da "AltrEconomia" - Gennaio 2002

Il manuale dei sogni concreti

Intervista a Jacopo Fo

Per maggiori informazioni

Aggiornamenti

 

Monsano, il paese delle utopie riunite

di Andrea Semplici

Un altro mondo? Esiste già. O almeno ci prova: qui le auto vanno a olio di semi, si pensano pannelli solari per ogni casa e lampioni fotovoltaici nelle strade. Così a Monsano -nelle Marche- il paese ringiovanisce e i giovani non scappano. Ma niente paura, non è mica tutto rose e fiori: la gente in politica è spaccata in due e si litiga ancora. Magari per un senso unico.

 

Magari si arrabbiano se scrivo che Monsano ricorda l'Africa. O, per rimanere sull'attualità, il mito del bilancio partecipativo di Porto Alegre. Non è così, ma questo viene in mente quando senti il sindaco di questo paese marchigiano, Sandro Sbar­bati, 48 anni, diessino disincanta­to e spregiudicato, che cercando di affascinarti ti spiega: "La nostra idea di un Comune moderno? Quella di una comunità che si riu­nisce per amministrarsi. Idealmente è una grande famiglia".

Poi trovi un gruppo di ragazzi (si fa per dire: fra i 23 e i 30 anni) che si sono trasformati, da meno di un anno, in una cooperativa di "me­diatori economici familiari" (op­pure in "consulenti familiari di commercio informatico") e li a­scolti usare quasi le stesse parole: "Mettere assieme interessi comu­ni, creando piccole solidarietà e col­laborazioni è essenziale per il no­stro benessere: è come creare una grande famiglia, una comunità che si auto amministra". E continuano: "Oggi la vera democrazia passa per i consumi e noi ci crediamo nella possibilità di cambiare il mondo occupandoci di cose concrete co­me gli acquisti".

Ci si mette anche Dario Fo, atter­rato in questo paese la scorsa pri­mavera, per proclamare Monsano "il paese che semina utopie": "Mi piace la vostra follia e l'intenzione di sfidare le regole del mercato e la logica del profitto. Mi piace il vo­stro modello di democrazia infor­matica".

Addirittura! Parola da Nobel-giullare. E poi ci sono i titoli dei gior­nali: "CyberMonsano", "Il comu­ne più informatizzato d'Italia". "Tutto un paese si associa per gli acquisti on-line". C'è la Rai che quando ha fatto un programma sui diversi modi di consumare ha messo assieme Parigi, Tokyo e Monsano. In più: qui le auto del Co­mune vanno a colza (ma non stu­pitevi più di tanto, gli automobili­sti che hanno il diesel, a Monsano e dintorni, versano da tempo, nei loro serbatoi, olio di semi compra­to al supermercato), si progettano lampioni stradali fotovoltaici e si sogna di dotare ogni casa di un pan­nello solare.

 

Africa in salsa marchigiana

Come non pensare, con mille for­zature, alla famiglia allargata di un villaggio africano che, invece, di pensare alla gestione delle vacche, è alle prese con computer e tecno­logia? Solo che qui, bella collina delle Marche, ancora terra di oli­vi e campi coltivati a frumento, sponda della Vallesina, siamo a un passo da Jesi, a meno di trenta chi­lometri da Ancona, a un quarto d' o­ra dalle spiagge di Senigallia: e giù nel fondovalle, dove corre le vec­chia strada fra le Marche e Roma, non c' è la savana, ma cinque com­prensori di una megazona indu­striale (150 capannoni, tremila fra operai e impiegati) di fabbriche meccaniche, di aziende che fanno scarpe, di immensi play center (il Paradise è una "cosa" sterminata che non sfigurerebbe a Las Vegas ), di centri commerciali uno dopo l'altro, di discoteche, di alberghi, grandi come palazzi, sempre affol­lati di tecnici, rappresentanti, uo­mini di affari di questa Italia delle piccole imprese.

Non solo: in questa vallata, la Vallesina, è stata anche emergenza am­bientale seria e cattiva: qui la Sima aveva inquinato, per anni, i terreni con il suo cromo. Quindi via le il­lusioni: niente Africa, niente paese-perfetto, niente Shangri-là ita­liano, ma l'utopia-Monsano ha davvero conquistato pagine di gior­nale e la fama del paese "più eco­sostenibile d'Italia".

