bisogno deve essere più forte e più democratica, trasparente e partecipata, aperta alla collaborazione permanente con la società civile mondiale, con gli Enti Locali e con i Parlamenti, capace di prevenire lo scoppio di nuovi conflitti armati e di promuovere il disarmo, impegnata a difendere il diritto internazionale dei diritti umani e a mettere al bando la guerra, decisa a riconquistare una centralità politica nel campo sociale, ambientale ed economico (i tre pilastri fondanti del concetto di sviluppo sostenibile), impegnata, insomma, a promuovere davvero “tutti i diritti umani per tutti”. A sessant’anni dalla sua fondazione, dopo oltre quindici anni di dibattiti, gruppi di lavoro, comitati di saggi, rapporti e raccomandazioni è necessario riconoscere che nessuna riforma positiva delle Nazioni Unite sarà possibile senza una forte pressione della società civile mondiale. Il 2005 deve essere l’anno in cui prende avvio una grande mobilitazione per salvare, democratizzare e rafforzare le Nazioni Unite e, più in generale, per costruire un nuovo ordine mondiale pacifico, giusto e democratico. La convocazione di una “Convenzione universale per la democratizzazione e il rafforzamento delle Nazioni Unite” può essere il primo obiettivo concreto. Riprendiamoci l’Onu. E’ nostra. E’ dei popoli. Di tutti i popoli.

 

* * *

 

Ripartiamo dall’Italia.

L’Italia occupa un posto importante nel mondo. In nome dei propri valori, della propria Costituzione, della vocazione europea che condivide, della cultura che custodisce, della società civile che la arricchisce potrebbe fare cose importanti per sé e per tanta parte dell’umanità. E invece, da tempo, il nostro paese è diventato un problema per il mondo. E la sua credibilità internazionale è al minimo storico. E’ scandaloso che l’Italia, a causa dei continui tagli dei fondi alla cooperazione internazionale, sia scivolata all’ultimo posto nella classifica dei paesi donatori in Europa e in occidente. Altrettanto scandaloso è il modo in cui i pochi fondi disponibili vengono gestiti, la mancata cancellazione del debito dei paesi impoveriti, l’adesione del governo italiano alla dottrina della guerra preventiva, la ripetuta violazione della Costituzione e del suo articolo 11, gli ostacoli frapposti alla costruzione di una politica europea di pace, il continuo aumento delle spese militari, il duro colpo inferto alla legge per il controllo del commercio delle armi, il grave atteggiamento assunto nei confronti dei rifugiati e degli immigrati,… Tutto ciò è ancora più insopportabile se si considera che la grande maggioranza degli italiani ha dato continua e chiara dimostrazione di avere tutt’altri principi e orientamenti sulla lotta alla miseria, sulla guerra, sulla cooperazione, la giustizia e la democrazia internazionale.

 

Un cambiamento radicale è necessario e urgente. Alcuni paesi europei hanno già cambiato direzione. Perché non deve farlo l’Italia? Le conseguenze delle crescenti disuguaglianze e tensioni internazionali non risparmiano il nostro paese. Quello che non investiamo oggi nella prevenzione e nella giustizia pagheremo cento volte in più domani per fronteggiare insicurezza e instabilità.

 

Per questo, domenica 11 settembre, alla vigilia del vertice delle Nazioni Unite, in occasione della giornata mondiale di mobilitazione contro la povertà, la guerra e l’unilateralismo lanciata dal Forum Sociale Mondiale di Porto Alegre, insieme a milioni di cittadini di tutto il mondo aderenti all’Appello mondiale all’azione contro la povertà, noi marceremo da Perugia ad Assisi per chiedere, ancora una volta, al Governo, al Parlamento e a tutti i responsabili della politica italiana di:

 

1.     attuare, senza ulteriori scuse, gli impegni assunti per sradicare la povertà, costruire un’economia di giustizia e raggiungere, entro i tempi stabiliti, gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, con politiche e misure sostenibili, coerenti, trasparenti e rispettose dei diritti umani che vedano il pieno coinvolgimento degli Enti Locali e della società civile;

