Integrazione al dibattito del Workshop Ambiente e Urbanistica al Cantiere del Nuovo Municipio

La città bella

di Rossella Marchini (architetto)

La città e lo spazio pubblico

Oggi la città si presenta come un insieme discontinuo di frammenti, che restituiscono un'immagine di spazi plurali, di luoghi e non-luoghi, di passato e presente.
Spariscono i confini, i perimetri che segnavano i luoghi sfumano, i quartieri sono spazi indeterminati, aree indefinite tra costruito e non costruito (una volta era città-campagna).

Gli edifici che caratterizzano lo spazio costruito sono grandi magazzini, supermercati, parcheggi: spazi omologati e dilatati, senza riconoscibilità, senza immagine, le infrastrutture disegnano una geografia artificiale.

Sta a noi trasformare questi non-luoghi, usandoli come luoghi di incontro e discussione, facendoli scivolare dal loro anonimato per restituirgli una individualità ed una ricchezza che tutti i sistemi insediativi devono avere.
Dobbiamo costruire nuovi luoghi collettivi nei quali la cittadinanza multietnica di tutti e tutte possa riconoscersi e comunicare.
E questo potrà avvenire solo attraverso la consapevolezza e la partecipazione della moltitudine senza più delegare agli specialisti la trasformazione della città.


Una questione di metodo: come attivare la partecipazione.

Penso alla politica dell'ascolto, penso che per superare l'egoismo sociale, il localismo in senso negativo, è necessario che le persone, gli individui, e non la gente, si incontri, si parli, confronti i propri desideri, le necessità, le paure e tutte le emozioni del vivere quotidianamente nella città e nel quartiere.
Il luogo che da sempre nella storia ha rappresentato tutto questo è la "piazza".
Oggi non esistono più piazze, esistono centri commerciali, luoghi del consumo e non dello scambio, luoghi dove tutto si compra e tutto si vende.

La piazza è il vuoto nella densità edilizia. Ha perso il suo significato di luogo di socializzazione, è stata sostituita da riti collettivi non legati a particolari spazi fisici, ma a comportamenti omologati.

La piazza ha perso il significato di "foro", di luogo delle attività urbane, dei grandi momenti collettivi, per assumere quello di servizio ad altre funzioni della città e soprattutto alla funzione commerciale.
E' diventata nodo del traffico automobilistico.
Viene vissuta come superficie di passaggio, ha perso il suo carattere spaziale e nulla possono fare i patetici tentativi di arredo urbano messi in atto.
Che tristezza la posa di panchine, fioriere e miseri alberelli!

Sono da costruire spazi pubblici prima che altre case, restituire un senso agli spazi pubblici attraverso la partecipazione.
Il progetto architettonico deve seguire la reinvenzione della partecipazione dei cittadini alla gestione della "cosa pubblica".

Costruire non "centralità urbane" come mezzi di decentramento di tutta la struttura urbana, ma centri coincidenti con la minima comunità riconoscibile, che esprime desideri, speranze,  bisogni.
Attraverso questo si materializza l'idea di bellezza, che deve tornare ad essere al centro della costruzione della città.

A me piacerebbe riuscire a riportare uomini e donne nella piazza, luogo di incontro, dove si parla, si discute e dove si tornano a prendere le decisioni, a riconoscersi anche in quell'enorme moltitudine che è una persona sola .
Dovremmo cominciare, come donne, a provare ad organizzare un appuntamento fisso con le donne dei Municipi, nella piazza, dove ognuna porti la sua storia quotidiana, la difficile organizzazione del lavoro, della famiglia, dei rapporti con le persone, in una parola del suo "abitare" ogni parte dei territori che costituiscono la città.

Da questi incontri fra persone diverse eppure, verrà fuori ne sono sicura, con esigenze spesso analoghe, la possibilità di fare un "censimento della vita quotidiana".
Non un elenco di rivendicazioni individuali, ma attraverso le singole individualità e le diverse differenze, la costruzione di un sogno collettivo.

Penso alle "madri coraggio" e ai loro incontri nella piazza.

Vorrei che nascessero le "donne coraggio dei Municipi". Madri e figlie, bambine e anziane, forti e deboli, tutte lì ad esprimere i problemi della vita di ogni giorno ed i sogni della vita di ognuna.

Il nostro lavoro è raccogliere i dati del censimento così fatto elencando come in una mappa i punti nevralgici, raccoglierli senza gerarchie, trovare le soluzioni per affermare i diritti fondamentali di ognuno.

