da www.carta.org

Roma, per il piano serve la memoria

di Antonello Sotgia

L'incontro tra il sindaco Veltroni e un articolato gruppo di lavoro sul Piano regolatore. Che ha spiegato come farne un piano deciso dai cittadini e non sulla loro testa

TECNICAMENTE si chiama “memoria di giunta”, ma in realtà è un progetto semplice: stare insieme per sognare e decidere dei destini di Roma. È stato proposto ora che, dopo quarant'anni, sta per essere presentato il nuovo Piano regolatore generale, a un anno di distanza da quello di Rutelli, che andò a sbattere contro l'opposizione di associazioni, realtà di base, centri sociali e pezzi della stessa maggioranza capitolina [Rifondazione e Verdi].

1128 maggio, nella sala del Campidoglio, emergendo da montagne di carte [portate dagli assessori], facendosi largo tra tazze e tazzine di caffè [depositate da solerti uscieri] , il consigliere delegato dal sindaco Veltroni al bilancio partecipativo, Nunzio D'Erme, quello che solo qualche giorno prima era stato cacciato dal medesimo luogo [dai medesimi uscieri ?] per avere gridato l'incongruenza rappresentata dalla presenza del presidente della Banca mondiale a un convegno che si voleva dedicato agli effetti della globalizzazione, Nunzio, dicevamo, ha illustrato che cosa potrebbe fare chi vive a Roma per fare del Piano regolatore generale un piano partecipato.

Nel documento presentato a Veltroni, è stato subito precisato che il Piano deve coincidere con la ricostruzione di una nuova forma di spazio pubblico, in cui le cittadinanze plurali ricostruiscano la propria idea di città [come vivere, muoversi, consumare, comunicare] insieme alle forme e alle modalità per realizzarla.

Il tentativo di dare la parola ai destinatari di tavole e norme nella convinzione che le trasformazioni del territorio [città, periferie, campagne, ma anche quello che c'è o ci dovrebbe essere tra gli edifici] finalmente diventino patrimonio di chi materialmente le produce. Un'ipotesi nata tra il popolo delle comunità locali, dei comitati. I tanti che stanno dietro a questa memoria, qualche tempo fa, hanno deciso che non ci si poteva limitare ad aspettare il nuovo Piano regolatore, inseguire carte, decifrare documenti, fare conti. Che il piano non è un'occasione tecnico-politica per vedere cosa si è deciso di fare e cosa, forse, si farà. Dovrà diventare sostanza di cose sperate. Così si è pensato a una carovana per attraversare i territori e per raggiungere municipi e associazioni attive sul territorio. A chiedere alle università di ingaggiare studenti [ricompensati con crediti spendibili nel corso dei loro studi] che spieghino, luogo per luogo, che cosa lì, proprio in quel punto, è previsto, e raccolgano opinioni. Da girare prima ai consiglieri comunali, e poi da tra durre nelle istituzionali osservazioni. Un'inedita attività di servizio, sottratta agli osservatori professionisti [a parcella]. Uno sforzo di facilitazione di cui dovrà essere responsabile uno staff istituzionale [sindaco, assessore all'urbanistica e delegato alla partecipazione] a cui affiancare la grande assemblea della partecipazione. E visto che il documento tecnicamente si chiama memoria, servirà a dare forza a quello per cui abbiamo lottato, per cui continueremo a batterci.

Questo ha un po' allarmato sindaco e assessori che, formalmente, si sono impegnati a pensarci. Ma anche a incontrare questo anomalo gruppo di lavoro ancora prima dei prossimi passaggi istituzionali.