Giugno 2001
Il bilancio partecipativo nel Rio Grande do Sul: un nuovo gradino della democrazia si consolida
di Giovanni Allegretti
Se negli ultimi anni Porto Alegre e il Rio Grande do Sul
sono diventati meta di un nuovo 'turismo politico', è perché hanno scelto di
porsi come laboratori permanenti di elaborazione democratica. Il 'salto di
scala' compiuto oggi dal Bilancio Partecipativo a livello Statale indica nuove e
interessanti sfide per questo processo.
A 10 anni dalla sua nascita, il BP ha cercato di andare oltre se stesso. Se
l'espansione orizzontale a Porto Alegre si è materializzata in nuovi 'parti'
della discussione democratica, come la Riforma della Scuola, i Consigli di
settore e l'entrata in vigore del nuovo Piano Regolatore Strategico di Sviluppo
Ambientale (frutto di un dibattito popolare di quasi 8 anni), in senso verticale
la chiave di volta è stata rappresentata nel '98 dalla vittoria alle elezioni
statali del Rio Grande do Sul di una coalizione guidata dal Partito dei
Lavora-tori (PT). Il nuovo esecutivo - capeggiato da Olivio Dutra, l'uomo della
'rottura col passato' che guidò la prima amministrazione PT a Porto Alegre - ha
scelto (come è sua consuetudine) di concentrare le riforme più radicali nel
primo periodo di governo, per poterne intravedere i frutti positivi prima delle
prossime ele-zioni. Così, il primo atto della nuova Giunta è stato mantenere
la promessa centrale della campagna elettora-le: introdurre nella gestione
finanziaria dello Stato l'estensione a livello statale (con il nome di OP/RS)
del processo di Bilancio Partecipativo sperimentato nel decennio precedente
nella capitale e in altre città minori. In questa operazione, il PT si è
trovato contro un suo presunto alleato, l'ex-governatore Alceu Collares del PDT,
convinto che la misura appena presa mirasse ad offuscare i COREDES (i Consigli
Regionali di Svilup-po dello Stato, da lui creati nel '91 come strumenti a
partecipazione popolare limitata, e modificati nel '98 dal successore Britto).
La vicenda, non ancora conclusasi dal punto di vista legale, ha influenzato uno
dei ri-sultati positivi più inattesi ottenuti dall'OP/RS: lo sviluppo su larga
scala nonostante l'assoluta impossibilità dello Stato di sostenere
economicamente alcun costo del processo.
Seguendo il suo caratteristico spirito 'ribelle e bastian contrario nei
confronti dei divieti istituzionali', la cittadinanza del Rio Grande do Sul -
ormai coinvolta dalla prospettata opportunità di influire sulla distribuzio-ne
del reddito statale - ha permesso al PT di aggirare il divieto posto dal 'liminar'
del Tribunale, una misura cautelativa per prevenire spese 'ingiustificate' del
Governo in attesa di chiarire se il Bilancio Partecipativo contrasti o meno con
l'istituto dei COREDES sancito anni prima con Legge Statale. Il meccanismo
popolare spontaneo di salvataggio che si è innestato ha portato a una completa
autorganizzazione del processo da parte della società civile, con l'aiuto delle
Commissioni Municipali dove queste erano favorevoli, o da sola nei Comuni in
mano ad opposizioni ostruzioniste.
Per l'opposizione la vicenda ha costituito un boomerang e il PT alle ultime
elezioni comunali ha conquistato 25 nuovi sindaci nel Rio Grande do Sul. La
partecipazione all'OP/RS è infatti 'esplosa' al di là di ogni ra-gionevole
attesa nel momento in cui i cittadini hanno percepito la possibilità di
un'autonomia organizzativa del processo rispetto ai poteri pubblici. Alle forme
cooperative e di auto-tassazione dei cittadini e alla cessio-ne spontanea delle
sedi per le riunioni da parte di Chiese, Sindacati e ONG, lo Stato ha risposto
con entusia-smo, e persino dentro l'apparato dei 'tecnici di carriera' (in
genere meno impegnati politicamente) si è trova-ta disponibilità ad essere
sempre presenti con propri rappresentanti - privi del diritto di voto - anche
nelle as-semblee nei luoghi più inaccessibili. Il traino rappresentato da 10
anni di sperimentazione del BP a Porto A-legre ha creato un clima fertile di
attenzione in tutto lo Stato, permettendo all'esperienza di partire da subito in
grande e di diventare un successo in appena 2 anni di rodaggio, bypassando molte
delle difficoltà che gli organizzatori avevano immaginato per l'ampliamento del
processo dalla scala degli 1,3 milioni di abitanti di Porto Alegre ai 10 dello
Stato con la loro complessa articolazione territoriale.
