documento approvato a conclusione del Foro mondiale degli Amministratori locali per l'inclusione sociale, il 30 gennaio 2002, a Porto Alegre.
Forum degli enti locali per l'inclusione sociale - Dichiarazione finale
Il
cammino da Seattle a Porto Alegre è stato caratterizzato dalle proteste. Allo
stesso tempo, i diversi movimenti di resistenza e solidarietà, con le loro
diversità e pluralismo, hanno creato, a partire dal I Forum Sociale Mondiale,
le condizioni affinché si passasse dalle proteste alle proposte, mobilitando
cuori e menti per promuovere una effettiva azione politica a favore dello
sviluppo sostenibile, della democrazia e dei diritti di cittadinanza, basi di un
mondo più giusto e solidale.
Governanti
e rappresentanti di città e regioni riuniti nel I Forum delle Autorità Locali
per l'Inclusione Sociale, realizzato nel contesto del I Forum Sociale Mondiale,
avevano già avanzato alcune proposte. Formulate sulla base dei gravi problemi
di esclusione sociale che la globalizzazione neo-liberista provoca nell'ambito
delle città, tali proposte si sostanziano nella "Carta di Porto Alegre".
In
questo II Forum degli Amministratori locali per l'inclusione sociale centinaia
di rappresentanti locali hanno rafforzato il ruolo delle città quali attori
politici nel nuovo scenario mondiale, prendendo una posizione propositiva e
favorendo la nascita di alternative che portino a una diversa globalizzazione.
Gli
effetti della globalizzazione sono diversi da paese a paese. I paesi
"periferici", per esempio, privi di sviluppo economico, con un forte
accentramento del reddito in poche mani e senza la democratizzazione dei paesi
"centrali", dispongono di società civili, istituzioni e Stati più
deboli e vulnerabili. Perciò questa globalizzazione - con la gerarchizzazione,
il dominio dei mercati finanziari e la disuguaglianza che le sono intrinseche -
accentua la debolezza degli Stati Nazionali "periferici", rendendo
difficile la crescita economica sostenibile, aumentando le disuguaglianze
all'interno degli stessi paesi e distanziandoli ancor più dai paesi
maggiormente sviluppati.
In
questo contesto, la lotta per la pace e contro la logica bellicista, diventa una
responsabilità di chi vuole costruire un ordine globale democratico e solidale.
Il ribaltamento di questa logica esige non solo la riduzione delle spese
militari e la riconversione dell'industria bellica, ma anche una riforma
democratica delle istituzioni internazionali, affinché aumenti lo spazio del
potere locale, si riconoscano le richieste dei paesi più poveri e si permetta
la più ampia partecipazione della società civile globale.
La
crescente privatizzazione dello spazio pubblico ha diminuito la capacità di
regolazione e di erogazione di servizi da parte dello Stato. Uno dei suoi
effetti è una società più violenta e in molte città il potere della
criminalità organizzata finisce per imporsi sull'ordine democratico e su uno
Stato indebolito. Quindi la pace auspicata dalle città non è solo quella da
realizzare nell'ambito delle relazioni internazionali, ma riguarda anche le
proprie realtà locali.
Gli
omicidi di due sindaci brasiliani impegnati a realizzare le proposte di questo
Forum, Celso Daniel di Santo André e Antonio da Costa Santos, di Campinas, ci
spronano a lavorare per promuovere le trasformazioni sociali cui aspiriamo.
Siamo solidali con le popolazioni di queste città ed esigiamo che i
responsabili siano arrestati quanto prima e processati e che questi crimini
siano prontamente chiariti in ogni loro aspetto.
L'adozione
di decisioni senza una effettiva conoscenza e controllo democratico da parte dei
cittadini mette in discussione lo stesso sistema democratico. Perciò molte città
promuovono il coinvolgimento dei cittadini nei processi decisionali attraverso
l'incorporazione di strumenti aggiornati di partecipazione popolare, come forma
complementare della democrazia rappresentativa e come rafforzamento della società
civile.
Di
fronte ai nuovi problemi, le città sono chiamate ad un compito storico:
globalizzare la democrazia; ricostruire, con nuove modalità, la sfera pubblica;
valorizzare le diversità culturali; condividere le responsabilità e ridurre le
disuguaglianze sociali, a cominciare dall'estensione dei diritti di
cittadinanza. Tutto questo a partire dalle migliori tradizioni democratiche.
Le
città e i loro governi democratici, per poter contribuire alla correzione della
direzione assunta dall'attuale globalizzazione, devono organizzarsi secondo i
parametri della società contemporanea: informazione, globalizzazione e
articolazione in reti.
Nell'ottica
politica e con l'imperativo etico e morale dell'inclusione sociale, le città si
stanno organizzando per affrontare, ad ogni livello, i problemi complessi,
globali, regionali, nazionali e locali, che richiedono soluzioni altrettanto
complesse di tipo locale, nazionale, regionale e globale.
