Carta per un programma partecipato unitario
a cura del Milano Social Forum
UNA CITTA' DIVERSA E' POSSIBILE
La
caduta del blocco comunista, e con esso di molte certezze, ha lasciato uno
spazio aperto rispetto alla ristrutturazione ideologica e politica.
Con la sua caduta non solo è finita un'era, ma si è imposto alla sinistra il
dovere di trovare al più presto una strada nuova e alternativa per continuare a
combattere sulla via dell'uguaglianza e della giustizia. Un compito difficile
dal momento che più nessun 'modello' concreto si pone come esempio o confronto,
imponendo così di ricostruire cognitivamente e politicamente il proprio 'fare'
individuando nel frattempo i nodi dei nuovi problemi in una società che, dal
1989 ad oggi, ha cambiato la sua fisionomia con una velocità impressionante. Le
contraddizioni del nuovo sistema sono forti e profonde, eppure assolutamente non
in grado di generare, a breve termine, crisi autodistruttive che possano poi
lasciare i margini per una ricostruzione sociale. L'ingenua attesa di una caduta
per sovrapproduzione o per crisi generate da storici cicli dell'alternanza è,
per come funzionano le dinamiche di produzione attuali, un'attesa suicida.
D'altro canto si sta sempre più dimostrando fuori dalla storia l'altrettanto
ingenua velleità di alcune formazioni della sinistra moderata di poter lavorare
ad una globalizzazione più giusta, con la nefanda conseguenza di adottare o
avallare le stesse pratiche che stanno creando disparità come non si sono mai
viste nella storia dell'umanità. La vittoria dei neofascisti in molte parti
d'Europa è palesemente data, infatti, dalla forte astensione di coloro che non
credono più alle politiche fino ad oggi adottate da tale sinistra.
In
questo contesto di profonda confusione da una parte e di conseguente terreno
lasciato aperto alle speculazioni e alle regressioni dei diritti acquisiti
dall'altra, si è inserito, già da prima del 1999, un forte movimento di
contestazione. Tale movimento, pur nei suoi tanti limiti, ha però messo in luce
quattro elementi 1) che sta nascendo ed è possibile, oltre che essenziale, un
modo di fare politica nuovo 2) il ruolo essenziale che la partecipazione riveste
in questo nuovo modo 3) le cause dell'attuale situazione primariamante in
termini di una concentrazione di capitali e di poteri e l'importanza di
affrontarle anche a partire dall'agire locale 4) la conseguente opposizione al
neoliberismo e alla guerra come suo strumento di autosostentamento.
Le idee e soprattutto le pratiche di questo movimento non sono figlie di
approfondimenti teorici portati avanti da un partito o da una avanguardia in
particolare né trovano ragion d'essere in un modello prestabilito, ma nascono
nella società civile, nell'associazionismo, nel modo di relazionarsi che si
sperimenta quotidianamente, con tutta la complessità che ciò comporta. Questo
le rende particolarmente flessibili ed efficaci perché, di per sé, sono già
parte della società e vicine ad essa essendone, di fatto, un'emanazione.
Un ulteriore fattore messo in luce da questo Movimento è l'importanza della non
strutturazione e di un'assenza di organizzazione gerarchizzata, così come il
tentativo di unire insieme le analisi e gli approfondimenti di vari soggetti,
demolendone i pregiudizi di appartenenza e aprendo le possibilità di dialogo.
La tensione che si vuole sviluppare, quindi, è quella in direzione di un
impegno politico volto ad affinare ciò su cui si è d'accordo in modo da
definire nuove rotte di discussione sugli argomenti che trovano maggiori
contrapposizioni. La partecipazione alle scelte di una comunità è vista come
l'unica strada effettivamente capace di rendere coscienti e responsabili coloro
sui quali tali scelte ricadranno.
