"Fuori l'Italia dalla guerra", firmato ormai centinaia di migliaia di persone, non è più soltanto un appello, ma una iniziativa per sensibilizzare i cittadini, le famiglie italiane.
Siamo convinti – e ne abbiamo ogni giorno nuove conferme – che la grande maggioranza dei nostri concittadini sia contraria alla guerra, in particolare alla nuova guerra contro l’Iraq che è ormai all’orizzonte.
Per rendere visibile questa “opinione pubblica” che crediamo trascurata e
oscurata da molti giornali e televisioni, chiediamo un gesto, una testimonianza:
appendere stracci bianchi, bandiere di pace, alle finestre e ai balconi delle
nostre case e dei luoghi di lavoro ma anche annodare un piccolo straccetto
bianco al polso, alla borsetta, allo zaino, alla bicicletta, al guinzaglio del
cane: ovunque sia visibile.
Uno straccio di pace è un modo semplice per far sapere che vogliamo trovare
nuove forme di stare insieme, nuovi modi per risolvere i problemi che non siano
la violenza, il terrorismo, la guerra.
O riusciamo a tenere "Fuori l'Italia dalla guerra" o non sarà possibile neppure tenere la guerra fuori dall'Italia.
E' un impegno che vi chiediamo, è la prima di tante iniziative che, insieme con altre organizzazioni, vi proporremo per i prossimi mesi.
Tenere l’Italia fuori dalla guerra è davvero nelle nostre mani.
I tamburi di guerra all'Iraq diventano sempre più incalzanti. Se non è oggi, sarà a gennaio, ma gli Usa quella guerra la vogliono. È possibile che il governo Berlusconi voglia trascinare il nostro Paese in questa avventura.
Dobbiamo dire no a una guerra all'Iraq e bollarla come «illegale e immorale». Ma dobbiamo dirlo in tanti, in tutte le città di questo Paese.
Per questo proponiamo a tutti i cittadini (l'idea è nata dentro la Rete di
Lilliput) di esporre al davanzale della propria casa (l'importante è che sia
visibile) la bandiera della pace o un pezzo di stoffa bianco con scritto
"No alla guerra".
Sarà un vero ed effettivo processo di crescita democratica del popolo italiano.
Più tardi verrà lanciata una giornata in cui, in tutte le città italiane, la gente dirà il suo no alla guerra portando in piazza le bandiere o i pezzi di stoffa bianchi. (Si pensa al 10 dicembre, Giorno dei diritti umani). Se l'attacco avverrà prima, quella giornata verrà anticipata.
Tutto questo verrà lanciato a Roma venerdì prossimo, 27 settembre 2002, in Campidoglio.
È l'ora di rimetterci in piedi.
Pax Christi: fermare la macchina della guerra
Lenta e inesorabile, la macchina della guerra si è messa in moto per colpire ancora una volta il territorio iracheno. Come movimento di Pax Christi abbiamo seguito le sorti della popolazione irachena sin dall’agosto del 1990, quando la comunità internazionale decise di mettere in atto il più intransigente degli embarghi che la storia recente ricordi. A giudicare dai danni e dal numero di vittime che questa misura ha provocato soprattutto tra i bambini e le fasce più deboli in questi 12 anni, può a ragione essere considerata una vera e propria guerra e pertanto vede la netta contrarietà di tutte le agenzie umanitarie internazionali. A queste, da sempre si aggiunge la nostra voce che chiede di porre fine a questa insopportabile agonia. Oltre ai gravi danni causati dall’embargo, ancora oggi non è possibile calcolare con esattezza gli “effetti collaterali” della Guerra del Golfo del gennaio 1991. La strage di soldati lungo la cosiddetta autostrada della morte rappresenta uno dei più gravi massacri della storia, le più di 300 vittime civili del rifugio di Al Almirya alla periferia di Baghdad attendono ancora di capire il perché del loro tragico coinvolgimento in quel conflitto, l’uranio impoverito e le altre armi sperimentate dagli strateghi americani continuano a far sentire i loro effetti sui nascituri.
