da "AltrEconomia" - Gennaio 2002
Monsano, il paese delle utopie riunite
di Andrea Semplici
Un altro mondo? Esiste già. O almeno ci prova: qui le auto vanno a olio di semi, si pensano pannelli solari per ogni casa e lampioni fotovoltaici nelle strade. Così a Monsano -nelle Marche- il paese ringiovanisce e i giovani non scappano. Ma niente paura, non è mica tutto rose e fiori: la gente in politica è spaccata in due e si litiga ancora. Magari per un senso unico.
Magari
si arrabbiano se scrivo che Monsano ricorda l'Africa. O, per rimanere
sull'attualità, il mito del bilancio partecipativo di Porto Alegre. Non è così,
ma questo viene in mente quando senti il sindaco di questo paese marchigiano,
Sandro Sbarbati, 48 anni, diessino disincantato e spregiudicato, che
cercando di affascinarti ti spiega: "La nostra idea di un Comune moderno?
Quella di una comunità che si riunisce per amministrarsi. Idealmente è una
grande famiglia".
Poi
trovi un gruppo di ragazzi (si fa per dire: fra i 23 e i 30 anni) che si sono
trasformati, da meno di un anno, in una cooperativa di "mediatori
economici familiari" (oppure in "consulenti familiari di commercio
informatico") e li ascolti usare quasi le stesse parole: "Mettere
assieme interessi comuni, creando piccole solidarietà e collaborazioni è
essenziale per il nostro benessere: è come creare una grande famiglia, una
comunità che si auto amministra". E continuano: "Oggi la vera
democrazia passa per i consumi e noi ci crediamo nella possibilità di cambiare
il mondo occupandoci di cose concrete come gli acquisti".
Ci
si mette anche Dario Fo, atterrato in questo paese la scorsa primavera, per
proclamare Monsano "il paese che semina utopie": "Mi piace la
vostra follia e l'intenzione di sfidare le regole del mercato e la logica del
profitto. Mi piace il vostro modello di democrazia informatica".
Addirittura!
Parola da Nobel-giullare. E poi ci sono i titoli dei giornali: "CyberMonsano",
"Il comune più informatizzato d'Italia". "Tutto un paese si
associa per gli acquisti on-line". C'è la Rai che quando ha fatto un
programma sui diversi modi di consumare ha messo assieme Parigi, Tokyo e Monsano.
In più: qui le auto del Comune vanno a colza (ma non stupitevi più di
tanto, gli automobilisti che hanno il diesel, a Monsano e dintorni, versano da
tempo, nei loro serbatoi, olio di semi comprato al supermercato), si
progettano lampioni stradali fotovoltaici e si sogna di dotare ogni casa di un
pannello solare.
Come
non pensare, con mille forzature, alla famiglia allargata di un villaggio
africano che, invece, di pensare alla gestione delle vacche, è alle prese con
computer e tecnologia? Solo che qui, bella collina delle Marche, ancora terra
di olivi e campi coltivati a frumento, sponda della Vallesina, siamo a un
passo da Jesi, a meno di trenta chilometri da Ancona, a un quarto d' ora
dalle spiagge di Senigallia: e giù nel fondovalle, dove corre le vecchia
strada fra le Marche e Roma, non c' è la savana, ma cinque comprensori di una
megazona industriale (150 capannoni, tremila fra operai e impiegati) di
fabbriche meccaniche, di aziende che fanno scarpe, di immensi play center (il
Paradise è una "cosa" sterminata che non sfigurerebbe a Las
Vegas ), di centri commerciali uno dopo l'altro, di discoteche, di alberghi,
grandi come palazzi, sempre affollati di tecnici, rappresentanti, uomini di
affari di questa Italia delle piccole imprese.
Non
solo: in questa vallata, la Vallesina, è stata anche emergenza ambientale
seria e cattiva: qui la Sima aveva inquinato, per anni, i terreni con il suo
cromo. Quindi via le illusioni: niente Africa, niente paese-perfetto, niente Shangri-là
italiano, ma l'utopia-Monsano ha davvero conquistato pagine di giornale
e la fama del paese "più ecosostenibile d'Italia".
