da "AltrEconomia" - Maggio 2002

Grottammare rifà Porto Alegre

di Andrea Saroldi

Il sindaco, quando gli citano Porto Alegre, storce un po' il naso e mette le mani a­vanti: "Quella città è cento volte più grande...".

Siamo a Grottammare, spicchio di Marche affacciato sul mare. Di­ciotto chilometri quadrati, una striscia di spiaggia con poche pre­tese, un bel po' di cemento, un borgo incantevole nell' entroterra, molto turismo di giornata duran­te l'estate: in tutto tredicimila a­bitanti. Il sindaco, Massimo Ros­si, insegnante di 45 anni in carica dal '94, iscritto a Rifondazione comunista, è diventato improvvi­samente famoso, o almeno molto citato, prima durante e dopo il Fo­rum sociale mondiale di Porto Alegre. Hanno accostato la minu­scola Grottammare alla città bra­siliana, patria e bandiera del bi­lancio partecipativo: "Il primo e­sperimento in Italia", "Un'antici­pazione inconsapevole", "La di­mostrazione che la democrazia lo­cale può rinnovarsi". Grottammare ha sperimentato molte cose sul piano della demo­crazia partecipativa, ma il paral­lelo è impegnativo e Rossi non vuole scottarsi. Al Forum di gen­naio comunque c'è stato, rime­diando le rampogne dell'opposi­zione per un viaggio a spese del Comune giudicato inutile se non propagandistico.

Rossi dunque si schermisce ma guida da otto anni una giunta decisamente anomala, nata nel seno della società civile, sull'onda del dopo Tangentopoli e sulle ceneri della vecchia Democrazia prole­taria. La lista civica si chiama "Solidarietà e partecipazione". Comprende appunto i resti dell'antica Dp (sindaco in testa) con­fluiti in Rifondazione, e poi am­bientalisti, attivisti di associazio­ne laiche e cattoliche, singoli in­dividui debuttanti in politica. Al­le elezioni del '98 la lista ha pre­so il 60,4% dei voti, surclassan­do la lista ispirata dall'Ulivo (24,6% ) e quella presentata dal Polo (15%). Un successo clamo­roso, colto nonostante la defezio­ne dei Ds, che erano stati compa­gni di strada nel '94 (la lista civica vinse col 51 % ). Tutto in un co­mune retto lungamente dalla vec­chia Dc e con un elettorato chia­ramente sbilanciato a destra alle politiche: nel '96 (Camera uni­nominale) diede il 44,6% al Polo e il 5,9% alla Fiamma tricolore con l'Ulivo più Rifondazione fer­mi al 39,5%; nel 2001 ha dato il 47,9% al Polo con l'Ulivo atte­stato al 42,5% mentre Forza Italia è risultato il primo partito nel proporzionale (31%) davanti ad Alleanza nazionale (16,4%). Qual è allora il segreto della giun­ta retta dal sindaco che ama Che Guevara e cita il Giorgio La Pira dei municipi che "devono occu­parsi di pace e lampadine"? Il se­greto, se c'è, va cercato nell'atto di nascita di "Solidarietà e parte­cipazione", e forse nel suo stesso nome. Tutto cominciò grosso mo­do nel '93, in vista delle prime amministrative post Tangentopo­li. Rossi e compagni si riunivano nelle spoglie sale del dancing Kursaal, oggi ristrutturato: ra­gionavano di "sviluppo autocen­trato", di "sinistra diffusa", di "a­pertura al volontariato". Alle ele­zioni presero il 35%, con una li­sta zeppa di gente comune e cani sciolti. Vinse un sindaco di cen­trodestra, che si dimise però do­po appena un anno. La lista del gabbiano sentiva di avere il ven­to in poppa e il Pds, dopo molte esitazioni, decise d'appoggiarla. In lizza, comunque, finirono po­chissimi candidati legati ai parti­ti. La fine è nota: 51% e Rossi sindaco.