L'amministrazione locale può fare molto per intervenire sulla vita delle persone e deve farlo con un respiro ampio, avendo in mente un grande progetto dal quale far scaturire ogni scelta apparentemente piccola .
Io credo che il grande progetto sia da costruire con la partecipazione di tutti e tutte.
Noi dobbiamo essere i costruttori di questo percorso.

Mi veniva in mente il tema della sicurezza.
E' un grande tema, bisogna che le "donne coraggio" inizino a parlarne.
Forse dal censimento della vita quotidiana verrà fuori qualcosa di diverso da quello che è riportato sui giornali da mesi.

Parleremo della sicurezza sui luoghi di lavoro (sappiamo per esempio che le scuole e gli edifici pubblici non sono a norma, con grande pericolo per gli studenti e i lavoratori)
Della sicurezza nelle abitazioni (le donne che sono vittime di numerosi incidenti fra le mura domestiche spesso causati anche dal loro essere isolate all'interno della stessa casa).
Della sicurezza nelle strade (non esistono percorsi pedonali protetti che i bambini, e non solo loro, possano utilizzare per gli spostamenti nel quartiere)
Della sicurezza alimentare (conoscere la provenienza e la qualità dei cibi che consumiamo)
Dovremmo trasformare la città ed il modo di viverla così da garantire sicurezza, da ridurre l'incidenza delle cosiddette "calamità".


Sentirsi sicuri in una città solidale.

Con la partecipazione degli abitanti del Municipio si arriverà all'individuazione di una serie di criteri significativi, livelli ottimali per la costruzione della realtà urbana.
Quelli che una volta erano espressi come "standards minimi" devono divenire elementi concreti di qualità urbana, ovvero di qualità della vita in una città per tutti e per tutte.

Proviamo a definire cosa intendiamo noi per:

accessibilità, ovvero il costo, in termini di tempo e fatica, che ogni giorno gli abitanti della città devono pagare per muoversi o mettersi in comunicazione tra loro.

adeguatezza, intesa come quantità e disponibilità di attrezzature di qualità: scuole, luoghi dove praticare attività sportive, culturali….
Funzioni che dovranno essere varie e spazialmente mescolate, in modo da favorire la possibilità di scelta per la fruizione della città da parte degli abitanti, qualunque sia la loro condizione.

efficienza, intesa come rapporto fra costi sociali e amministrativi e massimo beneficio, cioè un alto livello di soddisfacimento dei desideri e bisogni di tutti gli individui.

Ed infine la riconoscibilità, che fa riferimento alle caratteristiche percettive di ogni individuo. E' questa una componente di un valore fondamentale, ma trascurato nei nostri quartieri e nelle città: la bellezza.

Dobbiamo costruire forme urbane, leggibili e differenziate, che disegnino spazi che esercitino sulle persone sollecitazioni psicologiche e fisiologiche di benessere, che riguardino il clima, la fatica, gli stimoli percettivi….


La costruzione della città bella

La bellezza è il rapporto fra la costruzione dell'uomo e la natura del luogo, inteso non come superficie da occupare, ma come un insieme di qualità specifiche che identificano l'ambiente, i colori, la luce del sole, i venti che si muovono da una direzione, le stagioni, la geologia di quel sito e ancora chi in quel luogo vive e lavora, cammina, si incontra e si emoziona.

Bisogna individuare le visioni specifiche di donne, bambini, anziani, famiglie tradizionali e nuovi nuclei familiari, di comunità etniche diverse che oggi sempre più interessano gli insediamenti.

Non è la quantità di metri cubi che si edificano nella città, giorno dopo giorno, autorizzati o abusivi, a trasformarla nel mostro che conosciamo. O meglio non è solo la quantità.

Una riduzione della quantità è senz'altro indispensabile, ma è determinante capire come e cosa si edifica, per costruire l'idea per un recupero dello spazio urbano non più rinviabile.
Sarà necessario, in alcuni casi, demolire per poter recuperare l'equilibrio con la natura. Bisognerà trasformare manufatti ed inventare il riuso.

Un progetto strategico costruito attraverso la partecipazione e condiviso da ogni gruppo, da ogni individuo, rispettoso di ogni differenza.

Per tutto questo è necessario che rinasca la democrazia nel governo del territorio con la partecipazione di tutti noi che ogni giorno viviamo emarginati nelle città dell'emarginazione .