Direi che non è vero, ma che al­meno ci provano, questo sì. Il sin­daco Sbarbati, che di mestiere ven­de macchine agricole in giro per l'Italia, continua a stupire. Le sue prime parole sono: " Abbiamo so­gni, utopie, strategie, entusiasmo. Al primo posto di ogni politica, an­che in un paese piccolo, non pos­sono che esserci ambiente, rapporti con il Sud del mondo e un modo diverso di consumare".

Ce n'è a sufficienza per andare a vedere cosa succede in questo an­golo di Marche.

 

Fulminato sulla via di Alcatraz

Notizie di base su Monsano: po­co meno di 15 chilometri quadra­ti, 2.745 abitanti (in crescita co­stante: qui si vive bene e le fami­glie vi si trasferiscono da Jesi. L'età media si abbassa: un monsanese su cinque -il 22%- ha meno di venti anni). Dal 1995 l'amministrazione comunale è di centro-sinistra: Sbar­bati è al secondo mandato (non potrà essere rieletto nel 2004). Il pae­se, politicamente, è spaccato in due: il sindaco, nel 1999, ha vinto con il 52% dei voti, poche decine di Vo­ti di scarto fra Ulivo e un'Unione Civica di destra. Qui ci si divide (con polemiche roventi) su un sen­so unico cambiato e sulla costru­zione di una scuola al posto di un palasport. Disfide di paese non an­cora placate ad anni di distanza, ma in passato, lo scontro politico, da queste parti, è stato degno di Peppone e don Carnillo: un comunista non andava dal droghiere demo­cristiano e viceversa. Oggi i parti­ti annaspano: i Ds hanno 52 iscrit­ti e quasi tutti anziani. Gli altri stan­no peggio.

Paese di benessere diffuso: la zo­na industriale arricchisce le casse comunali e dà lavoro senza patemi. Disoccupazione inesistente: due stipendi in ogni famiglia e poi c'è il campo e l'orto. "Qui si vive be­ne. Molto bene", dice don Savino, parroco da trent'anni a Monsano. Il sindaco annuisce. Centro anzia­ni, centro giovani, biblioteca, ban­ca, farmacia, ambulatorio medico, tre circoli (affollati) per il tempo li­bero: non manca niente a Monsa­no. C'è l'Avis, una sede del Wwf, un'attiva Protezione civile (con 22 volontari). I ragazzi non hanno nes­suna intenzione di andarsene. E ci sono ben quattro chiese: ben si ca­pisce, cinque secoli fa, la Madon­na apparve anche in queste cam­pagne.

Tutto tranquillo? Sì, ma il sinda­co non ci sta a rinchiudersi nelle mura del paese e a passare il tem­po con l'ordinaria amministrazio­ne. Già, qualche segnale di sana ir­requietezza c'era stato: il territorio comunale era stato dichiarato an­ti-transgenico e la giunta aveva de­ciso che la nuova scuola avrebbe dovuto essere dedicata a Iqbal Ma­sih, il bambino-Iavoratore pakista­no, simbolo della battaglia contro il lavoro minorile (braccio di ferro perso con la preside: la scuola è ri­masta intitolata a Pergolesi). E al­lora Sbarbati sceglie un verde, Mauro Tommasoni, per fare l' as­sessore all'urbanistica (decisione non da poco: a quanti ambientali­sti in Italia è andato un assessore-chiave per lo sviluppo di una co­munità?). E, complice un viaggio in Umbria, approda alla Libera u­niversità di Alcatraz, la "cascina di idee" creata da Jacopo Fo dalle par­ti di Gubbio.

Fu un colpo di fulmine: Jacopo am­maliò il sindaco con le sue follie. Parlarono per cinque ore di segui­to. E mai conversazione da dopo pranzo domenicale fu più ricca di risultati. Sbarbati è un sognatore, ma anche un uomo pratico (ha di­retto anche un'azienda): se ne tornò a Monsano e non ci mise poi mol­to, un anno fa, a convincere la giun­ta a ordinare la conversione delle auto, dei camioncini e del trattore dal diesel all'olio di colza.

Il clan dei Fo, sponsor tenaci del biodiesel, avevano raccolto un al­tro successo.

La colza contagiò altri paesi e cit­tadine: Chiaravalle, Jesi, Falcona­ra ne hanno seguito l'esempio. An­zi: Monsano e Chiaravalle, paesi vicini, stanno progettando un di­stributore in comune di olio di col­za per evitare il viaggio delle ci­sterne fino all'azienda Estereco di Umbertide.

