Integrazione al dibattito del Workshop Ambiente e Urbanistica al Cantiere del Nuovo Municipio
Conflitto e progetto
di Anna Marson (Docente allo Iuav di Venezia)
Qual
è il ruolo del conflitto, nelle pratiche di partecipazione alle decisioni
pubbliche auspicate dalla carta del nuovo municipio?
Sembra necessario distinguere tra la partecipazione nei processi decisionali
relativi alla distribuzione di risorse (politiche di welfare), e la
partecipazione nei processi in cui si costruiscono azioni di politica ambientale
e urbanistica; queste ultime generalmente non consistono nella distribuzione di
risorse, bensì in azioni che re-distribuiscono risorse (fanno pagare a chi
inquina beneficiando così coloro che non subiscono più quello specifico danno
ambientale, impediscono di edificare al proprietario di un terreno permettendo
così agli abitanti d'un quartiere di mantenere delle aree a verde, o viceversa
permettono ai proprietari di realizzare un guadagno edificando i propri terreni
peggiorando la qualità di vita di gran parte degli abitanti contermini).
In queste azioni redistributive, il conflitto viene suggerito da molti
intervenuti al workshop come un passaggio assolutamente necessario: non si può
pensare di costruire con i grandi interessi (i grandi inquinatori, i grandi
immobiliaristi, i grandi proprietari fondiari…) scenari di sviluppo condiviso,
ma questi scenari debbono essere progettati tra soggetti e reti sociali
portatrici di interessi diffusi, solitamente più deboli e sottorappresentati
nelle sedi di costruzione delle decisioni. Soltanto in un secondo momento, sulla
base di scenari e di regole così definite, si può pensare di andare al
confronto anche con i grandi interessi.
Come
lavorare, cosa cambiare nella costruzione degli scenari di progetto?
Innanzitutto il modello di immaginario, la 'naturalità' del concetto di
economico. Dobbiamo elaborare i pezzi del territorio che attraversiamo con i
nostri corpi, sforzandoci di rappresentarlo in modi nuovi e più efficaci;
elaborare nuove carte geografiche, in cui siano rappresentati gli oggetti, ma
anche i soggetti e le relazioni che ci stanno a cuore; ricostruire/reinventare
spazi pubblici riconoscibili e fruibili; sforzarci di mettere in comune le
nostre diverse conoscenze, anche quelle specialistiche; promuovere inchieste per
capire com'è andato trasformandosi il territorio dei diversi luoghi d'Italia,
quali sono i reali bisogni locali; sviluppare la capacità d'ascolto.
Quali
concetti mettere al lavoro?
Vi è stato quasi un coro di "basta con lo sviluppo sostenibile" e la
sua insostenibile ambiguità; molti interventi vi hanno contrapposto
positivamente il concetto di "limite".
In relazione al paradigma economico, è stato suggerito di lavorare attivamente
per ridimensionarlo, ma anche per trovare esperienze alternative - che
presentino un saldo economico positivo - da diffondere.
Nella rivalutazione necessaria del concetto di luogo, per non cadere in
posizioni di chiusura sociale o in forme di determinismo ambientale è stato
suggerito di caratterizzare questo riferimento con "l'ascolto dei
luoghi" (contrapponendosi così ai discorsi sull'autenticità dei luoghi o
sulla determinazione del luogo).
Come
e con chi promuovere nuove forme di partecipazione?
Le formule preconfezionate non esistono: è necessario valorizzare le specificità
dei diversi contesti locali. A fronte della difficoltà, ad esempio a Roma, di
trovare aggregazioni sociali, dobbiamo ricominciare ad elaborare immagini dei
luoghi e dei loro usi desiderabili che sappiano promuovere riconoscimento e
aggregazione sociale.
Le esperienze di partecipazione finora esperite evidenziano in ogni caso la
necessità di sviluppare forme di partecipazione meno astratte, che usino
linguaggi comprensibili e che nominino risorse essenziali per la vita di tutti:
sole, aria, sicurezza di poter camminare e non correre pericoli…
Un intervento ha sottolineato come senza conflitti non vi sia ragione di
partecipare (la drammatizzazione dei confronti come strategia per promuovere
partecipazione?), altri come la partecipazione vada promossa dal basso, perché
soltanto in questo modo possono venire attivamente coinvolti - su questioni
specifiche - anche pezzi di società politicamente alleati con la destra.