Direi
che non è vero, ma che almeno ci provano, questo sì. Il sindaco Sbarbati,
che di mestiere vende macchine agricole in giro per l'Italia, continua a
stupire. Le sue prime parole sono: " Abbiamo sogni, utopie, strategie,
entusiasmo. Al primo posto di ogni politica, anche in un paese piccolo, non
possono che esserci ambiente, rapporti con il Sud del mondo e un modo diverso
di consumare".
Ce
n'è a sufficienza per andare a vedere cosa succede in questo angolo di
Marche.
Notizie
di base su Monsano: poco meno di 15 chilometri quadrati, 2.745 abitanti (in
crescita costante: qui si vive bene e le famiglie vi si trasferiscono da
Jesi. L'età media si abbassa: un monsanese su cinque -il 22%- ha meno di venti
anni). Dal 1995 l'amministrazione comunale è di centro-sinistra: Sbarbati è
al secondo mandato (non potrà essere rieletto nel 2004). Il paese,
politicamente, è spaccato in due: il sindaco, nel 1999, ha vinto con il 52% dei
voti, poche decine di Voti di scarto fra Ulivo e un'Unione Civica di destra.
Qui ci si divide (con polemiche roventi) su un senso unico cambiato e sulla
costruzione di una scuola al posto di un palasport. Disfide di paese non ancora
placate ad anni di distanza, ma in passato, lo scontro politico, da queste
parti, è stato degno di Peppone e don Carnillo: un comunista non andava dal
droghiere democristiano e viceversa. Oggi i partiti annaspano: i Ds hanno 52
iscritti e quasi tutti anziani. Gli altri stanno peggio.
Paese
di benessere diffuso: la zona industriale arricchisce le casse comunali e dà
lavoro senza patemi. Disoccupazione inesistente: due stipendi in ogni famiglia e
poi c'è il campo e l'orto. "Qui si vive bene. Molto bene", dice don
Savino, parroco da trent'anni a Monsano. Il sindaco annuisce. Centro anziani,
centro giovani, biblioteca, banca, farmacia, ambulatorio medico, tre circoli
(affollati) per il tempo libero: non manca niente a Monsano. C'è l'Avis,
una sede del Wwf, un'attiva Protezione civile (con 22 volontari). I ragazzi non
hanno nessuna intenzione di andarsene. E ci sono ben quattro chiese: ben si capisce,
cinque secoli fa, la Madonna apparve anche in queste campagne.
Tutto
tranquillo? Sì, ma il sindaco non ci sta a rinchiudersi nelle mura del paese
e a passare il tempo con l'ordinaria amministrazione. Già, qualche segnale
di sana irrequietezza c'era stato: il territorio comunale era stato dichiarato
anti-transgenico e la giunta aveva deciso che la nuova scuola avrebbe dovuto
essere dedicata a Iqbal Masih, il bambino-Iavoratore pakistano, simbolo
della battaglia contro il lavoro minorile (braccio di ferro perso con la
preside: la scuola è rimasta intitolata a Pergolesi). E allora Sbarbati
sceglie un verde, Mauro Tommasoni, per fare l' assessore all'urbanistica
(decisione non da poco: a quanti ambientalisti in Italia è andato un
assessore-chiave per lo sviluppo di una comunità?). E, complice un viaggio in
Umbria, approda alla Libera università di Alcatraz, la "cascina di
idee" creata da Jacopo Fo dalle parti di Gubbio.
Fu
un colpo di fulmine: Jacopo ammaliò il sindaco con le sue follie. Parlarono
per cinque ore di seguito. E mai conversazione da dopo pranzo domenicale fu più
ricca di risultati. Sbarbati è un sognatore, ma anche un uomo pratico (ha diretto
anche un'azienda): se ne tornò a Monsano e non ci mise poi molto, un anno fa,
a convincere la giunta a ordinare la conversione delle auto, dei camioncini e
del trattore dal diesel all'olio di colza.
Il
clan dei Fo, sponsor tenaci del biodiesel, avevano raccolto un altro successo.
La
colza contagiò altri paesi e cittadine: Chiaravalle, Jesi, Falconara ne
hanno seguito l'esempio. Anzi: Monsano e Chiaravalle, paesi vicini, stanno
progettando un distributore in comune di olio di colza per evitare il
viaggio delle cisterne fino all'azienda Estereco di Umbertide.