 

Ecco a voi CyberMonsano

La colza fu il primo passo, quasi inconsapevole del Progetto Monsano. Che l'assessore Tommasoni traduce senza tanti giri di parole: "Vogliamo intervenire sui consu­mi". E aggiunge: "Abbiamo a cuo­re la qualità della vita e la crescita collettiva di una comunità". E ancora, senza timidezze: "Abbiamo anche il coraggio di metterle in pra­tica queste idee".

La prima frontiera dei consumi che Monsano ha deciso di varcare è quella informatica. È la linea d' om­bra dei computer. Sbarbati e Jacopo Fo sognano una CyberMonsano. Spiega più concretamente il sindaco: "È quasi banale: voleva­mo favorire la diffusione delle nuo­ve tecnologie fra i cittadini. Vole­vamo che tutti sapessero utilizzare un computer. Che non ci fossero a­nalfabeti informatici in paese".

Fo, da poeta del futuro, ti direbbe che sognava Monsano come una net-community. Sbarbati non fu da meno: varò il progetto Mons@no.paese.informatizzato, convocò un'affollata assemblea dei cittadini e trovò nelle pieghe del bi­lancio 15 milioni per incentivare l'acquisto collettivo dei computer. Stava creando, questa volta sapen­dolo, la prima, vera "consociazio­ne degli acquisti", favorita da un'amministrazione comunale. E trovò i giovani che si entusiasmarono per l'idea, il lavoro, il sogno che sembrava stare dietro al pro­getto. Sarebbero stati loro a gesti­re le trattative fra le aziende di com­puter e i cittadini. Quattro di que­sti giovani se ne andarono a "stu­diare" ad Alcatraz. Credo che si sia­no divertiti da matti a seguire un corso di formazione di una setti­mana per "mediatori economici fa­miliari". Quel che è certo è che tor­narono con le idee chiare: convinsero altri ragazzi a partecipare al sogno, trovarono un consulente aziendale in pensione, Sergio Pa­scutti, per fare il presidente del gruppo, racimolarono i pochi ri­sparmi (4 milioni) e crearono una cooperativa.

 

Computer e crocchette

La "ragione sociale" della nuova azienda è tutta da leggere: i soci "si propongono di ideare e realizzare progetti che diano alla vita, nell'ambito del territorio in cui essa o­pera, una qualità quanto più possi­bile rispondente ai bisogni della so­cietà contemporanea". Dice Bar­bara Casali, 28 anni, studentessa di Giurisprudenza: "La gente vuole stare bene. E ha esigenze, bisogni, desideri. Noi crediamo che una co­munità che si consocia per fare ac­quisti abbia più forza, sappia im­postare rapporti diversi con i pro­duttori, cerchi soluzioni che siano corrette e oneste. Non crediamo che sia giusto che siano venduti computer o altre merci a prezzi sen­za senso ingannando la gente". Roberta Bertini, 29 anni, vicepre­sidente della cooperativa, ripete lo slogan-programma: "Noi diciamo: 'non affrontare la vita da solo, met­titi insieme agli altri”. Consociare i consumi significa fare una pro­posta utile e solidale alla gente".

Il Comune trova una stanza alla cooperativa Monsanolnforma (è la sede della Protezione civile ), sti­pula una convenzione (la coopera­tiva gestisce il sito del Comune e può usare il telefono) e i ragazzi avviano le trattative per l'acquisto dei computer. Setacciano produt­tori e mediatori: alla fine si accor­dano con la Computer Discount. Hanno energie da vendere: sessanta famiglie si prenotano per l'acqui­sto di un Pc, la famiglia Fo mobi­lita tutti i loro sponsor, la Tim Web promette di allacciare con linee AdsI tutti i computer del paese (idea non realizzata: la caduta di Colaninno cancella anche il mini-pro­getto informatico di Monsano). Dario Fo e Franca Rame, in un giorno di maggio, risalgono le col­line delle Marche pur di celebrare la consegna dei computer ai citta­dini. E i ragazzi della cooperativa ci prendono gusto: fanno davvero i consulenti per gli abitanti di Monsano e dintorni. Cercano produtto­ri biologici, trattano con gli assi­curatori etici e con i banchieri on­line (ma i colloqui, qui, si arena­no). Propongono acquisti biologi­ci: alimenti, prodotto per l'igiene, cosmetici (è, in buona parte, il ca­talogo delle Merci dolci di Alcatraz), si inventano la Festa della scuola per proporre grembiulini, a­stucci e matite a prezzi scontati. Ri­caricano i toner e le cartucce del­le stampanti dei soci della coope­rative. Suggeriscono acquisti di crocchette per cani. Offrono, a chi non ce la fa a riprendere i bambini alla scuola materna, servizi di baby­sitteraggio. Organizzano corsi: dal­lo yoga alla fotografia, dalla musicoterapia all'informatica. 73 fami­glie (su 900) si associano alla coo­perativa. Poche? Molte? La coo­perativa è ufficialmente nata a mag­gio dello scorso anno.