Grazie
alla crescita dell'articolazione fra le città, con il rafforzamento delle sue
reti, lo spazio locale è, sempre più, al centro delle discussioni su una
politica globale di sviluppo. Le politiche pubbliche locali efficaci riescono a
diventare universali e a risvegliare l'attenzione dell'opinione pubblica
internazionale e degli organismi internazionali. Questo processo si è
accelerato durante la Conferenza Habitat II, realizzata a Istanbul nel 1996,
quando le associazioni delle città hanno costituito l'Organizzazione
Internazionale dei poteri locali (CAMVAL), che è oggi riconosciuta come
interlocutrice delle Nazioni Unite per i programmi sull'habitat, sullo sviluppo
sostenibile e per le iniziative di promozione della pace.
Questo
II Forum degli Amministratori locali per l'inclusione sociale crea una rete
delle Città per l'inclusione sociale, in direzione di una nuova organizzazione
mondiale delle città, frutto del processo di fusione della Federazione Mondiale
delle Città Unite - FMCU - e dell'Unione Internazionale delle Autorità Locali
- IULA -. Questa rete adotterà forme organizzative flessibili che permettano un
lavoro finalizzato al raggiungimento dei seguenti obiettivi:
-
Intervenire nello scenario internazionale per costruire un'altra
globalizzazione, che superi l'attuale dominio finanziario, riconosca istanze
democratiche internazionali, sia coerente con le decisioni democratiche locali,
nazionali e regionali e assicuri lo sviluppo sostenibile.
-
Agire sugli organismi internazionali - sociali, politici, finanziari ed
economici - per la pianificazione di interventi e misure che facilitino l'azione
delle città nella realizzazione delle politiche pubbliche per l'inclusione
sociale.
-
Promuovere ed estendere specifiche politiche di solidarietà nelle città che
ancora ne sono prive e rafforzarle dove già esistono. Tali politiche devono
essere supportate dai fondi necessari affinché la solidarietà sia sostanziale
ed efficace. In questo modo tali politiche si coordineranno nella prospettiva di
strutturarsi, giuridicamente e finanziariamente, nelle forme più adeguate.
-
In questo senso, durante il Forum, è stata proposta una iniziativa solidale con
le città argentine per contribuire concretamente a sostenere il locale sistema
sanitario.
-
Intervenire nei contesti nazionali e regionali per ottenere la cancellazione del
debito dei paesi più poveri e la rottura del circolo vizioso che lo riproduce
con effetti negativi sui diritti sociali delle popolazioni.
-
Scambiare esperienze e informazioni per lo sviluppo di politiche pubbliche di
inclusione sociale delle diverse città; in tal senso questo Forum appoggia la
realizzazione dell'evento Urbis 2002 nel mese di giugno a São Paulo.
-
Incentivare la cooperazione decentrata e la realizzazione di progetti bilaterali
di collaborazione politica, tecnica, economica e culturale tra città.
-
Difendere il diritto a manifestare pacificamente contro l'attuale
globalizzazione.
-
Integrare i migranti nelle proprie politiche di inclusione sociale, riconoscendo
i diritti universali di cittadinanza.
-
Partecipare al programma proposto dal Segretario Generale delle Nazioni Unite
per accompagnare i processi di pace nel mondo e impegnarsi a sviluppare la
cultura della pace nelle politiche pubbliche per l'inclusione sociale,
realizzando una "diplomazia dal basso", dei governi locali e della
società civile, affinché le città e le loro istituzioni svolgano un ruolo
attivo per la pace.
-
Realizzare il III Forum degli Amministratori locali per l'inclusione sociale a
Porto Alegre, nel 2003.
Durante
il II Forum degli Amministratori locali per l'inclusione sociale, abbiamo
scambiato esperienze e discusso temi importanti quali: decentramento e
partecipazione dei cittadini; Agenda XXI; finanziamento delle città; povertà
urbana; sicurezza dei cittadini; educazione ed equità; ed altri ancora.
Il
nostro impegno prioritario è quello di trasformare l'idea di un altro mondo
possibile in iniziative concrete che, a partire dai poteri locali, costruiscano
una società più giusta e democratica.
Comitato
di redazione
Antonio
Gutierrez - Spagna
Boaventura
de Sousa Santos - Portogallo
Francesco
Forgione - Italia
Gabriel
Abascal - Spagna
João
Ferrer - Brasile
José
Henrique Paim Fernandes - Brasile
José
Luis Rhi-Sausi - Italia
Jorge
Mattoso - Brasile
Marie
Pierre de la Gontrie - Francia
Miguel
Portas - Portogallo
Nunzio
D'Erme - Italia
Paolo
Morello - Italia
Pierre
Schapira - Francia
Pietro
Folena - Italia
Stephane
Peu - Francia
Claudio Burlando - Italia