 

2.     promuovere un commercio più equo modificando radicalmente la politica europea dei sussidi per l’agricoltura, assicurando il diritto alla sovranità alimentare dei popoli, riconoscendo il legame tra produttori e territorio, assicurando ai produttori dei paesi più poveri l’accesso ai nostri mercati, condividendo i frutti della conoscenza globale, promuovendo l’occupazione, i diritti fondamentali dei lavoratori, la difesa dell’ambiente e il trasferimento delle tecnologie sostenibili ai paesi poveri;

 

3.     cancellare senza ulteriori inganni il debito estero dei paesi impoveriti, applicando per intero la legge 209 del 2000, e rivedere il sistema di concessione dei crediti che genera processi insostenibili di indebitamento;

 

4.     aumentare fino allo 0,7% del PIL le risorse destinate alla cooperazione internazionale, al netto delle operazioni di cancellazione del debito, fissando un piano pluriennale rapido, chiaro ed efficace, senza imporre ai paesi beneficiari  di comprare il “made in Italy”;

 

5.     definire, insieme alla società civile e agli Enti Locali, una nuova legge per una seria politica italiana di cooperazione allo sviluppo efficace, partecipata e coerente con gli obiettivi di sviluppo sostenibile democratico;

 

6.     ritirare le nostre Forze armate dall’Iraq e da tutte le missioni militari realizzate in violazione dell’articolo 11 della nostra Costituzione e della Carta dell’Onu, ridurre le spese militari e il commercio delle armi, promuovere il disarmo e la riconversione dell’industria bellica utilizzando le risorse economiche risparmiate nella lotta alla miseria e al perseguimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio;

 

7.     costruire un’Europa di pace, autonoma e indipendente, determinata a costruire un mondo più giusto, pacifico e democratico, decisa a combattere la povertà promuovendo un’economia di giustizia, a ripudiare la guerra e a contrastare ogni piano di “guerra infinita”, di “scontro di civiltà” o di terrorismo per costruire nel Mediterraneo, nei Balcani e nel Medio Oriente una comunità di pace, a saldare il suo debito storico con l’Africa e i suoi popoli;

 

8.     salvare, democratizzare e rivitalizzare l’Onu restituendogli la centralità che deve avere nel sistema multilaterale, promuovendo una Convenzione Universale sul futuro dell’Onu, aprendo le sue porte alla società civile organizzata, in tutte le sue diverse espressioni, agli Enti Locali e ai Parlamenti e assicurandogli i poteri e le risorse necessarie per: prevenire le guerre e risolvere pacificamente i conflitti aperti; difendere e promuovere tutti i diritti umani per tutti e dare efficacia alla giustizia penale internazionale; intervenire adeguatamente sui problemi dell’ambiente, dell’economia mondiale (beni pubblici globali, finanza, commercio, debito,…) e promuovere regole e istituzioni internazionali più giuste, democratiche e trasparenti; promuovere il disarmo generalizzato e la messa al bando di tutte le armi di distruzione di massa;

 

9.     promuovere il cambiamento radicale del Fondo Monetario Internazionale, della Banca Mondiale, dell’Organizzazione Mondiale del Commercio e delle altre istituzioni associate e il loro inserimento nel sistema delle Nazioni Unite in modo da assicurare il rispetto dei diritti umani, del diritto internazionale, dei principi e degli obiettivi dell’Onu;

 

10. promuovere una più corretta e ampia informazione pubblica sui grandi problemi del nostro tempo e sulle possibili soluzioni, sugli obiettivi di sviluppo del Millennio, per sviluppare l’educazione permanente alla pace e ai diritti umani attivando in particolare le risorse, gli spazi e le competenze del servizio pubblico radiotelevisivo.