Ecco
a voi CyberMonsano
La
colza fu il primo passo, quasi inconsapevole del Progetto Monsano. Che
l'assessore Tommasoni traduce senza tanti giri di parole: "Vogliamo
intervenire sui consumi". E aggiunge: "Abbiamo a cuore la qualità
della vita e la crescita collettiva di una comunità". E ancora, senza
timidezze: "Abbiamo anche il coraggio di metterle in pratica queste
idee".
La
prima frontiera dei consumi che Monsano ha deciso di varcare è quella
informatica. È la linea d' ombra dei computer. Sbarbati e Jacopo Fo sognano
una CyberMonsano. Spiega più concretamente il sindaco: "È quasi
banale: volevamo favorire la diffusione delle nuove tecnologie fra i
cittadini. Volevamo che tutti sapessero utilizzare un computer. Che non ci
fossero analfabeti informatici in paese".
Fo,
da poeta del futuro, ti direbbe che sognava Monsano come una net-community. Sbarbati
non fu da meno: varò il progetto Mons@no.paese.informatizzato,
convocò un'affollata assemblea dei cittadini e trovò nelle pieghe del bilancio
15 milioni per incentivare l'acquisto collettivo dei computer. Stava creando,
questa volta sapendolo, la prima, vera "consociazione degli
acquisti", favorita da un'amministrazione comunale. E trovò i giovani che
si entusiasmarono per l'idea, il lavoro, il sogno che sembrava stare dietro al
progetto. Sarebbero stati loro a gestire le trattative fra le aziende di computer
e i cittadini. Quattro di questi giovani se ne andarono a "studiare"
ad Alcatraz. Credo che si siano divertiti da matti a seguire un corso di
formazione di una settimana per "mediatori economici familiari".
Quel che è certo è che tornarono con le idee chiare: convinsero altri
ragazzi a partecipare al sogno, trovarono un consulente aziendale in pensione,
Sergio Pascutti, per fare il presidente del gruppo, racimolarono i pochi risparmi
(4 milioni) e crearono una cooperativa.
La
"ragione sociale" della nuova azienda è tutta da leggere: i soci
"si propongono di ideare e realizzare progetti che diano alla vita,
nell'ambito del territorio in cui essa opera, una qualità quanto più possibile
rispondente ai bisogni della società contemporanea". Dice Barbara
Casali, 28 anni, studentessa di Giurisprudenza: "La gente vuole stare bene.
E ha esigenze, bisogni, desideri. Noi crediamo che una comunità che si
consocia per fare acquisti abbia più forza, sappia impostare rapporti
diversi con i produttori, cerchi soluzioni che siano corrette e oneste. Non
crediamo che sia giusto che siano venduti computer o altre merci a prezzi senza
senso ingannando la gente". Roberta Bertini, 29 anni, vicepresidente
della cooperativa, ripete lo slogan-programma: "Noi diciamo: 'non
affrontare la vita da solo, mettiti insieme agli altri”. Consociare i
consumi significa fare una proposta utile e solidale alla gente".
Il
Comune trova una stanza alla cooperativa Monsanolnforma (è la sede della
Protezione civile ), stipula una convenzione (la cooperativa gestisce il
sito del Comune e può usare il telefono) e i ragazzi avviano le trattative per
l'acquisto dei computer. Setacciano produttori e mediatori: alla fine si accordano
con la Computer Discount. Hanno energie da vendere: sessanta famiglie si
prenotano per l'acquisto di un Pc, la famiglia Fo mobilita tutti i loro
sponsor, la Tim Web promette di allacciare con linee AdsI tutti i computer del
paese (idea non realizzata: la caduta di Colaninno cancella anche il mini-progetto
informatico di Monsano). Dario Fo e Franca Rame, in un giorno di maggio,
risalgono le colline delle Marche pur di celebrare la consegna dei computer ai
cittadini. E i ragazzi della cooperativa ci prendono gusto: fanno davvero i
consulenti per gli abitanti di Monsano e dintorni. Cercano produttori
biologici, trattano con gli assicuratori etici e con i banchieri online (ma
i colloqui, qui, si arenano). Propongono acquisti biologici: alimenti,
prodotto per l'igiene, cosmetici (è, in buona parte, il catalogo delle Merci
dolci di Alcatraz), si inventano la Festa della scuola per proporre grembiulini,
astucci e matite a prezzi scontati. Ricaricano i toner e le cartucce delle
stampanti dei soci della cooperative. Suggeriscono acquisti di crocchette per
cani. Offrono, a chi non ce la fa a riprendere i bambini alla scuola materna,
servizi di babysitteraggio. Organizzano corsi: dallo yoga alla fotografia,
dalla musicoterapia all'informatica. 73 famiglie (su 900) si associano alla
cooperativa. Poche? Molte? La cooperativa è ufficialmente nata a maggio
dello scorso anno.
