da www.unifi.it/lapei    -    Giugno 2002

 

Attivazione di un processo partecipativo per l’elaborazione di un progetto di sviluppo socioeconomico e territoriale socialmente condiviso

Circondario Empolese Valdelsa

(con la collaborazione dell’Università di Firenze-Corso di Laurea in Urbanistica e Pianificazione territoriale e ambientale- e dell’IRPET)

 

Il contesto e le opportunità: una nuova stagione della partecipazione.

L’esperienza del Bilancio partecipativo di Porto Alegre, l’adesione del Circondario alla Carta del Nuovo Municipio (discussa a Porto Alegre nel Forum degli Amministratori, in due workshop del social  Forum e a Empoli in due convegni pubblici); l’apertura del “Cantiere del Nuovo Municipio” nel Convegno di Roma  alla Terza Università del 4 e 5 maggio (con l’adesione del Presidente del Circondario, e della Regione Toscana che, ha proposto al network del Cantiere di intervenire al meeting di San Rossore il 16 e 17 luglio), hanno fatto maturare la proposta di attivare un processo partecipativo nel Circondario, in forme adeguate alla realtà locale e alle esperienze in corso, con lo scopo di costruire un luogo pubblico in cui discutere e elaborare collettivamente il progetto di futuro del nostro territorio.

Il Circondario Empolese Valdelsa è un territorio ricco di storia, di paesaggi rurali di pregio, di città con un consistente patrimonio storico e artistico, di produzioni di qualità nel contesto di un sistema produttivo locale multidistrettuale; è un territorio denso di reti civiche,  di associazionismo, di economie innovative e di iniziative nei campi della valorizzazione dell’ambiente, del patrimonio territoriale e del paesaggio; nei campi della salute, della partecipazione, della qualità dei processi produttivi e dei prodotti.

Il progetto di futuro che il processo partecipativo dovrebbe contribuire a elaborare tratta dunque il problema di come connettere sinergicamente l’evoluzione qualitativa del ricco e complesso tessuto produttivo distrettuale con le nuove economie legate alla valorizzazione del patrimonio ambientale, territoriale e culturale, in funzione dell’aumento del benessere; tutto ciò nel quadro di un modello di sviluppo autosostenibile e durevole, da costruire  valorizzando appieno le energie presenti sul territorio.

Per realizzare questo obiettivo, si propone di costruire un luogo pubblico (una costituente partecipativa) dove le diverse componenti sociali possano comunicare e mettere in relazione progetti, domande, problemi, per delineare un futuro legato ai bisogni collettivi. Un futuro che esprima uno stile di sviluppo che valorizzi l’identità e il patrimonio peculiare del sistema territoriale locale: un tassello originale per arricchire il progetto identitario della “Toscana delle Toscane” – un  progetto policentrico, non gerarchico e solidale.

Attraverso il coinvolgimento delle diverse categorie di attori locali il processo intende costruire pubblicamente uno scenario locale di sviluppo integrato (economico e sociale, che metta al centro le risorse locali di natura territoriale). Il processo intende coinvolgere una pluralità di attori locali, pubblici (comuni, circondario, agenzie pubbliche, scuole…),  privati (associazioni delle categorie produttive) e del “terzo settore” (associazioni, circoli associativi, cooperative sociali), e semplici cittadini.

 

Il processo di costruzione pubblica di uno scenario di sviluppo condiviso si intreccia con la parallela attività di costruzione di un Atlante del patrimonio territoriale del Circondario Empolese Valdelsa, attivato dal Circondario con la Facoltà di Architettura dell’Università di Firenze. In particolare, le operazioni di ricerca e interpretazioni di pratiche progettuali diffuse corrispondono alla sezione dell’atlante sul “patrimonio delle nuove pratiche sociali”.

In questo caso gli obiettivi specifici riguardano (dal punto di vista delle nuove economie) la documentazione progetti, azioni, politiche, in cui sia particolarmente evidente la saldatura fra il patrimonio territoriale sedimentato e nuovi attori della trasformazione capaci di produrre economie locali innovative fondandosi sulla reinterpretazione del giacimento delle risorse locali (il milieu), e (dal punto di vista delle pratiche sociali e delle nuove dimensioni culturali) la descrizione dei  processi che utilizzano le risorse locali per costruire nuove forme di comunità, di relazioni adeguate al nuovo spazio multiculturale, di nuovi reticoli solidali (di cultura, di genere, di età, di stili di vita…), di nuove pratiche dell’abitare e del produrre, di nuovi comportamenti di cura, in relazione alla valorizzazione del  patrimonio territoriale.

Compito precipuo di questa sezione dell’Atlante è dunque quello di costruire un “archivio dei progetti socialmente prodotti” che vengono denotati come  best practices ; questo archivio contiene  il “catalogo” dei soggetti dei progetti e delle  azioni in atto che possono implementare il  progetto di futuro sostenibile.