Le ragioni che portano gli Stati Uniti a decidere oggi un attacco militare nei confronti dell’Iraq vengono giudicate pretestuose da molti dei più attenti analisti ed esperti. Come per altre vicende, la lotta al terrorismo internazionale e alla proliferazione di armamento chimico e batteriologico nascondono ragioni economiche legate soprattutto alla gestione della risorsa del petrolio. Sul piano del diritto internazionale è grave che la dichiarazione di guerra venga assunta in violazione con quanto disposto dalla Carta delle Nazioni Unite e in contrasto anche con il pensiero più tradizionale della dottrina morale cristiana.
A nostro avviso il problema riguarda soprattutto lo
strumento stesso della guerra che anche in questo secolo in cui sembrano
raggiunti importanti traguardi di civiltà, viene considerato inevitabile per
perseguire la pace! Ricorrono nei prossimi mesi i 40 anni dalla Pacem in Terris
e vorremmo farcene eco per dare corpo alle speranze di Giovanni XXIII. D’altra
parte come non ricordare oggi le numerose prese di posizione di don Tonino Bello
vescovo presidente di Pax Christi che nel 1991 ci ricordava che “Non si
spunta la spada del tiranno urtandola con un acciaio meglio affilato”?
Al contrario oggi assistiamo ad un triste ritorno della logica della guerra e
nelle stesse ore in cui Giovanni Paolo II a Toronto si rivolgeva ai giovani di
tutto il mondo dicendo: “A voi Dio affida il compito, difficile ma esaltante,
di collaborare con Lui nell'edificazione della civiltà dell'amore”, il
Presidente degli USA George W. Bush parlava di preparasi ad una guerra lunga e
difficile.
Ai pastori delle Chiese, alle donne e agli uomini che accolgono il Vangelo di
Gesù Cristo come misura della propria vita e a tutte le persone di buona volontà,
noi chiediamo di schierarsi con determinazione e coraggio dalla parte di coloro
che vogliono costruire la civiltà dell’amore basata sul dialogo, sulla
comprensione e sulla fiducia… valori che non possono convivere con la guerra.
Per queste ragioni chiediamo:
- Al Presidente del Consiglio e ai componenti il Governo del nostro Paese di adoperarsi in tutti i modi nel contesto internazionale e nelle alleanze di cui siamo parte per far prevalere lo spirito del nostro dettato costituzionale che all’Art. 11 dichiara solennemente: “L’Italia ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. Altri governi europei stanno svolgendo da tempo quest’azione.
- Alle donne e agli uomini che siedono nei due rami del Parlamento della Repubblica di dichiarare preventivamente che mai daranno il proprio consenso ad un eventuale coinvolgimento dell’ Italia nel conflitto che si va preparando.
- Ai parlamentari europei e a tutte le istituzioni europee di intensificare l’opera di mediazione tra le parti e scongiurare il conflitto.
Pax Christi Italia 28 agosto 2002
* Quanti vorranno sottoscrivere il presente appello
potranno far pervenire la loro adesione in posta ordinaria presso
Pax Christi segreteria nazionale Via Petronelli, 6 70052 Bisceglie BA
oppure tramite fax 080-3953450 o in posta elettronica all’indirizzo info@paxchristi.it.
L’elenco delle adesioni di singoli e associazioni, comunità, realtà varie… sarà aggiornato quotidianamente su questo sito di Pax Christi.
La Tavola della Pace contro la guerra in l’Iraq:
APPELLO PER LA PACE
“La guerra non ha più senso per il semplice fatto che non si vince più. Per
il semplice fatto che anche una guerra vinta non chiude il conflitto che voleva
chiudere: lo riapre in forme più nuove e terribili”. Padre Ernesto Balducci
Nonostante le numerose contrarietà, dubbi e perplessità espresse anche da
importanti alleati, il governo degli Stati Uniti minaccia di attaccare e
invadere l’Iraq - anche in assenza di una risoluzione del Consiglio di
Sicurezza dell’Onu- costringendo il mondo intero ad affrontare una nuova
durissima crisi. La determinazione dell’Amministrazione Bush a proseguire
sulla via della guerra nonostante il successo diplomatico delle Nazioni Unite
che hanno spinto Saddam Hussein ad accettare il ritorno incondizionato degli
ispettori, sta seminando inquietudine e insicurezza in tutto il mondo.
