SCHEDA 2
L’acqua nella natura: fiumi, laghi, mari
 
di gennaio 2003
IL CICLO DELL’ACQUA

Secoli e secoli fa, Erodono, il grande storico greco, sosteneva che il Nilo avesse le sue sorgenti nelle nuvole. Oggi che conosciamo il percorso che l’acqua fa nel nostro Pianeta, possiamo affermare che non si sbagliava poi tanto.

Dagli oceani l’acqua evapora e sale verso l’alto dove forma le nuvole. Dopo un percorso più o meno lungo, dalle nuvole l’acqua torna sulla terra sotto forma di precipitazioni, ovvero pioggia, neve, grandine o semplicemente nebbia.

Nei climi più freddi l’acqua delle precipitazione rimane intrappolata in nevai o ghiacciai che, anche se molto lentamente, scorrono verso quote più basse dove si sciolgono. Nelle regioni polari questo meccanismo di scorrimento è talmente lento che nei ghiacciai si può trovare anche acqua caduta sulla superficie terrestre decine di migliaia di anni fa. In questo senso, i ghiacciai possono essere considerate come le ultime riserve di acqua perfettamente intatta del pianeta. Il loro scioglimento, quindi, oltre ad ovvi problemi di natura ecologica, implica anche la perdita di una riserva potenzialmente strategica per l’umanità.

Una volta di nuovo sulla terra, l’acqua può scegliere tra tre vie. Nella prima via, l’acqua scorre in superficie, originando prima rivoli, poi torrenti ed infine fiumi. La morfologia del territorio, in parte creata proprio dall’acqua, influenza a sua volta lo scorrere dell’acqua stessa, facilitando la formazione di laghi o la convergenza di fiumi.

La seconda scelta dell’acqua è quella di infiltrarsi nel sottosuolo, fino ad arrivare, dopo percorsi che possono essere lunghi anche decine e decine di anni, ad alimentare le falde sotterranee, in alcuni casi veri e propri laghi o fiumi che scorrono nel sottosuolo. Tra le acque superficiali e le acque sotterranee ci sono scambi continui, con sorgenti che generano fiumi, laghi o fiumi che alimentano falde e così via.

Tutta l’acqua che scorre in superficie e parte di quella che scorre nel sottosuolo tenderà ad arrivare verso i mari e gli oceani, da cui evaporerà a formare le nubi… e così all’infinito.

Una grande percentuale delle acque piovane segue la terza via: una volta raggiunta la superficie terrestre evapora o direttamente da suolo o dopo essere stata assorbita dalle piante (evapotraspirazione).

Semplificando un bilancio globale in realtà molto complesso, si può dire che un terzo delle precipitazioni scorre sulla superficie, un terzo si infiltra nel sottosuolo ed un ultimo terzo evapora dal suolo o attraverso la traspirazione delle piante.

L’Uomo può provocare delle alterazioni al ciclo dell’acqua. Ad esempio, con le modificazioni portate sul suolo o sulla vegetazione va ad interferire con la parte di ciclo dell’acqua che riguarda l’evaporazione e l’evapotraspirazione. Il ciclo dell’acqua è un complesso insieme di fenomeni nel quale hanno una capitale importanza la vegetazione e la sua diversità, il naturale scorrere di fiumi e torrenti, la presenza di suolo naturale e non compromesso dall’Uomo.

Oggi purtroppo ci si è dimenticati del principio basilare su cui si fondavano le civiltà primitive e cioè prendere dalla natura solo quanto è necessario, senza modificarne gli equilibri. I sempre crescenti fabbisogni di acqua della civiltà moderna hanno portato ad una corsa allo sfruttamento che non si basa quasi mai su una conoscenza esatta dei sistemi su cui si va ad agire ma che si fonda, nel migliore dei casi, su previsioni a medio termine che spesso si rivelano inesatte a causa delle reazioni a catena che gli interventi dell’Uomo producono sugli ecosistemi.

Le acque presenti sulla Terra si distinguono in due grandi categorie: le acque continentali (laghi e fiumi, per intenderci) e le acque oceaniche (mari ed oceani). Queste due grandi categorie, estremamente differenti l’una dall’altra, sono accomunate da importanti caratteristiche, prima tra tutte quella di originare ecosistemi ad elevata diversità biologica e di immensa importanza ecologica.

LE ACQUE CONTINENTALI: FIUMI E LAGHI

Quando si parla di acque continentali ci si riferisce alle acque interne, generalmente dolci, che scorrono sulla superficie terrestre o nel sottosuolo, formando laghi, corsi d’acqua e falde sotterranee.

Da un punto di vista ecologico, le acque superficiali rivestono un’importanza maggiore, costituendo habitat insostituibili per numerose specie animali e vegetali. I fiumi ed i laghi rappresentano uno tra gli ambienti a più alta diversità biologica e svolgono un ruolo ecologico fondamentale.