Nel 1999 - anno di sperimentazione - nelle 622 Assemblee tenutesi nello Stato i
partecipanti sono stati oltre 190.000 (a dispetto dell'avvertenza che i fondi
esistenti non permetteranno di fare molto nel primo anno di governo statale) e
le priorità di investimento indicate sono state nei settori dell'Agricoltura,
dell'Educazione e della Salute, con differenze nelle varie subregioni. Persino
la chiusura di amministrazioni guidate da mag-gioranze recalcitranti non è
stata mai completa, nella misura in cui non accettare il dialogo offerto
dall'O.P./RS appariva pericoloso, dato il potere coercitivo dello Stato quale
organo istituzionale superiore. Il primo Bilancio (per il 2000) è stato
approvato - sotto gli occhi vigili di centinaia di osservatori - il 29/11/99, e
- nonostante una battaglia di resistenza con numerosi tentativi di emendamento
da parte dell'opposizione - ha alla fine ottenuto 50 voti favorevoli, 4 astenuti
e nessun contrario. L'approvazione si è trasformata in un momento di inattesa
festa con abbracci tra gli avversari politici e migliaia di persone in strada
che seguivano l'approvazione su megaschermo. Il secondo anno i partecipanti che
hanno deciso del Bilancio 2001 sono sta-ti 282.000, e per il terzo anno in
corso, il governo ne attende oltre 350.000.
La Legge brasiliana 101/2000 sulla 'Responsabilità Fiscale' ha per certi versi
consacrato il processo di OP, stabilendo all'art. 48 che 'la trasparenza sarà
assicurata mediante incentivi alla partecipazione popolare e la realizzazione di
convocazioni pubbliche durante i processi di elaborazione' dei piani di
bilancio. Esso ha co-stituito uno strumento di valorizzazione della democrazia
rappresentativa in un momento di crisi della legit-timità politica e della
capacità di controllo pubblico sulle trasformazioni dello Stato, e la complessa
macchi-na attivata per attenersi a criteri rigorosi, oggettivabili e
trasparenti, ha reso concretamente visibile l'abbandono delle vecchie politiche
clientelari e dei criteri soggettivi di distribuzione dei fondi Statali,
con-tribuendo a qualificare nei cittadini la percezione del patto federativo che
regge il Brasile. Oltre che luogo di 'apprendistato della democrazia' a due
sensi e di ricerca di una via di dialogo 'a mezza strada' fra quelle che
Kastoriadis definisce società 'istituita' e società 'istituente', l'OP/RS si
è rivelato anche un potente strumento politico nelle mani del Governo, e luogo
di qualificazione del lavoro delle opposizioni. Proprio la pressione popolare
retrostante al processo è servita, infatti, durante la crisi politica
manifestatasi in occasione delle ul-time elezioni comunali (quando il PDT ha
lasciato la coalizione Statale per correre a Porto Alegre contro il PT) a
sostenere un Governo in minoranza durante gli attacchi delle opposizioni nel
processo di approvazione del bilancio e di altre misure. Nel tempo è persino
calato il numero degli emendamenti annuali presentati alle proposte della Giunta
Esecutiva, preservando sempre le scelte popolari di base: erano 1276 (di cui 224
accol-ti) nel '99, e nel 2000 sono scesi a 770, di cui appena 133 accolti.