 

Il percorso di lavoro della costituente: mettere in rete e valorizzare la progettualità locale

L’occasione che scegliamo per avviare la costituente partecipativa è il Piano locale di sviluppo dell’Empolese Valdelsa elaborato dall’IRPET.

Tale piano si configura come un primo scenario, una visione generale di un possibile futuro economico del sistema territoriale locale nel contesto dei sistemi metropolitani della valle dell’Arno. Il percorso partecipato avrà il compito di verificare e integrare sinergicamente questo primo scenario di riferimento con le problematiche ambientali, territoriali, sociali e  culturali con l’obiettivo di coniugare la qualificazione delle attività economiche e lo sviluppo sociale.

A partire da una prima presentazione pubblica del Piano locale di sviluppo si tratta di avviare un processo strutturato di partecipazione che consenta di:

-facilitare la comunicazione sociale per una riflessione collettiva sui futuri possibili del territorio; futuri che solitamente non sono dichiarati e che sono decisi altrove dai grandi poteri privati e pubblici;

-mobilitare e valorizzare le diverse energie del territorio, e in primo luogo i saperi contestuali e i progetti che i soggetti attivi della società locale, pubblici e privati, già  esprimono nei diversi campi dell’economia, dell’ambiente, del patrimonio territoriale,  della cultura, dell’azione sociale;

- passare da forme consultive di partecipazione a singoli problemi, a istituti permanenti di co-                       decisione nel governo locale che costituiscano nuovi istituti intermedi di democrazia partecipativa, fra gli istituti di democrazia rappresentativa e istituti di democrazia diretta (assemblea, referendum).

Oltre a un Forum generale, occorrerà caratterizzare il percorso partecipativo con incontri tematici, articolare il vasto territorio del circondario in conferenze d’area, apposite strutture comunicative e informative.

 

Le fasi e gli strumenti del processo costituente

 

Le attività del processo partecipativo per la  costruzione di uno  scenario strategico condiviso sono divise in tre fasi: la prima fase, di carattere preliminare (punti 1 – 5 dello schema seguente), è orientata a definire le condizioni e le regole generali del lavoro; la seconda fase (punti 6 – 8) costruisce la situazione problematica secondo linee condivise e operative, e organizza di conseguenza il lavoro della fase successiva ; la terza fase (punti 8 – 11) ha il compito di definire pubblicamente lo scenario di sviluppo del circondario e il patto che ne consegue e di impostare alcuni progetti-pilota che avviino la  sperimentazione dei  contenuti dello scenario :

 

1.      prima ricognizione speditiva della progettualità locale (maggio-giugno 2002), per delineare una conoscenza iniziale dei temi considerati importanti dagli attori locali (istituzionali e non);

2.      presentazione pubblica del programma di lavoro e dei risultati della prima indagine di massima, in relazione al Piano locale di sviluppo del circondario, predisposto da parte dell’Irpet (28 giugno, ore 21); costituzione di un Forum permanente come assemblea generale degli attori partecipanti al processo, cui fanno capo le diverse articolazioni tematiche e territoriali del processo;

3.      definizione di una unità operativa di coordinamento formata da : una sezione  tecnica e organizzativa che ha  il compito della conduzione del processo strutturato di partecipazione (dotazione di personale proveniente dalla  agenzia di sviluppo del circondario e dai comuni, con  eventuale dotazione di personale specifico); un gruppo di coordimento  con funzione di guida e supporto metodologico della sezione tecnica e di relazionare il percorso di progettazione sociale con le opportunità istituzionali (anche a livello superiore, ad esempio regionale e comunitario) (Università, Irpet, rappresentanti delle amministrazioni locali, delle categorie economiche, del volontariato), (luglio-settembre)

4.      sviluppo e completamento della ricognizione sulla progettualità locale, avviata con la prima scheda compilata dai comuni (maggio-giugno), con particolare cura verso quella sociale (non istituzionale), e definizione di un primo quadro degli orientamenti progettuali degli attori locali del circondario (settembre2002- marzo 2003- con eventuale affidamento di incarico per l’Atlante del patrimonio);

5.      prima conferenza pubblica (Forum generale) di presentazione dei primi risultati della ricognizione, a cura dell’unità operativa e del gruppo di coordinamento (fine novembre); l’incontro organizzato secondo modalità che favoriscano la partecipazione della “gente comune” e particolare cura viene rivolta al coinvolgimento degli attori locali organizzati già individuati come portatori di progettualità. Nel corso dell’incontro viene presentato il primo quadro degli orientamenti progettuali degli attori;