"Non
è solo una questione di risparmio o di possibilità di lavoro per dei giovani
-dice Sbarbati-. Vorremmo che, in ogni casa, il cibo fosse biologico, sano e
buono e che i consumi fossero davvero corretti. Quello che stiamo facendo è
un tentativo: può riuscire, può non riuscire, ma io mi auguro che metta
radici".
E
i commercianti del paese come reagiscono? In realtà, a Monsano, vi è una sola
bottega di alimentari. "E noi non vendiamo certo i biscotti del Mulino
Bianco -dice Barbara Casali-. Non vogliamo nemmeno crescere più di tanto.
Ci interessa un'economia locale. Ma ci interessa molto rompere i meccanismi
del consumismo, far crescere una coscienza nuova nei consumatori".
Il
brainstonning è continuo fra i ragazzi della cooperativa: la
discussione, irrisolvibile, se è giusto o meno sfruttare la corsa agli
acquisti in occasioni come il Natale è stata accesa e appassionata. Anche il
paese si divide e discute: un po' di diffidenza, un po' di curiosità, molto
entusiasmo e molta indifferenza. E anche qualche ostilità. Più legata alle
diversità politiche che ad altro: "Alcuni non hanno comprato il computer
perché hanno pensato che questa fosse un'iniziativa personale del
sindaco".
Don
Savino, il parroco, è più benevolo: "Il progetto non ha sfondato, ma
ha aperto una strada. E può essere trainante per accelerare il passaggio verso
una vera cultura informatica fra la gente del paese .
Scuote
la testa il capo dell'opposizione, Romano Zenobi, coordinatore provinciale di
Alleanza Nazionale, professore di italiano in pensione: "Il sindaco è
stato bravo, ma questa è solo immagine, le priorità del paese sono altre: ci
sono strade sconnesse e seri problemi di viabilità. I computer sono stati
acquistati solo da chi aveva bisogno di cambiare quello che già aveva. E temo
che le attività della cooperativa di acquisto vadano contro la libertà di
commercio e della concorrenza. Più che stare dietro a Fo e ai suoi interessi
avrebbero potuto cercare la collaborazione delle industrie che ci sono nel
territorio comunale".
Parole,
in fondo, quasi miti se confrontate a quelle di un vecchio manifesto
dell'Unione Civica che liquidava gli eletti dalla maggioranza come
"sconosciuti, estranei e poco attenti a Monsano". E, poi, anche con
Zenobi si finisce a parlare di quel senso unico capovolto, tormentone della
vita politica monsanese.
Non
hanno però intenzione di fermarsi a Monsano: l'auto dell'assessore
Tommasoni va ad olio di semi. Perché non provare ad annunciare che anche le
auto del Comune andranno, prima o poi, a olio di semi? "Non abbiamo
ancora capito se è legale o meno", spiega il sindaco. Ma lo faranno, lo
posso giurare.
Altri
sogni ancora: il recupero dell'olio di frittura da trasformare in carburante
per le auto comunali, mettere assieme Wwf e cacciatori a ripiantare alberi,
alzare nuovi lampioni fotovoltaici nelle zone più rurali.
In
più: rinaturalizzare dei fossi nel fondovalle per convogliarvi tutto il
sistema di acque piovane.
Ancora
una possibile utopia concreta? Un pannello solare sopra il tetto di ogni casa.
Magari ci riescono davvero in questo laboratorio-Monsano. Che trova il
sacrosanto tempo per divertirsi: la prossima estate vorrebbero i Nomadi a
suonare in un parco comunale. Perché hanno la scombiccherata idea di dedicarlo
a questi musicisti straordinari. Vorrei assistere alla riunione di giunta che
prenderà questa decisione. E consiglierei ai Nomadi di andare a suonare a
Monsano.