A quel punto che successe? "Suc­cesse -racconta oggi il sindaco­che cominciammo a mettere in pratica le nostre idee. Cristina Co­stanzo diventò assessore alla par­tecipazione, partimmo subito con le assemblee di quartiere, con la condivisione dei problemi e del­le scelte".

Grottammare è suddivisa in cin­que "quartieri". In un paio so­prattutto, quelli più problematici, si tenevano riunioni intense e nu­merose. Nel quartiere "Ascola­ni", al confine con San Benedet­to del Tronto, c'erano i problemi generati da una crescita urbani­stica sregolata: poco verde, po­chissimi servizi, una popolazio­ne composta prevalentemente da immigrati arrivati dal Sud Italia. L'altro quartiere, "Ischia1", zo­na di nuova espansione, era di­sgregato e scollegato dal resto del comune. Rossi e gli assessori co­minciarono a tenere assemblee, ad ascoltare, a stimolare la di­scussione, a spiegare le opzioni possibili e gli orientamenti del Comune. Erano assemblee da cento persone ogni volta. Si di­scuteva soprattutto del nuovo Pia­no regolatore generale, sul qua­le "Solidarietà e partecipazione" ha giocato tutta la sua credibilità, vincendo la scommessa. "Nel vecchio Piano - racconta Rossi­ - praticamente tutto il territorio e­ra edificabile, anche le zone con vocazione per il vivaismo, che qui è molto diffuso". La giunta com­missionò uno studio, fece dise­gnare mappe semplificate, coi co­lori a identificare le possibili de­stinazioni: aree verdi, vivai, edi­lizia privata. Dopo due anni e mezzo il nuovo Prg è entrato in vigore e ora è l'orgoglio della li­sta del gabbiano: è stato tagliato un milione di metri cubi edifica­bili, si è individuata una linea di sviluppo rispettosa dell'ambien­te.

"Ci accusavano di frenare l'eco­nomia -ricorda il sindaco-. Ab­biamo dimostrato che non è così, che abbiamo agito per un progetto di città sostenibile, rispettosa del­le persone, e con un metodo di trasparenza e coinvolgimento". A Grottammare si sono aperte le porte delle riunioni tecniche, si è lavorato per spiegare a tutti an­che problemi complessi come le questioni urbanistiche. Ancora oggi, per illustrare il piano di chiusura alle auto di una parte del lungomare, i tecnici del Comune hanno disegnato grandi pannelli colorati, chiari e comprensibili. Le assemblee di quartiere, nel frattempo, si sono strutturate, con tanto di statuti associativi e pre­sidenti o portavoce. Si riunisco­no due volte l'anno: ad ottobre­-novembre e ad aprile-maggio, ma i contatti informali con la giunta sono frequenti, almeno settima­nali. C'è un lavorio continuo di consultazione e confronto. Siamo sicuramente lontani dal bilancio partecipativo attuato in Brasile, ma è un tentativo interessante di rinnovamento dall'interno delle autonomie locali. Il sindaco tro­va tracce del "modello Grottammare", più che nella grande Por­to Alegre, nei Social forum ger­mogliati in Italia: "C'è un'affinità di metodo, nella logica di inclu­sione, di apertura alle associazioni e ai singoli individui".

Resta da vedere se tutto questo sopravvivrà all'uscita di scena di Rossi, non più candidabile, e alla flessione d'affluenza alle as­semblee registrata negli ultimi tempi.

