INTRODUZIONE DI FUORITEMPO – Penso che sia qualcosa di assurdo!!!!!! Caterina
LA REPUBBLICA
L'accanimento del Cavaliere
di CURZIO
MALTESE
"Vi mando la
Finanza". La minaccia classica di Sua Eccellenza da commedia all'italiana
è diventata reale ieri pomeriggio quando i funzionari del Tesoro si sono
presentati al quarto piano del Palazzo di Giustizia di Milano, dove sono in
corso i processi a Berlusconi e soci, per un'ispezione speciale sulle spese
delle inchieste. È un salto di qualità nella guerra senza quartiere del governo
ai magistrati, che avanza fregandosene dei richiami del Quirinale ad abbassare
i toni, una spallata al giorno, con la logica del regolamento di conti e della
vendetta. "Le vie dell'intimidazione ai giudici sono infinite", commenta
l'opposizione; ed è difficile darle torto.
Da un punto di vista tecnico l'ispezione è una mossa demenziale anche perché si
sovrappone all'ispezione ordinaria già in corso da un paio di mesi nella
Procura di Milano, guarda caso in pieno processo Sme. Ma gli effetti pratici,
politici e mediatici sono ben calcolati. L'arrivo della Finanza e il raddoppio
del controllo ha come risultato immediato la paralisi del palazzo di Giustizia
milanese, dove si celebrano già con fatica i processi al premier, con oltre la
metà degli impiegati dirottati alla ricerca di fascicoli dove gli inviati di
Tremonti potranno spulciare ogni singola cifra spesa per intercettazioni,
perizie, finanche per i traduttori dall'arabo nell'inchiesta sul terrorismo.
Con qualche particolare
grottesco, come l'accanimento sulle consulenze per accertare i falsi in
bilancio Fininvest, considerate oggi "inutili" perché (in seguito) il
reato sarebbe stato di fatto abolito nel quadro delle leggi ad hoc proposte
dalla maggioranza. C'è poi da giurare che qualche manina troverà il modo di
passare i conti "sospetti" all'apparato mediatico al servizio
permanente del premier nella guerra alla giustizia o almeno ai reparti di
tiratori scelti sparsi fra tv e giornali, eccezionali nell'arte di analizzare
la pagliuzza nell'occhio altrui quanto nell'occultare le travi.
Ma il segnale più inquietante è quello politico. È la prima volta, in dieci
anni di lotta per l'impunità, che la pressione sui giudici arriva direttamente
dall'esterno. Un colpo di maglio che cala dall'esecutivo, scavalcando
l'autonomia del potere giudiziario. Stavolta a mandare gli ispettori non è un
ministro della Giustizia come in passato Biondi, Mancuso e Castelli, con
intenti magari intimidatori ma sempre nella logica della separazione dei poteri.
A bussare alla procura di Milano è ora la Finanza inviata dal Tesoro, da quel
Tremonti che all'improvviso si sveglia così dal letargo nel quale è piombato
dopo il fallimento delle mirabolanti promesse di boom.
Si tratta di un'azione esemplare e spettacolare che traduce in simbolo
immediato la volontà di Berlusconi di sottomettere il potere giudiziario
all'esecutivo e lo esibisce all'opinione pubblica come fatto compiuto. Una
volta ottenuta la rassegnazione generale, con l'aiuto di tv e giornali, si
procederà alle leggi speciali. È un altro assaggio insomma della terza
repubblica autoritaria che Berlusconi ha in mente, dove tutti i poteri,
politico, economico, mediatico e giudiziario, sono in mano a uno solo.
Una prospettiva che sarebbe vissuta come un incubo in qualsiasi democrazia ma
che in un paese come l'Italia, dove i media alimentano un clima da guerra
civile a vantaggio del padrone, può essere presentata come una soluzione.
È questa la ragione per cui Berlusconi s'infuria per lo stralcio e non abbassa
i toni. La guerra assoluta gli conviene. "O me o loro", o cade il
governo o viene sottomessa la magistratura. Anche se non è vero. Come ha
dimostrato lo stralcio del processo Sme, l'obiettivo dei magistrati (e
tantomeno dell'opposizione "comunista") non è affatto di far cadere
il governo con una sentenza, alla quale per inciso non si arriverà mai o almeno
non nel corso della legislatura.
L'obiettivo dei magistrati milanesi è soltanto arrivare alla fine del processo.
La menzogna della "guerra totale" serve soltanto a Berlusconi, per
molti motivi. Anzitutto non può mollare Previti, compagno di tante avventure.
In secondo luogo è l'unico modo per far accettare ai suoi elettori una guerra
insensata, inutile e motivata soltanto da interessi personali. Terzo, serve a
far dimenticare a tutti il fragoroso fallimento economico del governo.
Un disastro ben impersonato nella figura di Giulio Tremonti, il potentissimo
ministro dell'Economia che aveva fatto sognare miracoli e montagne d'oro e al
quale, in fondo a due anni di stagnazione economica e recessione industriale,
deficit in salita e produzione in caduta libera, export in crisi e risparmi
bruciati, non rimane che calarsi l'elmetto e aggregarsi all'affollato plotone
d'esecuzione di quattro magistrati indipendenti in questa piccola, vile
crociata.
(21 maggio 2003)