I laghi sono forse il sistema acquatico più delicato. Le dimensioni limitate (rispetto alla vastità degli oceani) e il lento ricambio d’acqua fanno si che questi sistemi siano soggetti alle perturbazioni antropiche e alle loro conseguenze. Caso emblematico è quello di alcuni laghi alpini considerati fino ad ora tra i laghi più puliti del mondo in cui sono state trovate tracce di inquinamento.

Ma anche i grandi laghi non sono al sicuro: ad esempio il lago Baikal (Siberia), il maggiore al mondo per profondità che racchiude il 20% delle acque dolci del pianeta, rischia di perdere l’originara purezza delle sue acque ed i complicati equilibri dei suoi ecosistemi a causa i uno sviluppo umano irrazionale ed irresponsabile.

La vita dei laghi dipende in buona parte da quella dei fiumi che in essi si immettono. Se un fiume è inquinato, risentirà di quello steso inquinamento anche il lago di cui quel fiume è affluente. Ma non solo. Se un ad un lago vengono a mancare gli apporti di acqua da parte dei fiumi, quel lago è destinato alla scomparsa. È il caso del lago Aral (Asia centrale), un tempo il quarto lago del mondo, oggi ridotto a circa il 40% delle sue dimensioni originarie in seguito al dirottamento per scopi irrigui dei due suoi principali affluenti.

Anche i laghi di dimensioni minori rivestono una notevole importanza in campo ecologico. Le superfici di acqua dolce (piccoli laghi e stagni) costituiscono delle vere e proprie oasi per la fauna selvatica, rappresentando siti ottimali per la sosta degli uccelli di passo, riserve di acqua per la fauna stanziale e habitat ideali per anfibi, pesci ed uccelli acquatici. Un esempio di questo genere è rappresentato dallo "Stagno Urbani" di Fano, che conserva elevate naturalità e biodiversità pur essendo nei pressi della città ed in cui trovano rifugio diverse comunità di anfibi e altre specie animali.

Molto spesso si tendono a considerare i fiumi come sistemi statici, in cui gli equilibri raggiunti sembrano immutabili. In realtà i fiumi sono sistemi estremamente dinamici, in cui sia la struttura morfologica che la composizione naturale subiscono evoluzioni lente ma costanti. Pensando al fiume è bene non fare riferimento soltanto al letto in cui scorre il flusso di acqua, ma a tutta quella parte di territorio circostante che vive proprio in relazione al fiume. In un contesto naturale, in cui le interazioni umane sono limitate, la struttura del fiume è fatta in modo tale da interagire con gli ambienti circostanti: La conformazione degli argini, le caratteristiche delle zone di esondazione (cioè quelle aree in cui, in casi di piena, il fiume straripa e sommerge con le sue acque), la stessa vegetazione ripariale (cioè quella che cresce sulle rive) sono fatte in maniera tale da vivere in sintonia con il fiume e dal trarne i maggiori benefici in termini ecologici. Anche un esondazione, spesso tragica se arriva a coinvolgere costruzioni umane, in natura può essere benefica.

Solo per fare un esempio, lungo il corso dei fiumi si possono sviluppare delle aree umide ai fianchi dell’alveo, in zone in cui giungono solamente le piene con meandri morti. Queste zone rappresentano una garanzia di stabilità e purezza delle acque in quanto la vegetazione ripariale consolida i versanti e il letto del fiume e la presenza di una consistente copertura vegetale contribuisce alla purezza delle acque del fiume attraverso i fenomeni di fitodepurazione naturale.

I sempre più frequenti episodi di alluvioni ed allagamenti hanno spinto le amministrazioni verso interventi di gestione del fiume, al fine di limitare l’erosione degli alvei e le esondazioni. Tra gli interventi di difesa delle sponde, uno dei più comuni è quello di incanalare il percorso del fiume con blocchi di cemento (primate), trasformando gli argini in terrapieni di terra e ghiaia sopraelevati sul piano di campagna e distanti anche centinaia di metri dagli alvei di morbida del fiume. In questa maniera il fiume viene letteralmente snaturato, la vita degli argini, potenzialmente ricca e vivace, sostituita da pochi arbusti e dalle ancor meno specie in grado di adattarsi a questo nuovo habitat. La perdita della vegetazione originaria, inoltre, limita la capacità autodepurativa del fiume e aumenta i fenomeni di erosione. Sono impedite le canalizzazioni secondarie e grandi portate sono fatte passare il alvei strettissimi; la nuova struttura degli argini perde completamente la sua capacità naturale di limitare l’espansione delle acque di piena.

Ferma restando l’innegabile necessità di porre rimedio ad episodi che, pur essendo una risposta della natura a modificazioni dell’Uomo estranee ad essa, creano danni non solo economici alle popolazioni coinvolte, si sottolinea l’importanza di inserire qualsiasi intervento di gestione di corpi idrici superficiali in un’ottica globale del contesto in cui ci si muove.

