Il
bilancio partecipativo di Porto Alegre
di
Assis Brasil Olegàrio Filho (Sociologo e Coordinatore di Rapporti con la
Comunità del Comune Municipale di Porto Alegre)
Breve
storia
Porto Alegre è la
capitale dello Stato di Rio Grande do Sul, ha 1.290.000 abitanti e si trova al
centro di una area metropolitana con circa 3.000.000 di abitanti. Da città dove
ha avuto origine l’industrializzazione dello Stato, il municipio negli anni
60/90 ha diminuito la presenza di fabbriche per trasformarsi in un grande centro
di servizi e di commercio. Fino all’inizio degli anni 80, ha vissuto
un’accelerata crescita demografica, processo che, combinato con la forte
concentrazione di reddito esistente, ha originato gravi squilibri e ha lasciato
un terzo della popolazione ai margini dell’infrastruttura urbana
Queste popolazioni sono
state storicamente dimenticate dalle amministrazioni municipali. Nel 1989
esisteva un’enorme massa di cittadini che vivevano in quartieri o borgate non
regolarizzate, abitavano in baracche, senza acqua potabile, senza fognature
trattate né strade pavimentate. Ossia, un enorme debito sociale del potere
pubblico verso una parte significativa della popolazione. Tanto che all’inizio
del processo del Bilancio Partecipativo, sono stati scoperti casi, confortati da
una documentazione, di interi quartieri che hanno lottato 30 o 40 anni per avere
una rete fognaria o la pavimentazione della strada
L’istituzione
governativa totalmente centralizzata e antidemocratica era un ostacolo
insormontabile ad un rapporto trasparente e non fisiologico con la società. Il
Comune decideva gli investimenti a margine della popolazione e dando priorità
diverse da quelle formulate nelle comunità
Inoltre, il municipio
doveva fronteggiare uno squilibrio amministrativo e finanziario di tipo
strutturale. Il reddito del Comune proveniente dalle tasse era lontano e non
sufficiente neppure a finanziare quel minimo di opere necessarie a equilibrare
lo sviluppo della città e ricominciare a riscattare il debito sociale con le
migliaia di cittadini che vivevano a livelli di degradante miseria
Nel 1989, quando ebbe
inizio, il Bilancio Partecipativo si trovò davanti questo contesto avverso che,
sommato all’inesperienza derivante dall’essere inedito, portò ad una scarsa
adesione della popolazione. Nel 1990, la partecipazione si mantenne su livelli
modesti, soprattutto in funzione delle difficoltà finanziarie del Comune. Ma è
a partire da questo momento, allorché il Comune riacquista la capacità di
investire attraverso una profonda riforma fiscale, che il Bilancio Partecipativo
subisce un forte impulso. Il governo si trova ad avere delle risorse per
soddisfare le richieste e la popolazione comincia a sentire e a vedere con i
propri occhi che le sue decisioni vengono rispettate ed hanno come risultato il
miglioramento delle sue condizioni di vita
La struttura fiscale
brasiliana è molto ingiusta poiché predominano le imposte indirette riscosse
al consumo dei beni e servizi e mal distribuita tra le sfere di competenza
amministrativa. Della cifra totale dei tributi, grosso modo all’Unione resta
il 55%, agli stati il 28% e ai comuni il 17%. Questo determina una situazione in
cui la quasi totalità dei municipi vivono dei ritorni costituzionali
dall’Unione e dagli Stati come principale fonte di redditi
La riforma fiscale
compiuta a Porto Alegre ha permesso una crescita significativa delle entrate e
oggi, con la riscossione delle tasse municipali, supera il 50% del reddito
totale del municipio. Ciò è stato ottenuto senza dubbio attraverso la presenza
della 19 comunità alle discussioni, attraverso la conoscenza di dove e come
vengono impiegate le risorse pubbliche quando si pratica una democrazia
partecipativa
Costituzionalmente, il
Municipio legifera e riscuote sulla proprietà urbana, sui servizi di qualsiasi
tipo, sul trasferimento di beni immobili, sulle tasse e sui servizi pubblici
Dei trasferimenti
ricevuti, per le entrate municipali la tassazione sulla circolazione delle merci
riscossa dallo Stato è la più importante
Le riforme fiscali
compiute sono state segnate da un dibattito democratico ed ampio realizzato
all’interno della comunità, oltre che dal carattere di progressività della
tassa sui fabbricati e sui terreni urbani imposta ai più ricchi, che ha reso
possibile un catasto con più di 470 mila iscrizioni di tributi
Dal 1991 in poi, il
Bilancio Partecipativo è diventato progressivamente un processo massiccio ed
appassionante che ha mobilitato le comunità di tutte le aree. Nel 1994, per
esempio, più di 11 mila persone, e nel 1998 più di 35 mila persone, hanno
partecipato alla Iª, IIª ed alle fasi intermedie, coordinate direttamente dal
Comune. Se a queste si sommano coloro che hanno partecipato alle innumerevoli
riunioni organizzate da associazioni comunitarie ed enti popolari, avremo circa
