LE MULTINAZIONALI

 

Le società multinazionali sono imprese che, dal paese in cui ha sede il centro direttivo (società madre), operano in tutto il mondo attraverso filiali e investimenti esteri.

Le società madri delle maggiori multinazionali sono concentrate per oltre il 95% in una decina di paesi ricchi.

Il 42% delle esportazioni mondiali è effettuato all’interno delle filiali delle multinazionali.

Rispetto al fatturato ed al potere economico di cui dispongono le multinazionali producono un numero di posti di lavoro molto basso.

Il controllo delle attività estere

Tra le multinazionali di ciascun paese un gruppo molto ristretto concentra nelle proprie mani la maggior parte delle attività delle filiali estere. Negli USA l’1% delle multinazionali controlla il 45% delle filiali all’estero di tutte le multinazionali. In Germania lo 0,7% delle multinazionali (50 società) controlla oltre i 2/3 di tutte le filiali estere tedesche.

Il controllo delle filiali estere viene esercitato dalla società madri non necessariamente detenendo il 100% del loro pacchetto azionario, e spesso nemmeno con la quota maggioritaria, ma attraverso il controllo della tecnologia, dei marchi, dei servizi finanziari e del marketing.

Nel mondo esistono oltre 63.000 multinazionali che controllano oltre 690.000 filiali estere. L’intero sistema delle multinazionali rappresentava nel 1997 ¼ del PIL mondiale.

Negli Stati Uniti l’1% delle società madri (22 multinazionali) controllano il 45% di tutte le filiali estere delle multinazionali USA.

In Italia hanno sede circa 1000 multinazionali con circa 1600 filiali estere.

Le prime 100 multinazionali, nel 1998, davano lavoro a 12,7 milioni di persone (circa 6,5 milioni nelle filiali estere). In totale danno lavoro a circa 81 milioni di dipendenti (36 milioni nelle affiliate).

La concentrazione geografica delle multinazionali

Il 96,5% delle società madri delle 200 maggiori multinazionali del mondo si concentra in appena 9 paesi. Queste società realizzano il 98% del fatturato e il 95% dei profitti  complessivi delle 200 multinazionali.

Occupazione

Tra il 1996 e il 1999, rispetto ad una crescita degli investimenti delle multinazionali del 32%  l’anno (per lo più acquisizioni di attività esistenti), l’occupazione è cresciuta solo dell’8%. In gran parte non si tratta di nuovi posti di lavoro, ma appunto di assorbimento di comparti produttivi esistenti.

Le prime 100 multinazionali sono passate tra il 1996 e il 1998 da 11,8 milioni a 12,7 milioni di dipendenti. Si tratta di un aumento dopo tre anni consecutivi di riduzioni. Il numero dei dipendenti all’estero ha continuato a crescere mentre gli occupati nei paesi di origine sono diminuiti per diversi anni.

Quindi, tranne che in casi particolari, gli effetti reali della rapida espansione delle multinazionali sono una crescita molto limitata della base produttiva e un’espansione occupazionale concentrata nei paesi poveri.

Codici di condotta

I codici di condotta sono regolamenti che alcune multinazionali si danno per la scelta delle aziende straniere a cui appaltare la produzione. Questi codici delineano i criteri sociali minimi da garantire ai lavoratori.

Le prime aziende ad adottarli sono state quelle statunitensi, costrette a salvaguardare la propria immagine di fronte all’opinione pubblica in seguito a campagne di pressione popolare o a veri e propri boicottaggi.

Gran parte di questi codici è talmente generica da consentire a chi li adotta facili scappatoie. Ad esempio, alcuni codici prevedono che le società che hanno il compito di controllarne il rispetto sono scelte dalle stesse ditte appaltatrici. E’ logico pensare che difficilmente i controllori contraddicano chi li ha assunti.

Questi codici fanno spesso riferimento alle leggi del paese della ditte appaltate per quanto riguarda le norme sindacali, leggi spesso carenti o inesistenti.