L'appoggio popolare ha creato 'attenzione' sull'operato di tutti gli eletti. Non
sempre questo controllo è però andato nella direzione sperata dal Governo: la
bocciatura del progetto di una grossa arteria di trasporti su gomma e della
riforma tributaria 'chi più ha più paga' (per aumentare le entrate Statali
attraverso imposte progressive sui redditi e i suoli) non sono passate. Nel
complesso, comunque, si è verificato un processo inte-ressante di 'cooptazione'
nell'OP/RS di molti componenti della 'base' di vari partiti di opposizione,
venuti a cogliere in fallo il processo e rimasti irretiti scoprendo che esso
compartiva anche con loro un reale potere decisionale. Dell'anomala alleanza
politica i partiti di riferimento si sono accorti solo tardi, quando la loro
presenza attiva nel processo era ormai consolidata.
L'estendersi del processo di BP a livello Statale è parso all'inizio immaturo,
caotico, alla ricerca di una 'con-figurazione di equilibrio'; i primi tempi
pareva infatti segnato dal 'trasferimento a freddo' degli esperimenti municipali
sul nuovo territorio, presentandosi come strumento 'di seconda generazione' non
prodotto da una discussione preventiva con i movimenti urbani realizzata
pacatamente nel tempo, ma originato da un am-pliamento di scala, una diluizione
su distanze maggiori di un meccanismo nato in ambito locale e trasportato poi ad
un livello maggiore. Pareva quindi marcato dall'impronta dell'Istituzione
politica che lo aveva pro-mosso, introducendolo 'dall'alto' seppur per
sollecitare una partecipazione collaborante 'dal basso' della po-polazione al
lavoro delle Istituzioni. Al 3° anno di vita - però - l'OP/RS mostra già una
capacità di rendersi laboratorio autonomo di elaborazione politica, via via
sempre più adatto alle specificità socio-territoriali e alla complessità dei
nuovi luoghi in cui prende forma. La flessibilità di articolazione data all'OP/RS
ha già prodotto moltissimi cambiamenti, decisi in partenariato da cittadini e
tecnici statali dentro un Commissione Paritaria di revisione annuale dello
statuto organizzativo del processo. Ad es., i Consiglieri Popolari non so-no
oggi eletti direttamente nelle Assemblee, ma rafforzano la parte
'rappresentativa' del processo, essendo nominati dai Forum Regionali di
Delegati. Si sono poi semplificati i meccanismi di 'proporzionalità secca'
(senza correttori numerici) fra partecipanti e delegati, mentre si sono
arricchite e articolate le liste-tipo di te-mi e settori di investimento su cui
votare.
Ma soprattutto, oggi nello Stato il processo di BP non inizia dagli ambiti di
maggiore prossimità territoriale. Quando prese avvio, copiava la 'formula' di
Porto Alegre, partendo da una Plenaria di direttrici per ognuno dei 467 Comuni
delle 22 Regioni (il cui numero e i cui confini - per evitare conflitti e
propiziare la 'continuità storica' dei processi democratici - ricalcano ancora
quelli dei COREDES, anche se vanno lentamente cercando di trasformarsi e
adeguarsi al territorio reale scoperto nel corso dei processi di OP/RS). Oggi si
è rovesciata la prospettiva e - riconoscendo che un valore aggiunto del
Bilancio Statale è quello di poter allargare la prospettiva del pensare e del
dibattere - si parte da Plenarie Re-gionali per fare un diagnostico e stabilire
priorità ed interessi del 'tutto' prima di discutere nelle singole parti, in
modo da far percepire chiaramente ad ogni cittadino - attraverso un meccanismo
educativo a 'cono' - che il suo Municipio non è un'isola e si deve sempre
guardare agli interessi collettivi e alle sovradeterminazioni che provengono da
bisogni, risposte e forme amministrative di livello superiore.
In tale quadro, il BP Statale rappresenta un'occasione imperdibile per
verificare l'importanza di uno strumento 'intermedio' per portare a livello
globale le istanze proposte dal ruolo pioniere determinante che i municipi
possono oggi ricavarsi per una riforma dal basso dei rapporti fra livelli
politici e fra essi e la popolazione, in quanto primo luogo del contatto diretto
fra territori, società locali e istituzioni, a cui spetta ripristinare un
rapporto di fiducia fra elettori ed eletti, creando strutture che sappiano porsi
in sintonia con le forme peculiari di autorganizzazione e mobilitazione della
società e mostrando volontà di ascolto e valorizzazione creativa delle sue
differenze.