PERCHE'
UN PROGRAMMA UNITARIO
Impegnarsi
ad un programma unitario significa dare prova di maturità politica ed etica, ma
soprattutto assumersi in pieno la responsabilità di consegnare al futuro una
città ed un mondo quanto più a dimensione umana e solidali. Significa non
lasciare più spazio a divisioni campanilistiche, di 'poltrona' o a presunzioni
ideologiche che spesso sono già superate dagli eventi. E' scontato infatti, e
non volerlo comprendere dimostra solo la volontà di rimanere per sempre fuori
dalla storia, come molti problemi attuali dell'Italia e del mondo, siano legati
ad una organizzazione sociale iniqua e come essa sia, a sua volta, la
conseguenza di una visione liberista di tutti i rapporti: commerciali,
relazionali, artistici, del lavoro. Ed è scontato come la presente visione
mercantilistico-economicista, che fa della contrapposizione/esaltazione di
egoismi la sua ragione d'essere, abbia una fortissima responsabilità nelle
ingiustizie che sono sotto gli occhi di tutti: flessibilità del lavoro, nessun
tipo o quasi di protezione sociale, sempre maggiori limitazioni della libertà
con la scusante della sicurezza, privatizzazioni, omogeneizzazione, disagio,
migrazioni, guerre, sfruttamento indiscriminato ed unilaterale delle risorse
comuni, insostenibilità, devastazione ambientale.
Tuttavia, gran parte di questi problemi, che se non risolti condurranno ad una
resa dei conti catastrofica, hanno delle particolari caratteristiche capaci di
renderli ancora attaccabili.
1) Molti di loro sono generali, ma le loro conseguenze si cominciano a vedere a
livello locale. Sta entrando sempre più e meglio nell'opinione pubblica l'idea
che o si cambiano certi atteggiamenti e certi modi di vivere, oppure si è
destinati alla sconfitta come specie.
2) il loro essere generali li rende anche transclassisti. Questo fattore è un
assoluto vantaggio perché permette di coinvolgere certi strati sociali che
altrimenti sarebbero rimasti conservatori.
3) Sono problemi che richiedono una urgenza, nella loro risoluzione, come mai è
stato prima. Molti di loro, se non risolti, produrranno infatti delle
conseguenze negative irreversibili. In questo senso non c'è tempo per aspettare
l'avvento di una ipotetica società futura. E nemmeno la strategia che vuole
vedere inasprito il conflitto sociale per mettere a nudo le contraddizioni può
essere una soluzione reale. Alzare infatti il livello dello scontro sociale non
presuppone assolutamente che il motivo di tale scontro venga per questo poi
compreso dalla gente. Mentre nessuno può invece escludere che le conseguenze
risultino ancora peggiori: riallontanamento di gran parte della collettività
dall'impegno sociale, involuzione autoritaria, lotte intestine e defatiganti.
4) La generalità e la complessità di tali problemi non permettono più
semplicistiche presunzioni risolutive.
Queste ultime sono legate ad un modo deterministico di interpretazione del mondo
che si è rivelato limitato e fallimentare sia politicamente sia
scientificamente.
L'unico
modo per creare le condizioni di comprensione e di azione è dunque l'unità,
perché solo essa può garantire una crescita di analisi complessiva. Unità che
non è solo compromesso tra forze contrapposte, ma creazione di azioni sulla
base del confronto. Unità che significa produrre un progetto chiaro che non sia
in odore di 'imbonimento elettorale'; un miasma, questo, che tanti riescono per
fortuna a percepire ormai da molto, molto tempo, con gravi conseguenze future
per chi non se ne dovesse accorgere.
Unitario perché troppi partititi non hanno più nulla a differenziarli, se non
semplici dettagli o una smaccata lotta per il potere, così smaccata da
rasentare il cattivo gusto.
L'unità deve perciò essere un obiettivo, una tensione, una meta così che lo
sforzo del confronto non potrà che arricchire le soluzioni proposte. Una unità
che sappia rispettare e contemplare le differenti identità e che sarà per
questo tanto più fertile quanta più diversità troverà spazio al suo interno.
1) Nessuna presunzione infantile, dovrà prevalere, come nessuna verità. Ogni
verità è solo una ipotesi, fino a prova contraria. 2) Nessuna unità esiste a
priori, essa si costruisce solo passo dopo passo.
