COMITATO ACQUA PROVINCIA DI PESARO-URBINO  

 Principi        

Obiettivi Il contesto provinciale Aderisci Componenti  fondatori    

 Introduzione

Un diritto umano non rispettato

Più di 1,4 miliardi di persone nel mondo non hanno accesso all'acqua potabile.  Ciò significa che il diritto alla vita per centinaia di milioni di esseri umani è oggi severamente negato. Si prevede che, senza una inversione di tendenza, le persone senza accesso all'acqua potabile diventeranno più di 3 miliardi nel 2020.

Già oggi, anche nei paesi ricchi come l'Italia, é diventato sempre più difficile e costoso accedere all'acqua dolce di buona qualità

 Un bene comune maltrattato, sprecato

Le risorse idriche mondiali sono dappertutto in uno stato disastroso. L'inquinamento, le contaminazioni e gli sperperi hanno fatto dell'acqua dolce una risorsa sempre più rara nella qualità necessaria ed indispensabile alla vita. In Italia, la qualità  e la distribuzione dell'acqua restano inadeguate ed insufficienti in moltissime zone del territorio.

E’ inaccettabile il contrasto tra le zone dove la carenza d'acqua resta un problema quotidiano e le zone dove gli sperperi, dovuti ad un'agricoltura intensiva, ad attività industriali inquinanti ed ad usi domestici/privati irragionevoli, rappresentano una dilapidazione del patrimonio idrico comune nazionale e mondiale. 

Accadueò

La campagna Accadueò è stata avviata nel 2002 da alcune associazioni del territorio di Fano; ha agito sul piano della sensibilizzazione, dell’educazione e della pressione politica.

A partire dal 2004 “Accadueò” diventa una campagna provinciale, ossia un coordinamento di gruppi territoriali che condividono questo manifesto. Dei gruppi territoriali potranno far parte associazioni e singoli cittadini. 

Principi

La campagna “Accadueò” aderisce al “Comitato Italino per il Contratto Mondiale dell’Acqua” e si richiama ai principi del “Manifesto mondiale dell’acqua”:

1.       fonte insostituibile di vita, l'acqua deve essere considerata un bene comune patrimoniale dell'umanità e degli altri organismi viventi

2.       l'accesso all'acqua, potabile in particolare, é un diritto umano e sociale imprescrittibile che deve essere garantito a tutti gli esseri umani indipendentemente dalla razza, l'età, il sesso, la classe, il reddito, la nazionalità, la religione, la disponibilità locale d'acqua dolce

3.       la copertura finanziaria dei costi necessari per garantire l'accesso effettivo di tutti gli essere umani all'acqua, nella quantità e qualità sufficienti alla vita, deve essere a carico della collettività, secondo le regole da ella fissate, normalmente attraverso la fiscalità ed altre fonti di reddito pubblico.

4.       la gestione dei servizi d'acqua (pompaggio, distribuzione e trattamento) e della proprietà dell’acqua é una questione di democrazia. Essa é fondamentalmente un affare dei cittadini e non (solo) dei distributori e dei consumatori. 

Obiettivi

 

Gestione pubblica e partecipata

La gestione dell’acqua sul territorio deve restare sotto il controllo degli enti pubblici e i cittadini devono essere coinvolti attraverso processi di partecipazione. A tal fine bisogna:

§         attivare e sostenere strumenti organizzativi per facilitare la partecipazione dei cittadini a livello territoriale;

§         sostenere e promuovere il finanziamento pubblico dei servizi idrici a livello locale;

§         mantenere la gestione pubblica dell’acqua e impegnarsi per la ripubblicizzazione dei servizi idrici, ivi compresa la ripubblicizzazione delle acque minerali.

 

Territorio e ambiente

Il governo del territorio deve essere orientato verso criteri di sostenibilità dello sviluppo, e cioè:

§         un minore consumo di suolo a fini edificatori;

§               una gestione dei bacini fluviali rispettosa dei principi ecosistemici (ad esempio attraverso interventi meno invasivi, mantenimento del reale deflusso minimo vitale, ecc.);

§               pianificazione di politiche agricole più attente agli equilibri naturali (tipologie di colture adeguate alle condizioni climatiche ed al suolo, tecniche di coltivazione che minimizzino la perdita di sostanza organica, mantenimento degli elementi naturali del paesaggio, mantenimento degli assetti idrogeologici ecc.);

§               gestione forestale volta al miglioramento qualitativo e quantitativo del patrimonio boschivo (mantenimento della copertura dei suoli);

 

La gestione sostenibile del territorio va perseguita basandosi il più possibile su tecnologie a basso impatto ambientale e politiche a facile controllo democratico. 

Riduzione dell’inquinamento

Per un uso sostenibile della risorsa idrica è prioritario:

§               attuare politiche di prevenzione dall’inquinamento;

§               ridurre sensibilmente l’inquinamento derivante dalle attività industriali ed agricole;

§               predisporre politiche di sensibilizzazione al fine di limitare l’inquinamento prodotto dagli usi civici;

§               porsi l’obiettivo del risanamento delle falde attualmente inquinate. 