Noi sottoscritti, fedeli alla Costituzione Italiana, alla Carta delle Nazioni
Unite e al diritto internazionale dei diritti umani che essa ha generato,
allarmati per questa terribile prospettiva, chiediamo all’Italia, all’Unione
Europea, all’Organizzazione delle Nazioni Unite, a tutte le donne e gli uomini
di buona volontà di agire insieme, con determinazione, per scongiurare una
nuova devastante carneficina.
La guerra –e ancor di più la guerra preventiva- è categoricamente vietata
dalla Carta delle Nazioni Unite e dal diritto internazionale. La guerra
all’Iraq sarebbe solo il primo test della nuova dottrina di “guerra
preventiva” che prevede azioni militari unilaterali contro tutti coloro, paesi
e singoli, che sono sospettati di minacciare gli Stati Uniti e i loro interessi.
Il fatto che l’Amministrazione Bush abbia deciso di abbandonare la dottrina
della legittima difesa -prevista dal diritto internazionale- per adottare una
strategia così destabilizzante infligge un colpo mortale al diritto, alla pace
e alla sicurezza nel mondo. In questo modo, chiunque potrebbe sentirsi
autorizzato ad attaccare “preventivamente” un proprio nemico gettando il
mondo nell’anarchia e nel caos. Nessuna risoluzione del Consiglio di Sicurezza
dell’Onu potrà legittimare una guerra preventiva.
Dobbiamo impedire la guerra contro l’Iraq perché provocherà molti più
problemi di quanti ne vuole risolvere, allontanerà ancora di più la possibilità
di mettere fine al drammatico conflitto arabo-israeliano e di costruire una pace
giusta e duratura in Medio Oriente che è la vera priorità dell’Onu e
dell’Europa, indebolirà i cosiddetti regimi arabi moderati bloccandone ogni
possibile evoluzione democratica, accrescerà il risentimento contro gli
americani e i loro alleati allargando il fossato che separa l’occidente e il
mondo islamico e ci esporrà tutti –e ancor più noi che viviamo in Italia e
in Europa- al rischio di violenze e sconsiderate azioni terroristiche. Gli
attentati dell’11 settembre 2001 hanno colpito ogni coscienza democratica
provocando la condanna ferma, netta e unanime di tutte le donne e gli uomini
amanti della pace. Quei drammatici eventi hanno reso ancora più evidente al
mondo intero quanto sia diventato urgente mettere un freno al disordine
internazionale, rafforzare e non demolire l’Organizzazione delle Nazioni Unite
(unica “casa comune” di tutti i popoli del mondo), rafforzare la
cooperazione internazionale e non l’unilateralismo dei potenti, promuovere e
non ostacolare la nascita della Corte Penale Internazionale, ridurre e non
aumentare l’ingiustizia economica e sociale planetaria, affrontare e non
ignorare tutte le minacce globali (ambientali, sociali, alimentari,…) che
incombono sull’umanità e costruire un nuovo ordine mondiale democratico
fondato sul rispetto della vita e sul ripudio della violenza, della guerra e del
terrorismo.
Anche per questo noi diciamo che il terrorismo -minaccia per la pace, la libertà
e la democrazia- si deve combattere e si può sconfiggere. Anche per questo noi
diciamo che il terrorismo si vince promuovendo non la guerra infinita ma la
globalizzazione della giustizia, della democrazia e dei diritti umani. Anche per
questo noi diciamo no ad una nuova guerra contro l’Iraq.
Il regime di Saddam Hussein –come tutti i sistemi dittatoriali- va contrastato
dalle Nazioni Unite e dall’intera comunità internazionale con i numerosi
strumenti del diritto, della legalità e della giustizia penale internazionale
di cui disponiamo. Basta con le crociate ideologiche. Siamo realisti! In Medio
Oriente ci sono già troppe tensioni e conflitti che attendono da lungo tempo di
essere sanati. Guerra vuol dire altre vittime innocenti, stragi, terrore,
sangue, sofferenza, angoscia, disperazione, disordine, violenza infinita. Per
questo, contro i dispensatori di odio e i predicatori della guerra inevitabile
noi ci uniamo a tutti coloro che sono impegnati, dentro e fuori le istituzioni,
nella difesa dei diritti umani, nella costruzione della pace e della giustizia
nel mondo, nella promozione di un nuovo ordine internazionale democratico per
dire: non distruggete l’Onu! non stracciate la Carta delle Nazioni Unite!