Peraltro, va sottolineato che la crescente periodicità e violenza di nuovi fenomeni incontrollabili come le alluvioni è la risposta ad interventi invasivi da parte dell’Uomo che hanno rotto vecchi equilibri. Il disboscamento e la cattiva gestione del territorio che alterano la normale evoluzione dell’ambiente fluviale, l’estrazione indiscriminata di sabbia e ghiaia per le costruzioni, il prelievo delle acque a scopi industriali, agricoli e potabili con captazioni e dighe spesso realizzate senza tener conto degli equilibri ambientali e di un razionale utilizzo delle risorse, l’inquinamento di origine industriale, agricola e urbana, o, a scala planetaria, i cambiamenti climatici, sono solo alcuni degli esempi delle pesanti alterazioni a danno dei sistemi fluviali o lacustri.

LE ACQUE OCEANICHE: MARI E OCEANI

I mari e gli oceani sono la più grande riserva d’acqua del Pianta. Essi ricoprono quasi i 3/4 di tutta la superficie del globo. I mari e gli oceani ospitano un numero grandissimo di forme di vita, molte delle quali ancora sconosciute. La vita presente nei mari, oltre ad avere un elevato valore ecologico, è importante anche da un punto di vista sociale, in quanto proprio sulla pesca si basano ancora oggi molte società umane.

Per la loro vastità i mari e gli oceani sono sempre stati considerati come un grande serbatoio senza fine in cui poter scaricare ogni cosa senza risentire di gravi danni.

Oggi sappiamo che gli oceani e i mari sono in realtà enormi ecosistema in delicato equilibrio che la nostra noncuranza rischia di compromettere.

Gli oceani ed i mari) risentono di quelle forme di inquinamento comunemente chiamate "globali". Gli sconvolgimenti a livello climatico ne sono un esempio. L’incremento dell’effetto serra causato dall’uomo e il conseguente aumento della temperatura media dell’aria, hanno avuto tra i primi effetti quello di riscaldare le masse d’acqua oceaniche. Le conseguenze di questo fenomeno sono numerose ed in gran parte ancora imprevedibili; tra quelle già in atto se ne citano qui due: una a scala planetaria e l’altra a livello puntuale.

La prima conseguenza è l’aumento dell’evaporazione che a sua volta costituisce una tra le cause dei cambiamenti climatici a livello globale.

La seconda conseguenza è la morte delle barriere coralline, strutture di organismi viventi capaci di sopravvivere solo in un range strettissimo di temperatura e che un innalzamento anche piccolo della temperatura media dell’acqua può portare all’estinzione.

Un’altra forma di inquinamento globale di cui risentono le acque oceaniche è la ricaduta in essi di inquinanti atmosferici. Se è vero che la vastità degli oceani riesce ad annullare eventuali effetti negativi, le acque marine (limitate, meno profonde e con meno ricambio) possono subire danni anche in conseguenza a questo fenomeno.

Un cenno particolare va fatto per le acque marine costiere, in quanto sono queste ad essere legate in maniera immediata alla vita dell’Uomo.

I sempre più frequenti fenomeni di eutrofizzazione che si verificano ad esempio nelle coste del Mediterraneo, sono diretta conseguenza dell’apporto di sostanze inquinanti da parte dei fiumi che sfociano in mare. A questo si aggiungono sversamenti diretti (accidentali o abusivi) di sostanze nocive per gli ecosistemi acquatici che possono portare alla rovina o alla perdita di interi habitat.

Legato ai fiumi è anche il discorso dell’erosione delle coste. La diminuzione dell’apporto di detriti (sabbia, piccoli pezzi di roccia…) da parte dei fiumi alla foce, è tra le maggiori cause dei fenomeni di erosione delle coste.

L’ACQUA E LA VITA: GLI AMBIENTI DELL’ACQUA

L’acqua è sinonimo di vita: per questo gli ambienti in cui la presenza di acqua è la caratteristica dominante sono ricchi di vita ed in generale ospitano i più alti livelli di biodiversità.

Sia le acque marine (in prossimità delle coste) che quelle continentali possono dare origine a zone umide (come le aree palustri, quelle lacustri, le aree fluviali, le zone umide marine, di estuario e create da laghi ed invasi artificiali) che sono tra gli ecosistemi più ricchi e complessi del pianeta. Si tratta di sistemi dinamici e estremamente sensibili agli eventi esterni che l’Uomo o la natura possono causare, ed in generale con scarsa difesa nei confronti dell’inquinamento. Le aree umide hanno un grande valore ecologico ed un’importante funzione nella conservazione della biodiversità.

La loro tutela coincide con la tutela di un patrimonio unico ed irrinunciabile e deve partire dalla conoscenza delle dinamiche che le governano. Già dal 1971 con un trattato firmato a Rasmar (Iran) da 128 Paesi si sono stabiliti i criteri e i mezzi per proteggere le aree umide del nostro Pianeta. Oggi sono riconosciute dal trattato di Rasmar ben 1089 aree umide sparse in tutto il mondo per una superficie totale di più di 87 milioni di ettari. All’Italia sono state riconosciute 46 aree umide degni di essere protetti tra cui paludi di pianura e di montagna (come quella umbra di Colfiorito), laghi costieri come Burano, lagune grandi e piccole (Venezia e Orbetello), grandi e piccoli estuari (parte del Po a Comacchio) e laghi di montagna.