Il centrodestra, dal canto suo, smonta tutti i capisaldi del pre­sunto "modello Grottammare". "Questa 'nuova democrazia' è più proclamata che reale -sostiene Raffaele Rossi, consulente infor­matico di 33 anni, consigliere co­munale di An-. Contro il proget­to di rifacimento del lungomare abbiamo raccolto 1.300 firme ma il sindaco ha rifiutato di discu­terne. Le assemblee di quartiere sono a senso unico, l'opposizio­ne non è nemmeno invitata.Il sin­daco ha amministrato bene nei primi tre anni e nel '98 era dav­vero popolare. Ma poi ha fatto molti errori. Si sente onnipotente e ha fatto terra bruciata intor­no a sé. Che cosa accadrebbe se a novembre vincessimo noi? Le assemblee di quartiere restereb­bero, ma avremmo il buongusto di invitare anche l'opposizione". Le anomalie di Grottammare non si fermano alle nuove forme di partecipazione. La giunta Rossi in questi anni è andata spesso controcorrente. Mentre i Comu­ni di tutt'Italia si affannavano a privatizzare strutture e servizi, Grottammare ha aperto la sua pri­ma farmacia comunale e ha ri­preso in gestione diretta il depu­ratore per anni affidato a una dit­ta privata. Sia la farmacia che il depuratore producono utili per le casse municipali, grazie anche - ­sostiene il sindaco - all'impegno dei dipendenti, che hanno accet­tato forme di flessibilità nell'orario. La giunta ha condotto una sua politica fiscale, agendo sull'Ici, l'Imposta comunale sugli immo­bili: il tasso era unico, 4,75%, o­ra è sceso al 4% sulla prima casa ed è salito al 6,25% sulla secon­da casa. Si chiama, anche se in piccolo, redistribuzione del red­dito. Grottammare ha anche una visione tutta sua del commercio: ha respinto le richieste d'apertu­ra di grandi magazzini, rinun­ciando alle promesse d'investi­menti e posti di lavoro, puntando sulla difesa dei piccoli negozi. E l'apertura domenicale è consen­tita solo durante l' estate.

"Sono tutte scelte possibili -dice il sindaco- perché si collocano in un progetto di città sul quale co­struiamo consenso. Altrimenti sa­rebbe difficile resistere alle lu­singhe di costruttori, grandi catene commerciali e via elencando. Il Comune non rinuncia nemmeno a una sua "politica estera", con progetti di cooperazione allo sviluppo in Albania, Brasile e Capo Verde.

Massimo Rossi previene tutte le obiezioni: "Che cosa c'entra con Grottammare? Noi crediamo che un progetto locale come il nostro, non orientato sulle logiciche del mercato, ma che si confronta col mercato, non possa prescindere da un impegno diretto sui grandi guasti che questo sistema liberista produce su scala planetaria. Perciò questi temi sono parte organica del nostro programma elettorale. Il vero superamento di questi guasti può avvenire solo dal basso". Qualcuno si chiede ancora perché Massimo Rossi sia volato a Porto Alegre?

 

 

Intervista a Massimo Rossi

Sindaco Rossi, che cosa ha imparato a Porto ALegre?

"Sono tornato dal Brasile incoraggiato. Ho riferito a Grottammare ciò che avevo visto e capito: ora siamo tutti più consapevoli del nostro progetto. Alla luce dei processi di globalizzazione, la dimensione locale può essere una risposta, la sede in cui sperimentare forme di sviluppo sostenibile, più consapevole. L'esperienza di Porto Alegre è un elemento in più per convincere e acquistare fiducia. Dimostra che non siamo soli".

Il modello Grottammare può essere ripetuto altrove?

"Sì, se si ha la voglia e la capacità di parlare a tutti, di semplificare la complessità delle procedure amministrative e dimostrare che la comprensione dei problemi è accessibile a tutti. Attraverso la partecipazione si può costruire un progetto che parte dai bisogni e dalle vocazioni. Solo così, puoi imporre una tua visione del futuro e opporti alle pressioni economiche esterne, ai gruppi finanziari più forti, all'urbanistica contrattata".

La riforma “federale" degli enti locali che effetti avrà?

"La riforma introduce il principio della sussidiarietà e parla di federalismo, in realtà produce un indebolimento delle autonomie locali. E l'ultima finanziaria taglia risorse e spinge sulle privatizzazioni dei servizi. Alla fine che puoi fare? Che controllo eserciti? Sono tutte cose che contrastano i processi partecipativi".

Se la sua lista non vincesse le elezioni di novembre, che cosa resterebbe?

"Credo che nella cittadinanza in questi anni si sia diffusa una coscienza del proprio ruolo che non può essere cancellata. È stata un'esperienza di autogoverno coinvolgente, utile, interessante. È difficile spegnerla".