Insieme a tutti coloro che sono impegnati nella costruzione della grande Europa
diciamo: questa guerra è un pericolo anche per noi e per i nostri interessi,
pone serie minacce alla nostra vita e al nostro futuro immediato. L’Europa è
un progetto di pace e non uno strumento di guerra. Se sarà unita riuscirà a
impedire questa nuova tragedia.
Insieme a tutti gli italiani, amanti della pace e della legalità, rispettosi
dei valori posti a fondamento della Repubblica diciamo: non stracciate la
Costituzione italiana! Non lasciate che il nostro paese venga coinvolto in alcun
modo in questa terribile avventura militare.
Insieme al Papa, Giovanni Paolo II, e ai capi di tutte le religioni, rinnoviamo
il solenne impegno di pace pronunciato ad Assisi lo scorso 24 gennaio: Mai più
violenza! Mai più guerra! Mai più terrorismo!
I tempi sono difficili, ma non ci lasceremo vincere dalla paura,
dall’impotenza o dalla rassegnazione. Riportiamo la pace al centro della
politica. Mettiamoci sul piede di pace. Difendiamo insieme i diritti umani e la
legalità internazionale.
* * *
Nel rispetto della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale dei
diritti umani, garante dei diritti e dei doveri di tutte le persone, i popoli e
gli Stati della terra;
nel rispetto della Costituzione che impegna il nostro paese e tutte le sue
istituzioni ad operare per la pace e la giustizia nel mondo ("L´Italia
ripudia la guerra come mezzo di soluzione delle controversie
internazionali"),
chiediamo al Parlamento e al Governo italiano, all´Europa, all´Onu e a tutti i
responsabili della politica nazionale e internazionale di:
1. svolgere una incessante opera di mediazione, dialogo e persuasione tesa ad
scongiurare l’avvio di questa nuova disastrosa guerra, senza cedere alla
logica dell´ultimatum;
2. negare ogni forma di assenso e di coinvolgimento militare nell´organizzazione
di un possibile attacco armato contro l´Iraq;
3. esercitare la necessaria pressione politica sul governo iracheno affinchè
non ponga ostacoli alla missione degli ispettori dell´Onu che deve essere
altamente rappresentativa e imparziale;
4. mettere fine all´embargo che da dodici anni colpisce mortalmente la
popolazione irachena;
5. mettere fine all’occupazione israeliana dei territori palestinesi, assumere
tutte le misure di pressione e sanzione diplomatica ed economica necessarie per
fermare l’escalation della violenza, assicurare la protezione delle
popolazioni civili e riavviare il processo di pace (due popoli, due Stati);
6. promuovere la giustizia penale internazionale accelerando l’insediamento
della Corte Penale Internazionale;
7. convocare una Conferenza Onu per l´eliminazione di tutte le armi di
distruzione di massa a partire dal Medio Oriente e dal Mediterraneo;
8. affrontare i conflitti e le gravi tensioni che si concentrano in particolar
modo nel Mediterraneo con una coerente iniziativa politica, economica e
culturale;
9. dare all´Organizzazione delle Nazioni Unite, debitamente democratizzata, gli
strumenti necessari per garantire l’applicazione di tutte le risoluzioni
approvate nel rispetto della Carta e del Diritto internazionale dei diritti
umani.
Perugia, venerdì 19 settembre ’02
Prime adesioni: Associazione per la Pace, Francescani del Sacro Convento di
Assisi, Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la pace, CGIL, CISL, UIL,
ARCI, ACLI, Pax Christi, Emmaus Italia, AGESCI, CIPSI, Legambiente, Lega per i
Diritti e la Liberazione dei Popoli, Centro per la pace Forlì/Cesena, Planet,
Sondagenova, FIVOL-Fondazione Italiana Volontariato, ICS, Banca Etica, Focsiv,
Manitese, Peacelink, Forum permanente del 3° settore.
Per adesioni: Tavola della Pace, via della viola 1 (06100) Perugia
Tel. 075/5736890 - fax 075/5739337
e mail: info@perlapace.it -
www.tavoladellapace.it