6.      una prima serie di incontri specifici  con  il compito di articolare il processo in ambiti puntuali:

a)     dal punto di vista territoriale: (i) definizione dei sistemi territoriali locali nei quali verrà articolato il territorio del circondario, per poter gestire la comunicazione sociale in modo adeguato (Forum territoriali) ; (ii) individuazione di luoghi sensibili, connotati da risorse rilevanti per lo sviluppo locale o minacciati da ipotesi progettuali esogene;

b)     dal punto di vista tematico: individuazione di temi specifici capaci di definire e organizzare nel complesso la peculiare situazione problematica del circondario; non si tratta in questo caso tanto di individuare temi settoriali-funzionali (ambiente, infrastrutture, cultura ecc.) quanto di definire aspetti strategici per lo sviluppo locale e peculiari alla specifica situazione problematica individuata; formazione di specifici “tavoli tematici” cogli attori socioeconomici interessati; 

c)      dal punto di vista dello scenario strategico; è verosimile che verranno individuati due diversi percorsi di lavoro: (i) il primo percorso ha come obiettivo la costruzione di uno scenario di sviluppo condiviso del circondario, e prevede la definizione pubblica e condivisa degli orientamenti generali di sviluppo locale; (ii) il secondo è orientato alla raccolta, selezione, valorizzazione  e accompagnamento di progetti pilota locali;

7.      la prima serie di forum territoriali e tematici viene chiusa da un incontro di presentazione pubblica dei risultati e di costituzione di specifici tavoli di lavoro (connotati territorialmente, tematicamente, e per livelli progettuali) (aprile 2003);

8.      ogni specifico tavolo di lavoro si attiva secondo modalità da definire successivamente, in relazione al suo tema (aprile-luglio 2003);

9.      parallelamente alle attività dei tavoli di lavoro l’unità operativa di coordinamento assicura con continuità la connessione fra i temi specifici emersi dai diversi tavoli di lavoro.

10.  Questa attività sfocia in una conferenza di coordinamento fra i gruppi di lavoro (autunno 2003) con la presentazione pubblica dei risultati dei diversi gruppi di lavoro (maggio 2003) e con la discussione dello scenario socioeconomico territoriale socialmente condiviso quale base per  la costituzione del patto locale per lo sviluppo sostenibile.

11. sono da prevedere, al termine delle attività dei tavoli locali e della conferenza, modalità di accompagnamento istituzionale delle indicazioni dei tavoli locali (documento dello scenario strategico e del patto locale per lo sviluppo sostenibile), in due direzioni:

 (a) le indicazioni strategiche dello scenario contenute nel patto dovranno formare parte integrante dell’orizzonte normativo per la pianificazione e la progettazione locale (piano locale di sviluppo, piani urbanistici, piani di settore, progetti integrati di sviluppo sostenibile (Pisl), patti territoriali locali…);

 (b) completamento del percorso progettuale di alcuni progetti–pilota (progettazione definitiva, implementazione, gestione, valutazione).

 

 

Stato d’avanzamento (giugno 2002)

 

Il lavoro è già stato avviato con la raccolta delle schede di alcuni comuni del circondario (Capraia e Limite, Certaldo, Empoli, Gambassi Terme, Fucecchio, Vinci). L’avvio del processo partecipativo, in una prima conferenza pubblica il 28 giugno, è stato preceduto nel mese di maggio da una prima ricognizione dei progetti (pubblici e privati) attivabili nel percorso partecipativo.

Questa prima rapida ricognizione è stata condotta dai sindaci (o da loro delegati) sulla base delle conoscenze acquisite. E’ stato raccolto un primo quadro sintetico delle iniziative e dei progetti a carattere innovativo su una serie di temi:

  1. ambiente, territorio, salute
  2. nuove economie di valorizzazione e innovazione del patrimonio e della tradizione locale
  3. interculturalità, problemi dell’immigrazione
  4. servizi sociali, servizi alla persona
  5. animazione sociale e culturale.

 

E’ stata messa in luce la progettualità locale che proviene da diversi ambiti, in particolare dalle amministrazioni pubbliche (e in primo luogo dai comuni), dal mondo dell’associazionismo, della cooperazione e del volontariato. Risulta quindi interessante identificare:

  1. progetti innovativi in ambito amministrativo (agende 21 locali, sportelli, agenzie di sviluppo, urp, processi di certificazione ambientale e così via),
  2. progetti sviluppati da associazioni, cooperative sociali, scuole, in sinergia con gli enti pubblici (convenzioni per servizi, azioni della legge 285, eccetera),
  3. progetti e azioni elaborati e condotti autonomamente e con continuità da soggetti del volontariato e del terzo settore,
  4. progetti e azioni sviluppati o proposti da gruppi di cittadini, comitati locali, associazioni, su temi specifici.