Allora,
ecco il riassunto di Monsano o, se preferite, il bilancio: in sei mesi si sono
associate alla cooperativa MonsanoInforma 73 famiglie (su 900). A maggio, per
l'iniziativa Monsano Paese Informatizzato, sono stati venduti, attraverso la
rete di Computer Discount, 60 computer. Un'altra sessantina di famiglie ha
usufruito della mediazione amichevole della cooperativa per acquistare un Pc
presso lo stesso rivenditore. Il Comune ha incentivato l'acquisto dei computer
con un contributo complessivo di 15 milioni.
Il
progetto di informatizzazione rimane un obiettivo stabile della cooperativa che
intanto promuove l'acquisto consociato di alimenti biologici dal catalogo
Merci Dolce della Libera Università di Alcatraz e dal catalogo di altri
produttori.
In
programma: l'acquisto di elettrodomestici, di cibo per animali, di mobili.
La ricarica dei toner e delle cartucce per stampanti. Non ha ancora funzionato
il rapporto con la Caes per l'assicurazione etica (si trattava di assicurare
l'automobile).
Non
ha funzionato, finora, il rapporto con On-Banca per l'apertura di conti
correnti virtuali.
La
cooperativa organizza corsi di informatica, yoga, lingue straniere, di
fotografia, regia, musicoterapia. Offre servizi di babysitterraggio che di
fatto realizzano il prolungamento dell'orario della scuola materna.
Nata,
formalmente, a marzo del 2000 la cooperativa può vendere solo ai soci. La
tessera costa 50mila lire.
Sono
sei gli automezzi del Comune di Monsano che vanno a colza. Non ci sono però
distributori di colza nelle Marche. Il Comune, ogni due mesi, spedisce un
furgone a Umbertide, alla Estereco, un'azienda raffinatrice di questo olio.
Riesce a stoccare 500 quintali di olio di colza a viaggio. L' acquisto avviene
assieme al Comune di Chiaravalle: costo attorno alle 1.500 lire al litro. Più
o meno come il normale diesel. Ma con il grande vantaggio di non produrre
inquinamento. Classico (e leggero) odore di patatine fritte dai tubi di
scappamento. Chiaravalle e Monsano stanno progettando l'apertura di un distributore
di olio di colza per rifornire i loro automezzi e quelli degli altri Comuni.
Possibile
una sperimentazione: il recupero dell'olio delle fritture e il riciclaggio in
carburante. Il Comune sta valutando la possibilità di riconoscere incentivi a
chi verserà l'olio di fritto nel contenitore che sarà installato in paese.
È
uno solo il lampione (costo 5 milioni) alzato sopra una fontanella di
"acqua buona" (vengono fin qui, con le taniche, da Jesi).
In
estate l'energia solare riesce a garantire l'illuminazione per tutta la notte.
In inverno non arriva alla mattina successiva.
Una
nuova batteria dovrebbe consentire di superare questa difficoltà. La sua
luce, nei mesi invernali, è fioca. Il Comune ha progettato di installarne
altri 15. Dal punto di vista economico sono convenienti, secondo gli uffici
tecnici, in zone non servite dall'Enel: incroci rurali, curve pericolose
lontane da centraline elettriche. Non produce inquinamento indiretto e,
ovviamente, non ha costi di energia.
Cani
randagi
Mantenere
un cane randagio rinchiuso in un canile costa alle casse comunali 5.500 lire
al giorno. Il Comune offre 2.000 lire al giorno, per tutta la vita del cane, a
chi si prenderà cura di un randagio abbandonato prelevato dal canile.
Rifiuti
Non
va bene la raccolta differenziata (carta, vetro, plastica: solo 7% dei
rifiuti): le aziende del fondo valle di Monsano smaltiscono per conto loro i
rifiuti riciclabili, ma sulle spalle del Comune rimangono quelli normali. La
raccolta e lo smaltimento dei rifiuti assorbono il 10% del bilancio comunale
(400 milioni ogni anno).
Alcatraz,
la Libera Università di Alcatraz, territorio di Jacopo Fo in Umbria, cresce: ha
aperto negozi ad Olbia, ad Aprilia, a Roma, a Senigallia. Un francising delle
Merci Dolci. E Jacopo Fo cita sempre Alex Zanotelli: “Si fa politica solo
facendo la spesa”. Per questo si innamorato di Monsano. Fu l’incontro tra
lui e il sindaco Sandro Sbarbati a far scoccare la scintilla del “paese
ecosostenibile”.