 

La Marcia Perugia-Assisi dell’11 settembre vuole ricordare ai governi e ai potenti della terra che la stagione delle promesse è finita. Questo è il tempo delle azioni. Non attuarle è da irresponsabili. La sesta Assemblea dell’Onu dei Popoli e la seconda Assemblea dell’Onu dei Giovani, convocate rispettivamente a Perugia e a Terni dall’8 al 10 settembre prima della Marcia, contribuiranno a rafforzare l’impegno diretto della società civile e degli Enti Locali. Non possiamo restare alla finestra. Non possiamo evitare le nostre responsabilità. Non ci possiamo permettere un altro fallimento.

 

Vieni anche tu indossando una maglietta bianca. Insieme creeremo la fascia bianca vivente più lunga del mondo. Una fascia bianca (simbolo dell’impegno mondiale contro la povertà) con un messaggio chiaro: mettiamo al bando la miseria e la guerra. Riprendiamoci l’ONU. Io voglio. Tu vuoi. Noi possiamo.

 

Perugia, 2 luglio 2005

 

Per adesioni e informazioni:

 

Tavola della Pace

via della viola 1 (06100) Perugia

Tel. 075/5736890 - fax 075/5739337 - email 

 

11settembre@perlapace.it

www.tavoladellapace.it

 

 

 

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GAS: INCONTRO A S.SEVERINO MARCHE

(comunicato stampa)

Si è tenuto presso l'azienda biodinamica Demetra a S.Severino Marche un incontro tra i GAS delle Marche con la presenza di GAS del Lazio e produttori di Marche, Abruzzo e Umbria. La crescita esponenziale, da due anni a questa parte, dei GAS nelle Marche ha stimolato l'interesse di conoscersi e dar vita ad alcune iniziative da collegare ad una rete già esistente della cooperazione e solidarietà. L’incontro nasce per l’iniziativa di due realtà organizzate che rappresentano una i produttori e l’altra i consumatori, ovvero l’associazione biodinamica da una parte e la rete GAS Marche dall’altra. Sono intervenute circa 50 persone a rappresentare le seguenti realtà: il consorzio Marche Eque, l’Associazione Biodinamica, i GAS di Pesaro, Urbino, Fano, Senigallia, Misa e Nevola, Roma, Recanati-Loreto-Porto Recanati, Tolentino, Macerata e Jesi, più diversi altri soggetti interessati. Dopo un’ampia presentazione è iniziato il confronto su temi precisi, quali le esigenze dei produttori e quelle dei GAS, la necessità di una associazione che rappresenti la rete dei GAS sia dal punto di vista fiscale che per i rapporti con le istituzioni, la possibilità di costruire un portale di e-commerce per i produttori dei GAS. Creare un economia solidale, attraverso i GAS,  è la forma più immediata per mantenere in vita aziende che lavorano con coscienza per l'attività primaria dell'essere umano: produrre sani alimenti. Ambiente, Alimentazione e Salute, legati inscindibilmente tra loro, sono elementi fondamentali per una vita dignitosa e devono essere difesi e sostenuti da ogni uomo. 

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Passa Parola

 

Dopo l’invio del terzo numero abbiamo avuto ancora nuove iscrizioni al bollettino.

Esso si diffonde soprattutto grazie a voi lettori che lo trovano interessante e utile.

Invitiamo quindi i lettori a continuare il passa parola, inviandolo agli amici e conoscenti che possono apprezzarlo e chiedendo loro di iscriversi se vogliono continuare a riceverlo.   Grazie

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Diamo i numeri

 

Questo bollettino è stato spedito a  480  nominativi  

Il documento contiene 116.340 caratteri in 21.419 parole in 2.289 righe.

 

Hanno collaborato a questo numero

 

Testi:   Loris Asoli, Gabriele Darpetti, Paolo Chiavaroli, Katya Mastantuono, Michele altomeni, Patrizia Mercuri, Leonardo Valenti, Paolo Pinciaroli, Emilio Biondini, Alessandra Bloise Diana, Stefano Lentati, Davide Guidi.

Redazione: Venetia Villani, Loris Asoli

Grafica, impaginazione e gestione elettronica: Katya Mastantuono 

 


Comunicazioni di servizio

 

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