100 mila persone coinvolte in qualche modo nell’elaborazione del bilancio
comunale. Inoltre, circa centomila organismi di abitanti e associazioni sono
registrati nel Bilancio Partecipativo
Sistematica del Funzionamento
Il funzionamento del
Bilancio Partecipativo è stato perfezionato negli anni per dare equilibrio ai
diversi problemi sorti. Fu chiaro sin dall’inizio che le priorità delle aree
più povere, dove vive la maggior parte della popolazione, erano molto diverse
da quelle delle aree dove vivono individui con maggiori risorse. Nei quartieri
poveri, per esempio, il problema della bonifica di base era il più necessario e
urgente, mentre nei quartieri più ricchi la preoccupazione maggiore era la
pulizia e la cura delle piazze e dei parchi. D’altra parte, all’interno dei
quartieri più bisognosi c’era uno scompenso tra le popolazioni, alcune più,
altre meno organizzate attorno alle loro rivendicazioni
Un altro problema
rilevato fu la tradizione di un rapporto clientelare basato sullo scambio di
favori tra cittadino e Potere Pubblico. Tale tradizione, fortemente radicata
nella nostra cultura politica, induce alla passività e mira non alla
partecipazione, ma alla cooptazione della popolazione. Inoltre, non esisteva
alcuna esperienza di dibattito su temi importanti, di tipo tecnico, come è il
bilancio. C’era poi il fatto che, anche dopo la riforma fiscale, le risorse
non erano sufficienti per rispondere a tutte le richieste della società
Era necessario, quindi,
trovare il modo per rompere la passività e il rapporto di clientelismo e
incentivare la partecipazione per definire gli investimenti e le spese sulla
base di criteri oggettivi, accettati dalla comunità, e capaci di includere
tutta la città, a partire da un ordine di priorità che tenesse conto delle
enormi differenze esistenti
La forma di
funzionamento trovata per risolvere questi problemi, assicurare un’ampia
partecipazione, garantire la democrazia del processo e rendere le discussioni più
ricche, educative e produttive, fu la seguente:
1) La città è stata
divisa in sedici (16) aree, sulla base di criteri geografici, sociali e di
organizzazione comunitaria, attraverso le quali si organizza l’ampia
partecipazione della popolazione. Inoltre, per rendere possibile l’inserimento
di individui ed enti vincolati ad altri movimenti come quello sindacale, delle
donne, della sanità, 20 dell’educazione, della cultura, ecc. furono create
cinque strutture di partecipazione a partire da temi: Organizzazione della città
e sviluppo urbano, circolazione e trasporti, salute e assistenza sociale,
educazione, cultura e tempo libero e sviluppo economico e tassazione.
Annualmente il Comune
promuove almeno due grandi giri di riunioni plenarie all’interno delle aree e
delle strutture tematiche. Nella prima vengono presentati i conti del piano
d’investimenti approvato l’anno precedente. Si verifica ciò è stato
realizzato, ciò che è in corso, ciò che non è stato iniziato e il perché.
Qui il potere pubblico si sottopone alla critica della popolazione. Viene
consegnato il Piano di Investimenti da eseguire, fase che garantisce la
trasparenza del processo, condizione fondamentale per il rapporto di franchezza
che il Bilancio Partecipativo richiede. Nel secondo giro, le priorità definite
dai delegati vengono consegnate al Comune e ha luogo l’elezione dei
consiglieri del Bilancio Partecipativo
Tra questi due grandi giri, c’è una fase intermedia nella quale avvengono innumerevoli riunioni, sia tematiche che per aree (che sono suddivise in microaree). In questo momento la popolazione rileva le proprie necessità principali, si fa un opinione circa tali necessità e stabilisce una gerarchia delle azioni e delle opere più urgenti. Nonostante sia costituito da riunioni minori, questo è uno dei momenti più importanti del processo, perché propaga in maniera capillare la discussione nei quartieri e nelle borgate della città, rende possibile una maggiore partecipazione e fa sorgere una acuta ma sana disputa tra le comunità per garantire risorse e investimenti
2) La definizione delle
priorità è realizzata dai Forum di Delegati di Area e per Tema, eletti dopo il
I° giro
Il Consiglio del
Bilancio Partecipativo è costituito da 2 (due) consiglieri titolari e da un
eguale numero di supplenti eletti in ognuna delle 16 (sedici) aree della città,
da 2 (due) consiglieri titolari e da un eguale numero di supplenti eletti in
ognuna delle 5 (cinque) strutture tematiche, da 1 (un) rappresentante titolare e
1 (un) supplente del sindacato degli Impiegati Municipali di Porto Alegre e da 1
(un) titolare e 1 (un) supplente dell’Unione delle Associazioni di Abitanti di
Porto Alegre. I rappresentanti del governo sono in numero di 2 (due) titolari e
2 (due) supplenti, i quali non hanno diritto al voto. Il mandato dei consiglieri
ha la durata di 1 (un) anno, con la possibilità di rielezione consecutiva.