"Non è solo una questione di ri­sparmio o di possibilità di lavoro per dei giovani -dice Sbarbati-. Vor­remmo che, in ogni casa, il cibo fosse biologico, sano e buono e che i consumi fossero davvero corret­ti. Quello che stiamo facendo è un tentativo: può riuscire, può non riu­scire, ma io mi auguro che metta radici".

E i commercianti del paese come reagiscono? In realtà, a Monsano, vi è una sola bottega di alimentari. "E noi non vendiamo certo i bi­scotti del Mulino Bianco -dice Bar­bara Casali-. Non vogliamo nem­meno crescere più di tanto. Ci in­teressa un'economia locale. Ma ci interessa molto rompere i mecca­nismi del consumismo, far crescere una coscienza nuo­va nei consumatori".

Il brainstonning è continuo fra i ragazzi della cooperati­va: la discussione, irrisolvi­bile, se è giusto o meno sfrut­tare la corsa agli acquisti in occasioni come il Natale è stata accesa e appassionata. Anche il paese si divide e di­scute: un po' di diffidenza, un po' di curiosità, molto entu­siasmo e molta indifferenza. E anche qualche ostilità. Più legata alle diversità politiche che ad altro: "Alcuni non hanno comprato il computer perché hanno pensato che questa fosse un'iniziativa per­sonale del sindaco".

Don Savino, il parroco, è più be­nevolo: "Il progetto non ha sfon­dato, ma ha aperto una strada. E può essere trainante per accelerare il passaggio verso una vera cultu­ra informatica fra la gente del pae­se .

Scuote la testa il capo dell'opposi­zione, Romano Zenobi, coordinatore provinciale di Alleanza Nazio­nale, professore di italiano in pen­sione: "Il sindaco è stato bravo, ma questa è solo immagine, le priorità del paese sono altre: ci sono strade sconnesse e seri problemi di via­bilità. I computer sono stati acqui­stati solo da chi aveva bisogno di cambiare quello che già aveva. E temo che le attività della coopera­tiva di acquisto vadano contro la li­bertà di commercio e della concorrenza. Più che stare dietro a Fo e ai suoi interessi avrebbero potu­to cercare la collaborazione delle industrie che ci sono nel territorio comunale".

Parole, in fondo, quasi miti se con­frontate a quelle di un vecchio ma­nifesto dell'Unione Civica che li­quidava gli eletti dalla maggioran­za come "sconosciuti, estranei e poco attenti a Monsano". E, poi, anche con Zenobi si finisce a par­lare di quel senso unico capovolto, tormentone della vita politica monsanese.

Non hanno però intenzione di fer­marsi a Monsano: l'auto dell'as­sessore Tommasoni va ad olio di semi. Perché non provare ad an­nunciare che anche le auto del Co­mune andranno, prima o poi, a o­lio di semi? "Non abbiamo ancora capito se è legale o meno", spiega il sindaco. Ma lo fa­ranno, lo posso giurare.

Altri sogni ancora: il recupe­ro dell'olio di frittura da tra­sformare in carburante per le auto comunali, mettere assieme Wwf e cacciatori a ri­piantare alberi, alzare nuovi lampioni fotovoltaici nelle zone più rurali.

In più: rinaturalizzare dei fos­si nel fondovalle per convo­gliarvi tutto il sistema di ac­que piovane.

Ancora una possibile utopia concreta? Un pannello sola­re sopra il tetto di ogni casa. Magari ci riescono davvero in questo laboratorio-Mon­sano. Che trova il sacrosanto tem­po per divertirsi: la prossima esta­te vorrebbero i Nomadi a suonare in un parco comunale. Perché han­no la scombiccherata idea di dedi­carlo a questi musicisti straordina­ri. Vorrei assistere alla riunione di giunta che prenderà questa deci­sione. E consiglierei ai Nomadi di andare a suonare a Monsano.