Tariffe

E’ necessario ripensare i criteri che regolano la tariffazione dell’acqua perseguendo criteri di equità, di tutela delle fasce deboli e di uso sostenibile della risorsa, e cioè:

§               differenziazione delle tariffe in funzione della quantità consumata;

§               differenziazione delle tariffe in funzione degli usi (agricolo, industriale, civile);

§               differenziazione delle tariffe in funzione della qualità dell’acqua erogata;

§               gratuità del quantitativo minimo vitale. 

Riduzione degli sprechi e dei consumi

Va perseguita costantemente la riduzione degli sprechi e dei consumi idrici nei vari settori:

§               risanamento della rete di adduzione e distribuzione;

§               realizzazione della rete duale, almeno nei nuovi insediamenti urbani;

§               adozione di norme urbanistiche che consentano il recupero ed il riutilizzo delle acque piovane e reflue;

§               azioni volte alla riduzione degli sprechi domestici, industriali e agricoli: tali azioni devono essere rivolte sia a disincentivare gli usi scorretti della risorsa idrica che ad implementare tecnologie ed impianti a massima efficienza. 

Acque minerali

La concezione che oggi si ha dell’acqua come merce e non più come patrimonio comune ha portato ad una sempre maggiore privatizzazione di questo elemento naturale. Contrastare con forza l’uso indiscriminato delle acque minerali significa opporsi agli interessi delle multinazionali per garantire ai cittadini maggiori approvvigionamenti di buona qualità a minor costo. Al fine di disincentivare il mercato delle acque minerali occorre opporsi al rilascio di nuove concessioni di sfruttamento di sorgenti pubbliche a favore di aziende private e aumentare i canoni di concessione rendendoli proporzionati al prezzo di vendita del prodotto finale. Inoltre, è necessario minimizzare l’impatto che il mercato delle acque minerali ha sull’ambiente attraverso:

§               la minimizzazione della produzione di rifiuti da imballaggi (vuoti a perdere, ecc.);

§               la riduzione dell’inquinamento dovuto al trasporto;

§               la riduzione del consumo di risorse in tutto il ciclo del “prodotto” acqua minerale (captazione, imbottigliamento, confezionamento, smaltimento del rifiuto finale, ecc) 

Solidarietà internazionale

Gli enti pubblici locali dovrebbero attivare forme di cooperazione internazionale nel campo idrico con realtà del sud del mondo che soffrono la carenza idrica. 

Sensibilizzazione, informazione ed educazione.

Per una reale e attiva partecipazione dei cittadini al governo occorre promuovere una conoscenza pubblica, collettiva, sistematica ed adeguata delle problematiche, ed in particolare:

§               campagne capillari e mirate di informazione e sensibilizzazione rivolte ai cittadini;

§               sensibilizzazione dei decisori pubblici;

§               interventi educativi nelle scuole di ogni ordine e grado. 

Il contesto provinciale

In questi anni si è assistito alla banalizzazione accettata della trasformazione dell'acqua da bene comune vitale in un bene economico privato. Alcuni hanno voluto far credere che trasformare l’acqua in una merce, con un prezzo determinato dal mercato, avrebbe prodotto una gestione più efficace e nell'interesse di tutti. Le esperienze degli ultimi tempi hanno dimostrato il contrario.

L'acqua deve essere riconosciuta come un bene comune pubblico. La proprietà e la gestione debbono essere pubbliche e partecipate: l'acqua presente sul nostro territorio non appartiene agli abitanti della provincia, ma all'umanità e; gli abitanti della provincia hanno il diritto di accesso a questa acqua in solidarietà con le altre popolazioni e le generazioni future. 

Il quadro politico della gestione idrica nella provincia di Pesaro riportato in questo documento è per la Campagna Accadueò fortemente allarmante.

Rispetto al processo politico in atto Accadueò persegue i seguenti obiettivi:

1.       la gestione dell’acqua in tutta la provincia deve essere e restare pubblica, saldamente in mano agli enti pubblici locali;

2.       la sciagurata scelta di ASPES SpA di vendere una parte della sue azioni ad una società esterna non deve avere ulteriori sviluppi, ossia nemmeno una azione delle aziende pubbliche locali o della futura azienda unica dovranno essere vendute, e quel capitale sociale privatizzato deve essere riacquistato nell’immediato futuro dagli enti locali del nostro territorio;

3.       la gestione dei servizi idrici in tutta la provincia deve essere improntata sulla più assoluta trasparenza e sulla partecipazione popolare. In concreto questo significa che ogni documento, ogni dato, ogni piano, ogni studio, ogni decisione politica inerente l’acqua deve essere di pubblico accesso attraverso tutti gli strumenti possibili. Significa che ogni decisione di una certa importanza relativa alla gestione dell’acqua deve essere sottoposta ad un approfondito dibattito pubblico che coinvolga tutte le forze sociali ed i cittadini attraverso un processo di informazione e partecipazione. Significa che ogni ente coinvolto direttamente nella gestione dell’acqua (in particolare l’ATO e i consigli di amministrazione delle aziende di servizio) debbono prevedere la presenza della società civile attraverso la presenza di consiglieri aggiunti.