Questo mandato però è revocabile in qualsiasi momento attraverso un
procedimento specifico nell’ambito del Forum dei Delegati di Area e per Tema e
richiede, per essere applicato, la maggioranza qualificata di 2/3 (due terzi)
I delegati, che sono in
numero maggiore dei consiglieri, si riuniscono come minimo una volta al mese e
costituiscono il già citato Forum dei Delegati di Area e per Tema
L’incarico dei
delegati è di sostenere i consiglieri nella divulgazione fra la popolazione
degli argomenti trattati nelle riunioni delle fasi intermedie, aiutare il
consolidamento dei Consigli di Area che sono stati costituiti e seguire, a
contatto con la comunità, l’andamento delle opere previste nel Piano degli
Investimenti
3) Dopo il processo
delle riunioni avvenuto all’interno delle strutture per tema e per area, e la
costituzione del Forum dei Delegati e del Consiglio del Bilancio Partecipativo,
inizia la formazione finale del Bilancio del Comune e del Piani di Investimenti.
In primo luogo, l’insieme delle segreterie e organi del governo partecipano
alle riunioni del Consiglio Municipale per discutere le opere, i loro costi e la
fattibilità tecnica. Una volta in possesso di queste informazioni, i
consiglieri e i delegati fissano nuovi dibattiti con le comunità.
Successivamente l’Esecutivo presenta ai consiglieri la proposta di bilancio in
dettaglio, comprensiva di tutte le voci di entrata e di uscita. Definiti i
grandi numeri del Bilancio, si passa quindi alla definizione del Piano di
Investimenti: a) la priorità dell’area (scelta nelle riunioni plenarie di
area – bonifica, educazione, pavimentazione, ecc.); b) la popolazione totale
dell’area (le aeree con maggior popolazione hanno peso maggiore); c) carenze
del servizio o dell’infrastruttura (le regioni più carenti hanno peso
maggiore). Dall’incrocio di questi criteri e dalla discussione con le
popolazioni, si definisce l’investimento e le opere che ci saranno in ogni
area, alle quali si sommano le opere settoriali e di interesse per tutta la città,
proposte dalla struttura tematica e dallo stesso governo
Il Piano di Investimenti
è perciò il risultato di richieste di aree, di rivendicazioni settoriali e di
proposte di tipo generale relative alla pianificazione strategica della città.
È anche il risultato di un intenso dialogo critico tra le comunità, le sue
associazioni, gli enti civili e culturali e il governo municipale
Alla fine del processo,
il Piano di Investimenti è sottoposto all’approvazione del Consiglio del
Bilancio Partecipativo
4) Dopo l’approvazione
del Bilancio Comunale da parte del Consiglio, la proposta viene inviata
dall’Esecutivo alla Giunta Comunale degli Assessori. È qui che si concretizza
l’unione della democrazia diretta e partecipativa con la democrazia
rappresentativa. Si tratta di un rapporto naturalmente teso e difficile, ma che
si è rivelato estremamente positivo. Gli assessori discutono e polemizzano con
l’Esecutivo e con i Consiglieri sui numeri del bilancio, presentano correzioni
e suggerimenti di modifiche
Si avvia, allora, una
forte negoziazione che porta sì a dei cambiamenti, i quali tuttavia non
influiscono sulla struttura globale del bilancio, visto che gli stessi assessori
sanno che è il risultato di un processo di non-equivoca rappresentatività
sociale e politica
In questi anni abbiamo
difeso il mantenimento di questa esperienza in quanto forma autonoma e
auto-governata di partecipazione popolare. I tentativi di sottoporre il processo
ad una legge approvata dalla Giunta Comunale non trovano asilo presso la
popolazione, e nemmeno presso il nostro governo, che difende la conservazione
del carattere pubblico ma non statale del processo