 

Il manuale dei sogni concreti

Allora, ecco il riassunto di Monsano o, se preferite, il bilancio: in sei mesi si sono associate alla cooperativa MonsanoInforma 73 famiglie (su 900). A maggio, per l'iniziativa Monsano Paese Informatizzato, sono stati venduti, attraverso la rete di Computer Discount, 60 computer. Un'altra sessantina di famiglie ha usufruito della me­diazione amichevole della coo­perativa per acquistare un Pc presso lo stesso rivenditore. Il Co­mune ha incentivato l'acquisto dei computer con un contributo complessivo di 15 milioni.

Il progetto di informatizzazione rimane un obiettivo stabile della cooperativa che intanto promuo­ve l'acquisto consociato di ali­menti biologici dal catalogo Mer­ci Dolce della Libera Università di Alcatraz e dal catalogo di altri produttori.

In programma: l'acquisto di e­lettrodomestici, di cibo per ani­mali, di mobili. La ricarica dei to­ner e delle cartucce per stampanti. Non ha ancora funzionato il rap­porto con la Caes per l'assicura­zione etica (si trattava di assicu­rare l'automobile).

Non ha funzionato, finora, il rap­porto con On-Banca per l'apertura di conti correnti virtuali.

La cooperativa organizza corsi di informatica, yoga, lingue stra­niere, di fotografia, regia, mu­sicoterapia. Offre servizi di baby­sitterraggio che di fatto realizza­no il prolungamento dell'orario della scuola materna.

Nata, formalmente, a marzo del 2000 la cooperativa può vende­re solo ai soci. La tessera costa 50mila lire.

Le auto a colza

Sono sei gli automezzi del Co­mune di Monsano che vanno a colza. Non ci sono però distribu­tori di colza nelle Marche. Il Co­mune, ogni due mesi, spedisce un furgone a Umbertide, alla Este­reco, un'azienda raffinatrice di questo olio. Riesce a stoccare 500 quintali di olio di colza a viaggio. L' acquisto avviene assieme al Comune di Chiaravalle: costo at­torno alle 1.500 lire al litro. Più o meno come il normale diesel. Ma con il grande vantaggio di non produrre inquinamento. Clas­sico (e leggero) odore di patati­ne fritte dai tubi di scappamento. Chiaravalle e Monsano stanno progettando l'apertura di un di­stributore di olio di colza per rifornire i loro automezzi e quel­li degli altri Comuni.

 

Recupero olio di frittura

Possibile una sperimentazione: il recupero dell'olio delle frittu­re e il riciclaggio in carburante. Il Comune sta valutando la pos­sibilità di riconoscere incentivi a chi verserà l'olio di fritto nel contenitore che sarà installato in paese.

 

Lampione fotovoltaico

È uno solo il lampione (costo 5 milioni) alzato sopra una fon­tanella di "acqua buona" (ven­gono fin qui, con le taniche, da Jesi).

In estate l'energia solare riesce a garantire l'illuminazione per tut­ta la notte. In inverno non arriva alla mattina successiva.

Una nuova batteria dovrebbe consentire di superare questa dif­ficoltà. La sua luce, nei mesi in­vernali, è fioca. Il Comune ha progettato di installarne altri 15. Dal punto di vista economico so­no convenienti, secondo gli uffi­ci tecnici, in zone non servite dal­l'Enel: incroci rurali, curve pe­ricolose lontane da centraline e­lettriche. Non produce inquina­mento indiretto e, ovviamente, non ha costi di energia.

 

Cani randagi

Mantenere un cane randagio rin­chiuso in un canile costa alle cas­se comunali 5.500 lire al giorno. Il Comune offre 2.000 lire al giorno, per tutta la vita del cane, a chi si prenderà cura di un ran­dagio abbandonato prelevato dal canile.

 

Rifiuti

Non va bene la raccolta diffe­renziata (carta, vetro, plastica: so­lo 7% dei rifiuti): le aziende del fondo valle di Monsano smalti­scono per conto loro i rifiuti rici­clabili, ma sulle spalle del Co­mune rimangono quelli normali. La raccolta e lo smaltimento dei rifiuti assorbono il 10% del bi­lancio comunale (400 milioni o­gni anno).