 

 

Questa  prima rassegna della progettualità locale ha messo in evidenza gli aspetti innovativi dell’azione amministrativa (istituzionale), e le forme di valorizzazione top down dei soggetti del “terzo settore”, mentre l’azione autonoma di questi ultimi soggetti non viene per il momento documentata. È probabile d’altra parte che ciò indichi una relazione ancora integra e funzionante fra mondo politico-ammistrativo, da una parte, e sfera associativa e della vita quotidiana dall’altra. Si ritiene però necessario indagare ulteriormente i canali di espressione autonoma, non istituzionale, della progettualità sociale.

L’azione delle amministrazioni comunali si dispiega su un ampio spettro di settori:

1)     si nota in primo luogo una rilevante attenzione su tema della qualità urbana, puntando sulla valorizzazione delle notevoli risorse storiche e ambientali, anche attraverso il recupero di aree industriali dimesse e l’attività coordinata fra comuni contermini;

2)     alcuni comuni interpretano l’esigenza di migliorare la dotazione di infrastrutture nella direzione della valorizzazione del patrimonio territoriale locale (ponti, strade, funicolare di Certaldo, abbattimento di barriere architettoniche e semafori per non vedenti);

3)     è molto presente l’aspetto della fruizione dell’ambiente (recupero e mantenimento di sentieri, apertura di percorsi trekking, passeggiate e piste ciclabili, manutenzione e pulizia delle sponde dei corsi d’acqua), anche attraverso accordi con altre amministrazioni (ad esempio Progetto Bici-Treno-Bici per costruzione di poste ciclabili fra stazioni ferroviarie e emergenze paesistico-ambientali);

4)     si nota una diffusa attenzione al tema delle economie qualitative, legato in particolare alla valorizzazione delle produzioni tipiche e allo sviluppo di attività ricettive legate al territorio in un’ottica integrata; queste azioni vengono svolte con una forte attenzione al contesto, definito in questo caso dai beni storici, artistici e archeologici, così come naturalistici, ambientali e paesaggistici;

5)     diverse azioni di animazione sociale e culturale sono in effetti connesse alla valorizzazione del territorio attraverso la promozione di nuove forme di produzione qualitativa: si tratta infatti di feste e manifestazioni culturali legate alla valorizzazione della cultura materiale locale, per la salvaguardia di prodotti tipici e di tradizioni locali, mostre-mercato di prodotti locali; nella stessa direzione vanno le azioni di valorizzazione del cospicuo patrimonio artistico dei comuni del circondario, anche attraverso attività di animazione; importanti anche le azioni sull’educazione permanente (Università dell’Età libera) e Cube,  rivista periodica del circondario;

6)     una serie di iniziative nel campo dell’interculturalità si fanno carico della ormai consistente  presenza di cittadini stranieri: oltre ad attività di sostegno linguistico a bambini e adulti, e a iniziative comunali integrate (spesso in collaborazione fra diversi settori del comune e associazioni di volontariato), viene sviluppata un’azione per affrontare il problema della casa (regolata da un accordo di programma), che coinvolge nell’ambito di “Porto Franco” la Fondazione Michelucci e diverse associazioni del “terzo settore”; esiste inoltre un osservatorio sull’immigrazione, e si registrano azioni legate al trasferimento mirato di risorse nel Terzo mondo;

7)     alcune importanti tendenze all’innovazione amministrativa riguardano i servizi alle imprese (ad esempio sportello unico per le imprese);

8)     ancora all’ambito dell’innovazione amministrativa si possono il progetto di sistema informativo territoriale, l’avvio della rete civica, il circuito interbibliotecario Reanet, la mediateca, lo sviluppo del polo universitario;

9)     in particolare nel campo dei servizi alla persona si assiste alla proliferazione di sportelli (Urp, Cup, centro per l’impiego), servizi mirati a categorie specifiche (informagiovani, centro trovamici, sostegno alla genitorialità, spesa a domicilio per anziani, servizi di trasporto per anziani, turismo e attività motorie e centri sociali per anziani, trasporto su prenotazione, iniziative di inserimento per stranieri, asili nido e altri servizi per la prima infanzia, assistenza scolastica, inserimento lavorativo e Centro risorse e ausili per portatori di handicap), osservatorio sulla condizione femminile in carcere e attività di animazione nella casa circondariale, reinserimento sociale di detenuti a fine pena, politiche contro la tossicodipendenza e l’Aids, attività di costruzione di politiche (tavolo sul disagio giovanile);

10) si riconoscono, a cornice, una serie di attività di pianificazione di settore, come il parco geominerario e termale della dorsale medio-toscana, a cui partecipa Gambassi, l’Agenda XXI locale del comune di Empoli, il Piano di zonizzazione acustica.

 

Un ultima nota riguarda la differenza fra comuni minori e comuni più complessi. Sebbene il contenuto sperimentale e la copertura tematica dei comuni più grandi siano evidentemente più elevati, bisogna registrare che l’attività dei comuni più piccoli si concentri in maniera verosimilmente pertinente su alcuni ambiti strategici.