PERCHE'
UN PROGRAMMA PARTECIPATO
Il
Movimento sta evidenziando da tempo l'assoluta importanza della partecipazione.
Questo suo ruolo centrale è legato a doppio filo con la differenza concettuale
esistente tra Politica ed Amministrazione. La Politica, che è fatta di
partecipazione, deve appartenere ai cittadini, alle discussioni, ai confronti e
agli scontri con l'intento di trovare prospettive comuni, mentre
l'amministrazione è solo l'incarico di delega che è emanato dalla discussione
politica. L'ingresso della partecipazione esige e fa chiarezza tra questi due
termini fino ad ora troppo spesso confusi tra loro. Il voto da solo, senza cioè
la reale partecipazione alla stesura degli obiettivi, non garantisce nessuna
discussione politica, rimanendo solamente un momento egoistico di espressione
personale. In questo modo la supremazia del tecnicismo e del professionismo
politico hanno la meglio sulla effettiva costruzione dal basso.
Ciò che invece può creare delle dinamiche nuove e inaspettate è il
coinvolgimento nella messa a punto degli obiettivi e delle mete comuni,
ridefinendo così un nuovo ruolo del cittadino che non rimane più un mero
fruitore, ma protagonista e attore, insieme a tutte le altre figure, del suo
luogo di vita. In questo senso la partecipazione diviene sinonimo di convergenza
politica e sociale, e la convergenza, a sua volta, sinonimo di coerenza,
appartenenza e coesione.
Non c'è dubbio che è da queste fonti che nasce il consenso.
CONCRETAMENTE
Vengono
proposte consultazioni iniziali per la messa a punto di una strategia
partecipativa tra le possibili formazioni politiche, sindacali, associative, e
tra le gente comune, sottoforma di assemblee faccia a faccia, confronti,
dibattiti.
Queste consultazioni serviranno per definire delle priorità da rispettare e da
seguire. Una sorta di tabella di marcia che servirà a segnare il passo.
Assemblee partecipative che dovranno far reciprocamente conoscere idee e
persone, così da lavorare insieme a tutti i cittadini anche alla definizione
dei possibili rappresentanti. Una prerogativa, questa, essenziale se si è
compresa l'importanza di far tornare la politica a livello di incontro umano,
anziché di meschino calcolo elettorale, e se si è anche compreso che solo
questa onestà conquistata sul campo è in grado di dare fiducia e nuova
militanza.
Cominciare quindi, tema per tema, assemblea dopo assemblea, a scrivere
effettivamente il programma. Programma che dovrà essere il risultato di tutto
il lavoro precedente; la sintesi finale di un percorso adulto e significativo.
CONSIDERAZIONI
FINALI
Le
caratteristiche di questa città, la sua storia politica, le sue dimensioni
sociali e demografiche, la rendono sicuramente adatta ad un esperimento di
questo tipo. Un esperimento che forse sarà uno tra i primi a livello nazionale,
ma sicuramente non prematuro visti i risultati delle ultime consultazioni e
visto tutto ciò che sta avvenendo nel mondo di oggi.
Un esperimento che ovviamente non può non vedere come primo promotore il Forum
Sociale quale naturale luogo di nascita e di crescita di questo modo nuovo e
spontaneo di fare politica, nato dal Movimento. Un ruolo che spetta al Forum
perché, non essendo né un partito né una associazione, ha la caratteristica
primaria del coinvolgimento e della libertà, presentandosi quale significativo
anello di congiunzione tra l'aspetto istituzionale della società e quello
civile.
La
definizione di un programma partecipato unitario vuole essere, per questo, una
sfida all'intelligenza umana ed una possibile soluzione rispetto alle mere
logiche di potere che rischiano di affossare per sempre creatività politica e
sociale.
Una sfida che al contrario non potrà che basarsi su originalità e innovazione,
capace di battere sentieri ancora non percorsi e perciò ricchi di incognite e
incertezze, ma per questo avvincenti quanto necessari.