 

Intervista a Jacopo Fo

 

Alcatraz, la Libera Università di Alcatraz, territorio di Jacopo Fo in Umbria, cresce: ha aperto negozi ad Olbia, ad Aprilia, a Roma, a Senigallia. Un francising delle Merci Dolci. E Jacopo Fo cita sempre Alex Zanotelli: “Si fa politica solo facendo la spesa”. Per questo si innamorato di Monsano. Fu l’incontro tra lui e il sindaco Sandro Sbarbati a far scoccare la scintilla del “paese ecosostenibile”.

Fo, perché l’esperienza di Monsano è così importante?

Oggi vi sono due possibilità per cambiare il mondo: il pacifismo e la consociazione degli acquisti. Monsano è questo: il tentativo, fatto da un’amministrazione comunale e dai suoi cittadini, di creare un nuovo modo di consumare. Si sta cercando un nuovo modo di consumare. Si sta cercando di andare oltre il gruppo di persone già sensibili, già attente all sostenibilità o all’etica. A Monsano si sta cercando di coinvolgere in un progetto di acquisti etici e biologici anche le persone normali, non solo quelle che già sono alternative. Monsano rappresenta un tassello contro la cultura del dolore e oltre la politica fatta solo di riunioni noiose e cortei sterili. Questa nuova politica a Monsano sta diventando visibile. Ed è un miracolo perché questa politica oggi non ha rappresentanza. Nemmeno fra i No-Global. E’ davvero un tentativo di cambiare la realtà. E’ la concretizzazione di un sogno: sei contro la guerra? Non fare i cortei, metti un pannello solare e compra equo e solidale.

Lo sai cosa dice, a Monsano, chi è contrario al progetto di consociazione per gli acquisti? Che tu stai facendo i tuoi interessi commerciali.

C’è tutta la storia mia e della mia famiglia a smentire qualsiasi interesse personale. Posso citare Marx? Lui diceva che era vero che la lotta per le otto ore era una semplice battaglia sindacale. Ma che diventava politica per la dimensione e per il suo valore. Io dico lo stesso con la consociazione per gli acquisti biologici o equi e solidali. E’ davvero un modo nuovo di fare politica. Monsano è un caso unico, è un solo paese, ma pensa se ci fossero dieci o più amministrazioni comunali: ci sarebbe davvero una rete di consumatori diversi.

Pensi che il progetto di consociazione degli acquisti possa diventare un vero lavoro per i ragazzi della cooperativa MonsanoInforma?

Io credo che stiamo scontrandoci con un sistema economico che funziona male. Al Alcatraz stiamo lavorando su un progetto ambizioso di distribuzione di pannelli solari prodotti da un’azienda tedesca capace di garantire i migliori standard di produzione. Monsano potrebbe essere il primo comune italiano in cui in ogni casa sia installato un pannello solare. Questo è un progetto capace di dare lavoro a molta gente. I prodotti venduti attraverso gli acquisti consociati possono essere infiniti: dalle lavatrici ad aria compressa ai materassi in lattice. E’ un lavoro che aiuta il benessere dei cittadini. A Monsano hanno appena cominciato. La cooperativa è stata creata a Maggio. Faremo e faranno errori: è una cosa lunga, non fateci l’esame dopo solo dieci metri.

 

 

Per maggiori informazioni

La storia, la filosofia, il catalogo, i progetti, i sogni, i link della cooperativa MonsanoInforma si trovano al sito www.villaggiotelematico.it.

Il sito del Comune di Mondano è www.provincia.ancona.it/comuni/monsano

Alcatraz e le iniziative di Jacopo Fo le trovate su www.alcatraz.it

 

Aggiornamenti (da AltrEconomia - Maggio 2002)

Repliche di primavera a Monsano (…). Lo scorso anno Monsano conquistò le cro­nache con il progetto di acquisti collettivi di computer. Fu il primo passo di una consociazione nei consumi favorita ed in­coraggiata da un'amministrazione comunale. Quest'anno, nuovo, am­bizioso tentativo: dotare ogni casa di un pannello solare per produr­re acqua calda. Il Comune riunirà in assemblea i cittadini di Monsa­no, i soci della cooperativa MonsanoInforma cercheranno di con­vincere, casa per casa, le famiglie del paese. Contributo finanziario della Provincia di Ancora, consulenza tecnica dell' Agenzia per il Ri­sparmio Energetico di Ancona, prestiti agevolati dalla Banca Marche. Come dice Jacopo Fo, grande ammiratore di Monsano: "Sei contro la guerra, metti un pannello solare".