Fo,
perché l’esperienza di Monsano è così importante?
Oggi
vi sono due possibilità per cambiare il mondo: il pacifismo e la consociazione
degli acquisti. Monsano è questo: il tentativo, fatto da un’amministrazione
comunale e dai suoi cittadini, di creare un nuovo modo di consumare. Si sta
cercando un nuovo modo di consumare. Si sta cercando di andare oltre il gruppo
di persone già sensibili, già attente all sostenibilità o all’etica. A
Monsano si sta cercando di coinvolgere in un progetto di acquisti etici e
biologici anche le persone normali, non solo quelle che già sono alternative.
Monsano rappresenta un tassello contro la cultura del dolore e oltre la politica
fatta solo di riunioni noiose e cortei sterili. Questa nuova politica a Monsano
sta diventando visibile. Ed è un miracolo perché questa politica oggi non ha
rappresentanza. Nemmeno fra i No-Global. E’ davvero un tentativo di cambiare
la realtà. E’ la concretizzazione di un sogno: sei contro la guerra? Non fare
i cortei, metti un pannello solare e compra equo e solidale.
Lo sai cosa dice, a Monsano, chi è contrario al progetto di consociazione per gli acquisti? Che tu stai facendo i tuoi interessi commerciali.
C’è
tutta la storia mia e della mia famiglia a smentire qualsiasi interesse
personale. Posso citare Marx? Lui diceva che era vero che la lotta per le otto
ore era una semplice battaglia sindacale. Ma che diventava politica per la
dimensione e per il suo valore. Io dico lo stesso con la consociazione per gli
acquisti biologici o equi e solidali. E’ davvero un modo nuovo di fare
politica. Monsano è un caso unico, è un solo paese, ma pensa se ci fossero
dieci o più amministrazioni comunali: ci sarebbe davvero una rete di
consumatori diversi.
Pensi che il progetto di consociazione degli acquisti possa diventare un vero lavoro per i ragazzi della cooperativa MonsanoInforma?
Io
credo che stiamo scontrandoci con un sistema economico che funziona male. Al
Alcatraz stiamo lavorando su un progetto ambizioso di distribuzione di pannelli
solari prodotti da un’azienda tedesca capace di garantire i migliori standard
di produzione. Monsano potrebbe essere il primo comune italiano in cui in ogni
casa sia installato un pannello solare. Questo è un progetto capace di dare
lavoro a molta gente. I prodotti venduti attraverso gli acquisti consociati
possono essere infiniti: dalle lavatrici ad aria compressa ai materassi in
lattice. E’ un lavoro che aiuta il benessere dei cittadini. A Monsano hanno
appena cominciato. La cooperativa è stata creata a Maggio. Faremo e faranno
errori: è una cosa lunga, non fateci l’esame dopo solo dieci metri.
La
storia, la filosofia, il catalogo, i progetti, i sogni, i link della cooperativa
MonsanoInforma si trovano al sito www.villaggiotelematico.it.
Il
sito del Comune di Mondano è www.provincia.ancona.it/comuni/monsano
Alcatraz
e le iniziative di Jacopo Fo le trovate su www.alcatraz.it
Aggiornamenti (da AltrEconomia - Maggio 2002)
Repliche di primavera a Monsano (…). Lo scorso anno Monsano conquistò le cronache con il progetto di acquisti collettivi di computer. Fu il primo passo di una consociazione nei consumi favorita ed incoraggiata da un'amministrazione comunale. Quest'anno, nuovo, ambizioso tentativo: dotare ogni casa di un pannello solare per produrre acqua calda. Il Comune riunirà in assemblea i cittadini di Monsano, i soci della cooperativa MonsanoInforma cercheranno di convincere, casa per casa, le famiglie del paese. Contributo finanziario della Provincia di Ancora, consulenza tecnica dell' Agenzia per il Risparmio Energetico di Ancona, prestiti agevolati dalla Banca Marche. Come dice Jacopo Fo, grande ammiratore di Monsano: "Sei contro la guerra, metti un pannello solare".